Le politiche europee per l’istruzione stanno distruggendo la scuola italiana

di Anna Angelucci Una sinistra degna di questo nome, tra le tante cose, dovrà, dopo il voto di maggio, riflettere criticamente sulle politiche europee dell’istruzione. Adottate negli ultimi vent’anni tra gli ambiti di competenza dell’Unione europea, e tradotte attraverso leggi e riforme all’interno del nostro sistema di istruzione nazionale, esse configurano uno stravolgimento epocale dei […]

All’Aquila ragazze e ragazzi chiedono di tornare nelle loro scuole

di Mattia Fonzi Nel 2009 non frequentavano neanche la materna, oggi sono in terza media. In tutti questi anni, dieci dal terremoto che colpì L’Aquila e il suo comprensorio il 6 aprile 2009, la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi aquilani non ha mai studiato in scuole in muratura. Nel capoluogo abruzzese la ricostruzione […]

Le ragioni del no alla balcanizzazione della scuola

di Carlo Scognamiglio Sono molte le obiezioni possibili all’intenzione di determinare un’autonomia differenziata in materia d’istruzione, più chiaramente detta “regionalizzazione” del sistema scolastico. Paradossalmente, il più intuitivo e logico richiamo allo spirito costituzionale della scuola repubblicana risulta oggi poco persuasivo, perché in fondo all’idea di una dimensione comunitaria della vita pubblica, così come emerse – […]

Bozza Patto per la Salute 2019-2021: largo alle assicurazioni private

di Gianluigi Trianni Lo scorso 22 marzo Quotidiano Sanità ha meritoriamente pubblicato per i suoi lettori, tra i quali chi scrive, una bozza del Patto per la Salute 2019-2021. L’art. 5 nella bozza pubblicata si intitola “Ruolo complementare dei Fondi Integrativi al Servizio Sanitario Nazionale”. Il titolo riassume l’essenza delle previsioni dell’art. 5: non “un”, […]

Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione. L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio.

Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell’autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime.
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Problemi della sanità a Modena: solo alcuni e non certo i posti letto per acuti

di Gianluigi Trianni, Modena Volta Pagina, Altra Emilia Romagna, Forum diritto alla Salute

Deviante e pericolosa la proposta del civismo di centrodestra a Modena (Laboratorio Modena ora) di aumentare i posti letto di Baggiovara e Policlinico. La riduzione dei posti letto per acuti non è il problema della sanità modenese.

Il problema della sanità modenese è la carenza di personale per utilizzare al meglio i posti letto e le dotazioni sanitarie di diagnosi e cura che ci sono ed assicurare la continuità dell’assistenza ospedale territorio (= équipe ospedaliero-universitarie in grado di fare attività specialistiche integrate di assistenza didattica e ricerca anche sul territorio, nei quartieri di Modena, con i dipartimenti di cure primarie e non ed il sociosanitario).

Il problema della sanità modenese sono le liste di attesa o le peregrinazioni dei cittadini per la provincia e l’insufficienza delle attività di prevenzione delle inappropriatezze prescrittive per carenze di personale e conseguente inadeguato utilizzo delle risorse strumentali a disposizione.

Il problema della sanità modenese sono gli onerosi appalti con i quali sono stati privatizzati i servizi di supporto all’assistenza sanitaria (mense, lavanderia, pulizie) e che vanno re-internalizzati.
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Sanità integrativa: il mercato regolato non è la soluzione

Sanità e tagli

di Gianluigi Trianni (Forum Diritto alla Salute), Aldo Gazzetti (Campagna “Dico 32”), Antonio Muscolino (Medicina Democratica) e Mauro Valiani (Forum Diritto alla Salute)

Alcuni giorni fa è stato pubblicato e diffuso tramite la stampa specializzata il Report n. 1/2019 Gimbe “La Sanità integrativa”. Il 22.01.2019 è stato illustrato nella audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui fondi integrativi alla Commissione Commissione Affari sociali della Camera.

Il rapporto consta di una rielaborazione organica e convincente delle considerazioni di svariati studi ed articoli sul tema ma la fase propositiva appare contraddittoria con le premesse e/o non convincenti. Non vi è dubbio, infatti, che una ormai solida (e citata dal report) letteratura porti dati a conforto della tesi che “nel contesto di un imponente definanziamento del SSN l’intermediazione finanziaria e assicurativa si è abilmente insinuata tra le crepe di una normativa frammentata e incompleta e cavalcando l’onda del welfare aziendale, genera profitti utilizzando anche il denaro pubblico sotto forma di detrazioni fiscali per fornire, tramite i fondi sanitari integrativi, prestazioni prevalentemente sostitutive che alimentano il consumismo sanitario e rischiano di danneggiare la salute delle persone.” [1]
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Definanziamento e “regionalismo differenziato”: brutto inizio 2019 per la sanità pubblica

di Gianluigi Trianni, medico sanità pubblica, Forum Diritto alla Salute – Campagna “Dico 32”

La finanziaria 2019 del governo e della maggioranza M5S e Lega prevede per la sanità solo 114 miliardi di euro e rotti, solo un miliardo in più rispetto al 2018, 113 miliardi e rotti. E non è neanche un aumento reale, ma una riduzione effettiva, un definanziamento dello 0,1%, poiché l’inflazione 2019 è prevista dal governo stesso all’1% mentre l’incremento reale del fondo sanitario nazionale è dello 0.9%.

