Bologna: 17.727 cuori battono per il bosco urbano dei Prati di Caprara

di Rigenerazione No Speculazione

Sono stati pubblicati i risultati ufficiali della campagna 2018 dei luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano, il bosco urbano dei Prati di Caprara ha ottenuto nel complesso 17.727 voti, conquistando la 19esima posizione nella classifica nazionale. Nel complesso sono stati espressi più di 2 milioni di voti – un traguardo mai raggiunto negli oltre 15 anni di storia del censimento – e quasi 18 mila sono i nostri.

Non abbiamo vinto il premio previsto per le prime tre postazizoni, ci congratuliamo con i luoghi che sono riusciti a farcela, ma consideriamo una vittoria non scontata l’aver toccato i cuori di quasi 18 mila persone con un bosco che pochi mesi fa era ancora poco conosciuto, e che oggi sarà più facile proteggere e valorizzare, grazie ai quei 18 mila cuori. Abbiamo lottato per ottenere visibilità e riconoscimento, e l’abbiamo avuto, lo abbiamo capito durante l’istruttoria pubblica in Consiglio comunale e in tante altre occasioni.

Matera 2019: primo, liquidare le “sottoculture” sudiste qui e in tutto il sud

di Michele Fumagallo

Prima di addentrarci nel “caso Matera”, analizzando pezzo per pezzo le sue strutture culturali e l’impatto che quest’anno di “capitale europea della cultura” può avere anche sugli altri impianti del vivere civile (la cultura non è mai separata dal resto) e prima di vedere cosa fanno quelli che per me (questa rubrica è un piccolo diario di un comunista) sono i due soggetti forti del cambiamento egualitario, cioè il mondo del lavoro dipendente e sfruttato e il mondo femminile, proseguiamo il nostro cammino prendendola un po’ alla larga.

Nella precedente puntata abbiamo parlato dell’imprescindibile (nuova) autonomia municipale se si vuole costruire, a Matera e altrove, la “nuova” (e democratica) Europa. Oggi dedichiamo questo spazio al sudismo (con annesso neo borbonismo), la micidiale sottocultura che ha imperversato al Sud negli ultimi decenni e che è la causa culturale “locale” dell’emarginazione meridionale.

Noi non dovremmo più discutere, se non in sede storica, dell’Unità d’Italia. Ma, complice la Lega Nord di tempo fa, oggi tramutata in Lega nazionale ancor più insidiosa perché cerca di far passare dalla finestra ciò che non le è riuscito a far passare dalla porta (una secessione di fatto), la problematica del Meridione è precipitata in un cul di sacco. La risposta alle scelte politiche ed economiche dei governi nazionali, sovente indirizzati da interessi della parte più sviluppata del paese, è stata una riscoperta dei peggiori istinti conservatori delle popolazioni meridionali.

Problemi della sanità a Modena: solo alcuni e non certo i posti letto per acuti

di Gianluigi Trianni, Modena Volta Pagina, Altra Emilia Romagna, Forum diritto alla Salute

Deviante e pericolosa la proposta del civismo di centrodestra a Modena (Laboratorio Modena ora) di aumentare i posti letto di Baggiovara e Policlinico. La riduzione dei posti letto per acuti non è il problema della sanità modenese.

Il problema della sanità modenese è la carenza di personale per utilizzare al meglio i posti letto e le dotazioni sanitarie di diagnosi e cura che ci sono ed assicurare la continuità dell’assistenza ospedale territorio (= équipe ospedaliero-universitarie in grado di fare attività specialistiche integrate di assistenza didattica e ricerca anche sul territorio, nei quartieri di Modena, con i dipartimenti di cure primarie e non ed il sociosanitario).

Il problema della sanità modenese sono le liste di attesa o le peregrinazioni dei cittadini per la provincia e l’insufficienza delle attività di prevenzione delle inappropriatezze prescrittive per carenze di personale e conseguente inadeguato utilizzo delle risorse strumentali a disposizione.

Il problema della sanità modenese sono gli onerosi appalti con i quali sono stati privatizzati i servizi di supporto all’assistenza sanitaria (mense, lavanderia, pulizie) e che vanno re-internalizzati.

Tav Torino-Lione, una bolla lunga trent’anni

di Mauro Ravarino

Ogni giorno una dichiarazione, un tweet, una sparata creano ulteriore confusione sulla questione Tav. Che venga dall’opposizione o dalla maggioranza (l’ultima, «il risparmio di tempo sarà di un minuto e 20 secondi», di Simone Valente, sottosegretario M5s) non importa: l’esito è lo stesso, una bolla incomprensibile. Proviamo a sgonfiarla e a capire quali sono i punti fermi e quelli controversi.

