Category Archives: Politica

L’eredità del 25 aprile, valore da custodire

di Alfiero Grandi

Il 25 aprile è una data fondamentale per l’Italia. La Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista ne motivano l’importanza, ma c’è anche qualcosa che arriva ad oggi. È dalla spinta di libertà e di rinnovamento della Liberazione che è iniziata una fase storica che è chiamata da molti 2° risorgimento. Il parallelismo tra epoche diverse può essere discutibile, quasi che la storia avesse una continuità, un fine, ma il raccordo tra unità nazionale e liberazione è in buona parte giustificato. Dopo l’unità d’Italia il carattere dello Stato è rimasto oligarchico e l’evoluzione economica e sociale, come sappiamo, ha creato le premesse di un divario tra Nord e Sud ancora oggi non risolto.

Lo Stato unitario è nato per iniziativa di un’élite, non a caso il voto è stato limitato ad un’area ristretta di cittadini, contribuendo così a mantenere una struttura sociale fortemente gerarchizzata. Gli sconvolgimenti seguiti alla prima e alla seconda guerra mondiale hanno sovvertito le gerarchie dominanti, ma dopo la prima guerra mondiale è arrivato il fascismo.

Siria, la guerra che cambia il M5s

di Tomaso Montanari

Caro direttore, continuo a pensare che un governo sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dal Pd (un governo il cui presidente, la cui composizione e il cui programma dovrebbero essere l’oggetto di un confronto libero da qualsiasi pregiudiziale) sarebbe il modo migliore di uscire da questa situazione: che è del tutto fisiologica, in un sistema parlamentare, e che solo l’inadeguatezza del nostro ceto politico trasforma in uno ‘stallo’.

Lo penso perché guardo all’aspetto più clamoroso del voto del 4 marzo: quello sociale. In quel voto è tornata la lotta di classe. Senza programmarlo, senza tematizzarlo, senza nemmeno dirlo. Anche se non lo sanno, o non sono interessati a vedersi così, i 5 Stelle e la Lega sono di fatto partiti delle classi subalterne. Votati in massa soprattutto (anche se non solo) dagli ultimi, dai sommersi, da coloro che sono sul filo del galleggiamento (iniziando dai giovani precari, i nuovi schiavi), in un Paese con 18 milioni di cittadini a rischio di povertà (al Sud quasi uno su due).

Mentre il Pd (e anche Liberi e Uguali) e Forza Italia sono stati votati dai salvati, dai relativamente sicuri, dai benestanti. Dunque, la faglia sistema-antisistema è sociale, prima ancora che di opinione, ed è una faglia che spacca in due il centrodestra. E quando il Pd spinge i 5 Stelle tra le braccia della Lega non obbedisce solo al puerile, irresponsabile ricatto renziano o al retaggio dell’inciucio del Nazareno, ma risponde a una logica più profonda, quella del blocco sociale che condivide con Forza Italia.

Martins, Mélenchon e Iglesias: per una rivoluzione democratica in Europa

di Catarina Martins (Bloco de Esquerda), Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise) e Pablo Iglesias (Podemos), traduzione italiana da ilcorsaro.info

L’Europa non è mai stata ricca come ora. E non è mai stata così diseguale. A dieci anni dallo scoppio di una crisi finanziaria che i nostri popoli non avrebbero mai dovuto pagare, oggi constatiamo che i governanti europei hanno condannato i nostri popoli a perdere un decennio.

L’applicazione dogmatica, irrazionale e inefficace delle politiche di austerità non è riuscita a risolvere nessuno dei problemi strutturali che causarono quella crisi. Al contrario, ha generato un’enorme inutile sofferenza per i nostri popoli. Con la scusa della crisi e dei loro piani di aggiustamento, hanno preteso di smantellare i sistemi di diritti e protezione sociale conquistati in decenni di lotte.

