Category Archives: Sociale

Salute, chi non parte (dal Sud) è perduto

di Monica Mariotti

C’è una migrazione silenziosa – che non è considerata strumento di consenso politico e raramente desta l’interesse dei mezzi di informazione di massa – che ogni anno attraversa la nostra penisola. È il flusso di cittadini costretti a spostarsi dal proprio luogo di residenza per ricevere cure adeguate. La gravità del fenomeno, però, ormai è tale da non poter più essere ignorata. Gli ultimi dati disponibili relativi al 2016 parlano infatti di poco meno di un milione di “migranti della salute”, per una spesa di circa 4,6 miliardi di euro.

Per comprendere ragioni, direzione e percorsi di questo esodo, si può distinguere su base regionale tra mobilità passiva e mobilità attiva. La prima definizione fa riferimento alla percentuale di pazienti che escono dalla propria area di residenza per curarsi in un’altra regione, mentre la seconda alla capacità di un sistema sanitario di attrarre cittadini da altri territori regionali. Se si analizzano le differenze regionali tra ricoveri “in entrata” e “in uscita”, si nota che il saldo è positivo solo per otto regioni e negativo per tutte le altre.

Le prime tre posizioni sono occupate da Emilia-Romagna, con un saldo pari + 9%, Toscana (+ 7,5%) e Lombardia (+7,2%), mentre le ultime tre da Calabria con una differenza del -20%, Basilicata (-6,8%) e Abruzzo (-6,4%). Lo spostamento tra territori regionali limitrofi (o mobilità di confine), però, deve essere valutato diversamente rispetto alla mobilità di lungo raggio, cioè il vero e proprio viaggio della speranza di coloro i quali percorrono tutta la penisola per curarsi.

Marco Bussetti, il neo ministro dell’istruzione

di Silvia R. Lolli

Sono molte le facce nuove del governo giallo-verde finalmente insediato e con piena fiducia; tra esse c’è il nuovo ministro dell’Istruzione, prof. Bussetti Marco. Un nome politicamente in quota Lega, ma una reale competenza per il ruolo assegnato, visto che ha lavorato per anni negli uffici ministeriali periferici ed insegnato legislazione all’Università Cattolica di Milano; la sua carriera ha inizio dall’insegnamento dell’educazione fisica; è stato, forse per pochi anni visto i suoi tanti incarichi organizzativi e più amministrativi, insegnante, poi dirigente scolastico.

La sua formazione di base è dunque quella di diplomato Isef, poi di laureato in scienze motorie. Un profilo di competenza per un ministero per il quale alla Camera per esempio sono state spese poche parole; del resto è un incarico che, nonostante l’importanza che dovrebbe rivestire in un paese democratico, è stato finora adombrato dagli altri ministeri.

La nostra speranza è di vedere rifiorire l’impegno per ricostituire una scuola in linea con i dettami costituzionali, richiamati spesso dal presidente del consiglio dei Ministri, Conte. Ma cosa ci attendiamo più nel dettaglio dal ministro che dovrebbe conoscere la situazione in cui riversa la scuola statale? Innanzitutto che non faccia l’ennesima riforma dall’alto degli scranni governativi, anche se ci auguriamo, forse troppo utopisticamente, che faciliti quella riforma dal basso per cui si stanno raccogliendo per l’ennesima volta le firme sulla proposta di legge popolare della scuola partendo appunto dalla Costituzione.

Ministro Bussetti, cinque consigli per cambiare la scuola. Da un’insegnante

di Aurora Di Benedetto

Egregio signor ministro Marco Bussetti, da giovane docente della scuola primaria le auguro buon lavoro e mi permetto di segnalarle qualcosa che secondo me non dovrebbe essere cambiato ma difeso e attuato e qualche cambiamento che riterrei opportuno introdurre. Quello che non cambierei sono le Indicazioni nazionali per il curricolo.

Esse portano avanti un’idea di scuola moderna ispirata alle migliori e sperimentate teorie pedagogiche. Una scuola che deve porre al centro al centro il bambino rendendolo protagonista del suo apprendimento attraverso esperienze significative e la riflessione su quelle esperienze. Insomma, per farla breve, esse configurano la scuola come a mio avviso dovrebbe essere e ancora non è. Ora mi accingo ad elencarle delle piccole modifiche nella struttura organizzativa della scuola.

Perché l’Amaca di Serra sulla scuola non è stata capita

di Tomaso Montanari

Michele Serra si è molto stupito dell’incomprensione della sua Amaca sulle aggressioni ai professori: «I tempi devono essersi ribaltati – ha scritto nel pezzo in cui replica alle critiche – davvero ribaltati, se invece in molti hanno scelto di rivolgermi esattamente l’imputazione opposta, accusandomi di “classismo” e di “puzza sotto il naso”, nel solco del molto logoro, molto falsificante ma sempre trionfante cliché “quelli dell’establishment contro quelli del popolo”».

