L’acqua non può essere privatizzata

di Paolo Maddalena Il 18 aprile 1947 il Governo De Gasperi (Presidente della Repubblica De Nicola) fondava l’Ente per l’Irrigazione in Puglia, Lucania e Irpinia (Einpli), risolvendo così, in modo esemplare, il bisogno di acqua delle regioni dell’Italia meridionale. Il Governo Monti, ispirato dalle false teorie neoliberiste, in data 6 dicembre 2011 con decreto legge […]

L’acqua pubblica, gli utili dei gestori e il “conto da pagare” fatto da “Dataroom”

di Duccio Facchini “Acqua: ritorno alla gestione pubblica? Il conto da pagare”. Un recente speciale “Dataroom” di Milena Gabanelli (Corriere della Sera) si è occupato dello “stato di salute” e dei costi della ri-pubblicizzazione del servizio idrico nel nostro Paese. L’approfondimento – contestato dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua (“Un pessimo servizio al diritto […]

Acqua Pubblica

Acqua, è il momento di mobilitarsi

di Alex Zanotelli

In questi mesi ci giochiamo tutto sull’acqua. Serve una mobilitazione forte perché il Parlamento finalmente approvi una legge sull’acqua che rispetti il Referendum del 2011. In quell’occasione 26 milioni di cittadini hanno votato per togliere l’acqua al mercato, perché su un bene così scarso e prezioso non si può fare profitto. Dopo otto anni e ben cinque governi, ancora aspettiamo una legge. Anzi, tutti e cinque hanno favorito la privatizzazione dell’oro blu.

Ma i comitati per la gestione pubblica dell’acqua, insieme al Forum, non hanno mai smesso di ricordare alla politica il dovere di obbedire al Referendum, perché l’acqua è uno bene comune fondamentale, oggi messo in pericolo dal surriscaldamento del pianeta: avremo sempre meno acqua potabile disponibile. Ecco perché le multinazionali cercano di mettere le mani sull’oro blu, per venderlo come il petrolio.

Sarebbe una tragedia per l’umanità, soprattutto per i più poveri. Per fortuna papa Francesco nell’enciclica “Laudato Si” ha ricordato a tutti che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone. È un diritto alla vita”. Un termine, vita, in campo cattolico usato per l’aborto e l’eutanasia. “Un’affermazione di radicale importanza – afferma la teologa americana Christiana Peppard -, un contributo essenziale al dibattito pubblico nell’era della globalizzazione economica”.
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L’acqua pubblica è democrazia

di Alex Zanotelli

Questi sette anni dalla vittoria referendaria (2011) sono stati molto duri e deprimenti per chi si è impegnato per la gestione pubblica dell’acqua. Ben cinque governi si sono succeduti in questi sette anni (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) senza tener conto del risultato referendario. Eppure il popolo italiano aveva deciso a larga maggioranza che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto sull’acqua. Una chiara riprova questa che la politica non obbedisce al volere popolare, ma è prigioniera dei poteri economico-finanziari. Inutili anche tutti i tentativi fatti per far discutere in Parlamento la Legge di iniziativa popolare sull’acqua che aveva ottenuto quasi un milione di firme. Questa Legge stravolta è rimasta intrappolata nella Commissione Ambiente presieduta da Realacci (PD) e mai discussa poi in Parlamento. Ma anche i Cinque Stelle, la cui prima Stella fu la gestione pubblica dell’acqua, non sono riusciti a regalarcela in città pentastellate come Roma, Torino e Livorno. L’unica grande città italiana che ha obbedito al Referendum è ancora Napoli.

