Strage di Bologna

La strage di Bologna e il Paese allo specchio

di Sergio Caserta

Sono trascorsi trentotto anni dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e ancora non c’è una verità storico-politica ufficiale, nonostante il processo a Gilberto Cavallini e l’indagine della procura generale sui mandanti, oltre quella processuale che condannò Mambro, Fioravanti e Ciavardini quali esecutori materiali dell’attentato, che possa aiutare a fare piena luce sui mandanti dell’efferato attentato, costato la vita a ottantacinque persone.

Bologna si prepara a ripercorrere nella ricorrenza il corteo da piazza Maggiore a quella delle Medaglie d’oro, davanti la stazione centrale; ci saranno come sempre con i parenti delle vittime, raccolti nell’associazione e insieme alle autorità, tanti cittadini a richiedere ancora come il primo anno verità fino in fondo.

La strategia della tensione che provocò, prima e dopo il due agosto, stragi e lutti nel nostro paese ha sempre rappresentato con le verità comunque emerse tra le cortine fumogene dei depistaggi, un disegno di ampio raggio per condizionare il corso politico d’Italia, colpevole di avere una sinistra troppo forte, a causa di quel partito comunista anomalo che raccoglieva eccessivi consensi e si temeva che potesse andare al governo. Furono anni di stragi di innocenti, omicidi di magistrati, docenti universitari e giornalisti.
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2 agosto 1980, Alleva: “L’Emilia Romagna istituisca una commissione d’inchiesta regionale”

di Francesca Mezzadri

Istituire una commissione d’inchiesta regionale sui fatti della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: lo chiede Piergiovanni Alleva (Altra ER) per l’attentato che causò la morte di 85 persone e oltre 200 feriti e il cui 37° anniversario ricorre domani. “La vicenda giudiziaria ha registrato negli anni molte difficoltà fra depistaggi, false dichiarazioni, omissioni, reticenze e ingerenze di istituzioni deviate”, rileva Alleva, “nel 1995 si è avuta la sentenza definitiva da parte della Corte Suprema di Cassazione con la condanna di esponenti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e di personaggi della massoneria”.

A settembre 2017 è però stata fissata l’udienza per la valutazione di archiviazione chiesta dalla Procura di Bologna che “non ravviserebbe in città ed in regione la presenza di organizzazioni dell’eversione stragista e di logge massoniche di stampo piduista”.

Si oppone l’Associazione dei familiari delle vittime della strage, secondo la quale “rimangono da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali”. L’associazione, come fa notare Alleva, in tutti questi anni ha tenuto alta l’attenzione su tutte le stragi, si è impegnata sulla proposta di legge per l’abolizione del segreto di Stato nei delitti di terrorismo e ha anche aperto il Centro di documentazione storico politica sullo stragismo.
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Bologna, 2 agosto 1980: perché ricordare è un gesto di avanguardia democratica

di Marco Trotta e Antonella Beccaria

Il 2 agosto a Bologna negli ultimi tempi è sempre stata una data non pacificata. Il momento nel quale le tensioni e i rancori di 35 anni di storia con verità ancora incomplete sono spesso venute fuori con le polemiche contro l’associazione dei familiari delle vittime, ma soprattutto la contestazione di piazza contro le istituzioni. E questo soprattutto per due motivi.

Il primo è che a fronte di diversi gradi di giudizio che hanno portato alla condanna della manovalanza neofascista, di depistatori di Stato e appartenenti alla P2, mancano ancora i mandanti del più grave eccidio in Italia compiuto nel dopoguerra. E poi il secondo, il principale, le celebrazioni del 2 agosto si sono spesso trasformate in caroselli di impegni presi e puntualmente disattesi, infarciti da una retorica istituzionale oltremodo indigeribile. Ecco perché per il trentacinquesimo anniversario l’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto ha chiesto alla cittadinanza di sottoscrivere un appello al presidente Renzi.

Un testo frutto del lavoro del suo presidente, Paolo Bolognesi, eletto nel 2013 come deputato indipendente nelle liste del PD, dove si chiedono tre cose: i risarcimenti alle vittime, promessi e svaniti nonostante le parole del 2013 del sottosegretario emiliano Graziano Delrio; l’introduzione del reato di depistaggio punibile se commesso da qualsiasi cittadino e aggravato se a compierlo è un pubblico ufficiale (giacente per 300 giorni al Senato e solo in volata calendarizzato in commissione giustizia); e l’attuazione della direttiva Renzi del 2014 sulla disclosure dei documenti delle amministrazioni che riguardano stragi, terrorismo e attività collaterali.
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Strage 2 agosto: meno depistaggi, più giustizia

di Riccardo Lenzi, presidente dell’Associazione Piantiamolamemoria

La procura di Bologna, titolare delle indagini sulla strage alla stazione, ha finalmente archiviato l’infondata “pista palestinese”, pervicacemente sostenuta in tutti questi anni da vari depistatori, di professione e occasionali. In attesa che, dopo quasi 35 anni, anche i mandanti vengano individuati e puniti (meglio tardi che mai, come per i nazisti novantenni o gli aguzzini dei regimi sudamericani), quale migliore occasione per riepilogare ciò che è stato accertato dalla magistratura in sentenze spesso citate, ma quasi mai lette.