Ma davvero è così? Cioè davvero la colpa è dei ‘tempi cambiati’ e del sommo male dei nostri tempi, l’esecrato ‘populismo’? Mi ha molto colpito che una giornalista pacata e intelligente come Annalisa Cuzzocrea abbia difeso Serra usando su twitter l’hashtag #tuttiprevenuti. E ho provato a risponderle scrivendole: «Tutti prevenuti, cara Annalisa? O bisognerebbe chiedersi perché molti abbiano reagito così? Non peserà il contesto delle altre posizioni di Serra? E non solo sue (penso agli articoli di Merlo)? E non credi che un giornale debba chiederselo invece di rispondere ‘non ci capite’?»

Invalsi, quando un test di logica è senza logica

di Manlio Lilli

Dal 4 aprile sono partite le prove Invalsi, le prime su pc. Le prime che non saranno svolte nel corso dell’esame di terza media. Fino al 21 aprile le scuole potranno organizzare le prove per i 574.600 ragazzi coinvolti.

Le criticità sono ancora molte, nonostante le rassicurazioni del Ministero. Dubbi e perplessità – le medesime degli scorsi anni – con delle novità poco rassicuranti. Le hanno chiamate “computer based”, ovvero sul pc. Eppure dal censimento delle strutture informatiche effettuato da Invalsi “le postazioni effettive nelle scuole risultano 216mila, il che significa che è a disposizione un computer ogni 2,5 studenti circa”. Insomma non il massimo. Senza considerare che frequentemente i pc in dotazione sono evidentemente obsoleti.

C’è poi il problema connessione Internet. In molti casi la connettività non è adeguata, perché troppo lenta “e quindi esposta a problemi continui che rischierebbero, come avvenuto nelle simulazioni, di bloccare i test online”.

Ancora, poco risalto è stato dato al fatto che nei 15 giorni nei quali saranno somministrate le prove, la didattica non potrà che subire dei rallentamenti. La questione, nota a molti insegnanti, sembra non aver preoccupato più di tanto il Miur.

Protestano contro l’alternanza scuola-lavoro: il Fai chiede il 7 in condotta

di Adriana Pollice

Una nota disciplinare e il sette in condotta a fine anno per essersi rifiutati di lavorare gratis due giorni fa, domenica delle palme. È quanto è stato minacciato agli studenti del liceo napoletano Vittorio Emanuele. Avrebbero dovuto illustrare ai turisti le meraviglie del Museo di mineralogia dell’università Federico II durante una delle due giornate gestite dal Fai, Fondo ambientale italiano e nelle sue giornate di primavera in cui apre centinaia di luoghi normalmente chiusi al pubblico.

Il badge che avrebbero dovuto indossare li qualificava come «volontari». «Più di un mese fa – raccontano gli studenti – avevamo spiegato che in quella settimana saremmo stati fuori per il viaggio di studio. Siamo tornati sabato, molti abitano lontano, volevamo passare la domenica in famiglia. Invece ci hanno obbligato ad andare».

Obbligati perché l’iniziativa è stata inserita nelle 200 ore di alternanza Scuola – lavoro, ore non retribuite né rimborsate. Così i ragazzi si sono presentati per svolgere il compito ma con un badge più accurato, di loro creazione: «Alternanza Scuola – sfruttamento. Questo non è formativo». I turisti hanno chiesto della singolare protesta e hanno anche apprezzato.

I 50 anni della “scuola statale dell’infanzia”

Scuola materna, anno scolastico 1957

di Antonia Sani, associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica

Il 18 marzo 1968 vedeva la luce la legge istitutiva della Scuola dell’Infanzia Statale. Un percorso accidentato, per le inevitabili contrapposizioni con le scuole d’infanzia comunali, fiore all’occhiello (grazie alle scuole dell’Emilia-Romagna) dell’Italia di quegli anni. L’iter parlamentare fu lungo e tormentato. Coprì l’arco di due legislature (1958-63; 1963-68) e provocò ben due crisi di governo. Presidente della Repubblica era Giuseppe Saragat, presidente del Consiglio Aldo Moro. Coalizione di governo: Dc, Psi, Pdsi, Pri.

Le ragioni del contrasto erano di carattere ideologico: le forze più legate al mondo cattolico temevano la perdita della centralità della famiglia in un’ impostazione fondata sul riconoscimento “scolasticistico” delle esigenze della seconda infanzia, sostenuta dai partiti laici e dal PCI. A sua volta il PCI era un forte sostenitore delle esperienze positive realizzate nei Comuni guidati da “giunte rosse”.

Il testo della legge porta evidenti i segni di quel contrasto: si è voluto lasciare in piedi l’impianto delle scuole comunali e la non istituzione di sezioni di scuole statali laddove scuole private potessero rispondere al fabbisogno del territorio.

Paura e povertà: l’Italia del dopo-voto

Povertà estrema

di Mario Pianta

La mappa dell’Italia che ha votato ritrae soprattutto due fenomeni: paura e povertà. Il centro-nord (Lazio compreso) si è affidato a un nuovo Centrodestra a egemonia leghista: nel nord della Lombardia e del Veneto è oltre il 50%, con la Lega che arriva a punte tra il 33 e il 38% nelle sue zone di insediamento tradizionale; nel Piemonte lontano da Torino il Centrodestra è vicino al 50%, con la Lega meno forte; nel resto del Nord è quasi ovunque oltre il 40%; in Emilia, Toscana e Umbria la percentuale è oltre il 35%; nel Lazio che esclude Roma è al 40%.