Hanno condannato generazioni di giovani all’emigrazione, alla disoccupazione, alla precarietà, alla povertà. Hanno colpito con particolare crudezza i più vulnerabili, quelli che più hanno bisogno della politica e dello stato. Hanno preteso di abituarci al fatto che ogni elezione diventi un plebiscito tra lo status quo neoliberista e la minaccia dell’estrema destra.

Nuovo governo, la sinistra spaccata muore aspettando Godot

di Sergio Caserta

La crisi politica politica in atto, conseguenza del terremoto elettorale che ha determinato un radicale rovesciamento delle gerarchie precedenti, non ha ancora prodotto un’ipotesi concreta di maggioranza di governo.

Forse in settimana Sergio Mattarella batterà un colpo e affiderà un pre-incarico ad un esponente di una delle due compagini che hanno avuto i migliori risultati, ovvero ai Cinque Stelle o alla Lega. Intanto la situazione internazionale, dopo l’attacco alla Siria, da parte del trinomio Usa, Regno Unito e Francia, può subire un’ulteriore drammatica evoluzione verso un conflitto ancora più ampio; c’è da sperare che questo non accada ma lo sblocco dell’empasse è davvero indifferibile.

Le due formule più accreditate, finora puramente ipotetiche, sono un governo di centrodestra a guida leghista che raccolga voti sparsi in Parlamento secondo l’indicazione data da Silvio Berlusconi, la seconda è quella di un accordo M5S-Lega senza Berlusconi che allo stato sembra avere poche chance perché Salvini non può sganciarsi dalla sua coalizione. Tertium non datur, ovvero un accordo tra M5S e Pd-Leu avrebbe i numeri in Parlamento ma al momento il Pd a trazione renziana non lo vuole, soprattutto se la guida del governo fosse ancora “pretesa” da Luigi Di Maio.

Rossana Rossanda: “Non dobbiamo semplificare il nuovo caso italiano”

Rossana Rossanda

di Tommaso Di Francesco

«A dir la verità, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del manifesto era già negli anni ‘80 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali». Così inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.

Il risultato elettorale vede l’affermazione di due forze politiche «antisistema», il M5 Stelle «populista giustizialista» a Sud e nella coalizione di destra, la Lega, populista-razzista a Nord. Che rischio vedi?

Non credo che il maggior disastro sia la separazione fra l’Italia del nord e quella del sud, per altro non nuova. La cosa più grave è che l’Italia non è mai stata cosi totalmente a destra come dopo questa elezione. In particolare, c’è stata una vera e propria distruzione di una delle sinistre europee più importanti.

Nel 1989, Achille Occhetto ha praticamente accettato la proposta di Craxi sulla totale colpevolizzazione del partito comunista italiano, la cui identità si poteva invece seriamente difendere, anche grazie a una specificità che non si è mai smentita, e che rendeva difficile il suo rapporto con gli altri partiti comunisti, come quello francese. Non giova certo adesso l’insistenza sul tema «non rimane che un mucchio di macerie», sul quale anche il manifesto è stato assai indulgente.

La soluzione sta nel parlamento: la lezione di Giovanni Sartori davanti allo stallo politico di oggi

di Marco Valbruzzi

Classico è, per Italo Calvino, quel libro o quell’autore che “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Non è un caso che mi sia tornata alla mente questa definizione mentre pensavo alla figura intellettuale di Giovanni Sartori. Ormai è un anno che non possiamo più ascoltare dalla sua viva voce o leggere dalla sua vivace penna quello che pensa della situazione politica italiana e della nostra malandante democrazia.

Ma a pensarci bene Sartori – che classico lo è già a buon diritto – ha ancora tante cose da dire e da insegnare. È sufficiente (ri)leggerlo. Così ho pensato che potrebbe essere utile, come facevano gli antichi greci con i loro oracoli, tornare a consultare le opere e i pensieri di Sartori per avere alcune illuminazioni sul presente e, perché no, sul futuro.

