Category Archives: Scuola

Sinistra, serve una battaglia di civiltà per rifondare la scuola

di Anna Angelucci

Partiamo da un dato di realtà: l’attuazione della legge 107, per tutti la “buona scuola”, violentemente imposta al paese da Matteo Renzi e dal Partito Democratico nel 2015, si sta consumando nell’inerzia di una rassegnata e passiva accettazione da parte di insegnanti e studenti [1], contrari soprattutto ai tre aspetti più cogenti del provvedimento – chiamata diretta, bonus premiale e alternanza scuola-lavoro, lesivi di norme e principi costituzionali – ma incapaci di elaborare un’efficace strategia di mobilitazione, opposizione e contrasto.

Al netto di reazioni di protesta a macchia di leopardo – che hanno visto alcune scuole devolvere il bonus ad attività filantropiche o utilizzarlo come parte del fondo d’istituto, oppure rifiutarsi di stilare una lista di requisiti per selezionare i docenti più ‘adatti’ – una reazione politica compatta, forte, necessariamente unitaria e condivisa a livello nazionale, alla legge che sta distruggendo il sistema scolastico italiano indubbiamente non c’è.

Cronache dalle province: giù le mani dalla scuola Rodari di Poggetto

di Sergio Caserta

Quando si parla di scuola pubblica, ed i nostri governanti hanno voluto togliere la qualificazione pubblica dalla denominazione del ministero dell’istruzione e dalle leggi, perché hanno il “tarlo” dell’equiparazione con la scuola privata, non solo svalutano un bene che è il primo elemento di distinzione di un paese civile ma con questo atteggiamento, mettono in pericolo fondamentali conquiste democratiche, culturali e civili che sono alla base di un’istruzione qualificata, gratuita ed accessibile a tutti.

Non è un caso che l’ondata privatista e regressiva che dagli anni 80 attraversa l’intero occidente, nel nostro paese abbia contaminato più di una coscienza e minato convinzioni consolidate sulla funzione dell’educazione pubblica.

Esemplificativo in tal senso, è il caso della scuola primaria Gianni Rodari di Poggetto, frazione del comune di San Pietro in Casale, nella campagna bolognese, ai confini con la provincia di Ferrara, in quelle zone dove il verde predomina ancora e nonostante le trasformazioni del tempo, quando vai nella piazza del paese respiri ancora l’atmosfera della terra d’Emilia profonda di belle tradizioni e di ricca umanità.

La scuola primaria comunale in questione è un vero e proprio “fiore all’occhiello” non solo del paese ma di tutto il territorio ex provinciale, ora metropolitano (è la stessa cosa).

Istruzione, Italia maglia nera d’Europa

di Giacomo Pellini

La grande crisi esplosa tra il 2007 e il 2008 sarebbe una vera e propria “stagnazione secolare”. A sostenerlo è il Rapporto sullo stato sociale 2017, curato dalla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma. La formula, coniata per la prima volta nel 1938 dal celebre economista Alvin Hansen per descrivere gli effetti della “grande depressione” degli anni ’30, sarebbe ora più che mai attuale.

Secondo i curatori del rapporto, l’attuale recessione presenterebbe molte analogie con quella che scaturì in seguito al crac di Wall Street del 1929: l’alto tasso di risparmio, i bassi investimenti e il conseguente declino dei tassi di interesse. Tutte condizioni che spingono in basso la domanda, “deprimendola a livelli incompatibili con la crescita”, e vanificano l’effetto di politiche monetarie espansive. Come rilanciare quindi le nostre economie? Il Documento è chiaro: solo con l’ampliamento delle politiche pubbliche, il rilancio del welfare e il potenziamento degli investimenti pubblici possiamo tornare a crescere e tirare un sospiro di sollievo.

Università, pronta la superformula magica per valutare i dipartimenti migliori

Cultura

di Marco Bella

Alla fine dello scorso anno, il Parlamento ha approvato un finanziamento addizionale per i cosiddetti “dipartimenti universitari d’eccellenza”, i presunti “180 migliori dipartimenti universitari italiani”, scelti da una lista di 350 determinata in modo automatico. Il mondo universitario si è chiesto come sarebbe avvenuta questa prima selezione. Ecco la risposta: secondo questa “semplice formuletta”, pubblicata venerdì sul sito del Ministero dell’Istruzione.

Il provvedimento porta la firma della ministra Valeria Fedeli. Risponderà personalmente durante una conferenza stampa a delle semplici domandine tecniche riguardo alla “madre di tutti gli algoritmi”? Qualcuno potrà osservare che “il parlamento ha votato e serviva una formula”. In realtà, il dubbio che questa assemblea parlamentare abbia gli strumenti culturali per approvare esclusivamente provvedimenti legislativi applicabili è più che legittimo.