Si parla da trent’anni della Torino-Lione e, al tempo, fu proposta con stime di traffico assolutamente esagerate, se le guardiamo con gli occhi di oggi. Tra il finire degli anni Ottanta e i primi Novanta si faceva un gran parlare di alta velocità e le famiglie del capitalismo italiano, poco prima dello scoppio di Tangentopoli, promettevano investimenti privati che mai si sono concretizzati. La Val di Susa capì che non era oro quel che luccicava e la sigla No Tav comparve presto in questo territorio resistente. Sono passati decenni e ora la tratta contestata fa parte del corridoio del Mediterraneo, dalla Spagna all’Ungheria, e non più della defunta, per quanto ancora citata, Lisbona-Kiev.

Nel 2017, una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha ricalcolato la spesa totale del tratto transfrontaliero della Torino-Lione, ovvero quello condiviso da Italia e Francia – 65 chilometri di cui 57,5 di galleria a doppia canna -, alla luce dell’aumento del costo delle materie prime e dell’inflazione: la cifra è salita a 9,6 miliardi di euro in totale.

Amianto: il Sin Org Bologna per la bonifica, conquistato da Afeva Er, Cgil e Rsu Ogr

di Andrea Caselli, presidente Afeva Er

Nei giorni scorsi, è stato ripreso sul sito dell’Associazione il manifesto in rete un articolo scritto da Vito Totire che si occupa principalmente delle Officine Grandi Riparazioni di Bologna. Naturalmente ringraziamo Vito Totire per essersi associato ai lutti vissuti dai lavoratori Ogr e naturalmente condividiamo alcuni passi delle sue considerazioni relative ai diritti delle vittime e degli ex-esposti amianto e della necessità di un loro riconoscimento.

Vorremmo altresì chiarire alcuni quesiti ed alcune inesattezze riportate nella parte che riguarda la vicenda del Sin Ogr Bologna. Scrive Vito Totire:

Il sito Ogr è stato incluso tra i SIN – siti di interesse nazionale – nel dicembre 2017; non siamo affatto contrari ma vi sono alcune questioni: a) come mai non è stata convocata una conferenza dei servizi per discuterne b) come mai vengono destinate risorse pubbliche per caratterizzare un sito che è stato inquinato da un’azienda che deve invece risponderne economicamente in proprio secondo il principio “chi inquina paga”? Non che siamo sorpresi da questa ennesima grave amnesia…) come mai si scopre solo adesso che il sito va inserito nei SIN se le Ferrovie hanno sempre dichiarato che l’amianto era sparito da decenni?

La richiesta di inserire l’Ogr Bo fra i Siti di Interesse Nazionale, in considerazione delle previsioni di delocalizzazione delle attività produttive, parte a metà del 2017 per una richiesta in tal senso al Presidente della giunta regionale Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da parte della Rsu Ogr congiuntamente alla Cgil Er, alla Cdlm-Cgil Bo, ad Afeva Er.

Cosa sta succedendo a Podemos?

Podemos

di Elias Deliolanes

In Spagna Podemos, il principale partito emerso dal movimento degli Indignados, versa in uno stato di difficoltà dovuto alla rottura tra le due principali correnti interne, quella di Pablo Iglesias e quella di Íñigo Errejón. Ne parliamo con Victor Valdesco militante della prima ora di Podemos.

Íñigo Errejón ha destato stupore quando, con l’aprirsi del nuovo anno, ha annunciato la sua candidatura per le elezioni della Comunidad de Madrid non in Podemos, ma nella nuova piattaforma Más Madrid, fondata dalla popolarissima sindaca uscente Manuela Carmena. Errejón infatti era considerato tra le figure più importanti di Podemos, secondo solo a Pablo Iglesias.

Per capire cosa abbia portato a questa decisione, abbiamo sentito Victor Valdesco, militante del partito. “Potremmo parlare di un primo fenomeno che ha a che vedere con la stessa struttura del partito che ha toccato il fondo – spiega Valdesco ai nostri microfoni – Dagli inizi nel 2014 ad oggi il partito si è costruito secondo presupposti di una macchina da guerra elettorale in modo da avere per unico obiettivo vincere le elezioni per poi trasformare istituzionalmente la realtà spagnola”.

I problemi del reddito di cittadinanza

di Roberta Carlini

Il divano c’è sempre, ma la donna è in piedi e un fumetto con una lampadina le accende il pensiero.

Alle spalle, uno scaffale con qualche libro. Anche sul sito del governo lanciato il 4 febbraio per illustrare il reddito di cittadinanza – e su cui dal 6 marzo si potranno presentare le domande – il totem che ha dominato la discussione sulla misura simbolo del Movimento 5 stelle resta il divano. O meglio, la paura che il provvedimento, immaginato come “una misura di politica attiva del lavoro di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale”, finisca per disincentivare il lavoro, inducendo le persone a restare sul divano di casa invece di “attivarsi” e cercare un impiego.

