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Qui Matera, qui Europa: un anno di excursus partendo dalla capitale europea della cultura 2019

di Michele Fumagallo

Qui Matera. Qui Europa: è la rubrica che accompagnerà per tutto l’anno, in questo spazio a ritmo settimanale, l’avventura di “Matera capitale europea della cultura 2019”. La rubrica sarà in parte una perlustrazione di questo avvenimento (lo scrittore lucano Gaetano Cappelli si chiedeva però ironicamente: ma che significa poi questa storia di capitale europea della cultura?) ma anche un excursus, magari disordinato, sulla situazione del nostro Sud, ma della nostra Italia, in rapporto all’Europa.

Insomma, è possibile guardare la crisi epocale che viviamo dal piccolo avamposto di una città del sud Italia di circa 60mila abitanti? E’ possibile guardare la crisi europea (e italiana) da Matera? Proviamoci. Con la consapevolezza che una festa è una festa certamente, ma questa è (dovrebbe essere) una festa della cultura non una fiera generica dove c’è tutto e il contrario di tutto.

Soprattutto dovrebbe quindi interrogarsi sulla situazione culturale e delle strutture culturali della città, ma della Basilicata intera visto che questa manifestazione europea è attribuita all’intera regione non alla sola Matera.

Definanziamento e “regionalismo differenziato”: brutto inizio 2019 per la sanità pubblica

di Gianluigi Trianni, medico sanità pubblica, Forum Diritto alla Salute – Campagna “Dico 32”

La finanziaria 2019 del governo e della maggioranza M5S e Lega prevede per la sanità solo 114 miliardi di euro e rotti, solo un miliardo in più rispetto al 2018, 113 miliardi e rotti. E non è neanche un aumento reale, ma una riduzione effettiva, un definanziamento dello 0,1%, poiché l’inflazione 2019 è prevista dal governo stesso all’1% mentre l’incremento reale del fondo sanitario nazionale è dello 0.9%.

Lo aveva già previsto la finanziaria 2018 del governo Gentiloni e della maggioranza di centro sinistra del PD (quella che governa molte regioni, che facevano finta di lamentarsi prima e fanno finta di opporsi oggi): siamo in piena continuità. Il resto, tolta l’edilizia sanitaria per la quale si prevede un incremento di 4 miliardi, ma con il “limite annualmente definito in base alle effettive disponibilità di bilancio” (sic!) cioè solo se i soldi ci sono, per la sanità sono briciole di milioni buoni a fare propaganda (liste di attesa, farmaci, assunzioni di personale e via dicendo) ma insufficienti a tutto su scala nazionale.

Ma un’altra iniziativa mette a rischio il servizio sanitario pubblico: il prossimo 15 febbraio il presidente del Consiglio G. Conte illustrerà la proposta del governo ai presidenti delle Regioni che hanno chiesto maggiore autonomia legislativa ex art. 116 della Costituzione sulla sanità oltreché su numerosi altri ambiti dal lavoro, all’ambiente, dalla formazione professionale, alla scuola, all’università, alla ricerca. In caso di raggiungimento di un’intesa, quest’ultima diventerà un disegno di legge che, secondo il dettato costituzionale, per passare dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato.

L’anno che verrà: ostacoli e speranze che ci si troverà davanti

di Silvia R. Lolli

Che cosa ci possiamo aspettare dal nuovo anno? Razionalmente possiamo dire difficoltà non solo di ordine economico, ma soprattutto psico-sociali; le capacità di reazione delle persone al momento critico si perdono nelle solitudini delle nostre città: solitudini generazionali, sessuali, etniche e religiose, formate per virtualità sempre più espanse, spesso disumane. Difficoltà che spesso sfociano solo in violenza.

Le paure si moltiplicano, sono più presenti e, accanto all’incapacità di incontrare l’altro, fanno parte di vite isolate abituate ormai a correre verso un nulla costruito dal consumismo imperante, complice il finanzacapitalismo globalizzato e le politiche sempre più imperialiste e neo-colonialiste camuffate dal globale che non riescono più a mettere i pratica i principi democratici di partecipazione, di uguaglianza, di libertà con diritti, oltre che doveri, per tutti. Neppure nei confronti della madre Terra la politica prova ad invertire il suo corso, visti i provocatori e costosi meeting delle varie agende ecologiche.

Ci possiamo aspettare qualcosa di più positivo dal 2019? Si dice che la speranza sia l’ultima a morire. Certamente un secolo fa l’Europa usciva stremata da quella che fu definita la prima guerra mondiale, anche se da una lettura meno eurocentrica poteva essere tale anche quella pluriennale di indipendenza statunitense, come si scrive al museo di Philadelphia. Fino ad oggi l’aspettativa di vita è aumentata, viviamo di più, ma molti sembrano più sopravvivere, in povertà anche diverse da prima.

Auguri e programmi per il futuro: per uno spazio sempre libero e aperto

Care compagne e cari compagni, quest’anno sugli auguri ci mettiamo la faccia. Pensiamo infatti che tutte e tutti noi dobbiamo assumerci delle responsabilità rispetto alla situazione generale cosi gravida di pericoli per la democrazia, per la sicurezza, il lavoro e in genere per le condizioni di vita delle persone più deboli, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla religione e dall’opinione, come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione.

Il discrimine passa proprio da qui. Già noi. Il manifesto in rete, questa piccola navicella rossa che attraversa il mare in tempesta dell’informazione e combatte da sei anni sempre in direzione ostinata e contraria, a cui restiamo tenacemente affezionati. Ci seguite in molti, ma come se il nostro esserci fosse qualcosa di naturale: certo è un sito aperto a libero accesso; è proprio come uno spazio aperto che lo abbiamo voluto e realizzato.

Forse non sottolineiamo abbastanza lo sforzo quotidiano, in termini umani ed economici, sempre precari ed esposti a rovesci e crisi. Il nostro impegno, militante e volontario, a mantenere attivo questo sito, a costruire iniziative culturali, campagne ed eventi – come, già da anni, la ormai collaudata manifesta – per stimolare il confronto sui temi che consideriamo più importanti, ha bisogno del supporto, economico e di divulgazione, di ognuno di voi.