1917, l’anno in cui tutto è cambiato


di Emanuela Miniati

Si tratta di un’opera storica di notevole valore interpretativo, poiché fissa temi e problemi centrali per la storia occidentale del XX secolo arricchendo e approfondendo la storiografia contemporanea sul rapporto fra Grande guerra e avvento della modernità, avviata dagli studi degli anni Novanta di Paul Fussell ed Eric J. Leed.

Il libro è dedicato al 1917 come anno della “rivoluzione”, intesa come cambiamento radicale, strutturale, e non soltanto nella sua accezione politica. In tal senso il 1917 viene posto dall’autore come anno cruciale nell’ambito di quell’evento-cesura che fu la Grande guerra, come svolta per la transizione dell’Occidente dall’Ancien Régime al “Secolo breve” e alla “Seconda guerra dei Trent’anni”.

Secondo d’Orsi, infatti, con la Seconda guerra non si avvertì più lo stesso senso di discontinuità che caratterizzò invece il 1914-18. La tesi dell’ingresso violento e irreversibile dell’Occidente nella società di massa domina la narrazione, seppure non argomentata esplicitamente: il senso lato di “rivoluzione” è il fil rouge che tiene insieme le tante vicende, gli immaginari e i pensieri che compongono il quadro rivoluzionario dipinto nel volume.
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1917-2017: cento anni fa la rivoluzione di febbraio, istantanee da due secoli

di Luca Mozzachiodi

Scrivo in una delle più alte ricorrenze che agli uomini sia dato ricordare, cento anni fa il 23 Febbraio (secondo il calendario giuliano) iniziava la rivoluzione che portò all’abbattimento della dinastia Romanov e alla fine dello zarismo. Fu infatti una rivoluzione con una veste, ma solo una veste, borghese, che reclamava la fine di una monarchia de facto autocratica e incapace di agire di concerto con un governo di facciata, inoltre richiedeva maggior tutela delle libertà di associazione e di espressione e un parlamentarismo sul modello di quelli dell’Europa Occidentale.

Queste grosso modo le richieste del governo provvisorio, che come noto cercò sì di fronteggiare il crescente disagio (simpatico eufemismo che designa oggi sulla pagina egualmente un sorriso imbarazzato e diciassette milioni di soldati di leva al fronte e quattro milioni di morti nonché un semicontinente ridotto alla fame), ma continuando la guerra, solo i comunisti e i socialrivoluzionari vedranno la pace come un obiettivo a tutti i costi per fermare una carneficina imperialista.

Ugualmente poco si adoperò per la riforma agraria, grande traguardo desiderato da un paese sconfinato e totalmente agricolo eccetto che per le città maggiori. Nella campagna russa la liberazione dalla servitù aveva rappresentato poco più che un miraggio e la distinzione tra servo e bracciante pagato era praticamente inesistente e certamente anche quella del contadino di villaggio non era una condizione di molto migliore, né migliore la terra dei villaggi, ovviamente, rispetto a quella delle grandi proprietà.
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