Quattro anni fa, tra le critiche di tutta la comunità scientifica, le due Camere hanno destinato 3 milioni di euro per la sperimentazione del cosiddetto “metodo Stamina”, l’ideona di professore di lettere ora ospite delle patrie galere con l’accusa di aver continuato a proporre questa roba a pazienti disperati. Quello che gli scienziati allora tentarono invano di spiegare è che non si può “sperimentare” iniettando intrugli non definiti ai bambini malati e sbattere i genitori in televisione per dimostrare chissà quale ipotetico miglioramento.

Buona Scuola, ultimi decreti approvati: “È mancato il coraggio di cambiare davvero”

di Alex Corlazzoli

Come cambierà la scuola nei prossimi anni dopo l’approvazione della “Buona Scuola” bis? Anzi. La domanda da farsi è questa: cambierà la vita scolastica dei nostri ragazzi con l’approvazione, l’8 aprile, degli otto decreti attuativi? Poco. Cambierà quella degli insegnanti? Un po’ di più.

Partiamo da un’osservazione. La verità è che questi decreti sono serviti a poco. L’ex premier Matteo Renzi e l’ex ministro dell’Istruzione Stefania Giannini non avevano compreso le reali urgenze della scuola italiana. Così, la ministra del governo Gentiloni, Valeria Fedeli, ha provato semplicemente a mettere un cerotto a una ferita che meriterebbe un intervento chirurgico.

Basta pensare alla questione della scuola media che resta l’anello più debole del sistema d’istruzione italiano: resterà tale e quale e continuerà a fare “morti”, ad aumentare gli abbandoni scolastici. O ancora la questione 0-6: il vero nodo è quello di rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia come accade in molti Paesi europei. E ancora il tema genitori: una riforma degli organi collegiali è urgente per rendere effettiva e reale la partecipazione di mamme e papà alla vita della scuola. Per ora resterà tutto nei cassetti. Tuttavia, va dato atto che qualche cambiamento è avvenuto. Vediamo quindi, luci e ombre di queste decreti. Partiamo dalle luci.

L’Ocse promuove la scuola italiana: ditelo a quelli che vogliono riformarla

di Marina Boscaino

L’Ocse, comparando i dati tra competenze linguistiche e matematiche dei quindicenni scolarizzati di diversi paesi, ci rivela che la scuola italiana è ancora uno strumento di rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, come recita l’art. 3 della Carta [qui il documento dell’Ocse].

Qualcuno ha voluto definirla una sorpresa. Per la maggior parte di coloro che militano nel movimento della scuola – pubblica, laica, democratica, inclusiva – non si è trattato di una sorpresa, ma – semmai – della conferma di quanto andiamo affermando da anni, da lunghi anni, a dispetto di tutti; e – soprattutto – del Pensiero Unico main stream, al quale i governi degli ultimi decenni hanno voluto (sotto dettatura dell’Unione Europea) ridurre la nostra scuola. È la conferma che le motivazioni e le istanze della nostra resistenza e della nostra vigilanza sono corrette e concorrono a salvaguardare la funzione e il ruolo di quella che continua a configurarsi come uno degli ultimi presidi di democrazia e di tutela dell’interesse generale.

Sulla scuola, la musica non cambia

di Marina Boscaino

Si ha davvero l’impressione che la faccia da persona perbene e i modi pacati e urbani di Paolo Gentiloni abbiano prodotto una straordinaria e curiosa opera di revisionismo e di rimozione collettivi. Come se nel governo che questo presidente del consiglio – che si comporta come tale e che è stato messo forse lì per far dimenticare la sguaiataggine di certe uscite, l’arroganza dei toni e dei modi, il giovanilismo urlato e l’inopportuna guasconeria di Matteo Renzi – non fossero presenti personaggi come Marianna Madia, Maria Elena Boschi, Giuliano Poletti, Luca Lotti.

Li abbiamo davvero dimenticati? L’ignoranza, l’arroganza, l’imperizia di questi oscuri personaggi emersi dal nulla, imposti da Renzi al Parlamento e all’opinione pubblica e ancora tenacemente presenti a gestire le sorti di questo Paese, sono davvero entrate nell’oblio?

Non sono scomparsi, anche se una previdente regìa li ha silenziati, impedendone saggiamente la presenza inflazionata, in passato quasi sempre foriera di imbarazzo o di polemiche. Ma sono sempre lì, sono gli stessi che erano quando a capo del governo c’era esplicitamente Renzi. Sono sempre lì, nonostante il 4 dicembre sia stata emessa sulle loro capacità e sulla loro credibilità politica una sentenza inequivocabile. Sembriamo esserci dimenticati dei danni che questi signori hanno prodotto alle nostre esistenze individuali e alla vita collettiva, come del fatto che gli elettori hanno bocciato senza appello e in massa la politica di questi personaggi.

