Nessuno riuscirà a cancellare il 25 aprile

della Presidenza e della Segreteria nazionali dell’Anpi Il 25 aprile è Festa nazionale. La Festa della Liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista. Essa vedrà migliaia e migliaia di persone nelle piazze e nelle vie di tantissime città e paesi. Nessuno riuscirà a cancellarla. Ci riferiamo, in particolare, a chi cerca di negarla, paragonandola ad uno scontro […]

Destinazione Costituzione: i 5 punti salienti del patto su cui si è costruita l’Italia

di Carla Nespolo

Il 25 aprile è un simbolo. Simbolo di un patto che portò nel luogo dove questo patto si è manifestato e rivelato: la Costituzione della Repubblica; è la casa in cui ci ritroviamo uniti, cittadini liberi ed uguali, chiamati agli stessi diritti ed agli stessi doveri, a cominciare dalla solidarietà.

Perciò è particolarmente felice lo slogan che quest’anno campeggia sui manifesti dell’Anpi: “Destinazione Costituzione”. Infatti è proprio questo il luogo dove il patto si invera; e si aggiunge: “Antifascismo, pace, eguaglianza”, come tre contenuti essenziali del patto. L’antifascismo, e cioè il sentimento collettivo che dovrebbe unire un intero popolo che ha avuto la sventura di subire vent’anni di regime e le catastrofi da questo determinate, in primo luogo la guerra.

Ed ecco il secondo contenuto: la pace, che oggi come non mai dev’essere perseguita da tutti, davanti ai rischi che derivano dalla possibile esplosione della polveriera del Medio Oriente ed alle tante torce in fiamme che su questa polveriera hanno gettato, gettano e forse getteranno le grandi potenze, come insegna il recente bombardamento in Siria.
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Libere: il film che parla della Resistenza vista dagli occhi delle donne

di Carmen Palma per MiFaccioDiCultura

Il 20 aprile è uscito nelle sale di tutta Italia Libere, il nuovo docufilm scritto e diretto dalla regista Rossella Schillaci. Distribuito da Lab 80 film in occasione della festa della Liberazione, Libere è un racconto sull’emancipazione femminile durante la Resistenza, un ritratto di un’epoca apparentemente lontana che ha ancora molto da insegnarci.

Il documentario raccoglie storie di ogni genere: i momenti di battaglia, il rapporto delle donne partigiane con la società, frammenti di vita quotidiana.

LIBERE un film di Rossella Schillaci from Lab 80 film on Vimeo.

Questo film ha una particolarità: non vedrete volti narrare le vicende che segnarono l’Italia durante il conflitto, non vedrete sguardi segnati da rughe profonde perdersi in ricordi di un tempo lontanissimo. Libere è fatto di tante voci fuori campo, voci flebili e sottili ma cariche di intensità. Niente volti, niente nomi. Solo limpide voci di donne che accompagnano immagini e video d’epoca. Due mani frugano tra le fonti conservate presso l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, recuperando metri e metri di pellicole, vecchi articoli di giornale, fotografie, cinegiornali, documenti personali. Sono le mani della storia, che dispiegano frammenti di vita sotto ai nostri occhi come tanti piccoli quadri.
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25 aprile, Moni Ovadia a Beppe Sala: “No a strumentalizzazioni sull’antisemitismo”

di Moni Ovadia

Egregio signor Sindaco, le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un’associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito www.linformale.eu, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25 aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS (Boicotta Disinvesti Sanziona), calunniandolo con accuse false e infamanti.

Il 25 aprile ricorda e celebra sì la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi a ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l’oppressore. Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione dell’antifascismo è “Ora e sempre Resistenza!”; pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli è legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS, voglio solo sottoporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall’accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta, che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquant’anni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e a un autentico apartheid a causa del quale i palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.
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La Liberazione vista da una ragazza di 14 anni

di Aurora Sapigni

Ormai dobbiamo essere rimasti in pochi che in quel lontano 21 aprile 1945 erano in Piazza Maggiore a Bologna per festeggiare la Liberazione. Io c’ero, avevo 14 anni. Sono una signora di 85 anni: potrei fare l’uncinetto, guardare la televisione, invece no, la mia testa gira alla rovescia e mi riporta a giorni tanto lontani nel tempo, al 21 aprile di 71 anni fa, giorno della Liberazione di Bologna.

Il fronte da 7 mesi era fermo sugli Appenini, a Bologna si sopravviveva a stento tra bombardamenti e rastrellamenti. Chi aveva denari da spendere per mangiare ricorreva al mercato nero, tanti erano andati a vivere nei rifugi ed erano organizzatissimi. Ricordo che al rifugio del Meloncello un calzolaio aveva impiantato il suo banco di lavoro per riparare le scarpe.

