Aborto, un diritto da riconquistare

di Filomena Gallo Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978), che lo puniva con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa. Il clima in cui […]

Un passo falso: Francesco e l'”hate spech” nei confronti delle donne

di Guido Viale

Sabato 13 ottobre ho avuto la fortuna di partecipare allo straordinario corteo di Nonunadimeno contro la delibera comunale che ha proclamato Verona “città della vita”. Il successo dell’iniziativa, quasi ignorata dai media, mi conferma nella convinzione che i movimenti delle donne costituiscono oggi uno dei nuclei fondamentali di resistenza all’ondata reazionaria, autoritaria e razzista che sta investendo non solo il nostro paese, ma un po’ tutto il mondo.

Lo sono sia per la loro dimensione internazionale, che è l’unico terreno su cui oggi si possono intraprendere delle battaglie vincenti, sia, soprattutto perché in questa come in altre mobilitazioni indette da donne, il bersaglio, pienamente centrato, è la restaurazione della famiglia patriarcale come vincolo all’autonomia della persona e modello per riaffermare la sacralità del “terribile diritto” di proprietà: innanzitutto del “capofamiglia” sulle proprie donne (quasi sempre più di una, ancorché tenute nascoste, anche nelle famiglie più tradizionali); ma modello anche di tutte le altre forme di proprietà, compresa quella sulla “propria” patria (termine la cui allitterazione con patriarcato non è casuale, come è già stato fatto notare); ciò che fa dello straniero, del migrante, del profugo un nemico contro cui muovere guerra senza alcuna pietà per la sorte a cui lo si condanna.
Leggi di più a proposito di Un passo falso: Francesco e l’”hate spech” nei confronti delle donne

La chiesa, lo stato e la libertà di scelta delle donne

di Rossana Rossanda

Anche io partecipo alla protesta delle amiche che si sono indignate per la scelta del Comune di Verona e della rappresentante del Pd in esso: toccare la legge 194 significa abolire tutto quel che si è cercato di fare per difendere le donne dagli aborti clandestini; e si è fatto poco perché la 194 permette comunque quella libertà di coscienza del medico attraverso la quale passa il modo di eluderla. Essa va assolutamente tenuta ferma.

Nel medesimo tempo penso che vada precisato un argomento sul quale non concordo con le mie amiche. Non penso infatti sia corretto dichiarare che l’aborto è un atto medico come levarsi un dente. Io non sono mai rimasta incinta, quindi il problema per me non si è posto, ma ho visto parecchie mie più giovani compagne doverlo affrontare: per nessuna è stato semplicissimo.

Nel caso dell’aborto ci sono due possibili soggetti di fronte, da un lato una donna, in genere giovane ma perfettamente in grado di intendere e volere, che conosce le difficoltà cui la mette di fronte un figlio non desiderato, difficoltà finanziarie per nutrirlo e allevarlo fino a quando non sarà in grado a provvedervi da sé. Perlopiù il compagno che ha partecipato alla fecondazione non se ne interessa.
Leggi di più a proposito di La chiesa, lo stato e la libertà di scelta delle donne

Aborto e legge 194, la lezione delle donne di Napoli

di Eleonora Cirant

L’azienda sanitaria locale stipula una convenzione per l’insediamento di un’associazione cattolica antiabortista nei consultori pubblici e nei reparti ospedalieri di interruzione volontaria di gravidanza, ma un gruppo di associazioni femminili e femministe fa un esposto alla Procura e la convenzione viene revocata con effetto immediato.

È accaduto a Napoli. Era del 14 agosto scorso la delibera n. 1713 con cui Mario Forlenza, Direttore generale dell’Asl Napoli 1, rendeva esecutiva la convenzione stipulata con l’Associazione Parrocchia per la vita, che avrebbe potuto svolgere la propria attività sia nei reparti di interruzione di gravidanza degli Ospedali S. Paolo e Loreto nuovo di Napoli, che nei consultori di competenza.

