Category Archives: Dossier 25 aprile

L’eredità del 25 aprile, valore da custodire

di Alfiero Grandi

Il 25 aprile è una data fondamentale per l’Italia. La Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista ne motivano l’importanza, ma c’è anche qualcosa che arriva ad oggi. È dalla spinta di libertà e di rinnovamento della Liberazione che è iniziata una fase storica che è chiamata da molti 2° risorgimento. Il parallelismo tra epoche diverse può essere discutibile, quasi che la storia avesse una continuità, un fine, ma il raccordo tra unità nazionale e liberazione è in buona parte giustificato. Dopo l’unità d’Italia il carattere dello Stato è rimasto oligarchico e l’evoluzione economica e sociale, come sappiamo, ha creato le premesse di un divario tra Nord e Sud ancora oggi non risolto.

Lo Stato unitario è nato per iniziativa di un’élite, non a caso il voto è stato limitato ad un’area ristretta di cittadini, contribuendo così a mantenere una struttura sociale fortemente gerarchizzata. Gli sconvolgimenti seguiti alla prima e alla seconda guerra mondiale hanno sovvertito le gerarchie dominanti, ma dopo la prima guerra mondiale è arrivato il fascismo.

Dossier 25 aprile 1945-2015: l’antifascismo come fondamento della democrazia

a cura di Michele Fumagallo

So che anche l’Associazione il Manifesto in rete festeggerà i 70 anni della Resistenza e della Liberazione dal fascismo. Perciò mi preme dare il mio contributo a questa data e a questa festa con tre post: il primo, qui sotto, in parte riscrittura di un altro pezzo scritto anni fa su un altro blog; il secondo e il terzo entrambi dedicati a un partigiano del tutto particolare, Giaime Pintor, su cui mi piace soffermarmi con la riproposizione, con un mio piccolo commento, della lettera (un documento per me sempre eccezionale e attualissimo) al fratello Luigi, vero e proprio lascito di un giovane di allora ai giovani di oggi, e un reportage scritto il 15 maggio 2011 per il quotidiano Il Manifesto dal Molise dove Giame cadde il 1 dicembre del 1943.

Resistenza: 70 anni fa la conclusione di una lotta gloriosa

Senza l’Antifascismo nulla è possibile. È uno spartiacque, un principio, cioè la cosa da cui tutto è nato. Senza la rivalutazione di quel principio siamo perduti (tutti: i democratici di qualsiasi linea, la sinistra, noi comunisti). Qualcosa forse è mutato dai fasti berlusconiani di poco tempo fa, in cui l’antifascismo era del tutto decorativo quando non vilipeso e umiliato. Ma le cose sono cambiate solo formalmente, sostanzialmente continuano come prima. Sono quindi tra quelli incazzati per la mistificazione che domina da anni nel nostro paese. Quella di nascondere le origini della nostra democrazia, da tempo malata anche per questo. Non è inutile quindi ripetere alcuni concetti elementari su cui si fonda (si dovrebbe fondare) la cornice istituzionale e politica di questo nostro paese.

Dossier 25 aprile 1945-2015: la lettera di Giaime Pintor al fratello Luigi

di Michele Fumagallo

Per i 70 anni della Liberazione dal Fascismo ripropongo la famosa lettera inviata da Giaime Pintor il 28 novembre 1943 (pochi giorni prima di essere ucciso il 1 dicembre) al fratello Luigi, futuro padre fondatore de “Il Manifesto”. E’ quindi, oltre che un documento all’origine del romanzo di formazione del nostro Manifesto, anche uno straordinario spaccato del passaggio di una generazione nel fuoco della crisi, soprattutto nella fase finale della crisi, quella guerra che costrinse molti (Giaime tra questi) a sfondare tutte le barriere dell’incertezza. E’ un bellissimo documento ricco di acute analisi, letto da intere generazioni in passato, davvero una lettera in cui sono condensate le questioni e gli interrogativi fondamentali della gioventù di allora. E non sarebbe male che, a imitazione dei giovani di un piccolo paese irpino, Montefusco, che hanno fotocopiato la lettera e l’hanno diffusa nelle scuole, fosse distribuita e discussa da migliaia di giovani in tutta Italia (e in tutte le scuole).

La lettera di Giaime Pintor al fratello Luigi, un documento attualissimo di un giovane di allora ai giovani di oggi

Per mio fratello – Napoli, 28 novembre 1943

Carissimo,

parto in questi giorni per un’impresa di esito incerto: raggiungere gruppi di rifugiati nei dintorni di Roma, portare loro armi e istruzioni. Ti lascio questa lettera per salutarti nel caso che non dovessi tornare e per spiegarti lo stato d’animo in cui affronto questa missione. I casi particolari che l’hanno preceduta sono di un certo interesse biografico, ma sono troppo complicati da riferire: qualcuno degli amici che è da questa parte vi potrà raccontare come nella mia fuga da Roma sia arrivato nei territori controllati da Badoglio, come abbia passato a Brindisi dieci pessimi giorni presso il Comando Supremo e come, dopo essermi convinto che nulla era cambiato fra i militari, sia riuscito con una nuova fuga a raggiungere Napoli.

Dossier 25 aprile 1945-2015: perché un reportage dal luogo in cui cadde Giaime

di Michele Fumagallo

Ripropongo qui sotto, sempre in omaggio al 70° della Resistenza, un reportage scritto il 15 maggio 2011 per “Il manifesto” da Rocchetta al Volturno, in provincia di Isernia, nel luogo in cui fu ucciso Giaime Pintor il 1 dicembre del 1943. Le ragioni per cui in tanti ricordano lì ancora oggi quel giovane, proveniente da altri luoghi, ma divenuto il “loro partigiano”, sono racchiuse nell’articolo. Qui mi preme dire che il senso del pezzo non era solo la memoria da tenere sempre accesa sulla lotta antifascista in un paese opportunisticamente smemorato come l’Italia; non era solo il rinverdire la memoria della piccola storia del romanzo di formazione di un movimento politico come “il manifesto”, altrettanto opportunisticamente smemorato; era soprattutto il desiderio di rimarcare l’importanza del rapporto degli avvenimenti con i “luoghi”, la memoria ritornata nei “luoghi”, la democrazia sperimentata dal basso nei “luoghi”. Questo era il senso profondo che io volevo dargli, o almeno era la mia illusione.

“Giaime, il Partigiano che cadde in Molise”, domenica 15 maggio 2011, Il manifesto

Rocchetta al Volturno (Isernia). «Sono passati due anni da quando, per la prima volta, ricercammo nella vallata di Castelnuovo al Volturno la salma di mio fratello Giaime, ucciso a 24 anni nella notte del 1° dicembre 1943 da una mina tedesca, mentre tentava di passare il fronte e di raggiungere una banda partigiana da poco sorta nel Lazio. Ritrovammo allora la salma di Giaime sepolta nell’aperta campagna, al margine di una vigna incolta».