Search Results for: pascucci

Italia in comune al via anche a Bologna

di Sergio Palombarini

“La politica deve essere al servizio di tutte le cittadine e i cittadini. Si fonda su valori condivisi e agisce con responsabilità operando scelte per il bene comune. La politica è l’arte di coniugare la visione ideale con il mondo del realizzabile. In questo modello politico le comunità sono protagoniste. Ci proponiamo come forza aperta al cambiamento, impermeabile a interessi personalistici. Ci riconosciamo nei principi che sono alla base della Costituzione italiana al fine di perseguire una realtà politica democratica, libera, inclusiva, moderna e attiva”.

Queste le prime parole della Carta dei Valori del partito Italia in comune, presentato martedì 11 dicembre scorso alla sala Biagi del Quartiere Santo Stefano. I promotori del progetto, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma. Alessio Pascucci, sindaco Cerveteri, Federica Salsi, responsabile di Bologna, ed altri tra parlamentari e semplici simpatizzanti si sono alternati al microfono e si sono confrontati su idee e obiettivi del nuovo partito nazionale.

La parola partito è stata sottolineata più volte evidenziando l’accezione positiva del termine, contrariamente al sentire comune a molte persone che – da tempo – considerano i partiti, di qualunque tendenza essi siano, negativamente. Gli intervenuti hanno rimarcato che invece i partiti sono una forma di associazione prevista direttamente dalla Costituzione italiana, all’art. 49 (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”).

Wars on demand: il triangolo fatale delle isole Diaoyu-Senkaku / 3

Wars on demand - Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà

Wars on demand - Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà

di Angela Pascucci

Gli Stati Uniti di Obama

Come dimostrato ampiamente dall’esposizione precedente, il convitato di pietra americano è presente in tutti i dossier che i vertici cinesi considerano di “interesse vitale” e li condiziona pesantemente. Un’analisi pubblicata da “Foreign Affairs” ha messo bene in rilievo come gli Usa sono “l’attore esterno più invadente negli affari interni cinesi, il garante dello status quo di Taiwan, la più grande presenza navale nei mari della Cina orientale e meridionale, l’alleato militare formale o informale di molti vicini della Cina e il primo artefice e difensore delle leggi internazionali.

Tale onnipresenza significa che la comprensione che la Cina ha dei motivi americani determina come i cinesi hanno a che fare con la maggior parte delle loro questioni di sicurezza”. [23] Comprensibile dunque l'”ossessione” americana che Xi Jinping ha ereditato dai suoi predecessori. Ma anche qui si assiste a un cambiamento di toni e di discorsi. Quelli imposti all’opinione pubblica mondiale da Xi in risposta al “pivot asiatico” annunciano la ricerca di una parità strategica sinoamericana in Asia orientale, tradotta al solito da uno slogan: la realizzazione di “un nuovo tipo di relazioni fra grandi potenze”, lanciato in grande stile dal vertice “in maniche di camicia” che nel giugno del 2013 in California ha visto un lungo faccia a faccia fra Xi e Obama.

Wars on demand: il triangolo fatale delle isole Diaoyu-Senkaku / 2

Wars on demand - Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà

Wars on demand - Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà

di Angela Pascucci

Il Giappone di Abe

Che il degrado delle relazioni sinogiapponesi sia stato provocato dalla modifica dei rapporti di forza in corso tra la seconda e la terza potenza economica mondiale è un fatto innegabile.

Coincidenza temporale ha voluto che il primo cedimento grave nelle relazioni si sia verificato in seguito a un drammatico incidente marittimo verificatosi nel 2010, anno in cui la Repubblica popolare scala la classifica delle economie mondiali e sottrae al Giappone il secondo posto. La Cina economica, militare e diplomatica sopravanza oggi un Giappone strutturalmente indebolito dalle difficoltà economiche, dal declino demografico
e dalla catastrofe nucleare del 2011. Una sovrapposizione di problemi che danneggia il prestigio e l’influenza internazionale del paese. Il mandato forte dato a Shinzo Abe e al Partito liberaldemocratico dall’elettorato giapponese (che gli ha assicurato la maggioranza nelle due camere del Parlamento) incoraggia oggi il primo ministro a esercitare una politica più assertiva e decisa, che egli stesso definisce il “ritorno del Giappone” sulla scena globale.