Nonostante tutto questo il movimento italiano dell’acqua ha continuato a resistere in maniera carsica sui territori. Siamo grati ai comitati locali e ai coordinamenti per la gestione pubblica dell’acqua perché nonostante tutto sono stati capaci di continuare a resistere. Ma ora mi sembra di percepire un’inversione di tendenza. L’ho percepita quando sono stato invitato a Brescia a lanciare il Referendum Provinciale per bloccare la vendita ai privati dell’acqua che, a Brescia, è al 100% pubblica. Il comitato dell’acqua, guidato da uomini impegnati come Marco Apostoli, si è opposto a questo ed ha forzato la Provincia, con l’appoggio di 54 consigli comunali, a indire un Referendum che si terrà il 18 novembre.
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L’acqua pubblica nell’urna

di Alex Zanotelli

«Il parlamento si è fatto beffa del referendum del 2011. E la privatizzazione va avanti. È necessario perciò portare il tema dell’acqua nell’attuale campagna elettorale, chiedendo a ogni candidato e a ogni partito di esprimersi su questo tema vitale».

Il processo di privatizzazione dell’acqua, in atto in Italia, è una minaccia al diritto alla vita. Nonostante il Referendum del 2011 – quando il popolo italiano aveva deciso che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene così sacro – i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno fatto a gara per favorire il processo di privatizzazione dell’oro blu.

Non migliore fortuna abbiamo avuto in parlamento, che aveva il dovere di tradurre in legge quello che il popolo italiano aveva deciso con il referendum, ma non l’ha fatto. A questo scopo il parlamento aveva a disposizione anche la legge di iniziativa popolare che aveva ottenuto oltre 500.000 firme. Ci sono voluti anni di pressione perché quella legge fosse presa in considerazione dalla Commissione ambiente della camera presieduta da Ermete Realacci (Pd). E quando l’ha finalmente accolta, la Commissione l’ha radicalmente snaturata e poi non l’ha mai fatta discutere in parlamento. È grave che due presidenti della Repubblica, Napolitano e Mattarella, non abbiano richiamato i parlamentari al loro dovere di legiferare secondo i dettami del referendum.
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La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 3

Acqua Pubblicadi Riccardo Petrella

(Prima e parte)

Il predominio della concenzione utiliitarista. La costruzione del muro

Il fondamento teorico, ideologico, della concezione utilitarista sta nella tesi che il valore di un bene, di un servizio, di ogni cosa è strettamente legato al binomio rarità/utilità. Da qui il principio – elemento chiave del marginalismo- che il valore di un bene diminuisce con la quantità disponibile. Più il bene è raro, più esso ha valore. Pertanto, più un bene è utile ed è richiesto, più il suo valore aumenta ed il  prezzo di mercato ne dà la misura.

Contrariamente alle tesi dell’economia detta classica che ha cercato di definire il valore dei beni sulla base di elementi soggettivi (la terra, le risorse naturali, il lavoro incorportato nei prodotti…,) la svolta introdotta dal marginalismo sta nell’aver messo l’accento su elementi soggettivi (i bisogni individuali, le preferenze e le scelte personali, i desideri, i comportamenti degli investitori, dei consumatori, delle autorità pubbliche…).

Così facendo i promotori del marginalismo hanno dato forza non solo alle politiche di esaltazione del ruolo del mercato e dei meccasnismi di domanda/offerta, ma anche alle strategie di rarefazione dei beni da parte dei detentori di capitali come mezzo per aumentare il valore (e, quindi, i profitti) delle imprese da loro possedute e/o controllate. [5]

Come illustrato dalla figura 1, il ciclo socio-economico e politico dell’acqua secondo la concezione utilitarista comincia con la visione dell’acqua considerata essenzialmente come una risorsa naturale vitale d’importanza strategica per l’economia e la crescita economica. È cosi che è definita l’acqua nei primi documenti della Banca Mondiale e dell’ONU in occasione della prima conferenza internazionale dell’ONU sull’acqua del 1977 a Rio de la Plata. [6]
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La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 2

Acqua Pubblicadi Riccardo Petrella

(Prima parte)

Le principali concezioni dell’acqua

È possibile identificare quattro principali concezioni dell’acqua:

  • la concezione naturalista
  • la concezione sacrale
  • la concezione politico-integrale
  • la concezione utilitarista

La concezione naturalista vede l’acqua a partire dal vissuto quotidiano: il mare, gli oceani, la pioggia, i fiumi, i laghi, le sorgenti, i pozzi, le inondazioni, la siccità. Il suo immaginario dell’acqua è realista e mitico. L’acqua è fonte di vita: per bere, lavarsi, l’igiene, l’agricoltura, l’alimentazione, la salute, l’energia, le attività industriali, il divertimento. Ma anche fonte di morte: inondazioni, siccità, pioggie devastanti, acqua inquinata, contaminata.

