Angelo Vassallo

Per Angelo Vassallo: non un eroe, ma un uomo come dovremmo essere

di Roberto Dall’Olio

Ci passavamo da Acciaroli
per la marina
di Camerota
un viaggio che durava
durava
ero piccolo piccolo
nell’azzurro di quel porto
dove mangiavamo il pesce spada
seppi poi
che ci andava Hemingway
chissà pure lui
a fondersi col mare
azzurro
quella voglia di esistere
in pace
col mondo
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Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano - Foto di Irene Grassi

Il Cilento: la “terra dell’osso” abbandonata e lasciata morire

di Andrea D’Ambrosio, regista

Il cilento muore ogni giorno. Strade chiuse, frane, smottamenti, terremoti e alluvioni. Il mio Cilento sta naufragando come le promesse mancate di politicanti di terz’ordine che promettono l’Eden ma poi lasciano la palude. Da anni sotto scacco dei soliti potentati locali, una sorta di feudalesimo barocco che ormai è penetrato nel dna degli stessi cilentani. Le aree interne, diceva Manlio Rossi Doria, sono quelle che andrebbero maggiormente tutelate e protette, sono lo scheletro vero del Paese. Definì alcune aree interne della Campania e dell’Appennino proprio “la terra dell’osso”. La nostra “terra dell’osso” della provincia di Salerno è proprio l’area a Sud di Eboli.

Dove Cristo si è fermato, ma non è più ripartito. Dove per ottenere i propri diritti bisogna urlare in uno spazio vuoto. Dove si chiudono gli ospedali, dove si cercano di insediare discariche, dove si chiudono gli uffici postali, dove i servizi essenziali di sopravvivenza vengono barattati come patate o funghi. Dove ancora oggi, anno del signore 2014 si muore sulle strade, bagnate dal sangue di chi le percorre alla ricerca della vita e di un futuro spezzato. Così è morta Emma, giovane ambientalista che tornava da Pollica. Da un paese che pochi anni fa è stato bagnato dal sangue di un uomo perbene.

Dove c’è un parco del cilento che dovrebbe maggiormente tutelare il territorio e non essere una gabbia in cui lottare per ottenere un posto da presidente. Chi vive nei paesi interni si sente come un cittadino di serie B, lasciato solo, come se non fosse Campania, come se non fosse Italia. Ognuno è migrante nella propria terra, vivendo su un barcone come i naufraghi che dalla Libia partono per credere ancora che valga la pena di provare a vivere. Il nostro barcone è l’inedia, l’apatia in un mare di attese.
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