Ecco allora l’Abenomics, una politica economica che come primo atto ha approvato uno stimolo fiscale da 10.000 miliardi di yen (oltre 70 miliardi di euro) mentre promette radicali quanto inediti e controversi interventi strutturali di stampo liberista che dovrebbero tirare il paese fuori dalle secche di una stagnazione economica in corso ormai da vent’anni. Ma l’ambizione del premier, che già nel 2007 era stato costretto a dimettersi anzitempo, è più vasta e per certi aspetti allarmante, tanto da far parlare di un Abe neoconservatore e ultranazionalista, decisamente in marcia verso destra.

Wars on demand: il triangolo fatale delle isole Diaoyu-Senkaku / 1

Wars on demand - Guerre nel terzo millennio e lotte per la libertà

di Angela Pascucci

C’è chi la definisce sindrome del Dr. Jekyll e Mr. Hyde. È la tendenza sempre più evidente del continente asiatico, protagonista designato del XXI secolo, a esprimere due anime contraddittorie. Una, che si vuole virtuosa, intreccia legami e sinergie basati sulla collaborazione e gli scambi economici. L’altra, più oscura, si divincola ed esplode in conflitti e contenziosi territoriali, fomentati da un passato che non passa e nutriti dai successi e dalla competizione. Fatto sta che un’area economica da 19.000 miliardi di dollari, che conduce il 53% degli scambi al proprio interno, sembra oggi sull’orlo di una crisi di nervi, dando l’impressione non solo di non riuscire a gestire le proprie discordie ma anche di stare pericolosamente giocando con il fuoco. [1]

Epicentro di tanto sommovimento è l’ascesa della Cina che, con la dichiarata intenzione di far valere la sua nuova stazza, modifica gli equilibri della regione e richiama un nuovo protagonismo degli Stati Uniti che non vogliono cedere il controllo e il condizionamento degli sviluppi in corso nell’area, diventata la trincea avanzata del confronto/scontro fra la vecchia potenza e quella nuova.

Ne conseguono dinamiche, soprattutto di contrapposizione, dagli effetti imprevedibili, nelle quali sono coinvolti tutti i paesi dello scacchiere. In primo luogo il Giappone, che ha avviato una competizione aperta con la Cina per non perdere il ruolo di grande potenza asiatica e avere un nuovo ruolo egemone nell’area, nonostante il ridimensionamento della sua grandezza economica indotto da un’avanzata cinese che ormai ha definitivamente strappato a Tokyo il secondo posto mondiale (anche se il Pil pro capite giapponese è ancora oggi dieci volte quello cinese) e si avvia a raggiungere in una data ormai non troppo lontana gli Usa. Una competizione strategica acuita dalla schizofrenia di cui sopra.

Assemblea dell’associazione: una discussione tra compagne e compagni autentica e proficua

L'associazione il manifesto in rete

Cari compagne e compagni, di seguito la “vera” relazione sull’assemblea dell’associazione del 29 marzo scorso. Non abbiamo resistito a farci uno scherzo per il 1 aprile. Non ce ne vogliate. Dobbiamo dire che la notizia ha avuto in notevole picco di visite e abbiamo avuto reazioni per lo più favorevoli alla dichiarazione di nascita di una nuova avventura editoriale con lo spirito di un manifesto strumento di lotta. In fondo uno stimolo a proseguire; ed è quello che faremo.

La redazione

dell’Associazione Il Manifesto in Rete

Quando il dentifricio è uscito dal tubetto… (è meglio usarlo per pulirsi abbondantemente i denti)

L’assemblea dell’Associazione il Manifesto in rete si è riunita sabato 29 marzo, a Bologna presso il Centro Giorgio Costa, sono intervenuti tra gli altri i rappresentanti dei circoli di Bologna, Treviso, Rimini, Ravenna, dell’Associazione Primo Moroni, Valentino Parlato, Loris Campetti, Tiziana Ferri, Angela Pascucci, Gabriele Polo, Antonella Beccaria, Marta Fyn.

In apertura si discusso e approvato il bilancio economico dell’associazione, si è data lettura degli interventi scritti, inviati da Andrea Fumagallo (Avellino), Guido Ambrosino (Berlino) e Marco Ligas (Cagliari), che hanno posto interrogativi stringenti sul futuro dell’esperienza dei circoli, dei siti e su possibili nuovi progetti di cooperazione.

