Pane e pace: la vera storia dell’8 marzo

di Florelle, Pasionaria.it

Ormai in Italia l’International Women Day, cioè la Giornata internazionale delle Donne, è diventata per tante una ricorrenza commerciale come molte altre (San Valentino, la festa della mamma, la festa del papà…) senza più alcuna valenza politica. È il giorno per “uscire da sole con le amiche” (come se ci fosse bisogno del permesso del partner per farlo o bisognasse aspettare un giorno apposito): si va a mangiare, magari si va a vedere qualche spogliarello (anche lì: come se per l’otto marzo ci fosse una deroga speciale alla regola della “casta matrona”, sia mai che una donna consumi il corpo di un uomo in un altro giorno).

Ma anche chi sa che l’anniversario nasce con una valenza politica (che in molti altri paesi conserva), raramente conosce la storia di questa giornata, che dal 1975 l’Onu fissa come celebrazione l’otto di marzo ma dal 1977 con una risoluzione concede agli stati membri di celebrare anche in date diverse, a seconda delle diverse tradizioni nazionali.
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L’otto tutto l’anno: oggi lo sciopero contro la violenza maschile sulle donne

di Ingrid Colanicchia

Lo avevano detto che la manifestazione del 26 novembre scorso contro la violenza maschile sulle donne non sarebbe stata che una tappa di un percorso più ampio e ambizioso. E le donne del movimento “Non una di meno” sono di parola: quella promessa trova infatti oggi conferma e nuovo slancio con lo sciopero generale indetto per l’8 marzo sotto lo slogan: “Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo”.

«Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada… per questo – spiegano le promotrici – il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi».

Accogliendo l’invito a organizzare uno sciopero internazionale lanciato dalle donne argentine, la rete “Non una di meno” ha fatto quindi appello a tutti i sindacati per una giornata di mobilitazione nazionale. Cgil, Fiom, Cisl e Uil non hanno accolto la richiesta. Ma lo hanno fatto alcuni sindacati di base che hanno dunque indetto uno sciopero generale di 24 ore (Usi, Usb, Cobas, Slai Cobas per il sindacato di classe, Confederazione dei comitati di base, Sial Cobas, Usi-ait, Sindacato generale di base; la Flc-Cgil – lavoratori settore della scuola pubblica e privata – ha indetto 8 ore di sciopero).
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8 marzo di lotta delle donne - Foto di Fabio Rava

Verso l’8 marzo: le quote rosa e il pieno riconoscimento delle donne coincidono?

dello Sciopero delle donne

Nell’imminenza dell’8 marzo, di cui vi diremo più avanti, due parole sulle sorti nostre e dell’Italia che in questi ultimi giorni e ore sembra preda di uno scombussolamento totale di cui a volte si fa fatica a cogliere il senso.

Intanto, c’è un nuovo governo, quello di Matteo Renzi che ha appena ottenuto la fiducia sia al Senato che alla Camera. Un governo in cui, per la prima volta, sono state nominate otto ministre e otto ministri. Ma basterà il rispetto delle quote 50 e 50 a garantire il pieno riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne in un Paese come l’Italia dove il 70% dei medici sono obiettori di coscienza che non permettono la corretta applicazione della legge 194 sull’aborto e ogni tre giorni una donna viene ammazzata perché non allineata al ruolo per lei disegnato dalla società?

Il neo premier incaricato non ha ritenuto opportuno nominare una ministra alle Pari Opportunità. Questo significa che sarà Renzi stesso ad occuparsene? O questa scelta sembra più foriera di disinteresse verso i diritti delle donne e delle comunità lgbtqi? Per questo dicastero il premier non ha indicato neanche una delega, così come ha fatto per l’Integrazione e per gli Affari Europei (a giugno l’Italia assumerà la presidenza della Comunità europea). Insomma, dopo tutto questo rumore – nonostante l’accenno di solidarietà a Lucia Annibali sfregiata dal suo ex compagno con l’acido – ci sembra che in un batter d’occhio sia stato spazzato via il ruolo di Josefa Idem, tempestivamente cacciata via dall’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, prima che potesse proseguire nel suo lavoro alle Pari Opportunità, ma anche quello altrettanto importante della ex ministra per l’Integrazione,Cécile Kyenge. Chi prenderà il loro posto?
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