La Parrocchia per la vita avrebbe fornito gratuitamente alle gestanti «assistenza materiale, morale, psicologica e spirituale, preoccupandosi altresì di estendere il sostegno anche ai bambini sottratti all’interruzione di gravidanza, aiutandoli nel sostentamento e nella crescita». Avrebbe inoltre offerto «aiuto nella individuazione di strumenti, anche finanziari, che possono incentivare in ogni caso la scelta della vita» ed avrebbe operato per la «diffusione della cultura della sepoltura dei prodotti del concepimento in aderenza alla delibera della Giunta regionale n. 108/2012, fornendo ogni opportuna informazione ai genitori ed aiuto, possibilmente anche economico, per la raccolta nel cimitero».
Leggi di più a proposito di Aborto e legge 194, la lezione delle donne di Napoli

Aborto: come sarebbe la vita delle donne senza la legge 194

di Elisabetta Ambrosi

Per spazzare via le troppe discussioni ideologiche sul tema della legge 194, e insieme il clima contrario a questa norma che purtroppo si respira in giro (vedi manifesti di Roma, ma anche alcune dichiarazioni di un partito di governo come la Lega e delle destre in generale), bisognerebbe guardare molta fiction. Per vedere, ad esempio, cosa accadeva quando le legge non c’era. Ad esempio nell’Inghilterra degli anni Cinquanta – vedi la nota e struggente fiction Call the Midwife -, oppure sempre nell’Inghilterra ma degli anni Venti, come racconta la magnifica serie Downton Abbey. Nella prima, un’insegnante appassionata del suo lavoro resta incinta, un fatto gravissimo per le non sposate.

Tenta un aborto clandestino, rischia di morire, poi ce la fa ma viene cacciata dal suo posto di lavoro e deve cambiare paese. La sua vita è distrutta. Nella seconda, una ragazza serva dei nobili protagonisti viene messa incinta da un militare. Anche lei perde subito il posto, non ha soldi e vive con il bambino in una baracca perché il militare si rifiuta di riconoscere il bambino. Quando l’uomo muore in guerra, i suoi genitori si presentano dalla ragazza e le propongono uno scambio atroce: loro educheranno il bambino nella ricchezza, ma lei non potrà più vederlo.

Sono solo due esempi, eppure emblematici di cosa succedeva a una donna sola che per errore restava incinta, in un’epoca senza contraccezione. Altri tempi? Paradossalmente, anche oggi una donna sola, e magari con un lavoro precario, potrebbe trovarsi in una situazione simile, senza magari lo stigma del concepimento del matrimonio, ma comunque senza alcun mezzo per crescere un figlio. Ed è solo un esempio.
Leggi di più a proposito di Aborto: come sarebbe la vita delle donne senza la legge 194

Aborto e violenza, le donne sono per strada

di Bia Sarasini Le donne sono per strada, questa settimana. Ottima notizia, perché come diceva uno striscione a Firenze, dopo la violenza denunciata da due ragazze americane da parte di due carabinieri, «Le strade sono libere quando le donne le attraversano». Due appuntamenti. Il primo, oggi, 28 settembre, è la giornata mondiale per un aborto […]

Legge 194

Papa Francesco: ho abortito e non mi pento

di Eretica

Ho letto che Papa Francesco parla di amnistia e perdono per le donne che hanno abortito e si mostrano pentite. Tutte le altre finiranno all’inferno, immagino. E sapete che c’è? Che all’inferno si sta bene, tra peccatori e peccatrici che non si dolgono dei “peccati”, così definiti da chi non sposta la lancetta dell’orologio di un millimetro giacché è rimasto fermo a secoli fa.

Per esempio, vorrei raccontarvi di un aborto senza pentimento. Scelto con criterio, senza esitazione e senza strascichi. Non è stato per nulla semplice, e il trauma che ti porti dietro è dovuto a quel che in realtà ti fanno patire per le scarse cure in ospedale, perché devi aspettare un tempo infinito affinché arrivi il tuo turno, e quando succede sono le varie figure sanitarie di passaggio che ti fanno sentire una “cosa”.

È difficile trovare chi ti ascolti senza tentare di sovradeterminarti. C’è chi ti ricorda che l’abbraccio madre figlio può riservare grandi emozioni. C’è chi decide al posto tuo stabilendo che da quel momento in poi vivrai tutta la vita con dolore. Peccato che l’unico dolore l’ho provato prima e dopo l’aborto. Un dolore fisico, terribile, per un inizio di gravidanza che non mi ha lasciato tregua e per un post aborto in cui sembrava che qualcuno prendesse a martellate il mio utero.