Chi era sfollato e aveva salvato la casa a Bologna tornava in città, magari in coabitazione, bisognava arrangiarsi. Nemmeno in campagna si viveva bene, tanti contadini furono costretti a venire in città con le loro mucche, anche nel nostro cortilino nel Pratello avevamo due mucche ospiti, devo dire che mi sono sfamata grazie al loro latte. Mia madre se riusciva a rimediare un po’ di riso lo cuoceva nel latte che aveva una bella panna ed era buono.
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Fratelli Cervi

Resistenza e Liberazione: l’ultima intervista a Maria Cervi

di Gianni Sartori

Avevo intervistato Maria Cervi (figlia di Antenore, uno dei sette fratelli Cervi fucilati dai fascisti nel dicembre 1943) nel giugno del 2007 per una serie di articoli in vista del convegno “Il sapore giovane della resistenza” e ci eravamo lasciati con l’impegno di rivederci in quella occasione (domenica 24 giugno 2007). L’incontro era stato organizzato a Vicenza nell’ambito di Festambiente, ma Maria ci aveva lasciato pochi giorni prima della manifestazione vicentina. Inevitabilmente questa sua testimonianza (forse la sua ultima intervista) ha finito per acquistare un valore particolare.

Qual è, a suo avviso, l’importanza, l’attualità della Resistenza per la democrazia nel nostro paese?

Per me la Resistenza è ancora, nei fatti, il momento della nascita della Repubblica, della rifondazione democratica. Non sono invece convinta che questa consapevolezza sia presente in tutta la popolazione. A volte mi sembra venga dato per scontato. Forse non è stato fatto abbastanza per conservare la memoria di quanto è avvenuto. Temo che in questi ultimi sessant’anni ci siamo un po’ “distratti” e ora i risultati si vedono. D’altra parte penso anche che negli ultimi anni (diciamo dal cinquantesimo al sessantesimo della Resistenza) ci sia stata una ripresa, un recupero sia da parte delle istituzioni che dei partiti, della scuola…

Da questo punto di vista, il sacrificio dei fratelli Cervi resta un esempio ancora molto significativo. Ritiene sia importante anche per i giovani?

Parlando con molte delle persone che vengono al museo mi sembra di capire che resta un esempio emblematico. In maggioranza i visitatori sono giovani, soprattutto studenti. Il fatto di voler sapere, visitare la casa, lasciare dei “segnali” esprime interesse, attenzione. Evidentemente rimane un segno molto forte. Anche andando in giro per l’Italia in occasione di conferenze o manifestazioni scopro continuamente sale, circoli, scuole… a loro dedicati. Talvolta rimango stupita perché la cosa va ben oltre quello che mi sarei aspettata. Incontro molte persone che conoscono sia i loro nomi che episodi della loro vita, come quello del trattore e del mappamondo…
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Fascismo - Foto di Daniel Lobo

25 aprile: gli italiani si sono assolti dalla vergogna fascista

di Aldo Cazzullo

La recente campagna elettorale sarà ricordata anche come quella in cui l’apologia di fascismo divenne consuetudine. Proprio perché non è più considerata un reato, non fa più scandalo, e anzi – purtroppo – fa prendere voti. Su un punto, e solo su quello, l’ex ministro Renato Brunetta ha ragione: Silvio Berlusconi ha detto cose che molti italiani pensano. Voglio sperare che non sia la maggioranza, come ha detto Brunetta; ma il timore ce l’ho. Perché gli italiani si sono autoassolti dalla vergogna del fascismo.

Imputano al nazismo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e dello sterminio degli ebrei. E si raffigurano il Duce come un buon padre di famiglia, un amante focoso, uno statista avveduto che fino al ’38 le aveva azzeccate quasi tutte. Che è poi quel che ha detto Berlusconi, oltretutto nel contesto della Giornata della Memoria. Non, si badi bene, che “il Duce fece anche cose buone”, come da banalizzazione successiva (e ci mancherebbe altro che in vent’anni di potere assoluto il Duce non avesse fatto anche qualcosa di buono); ma che “per tanti altri versi aveva fatto bene”, ad eccezione si capisce della persecuzione degli ebrei.

Il problema – e questo non solo Berlusconi, ma molti altri italiani lo ignorano – è che nel ’38 il Duce aveva già provocato direttamente o indirettamente la morte dei suoi principali oppositori: Giacomo Matteotti, Piero Gobetti, Antonio Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, don Minzoni, Giovanni Amendola. Aveva fatto bastonare don Sturzo, un sacerdote, e Piergiorgio Frassati, un santo. Aveva preso il potere nel sangue: solo a Torino, decine di morti, con il segretario della Camera del Lavoro ucciso, il corpo legato a un camion e trascina to per le vie della città. E aveva preparato – a parole – per quasi vent’anni una guerra poi ignominiosamente perduta.
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