Buona scuola, va avanti la legge più odiosa. In perfetto Renzi’s style

Matteo Renzi e la buona scuola

di Marina Boscaino

La definitiva smentita di tutti coloro che avevano creduto che la nomina di Valeria Fedeli a ministro dell’Istruzione in sostituzione di Stefania Giannini avrebbe prodotto un cambiamento di rotta sulle politiche scolastiche è arrivata puntualmente sabato 14 gennaio, quando il Consiglio dei ministri ha approvato 8 delle 9 deleghe previste dalla legge 107/15 (la cosiddetta Buona Scuola) su altrettante materie fondamentali per il sistema scolastico di istruzione: esame di Stato, istruzione professionale, valutazione, diritto allo studio, per dirne solo alcune.

Tra tutti spiccano i provvedimenti relativi all’inclusione scolastica e al percorso 0-6, sui quali da lungo tempo una parte consistente della scuola aveva espresso fortissime perplessità e resistenze e di cui occorrerà parlare diffusamente per illustrarne la pericolosità. Ma, non pago dell’autoritarismo con il quale fu approvata la legge più odiosa (quanto a normativa scolastica) della storia della Repubblica, il governo Gentiloni si è pervicacemente allineato con quell’atteggiamento che – ricordiamolo – è stato uno dei motivi del mai discusso ed analizzato pubblicamente flop referendario del 4 dicembre.

Alcune rapide questioni solo apparentemente periferiche: non è vero fino in fondo che la nomina di Fedeli sia stata un evento in perfetta continuità. La sua provenienza sindacale (Cgil, tessili) ha consentito nei primissimi giorni del suo mandato di riallacciare un dialogo con le parti sociali, che ha fatto registrare modifiche per quanto riguarda il contratto di mobilità.

Bocciata la riforma della “buona scuola”, promossi insegnanti e prof universitari

La buona scuola che non vogliamo

di IlLibraio.it

La riforma della “buona scuola” voluta dal governo Renzi non passa l’esame. Promossi, invece, gli insegnanti italiani. Il riferimento, come racconta il sito di Repubblica, è ai risultati dell’indagine di Demos-Coop; per gli italiani coinvolti nel sondaggio il limite più grosso della scuola nostrana riguarderebbe la mancanza di fondi e risorse (per il 31% degli intervistati) e, di conseguenza, la poca attenzione riservata al rinnovamento e alla messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Secondo l’81% dei partecipanti al sondaggio la sicurezza degli edifici è la questione cui il governo dovrebbe dare la massima priorità.

Gli intervistati, dunque, non sembrano scontenti della scuola come istituzione (gli insegnanti, il loro livello di preparazione). L’esiguità dei fondi destinati alla scuola pubblica è anche la possibile causa di un altro dato che emerge dal sondaggio: se nel 2007 erano 10 i punti che distaccavano coloro che si ritenevano soddisfatti per l’andamento delle scuole pubbliche (43%) e coloro che lo erano delle scuole private (33%), a oggi tale divario si è notevolmente ridotto: sono solo 4 i punti che distaccano la soddisfazione per le pubbliche e per le private, dove la scuola pubblica continua a essere preferita maggiormente al Nord (dove dispone di più fondi) e meno al Sud (dove resta maggiormente abbandonata a se stessa).

(In)differenza ovvero un anno scolastico “senza libri” e senza rimborsi

La scuola statale è un patrimonio nazionale da difendere

di Dimitris Argiropoulos

“Ogni volta che si disegna un nuovo ordine, vi è sempre un difetto importante: qualcuno non riesce a trovare posto nel disegno e perciò diventa, secondo il nuovo modello, superfluo”.
Zyngmunt Buaman

Le scuole sono aperte da alcuni giorni e chi fa parte del suo organico, da docente stabile o precario, registra con responsabilità e con preoccupazione la prima difficoltà relativa agli alunni provenienti dalle famiglie più vulnerabili. Le scuole della periferia, della povertà economica e relazionale, le famiglie migranti e dei profughi si trovano davanti l’ im-possibilità di ottenere i libri scolastici per i loro figli e figlie che frequentano la scuola quest’anno.

Il disegno delle opportunità prevede – e cito direttamente dal sito del municipio di Bologna . il “contributo per l’acquisto dei libri per gli allievi delle scuole secondarie di primo e secondo grado“. Anche per l’anno scolastico 2016/2017 sarà possibile presentare domanda per ottenere un contributo per l’acquisto dei libri richiesti dalla scuola.

Cambiano però le modalità di invio della domanda, che potrà essere presentata esclusivamente on-line utilizzando l’applicativo predisposto da ER.GO e reso disponibile all’indirizzo internet https://scuola.er-go.it.