Novembre 1995: la Corte Suprema di Cassazione a Sezioni Unite Penali conferma definitivamente la condanna all’ergastolo Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Se la cava il neofascista Sergio Picciafuoco: assolto dalla magistratura fiorentina per non aver commesso il fatto. Per aver depistato le indagini, vengono invece condannati il capo della loggia massonica P2 Licio Gelli (10 anni), il “faccendiere” massone Francesco Pazienza (8 anni), il generale piduista del SISMI Pietro Musumeci (8 anni e 5 mesi) e il colonnello del SISMI Giuseppe Belmonte (7 anni e 11 mesi). Non sarà possibile giudicare il capo del SISMI: il generale Giuseppe Santovito, anch’egli iscritto alla P2, morì nel 1984.
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Strage di Bologna

2 agosto 1980: la strage alla stazione di Bologna è una storia da conoscere, in attesa dei mandanti

di Riccardo Lenzi, presidente associazione Piantiamolamemoria

Giornali e tv amano indugiare frequentemente sull’ignoranza dei giovani. Meno sulle responsabilità degli adulti, che non hanno fatto granché per trasmettere loro la memoria di eventi che hanno influenzato profondamente il presente in cui viviamo. Trentaquattro anni fa Bologna fu teatro della più devastante tra le stragi neofasciste avvenute in Europa nel dopoguerra. Il 4 agosto saranno invece trascorsi 40 anni dalla strage sul treno Italicus, forse la più dimenticata in assoluto insieme a quella del Rapido 904 (23 dicembre 1984). Tre stragi avvenute, nello spazio di dieci anni, lungo i binari di quella ferrovia “Direttissima” Bologna-Firenze che lo scorso aprile ha compiuto 80 anni.

Questo 2 agosto potrebbe essere meno triste di altri: forse, entro sabato, la Camera approverà la proposta di legge di Paolo Bolognesi, che introdurrebbe il reato di depistaggio nel codice penale. Meglio tardi che mai; anche se molti sono i buoi (e le iene) ormai scappati dalla stalla. L’altra buona notizia ce l’ha portata don Luigi Ciotti: il 21 marzo 2015 la Giornata della memoria e dell’impegno promossa da Libera si svolgerà a Bologna e, per la prima volta, saranno letti anche i nomi delle vittime del terrorismo, oltre a quelle delle mafie. Ci sono tanti modi per ricordare.

Il network associativo PrendiParte-Piantiamolamemoria-Diecieventicinque (di cui fanno parte anch alcuni studenti dell’Università di Bologna) ha lanciato l’iniziativa “Reti di Memorie” – 2 agosto 1980-2014: sabato 2 agosto, davanti alla stazione di Bologna, le persone potranno appendere oggetti e pensieri a una grande rete mettallica, simile a quella che 34 anni fa delimitava il luogo dell’esplosione da quello che ancora oggi è il piazzale dei taxi.
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Anniversario della strage alla stazione: il fine pena mai delle vittime

Strage alla stazione di BolognaIl testo che segue è l’introduzione all’ebook È come sangue e non va via – 2 agosto 1980: la strage, le vittime e la memoria uscito per la rivista I Siciliani Giovani diretta da Riccardo Orioles. Dal sito della rivista il testo è scaricabile gratuitamente in versione completa.

di Antonella Beccaria

Questo è un Paese in cui non sempre le vittime, neanche quelle di un reato imprescrittibile come una strage, sono persone da tutelare. Il 14 aprile 2012 la sentenza del processo di secondo grado per la bomba di piazza della Loggia, esplosa a Brescia il 28 maggio 1974, ha condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali. Una simile disposizione, pur conforme a quanto previsto dai codici, è apparsa discutibile quanto meno sul piano morale e qualche giorno dopo è arrivato l’annuncio che il governo Monti si sarebbe fatto carico delle spese. Analogamente, nel 2005 la corte di Cassazione aveva confermato l’assoluzione per gli imputati dell’attentato milanese di piazza Fontana, la madre di tutte stragi, avvenuto il 12 dicembre 1969, imputando le spese processuali ai familiari delle vittime.
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Thomas Kram - Foto Associazione Manifesto in Rete

Thomas Kram: “Perché non posso aver messo la bomba alla stazione di Bologna”

di Thomas Kram

Questa dichiarazione, resa il 25 luglio 2013 alla procura di Bologna, è indirizzata anche a tutti i bolognesi. Per questo ho chiesto di pubblicarla sul sito www.ilmanifestobologna.it dell’associazione il manifesto in rete (T.K.)

Nel giugno 2008, quando dovevo essere ascoltato a Berlino come testimone dalla procura di Bologna, il procuratore che si occupava del caso dichiarò che l’indagine non era indirizzata contro di me, a meno che io non avessi ammesso di essere responsabile del massacro alla stazione. In considerazione del processo allora imminente (in Germania, n.d.t) per appartenenza alle Cellule rivoluzionarie (Revolutionäre Zellen, in sigla RZ), mi avvalsi allora del mio diritto a non rendere dichiarazioni.

Al termine dell’audizione aggiunsi che avrei reso una dichiarazione alla procura di Bologna dopo la conclusione del processo in Germania. Quando poi arrivò un secondo invito a testimoniare decisi però di non dargli seguito, perché le domande, che secondo la rogatoria avrebbero dovuto essermi poste, andavano ben al di là del motivo della mia presenza a Bologna il 2 agosto 1980, e vertevano in particolare sul mio rapporto col gruppo Carlos, una questione che non ha proprio nulla a che fare con la strage di Bologna.

Nell’estate 2011 ho appreso con grosso stupore dai giornali che la procura mi aveva iscritto al registro degli indagati. A tutt’oggi non so in base a quali nuove indagini la mia posizione giudiziaria si sia aggravata. Siccome finora non ho accesso agli atti dell’indagine, posso solo formulare ipotesi. Non posso però immaginare che la semplice circostanza di essermi trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato possa bastare per un rinvio a giudizio. Da questo punto di vista farei bene a non deporre.

Se, ciò nonostante, mi sono risolto a presentare alla procura di Bologna questa dichiarazione sul mio soggiorno in città l’1 e il 2 agosto 1980, lo si deve non a considerazioni giuridiche, ma a ragioni politiche.
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