La prima questione – mi perdoneranno i lettori – è di strettissima attualità e forse neppure Sartori vorrebbe essere disturbato per una piccolezza tanto piccola. Però, visto che in questi giorni si fa un gran parlare, spesso a vuoto, di accordi di governo, improbabili alleanze e possibili ri-elezioni, forse vale la pena chiedere un rapido consulto.

Guido Viale, tra rivoluzione e restaurazione: è successo un sessantotto

di Sandro Moiso

Dal poco che si vede sui banchi delle librerie, tutto sembra esser pronto per celebrare nel 2018 un ’68 farlocco i cui i protagonisti non sembrano più essere gli operai e i giovani, studenti o meno, che lo agitarono ma soltanto gli intellettuali, gli autori, i rappresentanti della Legge e della Kultura, gli uomini e le donne buoni per tutte le stagioni, tutti rappresentanti attuali dell’establishment politico, culturale e mediatico, con le cui noiose e perniciose testimonianze alcune riviste hanno già imbottito le pagine dedicate all’attuale cinquantenario di un movimento che in realtà iniziò ben prima e da ben altri lidi. Così come ha già ben sottolineato Valerio Evangelisti nei giorni scorsi su Carmilla.

Per questo motivo l’attuale quarta edizione del testo di Guido Viale “Il sessantotto tra rivoluzione e restaurazione”, uscito per la prima volta nel 1978 per le edizioni Mazzotta, potrebbe rivelarsi utile e necessaria, considerato anche il fatto che alla stessa sono state aggiunte una nuova introduzione dell’autore, 64 pagine a colori che riproducono volantini, manifesti, opuscoli e libri dell’epoca oltre al fondamentale manifesto della rivolta studentesca “Contro l’università”, scritto da Viale e pubblicato nel febbraio di quello steso anno sulle pagine del n° 33 dei Quaderni Piacentini. Mentre per gli amanti della grafica e della memoria compare anche la ristampa (estraibile) del manifesto diffuso dal Soccorso Rosso, negli anni successivi, a difesa di Pietro Valpreda e di denuncia delle trame terroristiche di Stato, disegnato da Guido Crepax.

Guido Viale (classe 1943) vive attualmente a Milano e, dopo gli anni di militanza di cui parla nella sua nuova introduzione al testo, ha lavorato come insegnante, traduttore, giornalista, ricercatore e consulente sui temi della gestione dei rifiuti, dell’ambiente, della mobilità urbana e dei migranti. Come afferma egli stesso nell’introduzione, quello ora ripubblicato dalle Edizioni Interno 4:

Luciana Castellina: “La democrazia ormai ha le ossa rotte”

Luciana Castellina

di Maurizio Di Fazio

Che avesse una grinta fuori dalla norma risultò evidente già in quel lontano 1943, lei aveva appena 14 anni, subito dopo l’8 settembre, prese di petto due ufficiali della Wehrmacht e sibilò loro: “Ve ne dovete andare”. Lei, ragazza dei Parioli, dove vive tuttora, che era andata a scuola con Anna Maria, la figlia del duce, con cui giocava a Villa Torlonia. E poi l’incontro fatale col comunismo, un amore a prima vista, destinato a divampare per sempre. L’iscrizione al partito nel 1947 e l’apprendistato proletario nelle borgate. Botteghe Oscure e il Liceo Tasso, la Fgci e la laurea in legge alla Sapienza. Le fabbriche, la classe operaia, la lotta di classe, la libertà che “o è sostanziale, condivisa, di tutti o è una roba meschina”.

La sua bellezza stentorea, naturale, smagliante, che mandava in estasi i compagni più del migliore discorso del Migliore Togliatti e che dura ancora oggi, che di anni ne ha quasi 89 ma spande fascino ed energia come se ne avesse 30 o 40. Il matrimonio con Alfredo Reichlin e i viaggi senza requie nell’Unione Sovietica, nella Germania dell’Est, nelle nazioni in effervescenza rivoluzionaria o sotto tiro di un colpo di Stato.

La politica e il giornalismo caparbiamente in prima linea. La fondazione, insieme a Lucio Magri, Valentino Parlato, Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli, del Manifesto. Le critiche da sinistra al Pci a tinte troppo brezneviane e la loro radiazione dal partito nel 1969. I libri, le esperienze da parlamentare ed eurodeputata nel Pdup e nella nascente Rifondazione comunista, i 37 voti presi nella prima elezione del presidente della Repubblica nel 2015.

Ma la partita per il governo è un’altra cosa

di Luigi Ambrosio

Dal discorso di insediamento di Maria Elisabetta Casellati, appena eletta presidente del Senato grazie all’accordo tra centrodestra e Movimento 5 Stelle, si può comprendere quale sarà la strategia di Berlusconi per non morire stritolato dalla tenaglia rappresentata da Salvini e da Di Maio.

Un discorso ecumenico, in cui ha sottolineato la necessità del riconoscimento reciproco tra le forze politiche, ha lodato il presidente Mattarella e il presidente emerito Napolitano, e quest’ultimo non è un dettaglio data la natura del discorso che Napolitano aveva tenuto il giorno prima inaugurando i lavori del Senato.

La responsabilità del governo spetta ai vincitori, Movimento 5 Stelle e centrodestra, aveva detto Napolitano. Bisogna ascoltare il Quirinale, aveva aggiunto. E occorre garantire continuità nel rapporto con l’Europa, aveva sottolineato. Parole i cui contorni si definiscono ancora di più ora, illuminati dai fatti successivi.

Casellati rappresenta in pieno la linea della continuità chiesta da Napolitano, in sintonia con Mattarella. Il rischio che si vuole evitare, al Colle, sarebbe quello di un governo sovranista composto dal Movimento 5 Stelle alleato di una Lega che rompesse davvero con Forza Italia. Se la preoccupazione delle Istituzioni è legata a una visione generale, il coincidente interesse di Berlusconi è legato alla sua personale sopravvivenza politica. Il capo di Forza Italia è deciso a resistere il più possibile tenendo legato a sé Salvini.

Non ci salverà il premio di maggioranza

Elezioni - Foto di Davide e Paola

di Alfiero Grandi

Abbiamo tentato in tutti i modi di lanciare l’allarme sui risultati nefasti di questa legge elettorale. Nessun ascolto. Il rosatellum porta nel nome l’impronta indelebile di chi l’ha voluta fortemente. Ci sono stati anche furbi conprimari che l’hanno condivisa come FI e Lega e degli entusiasti sostenitori come il governo Gentiloni che ha messo ben 8 fiduce per ottenerne l’approvazione, malgrado all’insediamento avesse promesso che avrebbe lasciato fare al parlamento. Il parlamento non ha potuto cambiare una virgola dell’intesa tra Pd, Lega e FI.

Il punto non è il sommovimento politico che c’è stato e nessun sistema elettorale poteva nascondere. Mentre il Pd e il governo continuavano a dipingere la situazione del paese in rosa, come se fosse possibile dipingere la realtà diversa da quella che è, altri hanno dato voce al malessere profondo di un aumento della povertà e della divaricazione sociale denunciati anche dalla Banca d’Italia e dalla caduta libera del ruolo del lavoro, dall’aumento esponenziale della precarietà.

Chi ha dato voce al malessere è stato premiato. La resistenza ad ammettere la verità ha finito con il caricare una potente molla anticasta, vissuta come sempre più sorda e lontana. L’esito era prevedibile e previsto ma c’è chi testardamente si è rifiutato di affrontare la realtà. Lega e 5Stelle sono cresciuti entrambi, per ragioni non sovrapponibili. Avere due vincitori si è rivelato un problema difficile da risolvere, se dovessero sovrapporsi troppo uno dei due sarebbe destinato a soccombere all’altro.