Anno cruciale: le prossime sfide e la campagna tesseramento 2014 dell’Associazione Il Manifesto in Rete

L'associazione il manifesto in rete

dell’Associazione Il Manifesto in Rete

Siamo a un punto di svolta decisivo per le sorti dell’Italia e dell’Europa, il 24 e 25 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento europeo, nel frattempo in questi giorni si è consumata una crisi di governo extraparlamentare ed extraistituzionale con la caduta di Letta e il subingresso di Matteo Renzi, attraverso una vicenda dai tratti non limpidi, rispetto alle attese che aveva generato la vittoria del sindaco di Firenze alle primarie del PD. L’opinione pubblica, quella che ha ancora un’opinione, reclama di comprendere le ragioni vere della “congiura di palazzo” che ha disarcionato Letta, ma non è dato saperlo.

Scopriremo nei prossimi giorni che tipo di governo si formerà e se riceverà il voto di fiducia che è ancora duplice alla Camera e al Senato; certo per i condizionamenti evidenti della destra di Alfano e dei popolari, oltre che dei centristi, non potrà che essere una forma nuova di larghe intese, non quel che servirebbe all’Italia. È più che mai evidente la mancanza di una forza di sinistra, nel Paese e in Parlamento che possa contrastare la deriva, se escludiamo il movimento cinque stelle la cui adeguatezza è alquanto dubbia, come dimostrano anche le recenti vicende delle elezioni in Sardegna che hanno segnato un ulteriore grave distacco degli elettori dal voto.

L’informazione è come sempre anch’essa al centro di questa crisi, siamo il paese europeo con la più rilevante concentrazione di potere in questo settore, nelle mani di gruppi oligopolistici non editoriali, il network berlusconiano e la tv pubblica lottizzata dai partiti. La carta stampata è in profonda crisi (-15% le vendite dei quotidiani negli scorsi due anni). Solo i giornali on line e le nuove forme di abbonamento digitale, registrano una significativa crescita che però non compensa il calo di vendita delle copie in edicola. In quest’ambito c’è una crisi ancora maggiore delle testate della sinistra.

Usa-Cina, le relazioni pericolose

Kampung Cina II - Foto di Fadzly Mubin

di Angela Pascucci

Strana coppia, G2, partnership strategica del XXI secolo, nemici/amici. Le definizioni del rapporto senza precedenti fra Usa e Cina non sono mai state facili e si sono sempre consumate rapidamente, a riprova dell’evoluzione accelerata delle dinamiche che ormai coinvolgono le due potenze su tutto lo scacchiere planetario. La nuova leadership cinese guidata da Xi Jinping chiede oggi agli Stati uniti di prendere atto che la relazione, resa inscindibile dall’economia di mutua dipendenza, deve essere portata a un livello più alto, definito da Pechino “un nuovo tipo di rapporto fra superpotenze”. Washington non ha ancora deciso se e come gli conviene aprire questa nuova fase, che comporta un riconoscimento di portata storica, ma deve prendere atto che non può sottrarsi.

Lo ha dimostrato l’atteggiamento del vice presidente Biden, ritrovatosi il 4 dicembre scorso a Pechino nel frangente drammatico dello scontro sino-giapponese sulla nuova zona di difesa aerea stabilita dalla Repubblica popolare (Rpc) che ingloba un gruppo di isole contese, le Senkaku-Diaoyu, decisione che ha visto gli Usa schierare i propri B52 al fianco dell’alleato giapponese, come da trattati. Neppure una parola è stata proferita sulla questione nella conferenza stampa congiunta finale, seguita ai colloqui durati ben cinque ore fra Biden e Xi Jinping. Ma le dichiarazioni rilasciate avevano l’inquietante sapore delle questioni irrisolte, anche se c’è chi ha voluto vedere in questo silenzio una sorta di “maturità”.

Cina, Giappone, Usa: disputa finale?

Kampung Cina II - Foto di Fadzly Mubin

di Angela Pascucci

Mai risolta, la disputa fra Cina e Giappone sulle isole Diaoyu/Senkako nel mar della Cina orientale si riaccende periodicamente, ogni volta più infiammata a causa delle crescenti rigidità e intransigenze dei contendenti. Stavolta il gong del nuovo round è stato suonato dalla Cina quando, il 23 novembre scorso, ha annunciato l’istituzione di una nuova zona di difesa del proprio spazio aereo (Adiz, Air Defence Identification Zone), che include le isole contese e si sovrappone alla zona di controllo giapponese e, sia pur in misura minore, quella sud coreana. Con questa decisione Pechino impone a chiunque sorvoli l’area di identificarsi e fornire i propri piani di volo all’aviazione cinese, che in caso di inadempienza attuerà “misure difensive di emergenza”.

