Category Archives: Qui Matera. Qui Europa

Matera 2019: la “riscoperta” dei sassi è merito di una tenace “minoranza”

di Michele Fumagallo

No, non è buona la melassa “ottimistica” che si respira su Matera, con la complicità del conformismo dei media, e che viene però anche inoculata da classi dirigenti locali che dimenticano la storia. Che dimenticano, ad esempio, che i quartieri antichi dei Sassi sono stati abbandonati e letteralmente lasciati nell’incuria e nel degrado per alcuni decenni. La difesa dei Sassi dall’abbandono totale, fin dall’inizio della storia dell’evacuazione, è stata patrimonio di una minoranza di architetti e urbanisti, cittadini “resistenti” e preveggenti, qualche circolo culturale.

La grande maggioranza delle forze politiche ha sposato l’abbandono totale dei Sassi e l’ha mantenuto per molti anni. La “minoranza” invece voleva -, prima e dopo le affermazioni di Togliatti che auspicava la fine di quella “vergogna nazionale” e le decisioni di De Gasperi che approntò la legge speciale sullo sfollamento dei Sassi -, il risanamento degli antichi quartieri con l’evacuazione di una parte notevole degli abitanti ma non tutti.

Complice il progresso vorticoso del dopoguerra con gli appetiti di nuova edilizia e nuove costruzioni che allora imperversavano ovunque, la spinta della maggioranza delle forze politiche fu decisiva e inarrestabile e i Sassi non furono “curati” ma “morirono”. Si spense letteralmente anche la luce e i quartieri antichi dove un tempo abitavano fino a sedicimila persone, a due passi dal centro cittadino “borghese”, restarono lì al buio a memoria della mancanza di coraggio degli uomini (anche quelli migliori della Prima Repubblica) e della distruzione conformistica del passato. Grazie a dio non furono abbattuti.

Matera 2019: primo, liquidare le “sottoculture” sudiste qui e in tutto il sud

di Michele Fumagallo

Prima di addentrarci nel “caso Matera”, analizzando pezzo per pezzo le sue strutture culturali e l’impatto che quest’anno di “capitale europea della cultura” può avere anche sugli altri impianti del vivere civile (la cultura non è mai separata dal resto) e prima di vedere cosa fanno quelli che per me (questa rubrica è un piccolo diario di un comunista) sono i due soggetti forti del cambiamento egualitario, cioè il mondo del lavoro dipendente e sfruttato e il mondo femminile, proseguiamo il nostro cammino prendendola un po’ alla larga.

Nella precedente puntata abbiamo parlato dell’imprescindibile (nuova) autonomia municipale se si vuole costruire, a Matera e altrove, la “nuova” (e democratica) Europa. Oggi dedichiamo questo spazio al sudismo (con annesso neo borbonismo), la micidiale sottocultura che ha imperversato al Sud negli ultimi decenni e che è la causa culturale “locale” dell’emarginazione meridionale.

Noi non dovremmo più discutere, se non in sede storica, dell’Unità d’Italia. Ma, complice la Lega Nord di tempo fa, oggi tramutata in Lega nazionale ancor più insidiosa perché cerca di far passare dalla finestra ciò che non le è riuscito a far passare dalla porta (una secessione di fatto), la problematica del Meridione è precipitata in un cul di sacco. La risposta alle scelte politiche ed economiche dei governi nazionali, sovente indirizzati da interessi della parte più sviluppata del paese, è stata una riscoperta dei peggiori istinti conservatori delle popolazioni meridionali.

Matera 2019: la sfida è sulla nuova autonomia municipale europea

di Michele Fumagallo

Le autonomie regionali sono un errore. Persino uno sbaglio dei padri costituenti che già allora potevano capire – Manifesto Europeo Spinelli docet – che ci sarebbe stata all’orizzonte una nuova costruzione statale (certo, bisognava essere molto preveggenti). Era sufficiente quindi in Costituzione la triade Stato-Province-Comuni per portare avanti la baracca Italia, come del resto la storia ha poi dimostrato. Il problema è che questo errore, tra l’altro correggibile (ma non da un dilettante e un “imbroglione”, politicamente parlando, come Renzi), si è tramutato nel tempo in un’illusione ottica e un inganno.

L’illusione del decentramento nel centro-sinistra, l’imbroglio di adesso con la spinta leghista a un’autonomia che è solo di fatto secessione. Le Regioni sono nate in ritardo nel 1970 e all’inizio hanno speso il loro tempo per un “rodaggio” abbastanza lungo. Tutto il progresso italiano che abbiamo conosciuto quindi, nel bene e nel male, nei primi tre-quattro decenni post-guerra, è stato messo in atto in regime extra-regionale. Non c’era più bisogno quindi dell’istituzione di un ente che non serviva più alla bisogna.

Matera: un inizio tra musica, bande e istituzioni, ma curiosamente “dimesso” nella diretta Rai

di Michele Fumagallo

Noi non ci soffermiamo troppo né amiamo le cerimonie di nessun tipo. Tuttavia quella inaugurale di “Matera capitale europea della cultura 2919”, trasmessa in Rai1 sabato 19 gennaio (ore 19), è stata davvero poca cosa, non all’altezza di un evento di questo tipo già annunciato da giorni di pubblicità e, tra l’altro, in eurovisione. Si è trattato, alla fine, di uno spettacolo dimesso mentre molti si aspettavano ben altro.

Basti pensare che il tono si è innalzato solo con il discorso finale di un uomo che tutto è tranne intrattenitore televisivo, cioè il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Certo per le strade di Matera si è snodato un corteo di musicisti e quant’altro accompagnato dall’entusiasmo comprensibile dei materani e dei turisti. Ma ciò che è rimasto nel grande pubblico nazionale e oltre è la trasmissione di questo spettacolo “minore”, curioso per un avvenimento preceduto da un forte battage pubblicitario. Ma tant’è.

Qui Matera, qui Europa: un anno di excursus partendo dalla capitale europea della cultura 2019

di Michele Fumagallo

Qui Matera. Qui Europa: è la rubrica che accompagnerà per tutto l’anno, in questo spazio a ritmo settimanale, l’avventura di “Matera capitale europea della cultura 2019”. La rubrica sarà in parte una perlustrazione di questo avvenimento (lo scrittore lucano Gaetano Cappelli si chiedeva però ironicamente: ma che significa poi questa storia di capitale europea della cultura?) ma anche un excursus, magari disordinato, sulla situazione del nostro Sud, ma della nostra Italia, in rapporto all’Europa.

Insomma, è possibile guardare la crisi epocale che viviamo dal piccolo avamposto di una città del sud Italia di circa 60mila abitanti? E’ possibile guardare la crisi europea (e italiana) da Matera? Proviamoci. Con la consapevolezza che una festa è una festa certamente, ma questa è (dovrebbe essere) una festa della cultura non una fiera generica dove c’è tutto e il contrario di tutto.

Soprattutto dovrebbe quindi interrogarsi sulla situazione culturale e delle strutture culturali della città, ma della Basilicata intera visto che questa manifestazione europea è attribuita all’intera regione non alla sola Matera.