Il centro-sud (Marche comprese) vede dilagare i Cinque stelle: sfiorano il 50% in Sicilia e nel nord della Campania, sono oltre il 40% in Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Sardegna. Più articolata è solo la fotografia dei collegi uninominali delle grandi città. Il Centrodestra ha vittorie in collegi a Torino, Milano, Venezia, Palermo. I Cinque stelle conquistano alcuni collegi a Torino, Genova, Palermo, Roma e hanno Napoli. Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma lasciano qualche circoscrizione al Pd.

Il 37-38% (rispettivamente alla Camera e al Senato) ottenuto dal Centrodestra viene dal successo della Lega, passata dal 4% delle elezioni politiche del 2013, al 6% delle elezioni europee del 2014, al 18% di oggi, mentre Forza Italia scende dal 22% del 2013 al 17% del 2014 e al 14% attuale. Il 32-33% (rispettivamente al Senato e alla Camera, con un elettorato più giovane) dei Cinque stelle va misurato con il 26% delle politiche del 2013 e con il 21% delle europee del 2014. La partecipazione al voto è stata analoga a cinque anni fa, intorno al 75%, mentre alle europee era scesa molto, al 57%.

Così stanno uccidendo la sanità pubblica

di Gloria Riva

Quella mattina del 24 agosto Giuseppe Teori, ortopedico all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, se la ricorda benissimo, anche se ha perso il conto dei volti scioccati che gli sono passati davanti. Su 240 barelle allineate c’erano i corpi martoriati degli abitanti di Amatrice. Lesioni, ferite di ogni tipo, fratture da schiacciamento. Nella notte, mentre dormivano, la terra aveva tremato e le case erano crollate su di loro. «È stato un miracolo», racconta l’ortopedico.

Già, ma il miracolo l’hanno fatto soprattutto i 400 giovani medici accorsi da tutte le province del Lazio per salvare vite umane: «Molti di loro li conosco, è gente che da 16 anni tira avanti con un contratto a termine, sono giovani che prendono 100 euro per una guardia medica notturna o si accontentano di 20 euro e una pizza per fare il medico alla partita di pallone». E un altro miracolo, quel giorno, l’hanno fatto i macchinari dell’ospedale che una volta tanto non si sono inceppati, nonostante vent’anni di carriera e rattoppi continui, che spesso obbligano il dottore a ripetere più volte gli esami.

Quella dell’estate 2016 è stata una situazione straordinaria, estrema, in cui il Sistema sanitario nazionale ha dimostrato di essere all’altezza di una catastrofe. Ma poi ci sono poi i miracoli ordinari, nelle corsie d’Italia. Quelli che si fanno tutti i giorni da dieci anni, da quando è cominciato il mantra dei tagli: meno 70 mila posti letto, meno diecimila professionisti, meno 175 ospedali. Giovani medici precari, macchinari nell’83 per cento dei casi obsoleti. E vecchi primari: il 52 per cento dei camici bianchi ha più di 55 anni, record europeo.

Elezioni 2018: tutti a promettere tutto, ma la scuola non ha spazio

di Manlio Lilli

“Viene lanciata oggi la petizione dello Snals-Confsal che coinvolge il mondo della scuola, le famiglie e tutti i cittadini al di là di ogni appartenenza partitica o associativa. Con questa petizione lo Snals impegna i partiti a indicare chiaramente nei propri programmi elettorali misure e risorse per la scuola”. Una nota dello Snals Confsal ha ufficializzato un dato di fatto di questa lunga campagna elettorale. Lunga, ma sostanzialmente vuota in tanti ambiti.

Di certo in quello scolastico. Tutti a promettere tutto. Quasi tutto. La scuola non ha spazio. Fra tasse da togliere e aumenti retributivi da aggiungere, perché mai dovrebbe entrarci anche la scuola? A chi veramente interessa parlarne? Perché mai la politica dovrebbe interessarsene e proporre nei suoi programmi la “sua idea” sull’istruzione? Perché mai dovrebbe farlo se l’istruzione obbligatoria è un tema marginale per una buona parte del Paese. Per tanti genitori e per tanti alunni. Per tanti che pur non rientrando né nella schiera degli uni né degli altri, non lo ritengono nei fatti un tema rilevante.

La scuola non è una priorità della cosiddetta agenda politica. È evidente. Non lo è di chi, anche se con modalità differenti, ne fruisce. Figurarsi degli altri. Certo se ne parla, neppure tanto infrequentemente. Nelle occasioni più disparate. C’è l’ennesimo episodio di bullismo? La cronaca restituisce la notizia di una sparatoria tra baby gang? La xenofobia si affaccia in qualche parte del Paese? Emerge da una delle tante periferie italiane qualche storia di emarginazione? Il rimedio è sempre il medesimo.