Ne è seguita una serie di scaramucce a jet sfoderati, aperta dagli indimenticabili B52 americani, due esemplari dei quali, decollati da Guam, sono stati spediti subito da Washington con un duplice scopo: far capire da che parte della contesa si colloca, in nome dei trattati di sicurezza sottoscritti con Tokyo, e sfidare la reazione cinese, che in questo caso si è limitata a “sorvegliare” l’azione (dichiarando che il sorvolo americano è avvenuto ai limiti dell’area).

Cina: scenari post per il terzo plenum

Angela Pascucci, Potere e società in Cina

di Angela Pascucci

Angela Pascucci, l’autrice di questo articolo, sarà a Bologna oggi per presentare il suo libro Potere e società in Cina. Storie di resistenza nella grande trasformazione per il ciclo Un libro e un menu organizzato dall’Associazione Il Manifesto in rete. L’appuntamento è per le 18 al Circolo Andrea Costa (via Azzo Gardino 48) e seguirà la cena a tema.

Mai le aspettative per un evento del Partito comunista cinese erano state così alte come per il Terzo Plenum che si è concluso il 12 novembre. Soprattutto mai erano state tanto alimentate da voci ufficiali , anche di alto rango, sbilanciatesi a preannunciare “riforme senza precedenti” foriere di “trasformazioni profonde nell’economia e nella società” (vedi qui).

Nessuna menzione di riforme politiche, ovviamente, essendo chiaro che poco interessavano ai burattinai dell’economia mondiale, sempre in attesa di nuovi ossi da spolpare. Così, davanti alle dichiarazioni finali consegnate al mondo dal capo dei capi Xi Jinping alla chiusura del Plenum, si è alzato un nutrito coro di delusi, quelli che pensavano davvero che da un’assemblea plenaria del Comitato centrale del Pcc potesse uscire, nero su bianco, il depotenziamento delle imprese di stato e l’apertura di settori dell’economia finora blindati, la privatizzazione delle terre, l’abolizione della residenza obbligatoria (l’hukou) per le centinaia di milioni di contadini migranti diventati operai nelle fabbriche delle grandi aree metropolitane, l’avvio immediato di una sfrenata liberalizzazione finanziaria, la fine della politica del figlio unico e via via per li rami di un cambio di rotta radicale che nella situazione attuale il partito-stato cinese non può permettersi di realizzare in tempi brevi senza rischiare di fare errori e saltare per aria.

Inchiesta: passato e presente nella Cina d’oggi

Angela Pascucci, Potere e società in Cina

di Amina Crisma

In vista dell’appuntamento del 22 novembre con la presentazione del libro di Angela Pascucci Potere e società in Cina. Storie di resistenza nella grande trasformazione, pubblichiamo l’introduzione del dossier Passato e presente nella Cina d’oggi a cura di Amina Crisma, Maurizio Scarpari, Guido Samarani e Davide Cucino. Amina Crisma sarà anche la moderatrice del dibattito con Angela Pascucci.

Quale ruolo occupa la relazione con il passato nella Cina d’oggi e a quali funzioni assolve negli scenari del presente? È tale domanda a rappresentare il tema di fondo di questo dossier di Inchiesta, una domanda che muove da un lato dalla constatazione dell’importanza di un rinnovato e riaffermato legame con la storia che trova numerose e significative espressioni negli spazi più vari e diversi – dalla cultura di massa ai discorsi politici, dai seminari accademici alle fiction televisive e cinematografiche a un turismo che produce riti collettivi e consacra monumenti e luoghi – e dall’altro lato dalla rivelazione, attraverso sintomi molteplici, di una sostanziale e persistente ambivalenza nel rapporto con la memoria.

L’enfasi sull’irrinunciabile rapporto con la tradizione, ad esempio, è una caratteristica pressoché costante di molti dibattiti intellettuali così come delle dichiarazioni ufficiali delle supreme autorità del partito e dello Stato, ma a quest’insistenza su una conclamata natura perenne e immutabile della sinità (zhonghuaxing) fa da vistoso contraltare la frenetica velocità delle trasformazioni che incessantemente e spietatamente cancellano forme di vita e ambienti e paesaggi urbani e rurali; e se da una parte si ribadisce solennemente in molti modi il supremo valore della pietà filiale come devota custodia di reliquie antiche, dall’altra si procede senza esitazione a profanare tutti i luoghi simbolici di cui lo sviluppo economico imponga il sacrificio. E ancora, a un passato remoto che è oggetto di celebrazione e di culto si contrappone un passato prossimo che è oggetto di persistente rimozione: valga per tutti l’esempio del 1989.