Lo aveva già previsto la finanziaria 2018 del governo Gentiloni e della maggioranza di centro sinistra del PD (quella che governa molte regioni, che facevano finta di lamentarsi prima e fanno finta di opporsi oggi): siamo in piena continuità. Il resto, tolta l’edilizia sanitaria per la quale si prevede un incremento di 4 miliardi, ma con il “limite annualmente definito in base alle effettive disponibilità di bilancio” (sic!) cioè solo se i soldi ci sono, per la sanità sono briciole di milioni buoni a fare propaganda (liste di attesa, farmaci, assunzioni di personale e via dicendo) ma insufficienti a tutto su scala nazionale.

Ma un’altra iniziativa mette a rischio il servizio sanitario pubblico: il prossimo 15 febbraio il presidente del Consiglio G. Conte illustrerà la proposta del governo ai presidenti delle Regioni che hanno chiesto maggiore autonomia legislativa ex art. 116 della Costituzione sulla sanità oltreché su numerosi altri ambiti dal lavoro, all’ambiente, dalla formazione professionale, alla scuola, all’università, alla ricerca. In caso di raggiungimento di un’intesa, quest’ultima diventerà un disegno di legge che, secondo il dettato costituzionale, per passare dovrà ottenere la maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato.
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Legge di bilancio 2019, agevolazioni fiscali per la spesa privata sostitutiva dei Lea: destinate le risorse al servizio sanitario nazionale

Il Fondo Sanitario Nazionale previsto dalla proposta di legge di bilancio 2019 del governo attualmente al vaglio del Parlamento è di 114,4 miliardi. Tale stanziamento rispetto al 2018 è maggiore di un miliardo e costituisce un incremento nominale dello 0,9% ma in realtà, a fronte di un’inflazione programmata all’1,2% rappresenta l’ennesima riduzione del finanziamento, in continuità coi precedenti governi Renzi e Gentiloni, e un’ulteriore spinta alla privatizzazione, sofferta dai lavoratori, dai ceti meno abbienti e dai ceti medi.

Il servizio sanitario pubblico necessita immediatamente di essere rifinanziato. Le norme in vigore prevedono, al contrario, agevolazioni fiscali per le prestazioni acquistate dal privato, in forma diretta o intermediata da assicurazioni e fondi sanitari contrattuali e non. È necessario e possibile invertire da subito questo paradigma. Le prestazioni sanitarie che si possono acquistare privatamente sono di due tipi:

  • quelle previste nei Livelli Essenziali di Assistenza garantite dal Servizio Sanitario Nazionale con o senza ticket
  • quelle non previste nei Livelli Essenziali di Assistenza che il Servizio Sanitario Nazionale non è tenuto a garantire

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Eliminazione dei super ticket: misura insufficiente e non prioritaria

di Gianluigi Trianni

Lo scorso 10 dicembre è stato presentato alla stampa il bilancio di previsione 2019-2021 della Regione Emilia-Romagna. Relativamente alla sanità vi si attesta che nel 2019 il fondo sanitario regionale sarà di 8 miliardi 377 milioni, cioè di soli 212 milioni superiore agli 8 miliardi 165 milioni del 2018, pari ad un 2,6%, insufficiente per completare la attuazione dei nuovi LEA, onorare gli obblighi contrattuali con i dipendenti ed incrementare gli organici. Anche a Modena e Provincia.

Nel Bilancio preventivo della regione sono inserite misure per eliminare i superticket per i redditi inferiori a € 100.000 l’anno. “Complessivamente, una manovra che fa risparmiare agli emiliano-romagnoli 34 milioni di euro – 23 dall’abolizione del superticket e 11 da quella del ticket sulle prime visite specialistiche per famiglie numerose – e coperta interamente da risorse regionali”. Stiamo parlando dell’0,4% del fondo sanitario regionale 2019, praticamente a scala regionale quasi nulla, e non sappiamo come saranno sostituite le mancate entrate dai superticket eliminati.

Sulla stampa locale, però, sono stati presentati gli impatti di tale misura sugli assisti nella provincia di Modena. In tale occasione Bonacini ha annunciato in maniera enfatica: “Niente più superticket in Emilia-Romagna, a partire dal primo gennaio 2019, per i nuclei familiari con redditi fino a 100mila euro”. In provincia di Modena 203.300 persone. “E addio anche al ticket base da 23 euro sulle prime visite specialistiche per le famiglie con almeno due figli a carico”.
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