So a cosa mi espongo raccontando questa mia esperienza, perché conosco la crudeltà e la violenza verbale, e talvolta non solo, di chi si dice pro/life e poi condannerebbe volentieri al rogo una come me. Ma devo dirlo, per le donne che sono un po’ meno forti. Per le ragazze che vengono definite assassine perché pretendono di usare contraccettivi, di trovare una pillola del giorno dopo quando la cercano e si aspettano di trovare la pillola abortiva, la ru486, senza trovare nessuno a far terrorismo psicologico.
Leggi di più a proposito di Papa Francesco: ho abortito e non mi pento

Donne, divieto di possesso - Foto di Sonia Golemme

Diritto e dovere, obiezione e aborto

di Angela Balzano

Vale più il diritto all’obiezione o quello alla salute? Quando si decide di lavorare per lo stato, prevale il diritto individuale o il dovere di fedeltà alla Repubblica? Queste sono solo alcune delle domande a cui cerca di dare risposta la giurista Federica Grandi nel libro “Doveri costituzionali e obiezione di coscienza”. L’autrice analizza la contraddizione creatasi tra la legge 194 e uno dei suoi articoli, il 9, che prevede l’obiezione di coscienza

In questi ultimi anni il problema dello statuto giuridico dell’obiezione di coscienza è diventato d’interesse pubblico. Valicando i confini degli archivi e dei tribunali è divenuto oggetto di intensi dibattiti e confronti serrati. Oggi l’epressione “obiezione di coscienza” fa subito pensare alla Legge 194/1978 e alla scandalosa percentuale di obiettori che ne vanifica l’applicazione, non garantendo l’accesso alle tecniche di interruzione volontaria di gravidanza (oltre il 70% la media nazionale, con picchi oltre 80% in molte regioni).

Bioeticisti, magistrati, medici, collettivi di donne e femministe, europarlamentari e presidenti di singole regioni, associazioni di professionisti e di pazienti hanno, con la loro attività e il loro impegno, contribuito a diffondere maggiore coscienza del fenomeno. E così, è diventata parte del nostro sapere comune la consapevolezza che tale drammatica situazione è causata dalla stessa L.194, la quale tutela all’art. 9 la possibilità per il personale sanitario, previa comunicazione al medico provinciale, di avvalersi dell’obiezione di coscienza in materia d’interruzione di gravidanza.
Leggi di più a proposito di Diritto e dovere, obiezione e aborto

What Women don't say - Foto di Fabiana

La Spagna, la legge sull’aborto e un salto nel passato di trent’anni

di Angelica Erta

Vi ricordate la Spagna punta in materia di diritti civili, avanguardia d’Europa, quella in sostanza a cui strizzava l’occhio gran parte dell’esitante sinistra italiana? Oggi sembra non esistere più, e non solo perché alla guida c’è il premier del PP, Mariano Rajoy, ma perché da quella posizione – forse sarà la voglia di prendersi una rivincita – rischia di catapultare il Paese indietro di trent’anni.

In questi giorni il nemico dichiarato sembrano essere le donne, con un progetto di legge antiaborto significativamente denominata “Legge organica di protezione dei diritti del Concepito e della Donna in gravidanza”, approvato venerdì scorso dal governo che, vista la maggioranza di cui gode il PP in Parlamento, sembra destinato a riportare indietro le lancette del tempo. Da diritto, com’era concepito nella legge Zapatero del 2010, l’aborto torna ad essere reato, sebbene depenalizzato, e consentito in due circostanze, in caso di violenza sessuale o se sussistono gravi rischi per la salute fisica o psicologica della madre.

Gravi rischi che devono essere certificati, e motivati, da due specialisti diversi dal medico che eseguirà l’interruzione di gravidanza. Nel primo caso il termine scade alla dodicesima settimana, e solo se la violenza è stata denunciata, mentre nel secondo il limite è fissato a ventidue settimane. Le motivazioni dovranno essere addotte da specialisti della patologia, e dopo questa “valutazione” la donna riceverà le informazioni mediche adeguate e sarà costretta ad attendere altri setti giorni (oggi tre) prima di giungere a una decisione definitiva.
Leggi di più a proposito di La Spagna, la legge sull’aborto e un salto nel passato di trent’anni

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi