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La campagna elettorale nel nordest anticipa il futuro dell’Italia

di Annalisa Camilli

“Quando pareva vinta Roma antica, sorse l’invitta decima legione, vinse sul campo il barbaro nemico, Roma riebbe pace con onore”. Le parole della marcetta della decima flottiglia Mas – un corpo militare della Repubblica sociale italiana (Rsi) – sono scandite da una trentina di reduci e simpatizzanti: sono tutti avanti con l’età e sono venuti nel municipio di Gorizia per celebrare il 73° anniversario della battaglia di Tarnova della Selva contro l’esercito jugoslavo. È la prima volta che gli è concesso entrare nella sala della giunta comunale.

È il 20 gennaio, un sabato mattina: è freddo, ma c’è il sole. Un gruppo di militanti di CasaPound in picchetto sotto al municipio è venuto a sostenere quelli della Decima Mas, mentre un centinaio di antifascisti che protestano contro l’evento sono tenuti a distanza dalle forze dell’ordine. “Onore a chi non ha tradito”, c’è scritto in fasciofont sullo striscione tenuto da alcuni ragazzi di CasaPound.

I cappelli grigioverdi da combattenti calzati sulla testa e in mano i vessilli dell’Rsi: una bandiera con al centro un’aquila che artiglia un fascio, all’apice un fiocco azzurro, il colore della Decima Mas. I reduci del battaglione fascista che collaborò con la Germania nazista sono accolti nel municipio di Gorizia dal consigliere di Forza Italia Fabio Gentile, famoso perché risponde all’appello del consiglio comunale alla maniera fascista: alzando il braccio destro.

Lingotto uno, Lingotto due e la crisi dei partiti – Seconda parte

di Luigi Agostini

Individuo ed eguaglianza si rinviano a vicenda. Dunque, Partito neosocialista perché, se le parole hanno un senso, per un partito socialista, l’eguaglianza sociale rappresenta non un optional ma un vincolo, un imperativo politico, il metro regolatore di ogni scelta concreta. Partito neosocialista, perché, per l’attuale configurazione delle forze politiche europee, può svilupparsi velocemente in partito a dimensione continentale. Partito socialista, quindi, utilizzando il grande apporto che va da Karl Polany a Jurgen Habermas, solo per ricordare le maggiori suggestioni teoriche. Di enorme interesse il recente confronto tra due dei principali intellettuali tedeschi, Habermas, appunto, e Wolfgang Streeck.

L’Organizzazione, la forma-partito, infine. L’evoluzione della crisi impone il riordino delle forze per fermarne l’attuale evaporazione e una forma-partito che, come il mitico pipistrello di La Fontaine, (se mi è permessa una autocitazione) sia capace di essere, di volta in volta, roditore ed uccello, capace cioè, fuor di metafora, di aderire a tutte le pieghe della condizione sociale e produrre, innervando la sua presenza nel sociale, il massimo di socialità collettiva.

Un Partito così non si costruisce con le primarie ma con un lavoro di lunga lena che seleziona i gruppi dirigenti per senso di appartenenza, capacità di realizzazione e profondità di pensiero. Diversamente come ci ricordava spesso Alfredo Reichlin, “i mercati governano, i tecnici amministrano, i politici vanno in televisione”: cioè dirigenti politici generalmente al di sotto del compito.

Pierferdi per gli amici: dalla Dc di Forlani ai post comunisti bolognesi

di Sergio Caserta

Bologna è il centro apicale dello scontro tra diverse aree politiche e gruppi dirigenti che sono stati per dieci anni nello stesso partito, il Pd. Scontri e scissioni che avevano già vissuto in precedenza – per intenderci dalla svolta della Bolognina, non a caso compiuta qui – e che arrivano a quest’ultima tenzone in cui si incrociano le spade e le lance di quel che fu l’invincibile armada comunista e post comunista e i discendenti di Moro, di Zaccagnini ma anche di Forlani.

Paradossalmente la città che fece della sua “diversità” comunista l’emblema orgoglioso del buon governo in tutto il cinquantennio democristiano, oggi si ritrova a vivere in prima persona la metamorfosi che è avvenuta nel corpo, e nell’anima, del suo partito di riferimento. L’avvento di Renzi ha segnato il compimento di una definitiva trasmutazione: la giraffa di togliattana memoria, cioè quel Pci animale dal corpo grande e dal collo lungo che guardava lontano, ha assunto definitivamente le sembianze di un balenottero rosè, ovvero di un partito sempre più simile a quella balena bianca, che fu di dimensioni però ben maggiori, con qualche pallida sfumatura del colore antico della sinistra, ormai sbiadito da troppe svolte.

È questo il senso dell’ormai più che probabile candidatura, a meno di ripensamenti dell’ultimo secondo, di Pier Ferdinando Casini. Pierferdi per gli amici, già democristiano di lungo corso, era enfant prodige del gruppo che faceva riferimento proprio a quel Forlani che sulla pregiudiziale anticomunista aveva costruito la più solida alleanza con i socialisti di Craxi nella formula magica del pentapartito, non più tardi di trent’anni orsono.

Votare? L’ho sempre fatto. Per chi? Parliamone

di Flavio Fusipecci

Il quadro mondiale è in profonda, rapidissima evoluzione (involuzione) sotto la spinta di fenomeni e agenti per la prima volta “veramente globali”.
Come nei fenomeni sismici, si va progressivamente accumulando una energia “sotterranea”, indice e futura causa di una prossima esplosione/implosione del sistema economico e sociale mondiale, di cui si evidenziano già le “faglie di rottura” in varie parti del mondo, sotto la spinta di un complesso di disuguaglianze via via crescenti e via via più evidenti e diffuse tramite i nuovi media etc., “godute e perversamente difese” o “introiettate e sofferte fino alla morte” da popoli e singole persone un po’ ovunque.

Per una serie di motivi storici e socio-economici, ingigantiti negli ultimi 20-40 anni di politica ed economia dissennata a tutti i livelli, l’Italia è oggi una delle “faglie” più esposte a rischi, un po’ come il Vesuvio, in un contesto europeo e mondiale che non la favorisce e che, anzi, tende a ridimensionarla, rendendola di fatto “terreno di conquista” e, allo stesso tempo, “mercato da mantenere, sul ciglio del burrone”. Fa comodo a tutti.

Le grandi ideologie storiche ed i partiti da loro innervati sono finiti, travolti innanzitutto dalla incapacità di adeguarsi ai mutamenti epocali in rapida successione (tecnologici, ambientali, antropologici, sociali, economici etc..) e, non meno importante, da un degrado etico e morale, oltre che culturale, che ne ha decretato la fine ingloriosa non solo in termini elettorali, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la fiducia, la partecipazione, la speranza, il coraggio e la visione di un futuro (anche solo a livello di sogno e di forza a non rinunciare “a provarci”), tutte cose indispensabili per non fare piombare tutti e ciascuno in una pericolosa spirale di grezzo e meschino individualismo.

Lingotto uno, Lingotto due e la crisi dei partiti – Prima parte

di Luigi Agostini

Dopo la sconfitta di Veltroni, dopo la sconfitta di Bersani, dopo la sconfitta di Renzi – non solo è necessario ma anche possibile una valutazione di bilancio sull’intera sequenza che parte dal Lingotto Uno e giunge fino ad oggi. Non fermarsi quindi alla fenomenologia della crisi, che attanaglia in questi giorni il Partito Democratico, ma tirare un bilancio ragionato, se si vuole riflettere utilmente. Tali sconfitte riportano comunque la questione Partito al centro dell’interesse, confermando per la Sinistra, pur indirettamente, l’antico principio che senza Partito non c’è politica democratica.

La concezione del Partito proposta al Lingotto Uno, d’altra parte, era la risultante di un processo iniziato nell’Ottantanove e che di passaggio in passaggio (qualcuno dice di espediente in espediente), su proposta di Romano Prodi aveva trovato al Lingotto il suo esito, esito mutuato dalla esperienza americana: partito elettorale, primarie, personalizzazione, partito, scalabile (in franchising come veniva definito da qualcuno) in cui la comunicazione era grande parte e, infine, sostanziale bipartitismo.

Si potrebbe sostenere che la caduta di Prodi nelle recenti elezioni per la Presidenza della Repubblica, cioè del principale importatore/ ideatore di tale operazione, suonava già come epitaffio di tale concezione. Ma è giusto approfondire il discorso, cercare le risposte al fallimento nelle stesse cause che l’hanno determinato. Specie oggi.

Cronaca dal futuro: accadde il cinque marzo duemiladiciotto

di Sergio Caserta

È il cinque marzo duemiladiciotto, terminati gli scrutini delle elezioni politiche sono noti i risultati: il centrodestra (meglio dire la multiforme destra) ha vinto come previsto le elezioni sfiorando il quaranta per cento, il movimento cinque stelle si conferma primo partito con il venticinque per cento ma accusa il colpo dei disastri in cui si è imbattuto, tra notizie vere e gonfiate di irregolarità che hanno fortemente nuociuto all’immagine di forza antisistema, il Pd come previsto si ferma al ventun per cento un risultato clamorosamente negativo ma atteso, con la coalizione tocca il ventisei per cento.

Renzi infatti si affretta a gettare la colpa sugli “scissionisti” che hanno determinato l’arretramento che senza loro non ci sarebbe stato ( motivo per cui non si dimette anche se ormai è un’anatra più che zoppa). Liberi e Uguali infatti raggiunge un appena dignitoso sei per cento che è il “minimo sindacale” ma certo non costituisce un risultato utile per poter incidere sugli equilibri nazionali, si tratta di ricominciare veramente dal basso. Potere al popolo supera le previsioni dei sondaggi che li volevano all’un per cento e sfiora il quorum fermandosi ad un ottimo e inutile duevirgolaotto per cento, grande soddisfazione morale, in realtà un’altra debacle per la sinistra-sinistra.

Cosi si va verso il quarto governo Berlusconi ottuagenario che nel frattempo ha ottenuto il via libera dalla Corte di giustizia europea che gli restituisce i diritti politici passivi di eleggibilità. Tutti questi dati sono viziati da un risultato di partecipazione al voto a dir poco allarmante, ha votato infatti il quarantotto per cento degli eventi diritto, mai una percentuale cosi bassa, ma comunque non inficia l’esito delle elezioni per la cui validità, a differenza che per i referendum, non è previsto un quorum di votanti, a riprova della scarsa qualità e coerenza della nostra democrazia.

Nessuno spazio a Forza Nuova: Bologna è antifascista

di Coalizione Civica per Bologna

La presenza di Forza Nuova a Bologna, come quella di Casa Pound, con gli indegni caroselli di Berselli, sono una provocazione nella città Medaglia d’oro alla Resistenza. Lo sono da sempre. Lo sono dichiaratamente. E male hanno fatto le istituzioni cittadine a sottovalutare il problema, per tutto questo tempo, obbligando la città a subire la situazione odierna. Formazioni politiche che si richiamano direttamente al fascismo sono fuori dall’arco costituzionale e, in un paese capace di fare i conti con il proprio passato e di applicare la Costituzione, sarebbero già state messe al bando e sciolte da tempo.

Per questo chiediamo con forza che sia revocato l’uso di Piazza Galvani per il comizio di Forza Nuova domani, venerdì 16 febbraio. A livello di potestà comunale, chiediamo nuovamente che sia accelerato l’iter, per dare corso a quanto sancito dal Consiglio Comunale con l’approvazione dell’ordine del giorno di Coalizione Civica (Bologna è antifascista): nessuno spazio sia concesso a chi non rispetta il dettato costituzionale. Un passo piccolo, ma necessario, che sta avendo riscontri anche nei comuni della città metropolitana, come in molte altre città.

Giorgio Galli: “Sinistra in crisi perché ha abbandonato il marxismo”

di Radio Popolare

“Nella cultura della sinistra è prevalsa l’idea che il crollo dell’impero sovietico equivaleva al crollo del grande prodotto culturale che è stato il marxismo. Il marxismo ha studiato il capitalismo meglio dei grandi studiosi liberali, Marx è meglio di Keynes e Schumpeter”. Giorgio Galli è stato ospite negli studi di Radio Popolare. Ha spiegato così la crisi della sinistra italiana, facendola risalire allo sbandamento culturale seguito al crollo del muro di Berlino e alla fine dell’Urss:

“La sinistra italiana nella grande maggioranza ha identificato la Russia con il marxismo e il socialismo, il che non era vero – ha detto Galli intervistato da Luigi Ambrosio a Il Demone del Lunedì – quando ha visto crollare l’Unione Sovietica la sinistra ha creduto che fosse crollato anche questo grande prodotto culturale (il marxismo) che avrebbe permesso di capire il capitalismo globalizzato delle multinazionali”.

“Avendo abbandonato strumenti concettuali costruiti in un secolo e più – ha continuato Giorgio Galli – la sinistra si è trovata spiazzata di fronte al neoliberismo, la famosa idea della Thatcher ‘non c’è alternativa’, il sistema attuale visto come unico sistema possibile”. Il 10 febbraio il professor Giorgio Galli ha compiuto 90 anni. Da sempre studia la sinistra, il capitalismo, le dinamiche politiche internazionali.

Costi della politica, l’argomento scomparso dalla campagna elettorale

di Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia

La campagna elettorale che (faticosamente) si sta svolgendo in queste settimane, tiene sullo sfondo dei temi trattati i costi della politica, intesi come rimborsi a eletti e spese per la gestione dei corpi elettivi. L’analisi di questi numeri non può che partire dalle Camere ove, attualmente i deputati percepiscono un’indennità lorda di 11.703 euro, che diventano 5.346,54 euro mensili netti, oltre a una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato che ammonta a 3.690 euro. Si devono ancora conteggiare 1.200 euro annui per rimborsi telefonici e una cifra che va da 3.323,70 a 3.995,10 euro per i trasporti, erogata ogni 3 mesi.

Ai senatori viene invece liquidata un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto restano 5.304,89 euro, oltre la diaria di 3.500 euro, un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese che dovrebbero coprire forfettariamente le spese telefoniche e di trasporto. L’ammontare totale percepito equivale ogni mese a 14.634,89 euro per i senatori e a 13.971,35 euro per i meno fortunati deputati.

Il sito Money.it riporta uno studio inglese sugli stipendi dei parlamentari delle varie Nazioni europee, secondo il quale che il costo di un parlamentare italiano equivarrebbe a circa 120.500 sterline all’anno, all’incirca il doppio di quelli inglesi (circa 66.000 sterline) e molto più di quelli dei politici tedeschi e francesi, per non parlare di quelli spagnoli fermi a un sesto della cifra.

Sabato tutti a Macerata: contro il razzismo, contro i divieti del ministero dell’Interno

delle realtà di movimento delle Marche

«Ringrazio Anpi, Cgil, Libera, Arci e le altre associazioni per avere rinviato la manifestazione del 10 febbraio raccogliendo l’appello del sindaco di Macerata. Hanno fatto un atto di amore verso la comunità. Mi auguro che anche le altre organizzazioni che hanno fatto richiesta di svolgimento manifestazioni accolgano la richiesta del sindaco. Se risponderanno positivamente sarà dimostrazione di responsabilità da parte loro, se così non fosse ci penserà il ministero dell’Interno a impedire che si faccia la manifestazione». (Marco Minniti).

Queste sono le incredibili e gravissime parole del Ministro dell’Interno. È opportuno brevemente riepilogare gli accadimenti delle ultimi folli ore. Le realtà di movimento delle Marche nel volgere di poche ore, dopo il gravissimo attentato di sabato hanno indetto la manifestazione nazionale che si terrà a Macerata sabato 10 febbraio. Già nel presidio spontaneo tenutosi nel pomeriggio del 4 febbraio la manifestazione è stata annunciata e messa a disposizione di chiunque condividesse la necessità urgente di scendere in piazza dietro lo slogan semplice e chiaro “contro ogni fascismo contro ogni razzismo”.