Specie in tempi piuttosto lontani, allorché le conoscenze degli esseri umani sulla vita erano limitate, l’approccio naturalista ha alimentato una visione dell’acqua fondata sull’ignoto, il non conosciuto, il mistero. Il che ha permesso a fantasiosi, stregoni, maghi ma anche poeti e narratori di assimilare l’acqua a forme di vita mitiche, surnaturali . Queste visioni non sono del tutto scomparse ai tempi nostri. Hanno preso nuove forme alimentate, talvolta, dalle stesse conoscenze avanzate acquisite nel frattempo sulla materia, l’energia, il vivente.
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Acqua Pubblica

La tragedia dell’utilitarismo: il caso dell’acqua, diritto umano e bene comune pubblico / 1

di Riccardo Petrella

Introduzione. Il muro

Come spiegare l’impasse nella quale si trovano le azioni di salvaguardia e di promozione dei diritti umani e dei beni comuni pubblici, in questo caso l’acqua, di fronte alla massiccia e continua opera di demolizione della società dei diritti, dello Stato del Welfare e dei principi costituzionali di uguaglianza, giustizia, solidarietà, fraternità, libertà ? Si ha l’impressione che siamo davanti ad un muro che non consente di avanzare verso l’obiettivo maggiore del diritto alla vita per tutti gli abitanti della Terra.

Noi esseri umani siamo vicini agli 8 miliardi di persone. Di recente, uno studio di due ricercatori olandesi pubblicato in Science (n° febbraio 2016) ha dimostrato che 4 miliardi (4 mila milioni) di esseri umani vivono in condizioni di grave carenza d’acqua (quindi, in cattivissime condizioni di vita). [1]

Inoltre, coloro che vivono in situazioni di acqua disponibile ed accessibile sperimentano crescenti difficoltà ad accedere ad un’acqua buona per usi umani a causa della sua rarefazione, specie economica: sia perché le fonti idriche provvedono acque sempre più contaminate ed inquinate per cui «chi può» compera, per bere, acqua minerale inbittiglia al posto dell’acqua potabile del rubinetto, sia perché la priorità d’uso è, de facto, data all’irrigazione, alla produzione di energia (idro-eletricità), alle attività turistiche (caso, fra altri, dei paesi del Mediterraneo sud). Infine sta aumentando dappertutto il numero di persone che subiscono l’interruzione dell’erogazione idrica perché morosi o insolventi (causa impoverimento).
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Acqua Pubblica

Acqua: il re è nudo

di Marco Bersani, Forum italiano dei movimenti per l’acqua

Non sono passati che pochi giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.

Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.
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Acqua Pubblica

Acqua sotto attacco: fermare Renzi e Madia

di Marco Bersani, Attac Italia

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, Partito Democratico, governo Renzi e ministro Madia tentano un doppio affondo per chiudere definitivamente l’anomalia di un pronunciamento democratico dell’intero paese, frutto di un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti e di un’alfabetizzazione sociale che ha imposto il paradigma dei beni comuni contro il pensiero unico del mercato.

Nei prossimi giorni la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, approderà nell’aula parlamentare: vi arriverà, tuttavia, con una serie di emendamenti, portati avanti dal Partito Democratico, che ne stravolgerà il testo e il significato, eliminando ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa, che ne costituivano il cuore e il senso.

È bene che il PD sappia fin da subito che tutto questo non solo non viene fatto nel nostro nome, ma che è un’espressione di disprezzo della volontà popolare chiara, netta e senza ritorno. E, mentre in Parlamento si consuma questa ignobile farsa, è finalmente disponibile il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015.
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