Tuttavia, com’è risultato evidente durante la presentazione del sito e della “card” fatta dal vicepremier Luigi Di Maio, il reddito di cittadinanza non è un reddito ma una carta acquisti delle Poste italiane che vale 18 mesi; e non è di cittadinanza perché per averla servono altre condizioni oltre a essere cittadini italiani. Ossia, bisogna essere poveri e disponibili a lavorare.

L’occasione mancata del Sessantotto

Un Sessantotto di Michele Battini (Università Bocconi Editore, 129 pagine, 15,50 euro) sarà presentato a Bologna lunedì 11 febbraio

di Adriano Sofri

Passato l’anniversario del Sessantotto, gabbatu più o meno lu santu, se ne può riparlare a piede libero, per così dire. Michele Battini ha pubblicato un libro agile, intitolato a “Un Sessantotto”. Il concetto è replicato nel titolo del primo capitolo, “Un Sessantotto, tra i tanti”. Ma non è una storia personale, come nel bel libro di Pierluigi Sullo, sottotitolato appunto Un romanzo nel ’68.

È piuttosto una interpretazione generale del Sessantotto fondata su una scelta particolare di situazioni e documenti, in cui prevalgono l’esperienza studentesca (e operaia) pisana e teorica torinese, e svolta poi in un ampio confronto con la vicenda americana degli anni Sessanta, quella dell’Sds tedesco di Dutschke e Krahl, quella complementare e opposta della lotta per la libertà contro il sedicente socialismo a Praga e a Varsavia – Kuron, Modzelewski, Michnik… La ricerca torinese di Raniero Panzieri e dei Quaderni Rossi aveva anticipato il rapporto fra controllo operaio, democrazia “rivoluzionaria” e democrazia costituzionale in cui Battini riconosce la possibilità più promettente del cosiddetto Sessantotto (perché la sua datazione esorbita da quel solo anno e non a caso la metafora spodestò presto gli eventi) e il limite contro il quale si ruppe la testa.

Contro il nuovo fascismo, l’Europa dei popoli

Fascismo - Foto di Ian M.

di Angelo d’Orsi

Recentemente un noto storico italiano, Alberto De Bernardi, ha pubblicato un pamphlet con ambizioni storiografiche, per dichiarare che non ha senso ormai parlare di antifascismo in quanto il fascismo appartiene a una stagione lontana e irripetibile. E che chi lancia appelli contro il ritorno del fascismo finisce per intorbidare le acque, impedendo una libera dialettica democratica.

Si tratta di una tesi non nuova, già autorevolmente sostenuta da Renzo De Felice, massimo studioso del fascismo, e biografo (innamorato) di Mussolini e che periodicamente viene riproposta. Chi la pensa così, dimentica che il fascismo è sì un fenomeno storico, nato come movimento dei Fasci di combattimento in Italia nel 1919, ma è presto divenuto un modello politico, a cui si sono rifatti molti emulatori, individuali e collettivi. E dimentica anche che la forza del fascismo consiste nella sua capacità di cambiare sembiante adattandosi alle situazioni storiche, ai climi culturali: ma la sua sostanza non muta. E in che cosa consiste tale sostanza?

Innanzi tutto nella concezione antiegualitaria che investe gli individui e i popoli: ossia è “naturale” che sussistano differenze tra gli uni e gli altri, differenze che postulano gerarchie, considerate immutabili e necessarie. Nel sistema mentale fascista l’antiegualitarismo è il rifiuto di ogni politica e ogni ideologia che vadano nel senso della riduzione o della eliminazione delle disuguaglianze: giuridiche politiche economiche culturali.

La Costituzione è ancora un bene comune o no?

di Alfiero Grandi

Il referendum che ha bocciato le modifiche della Costituzione targate Renzi è del 4 dicembre 2016, eppure sono in arrivo nuove proposte di modifica. È un virus che colpisce chi entra a palazzo Chigi? L’Italia è in recessione, il governo dovrebbe dedicarsi a questo grave problema, invece pensa a modificare la Costituzione. Presentare le modifiche separatamente, o come attuative, non riesce a nascondere la logica che le lega, puntando a modificare l’assetto istituzionale definito dalla Costituzione, con il rischio di aprire ad altri, più pesanti rivolgimenti.

Referendum propositivo

Potrebbe essere un arricchimento della partecipazione dei cittadini ma la legge proposta, anche se migliorata, non riesce a nascondere il peccato originale: la contrapposizione tra democrazia rappresentativa (il parlamento) e diretta (il referendum). Altro sarebbe costruire una sinergia, ma il nucleo forte è l’opposto.

Riduzione dei parlamentari

La riduzione è motivata solo con la diminuzione dei costi, mentre il punto principale è il ruolo di rappresentanza che il parlamento deve svolgere. Senza dimenticare che la maggioranza gialloverde ha la responsabilità di avere usato decreti e voti di fiducia come i predecessori e per di più di avere costretto deputati e senatori a votare la legge di bilancio senza conoscerla e poterla modificare.