Sudan: i rivoluzionari esortano l’esercito a unirsi al popolo

di Giovanna Lelli, per il Comitato Europeo di Solidarietà con il Popolo Sudanese Il 6 aprile 2019 una gigantesca manifestazione a Khartoum (Sudan) occupa i luoghi antistanti la sede delle Forze Armate, nell’intento di esortarle a unirsi al popolo. Le masse dichiarano che vi resteranno fino alla caduta del regime. Gli slogan sono semplici e […]

Verona è stata la nostra Raqqa dell’Occidente

di Guido Viale L’Al Baghdadi di casa nostra si è materializzato pochi giorni fa a Verona, la Raqqa dell’Occidente, nel Congresso mondiale della famiglia. La sua identità non è ancora certa; per ora ha fatto la sua comparsa solo sotto forma di consesso – di pope, ministri, maschi frustrati e cacciatori di streghe – ma […]

Roma: Torre Maura peggio dell’Alabama

di Alessandro Portelli A costo di ripetermi: era meglio l’Alabama. Quello che è successo a Torre Maura in questi giorni, coagulo massiccio di infiniti episodi sparpagliati in tutta Italia, è una specie di pogrom verso un popolo su cui già è stata sperimentata la «soluzione finale». La distruzione del cibo destinato a famiglie e bambini […]

La Palestina nel cuore, la speranza nel cuore

di Sergio Sinigaglia Periodicamente entrano nelle nostre case immagini del conflitto israelo-palestinese. Per alcuni secondi ci appaiono i volti di giovanissimi che fronteggiano l’esercito israeliano. Un esercito anche esso fatto di altrettanti giovani. Questa guerra interminabile iniziata ben prima della nascita dello Stato israeliano, quindi un secolo fa con i primi flussi migratori dall’Europa, potrebbe […]

Libertà per Muntaser Ibrahim, libertà per tutti i prigionieri politici sudanesi

del Comitato europeo di solidarietà con il popolo sudanese Noi, cittadini, intellettuali e democratici in Italia e in Europa, esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per l’arresto di Muntaser Ibrahim da parte delle autorità del governo islamista sudanese guidato dal Generale Omar al-Bashir, giunto al potere con un golpe nel 1989. Muntaser Ibrahim è un […]

I beni comuni spiegati a chi ne ha paura

di Salvatore Settis Il grande tema dei beni comuni guadagna spazio nel Paese. Raccoglie consensi, ma suscita aspre divisioni: perché? L’idea dei beni comuni piace perché implica una collettività capace di gestire se stessa, e perciò suscita speranza, a contrasto con la crisi della democrazia rappresentativa. Ma come definire i beni comuni e la loro […]

Stati generali dell’informazione, tanto rumore per quasi nulla

di Vincenzo Vita

Due ore scarse per celebrare l’apertura degli «stati generali dell’editoria» presso la presidenza del consiglio. Così ieri il premier Conte e il sottosegretario con delega Crimi hanno ottemperato a un impegno assunto nella conferenza stampa di fine anno. Peccato che la «prima» corresse su un canovaccio prestabilito, con pochi interventi e un pubblico contingentato. Per un governo che si ritiene voce narrante del popolo, non c’è male.

Se non fosse stato per Radio radicale, che peraltro l’esecutivo ha crudelmente punito dimezzandone le risorse e mettendone in forse l’esistenza, non si sarebbe conosciuto ciò che è avvenuto nelle segrete stanze, aperte ai giornalisti solo dopo forti proteste.

L’impressione è che si sia fatto tanto rumore per quasi nulla. Infatti, a parte le prevedibili parole di Conte (forse con l’eccezione positiva del cenno alle querele temerarie), la relazione di Crimi ha detto meno di ciò che le varie interviste rilasciate nell’ultimo periodo avessero indotto a supporre.

Il sottosegretario del settore si è limitato a esporre i titoli generali dei passaggi previsti per giugno, luglio e settembre: dalle agenzie di stampa, alla deontologia, agli istituti previdenziali, all’Ordine, alla distribuzione, alla concorrenza, al diritto d’autore (ma nulla sulla direttiva europea oggi nell’aula di Strasburgo).
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Congresso mondiale delle famiglie: il Circo Barnum del regresso

di Adele Orioli

Si scrive Congresso mondiale delle famiglie si legge intolleranza e inciviltà. Molti occhi sono puntati su Verona dove per il prossimo fine settimana si terrà un apparentemente innocuo consesso dall’altrettanto apparentemente rassicurante titolo di Congresso mondiale delle famiglie, organizzato annualmente in varie parti del globo dall’Organizzazione mondiale per la famiglia (IOF), lobby cristiana statunitense sorta con il dichiarato scopo di “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Dove per famiglia naturale, casomai ci fossero dubbi, è da intendersi esclusivamente “l’unione di un uomo e una donna in un’alleanza permanente suggellata col matrimonio” e dalla quale deriva evidentemente la netta condanna di tutto ciò che non ne sia pienamente conforme.

D’altronde la stessa nascita dell’Iof, consacrata a Praga nel 1997 con la prima edizione di questo Congresso, prometteva male: da una sinergia tra il white nationalism americano e il suo omologo russo, in particolare dalle prime elaborazioni di Allan Carlson, reganiano di ferro, Anatoly Antonov e Viktor Medkov che identificano nella rivoluzione sessuale e femminista la causa della crisi demografica occidentale, evidentemente non sono nati diamanti.
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Femminismo e lotta di classe: un’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna

di Marta Meletti e Isabella Russu

Come Telèfono Ruju-Telefono Rosso, campagna nata all’interno del soggetto-progetto politico “Caminera Noa”, abbiamo deciso di lanciare un questionario per analizzare le condizioni di lavoro delle donne in Sardegna. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere un quadro, quanto più dettagliato possibile, del lavoro femminile in tutte le sue forme all’interno del territorio sardo, e vorremmo raggiungere donne di ogni età e provenienza, che affrontano condizioni di lavoro diverse e differenti problematiche ad esso connesse.

Perché un questionario sul lavoro femminile? Telèfonu Ruju vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupandosi di contrasto al lavoro nero, ai tirocini che nascondono lavoro pagato male o non pagato e in generale a tutti i soprusi che dilagano nel mondo del precariato e del lavoro stagionale.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento, sia da parte del sistema economico capitalistico e colonialistico che della società patriarcale. Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo), il lavoro nel senso più comune del termine, soggetto alle dinamiche interne al sistema economico, spesso precario e malpagato.
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Ancona: una piccola storia ignobile

di Spazio Comune Heval, Ancona

“Ma che piccola storia ignobile mi viene a raccontare…”, così cantava un tempo il buon Francesco Guccini. E una piccola storia ignobile ci apprestiamo a raccontare. Questa storia ha inizio tre anni fa, quando alcuni esponenti locali del partito di Rifondazione Comunista chiesero al nostro collettivo se eravamo interessati ad utilizzare un loro locale situato in via Macerata 22. Accettammo subito e nel giro di poche settimane firmammo un contratto di comodato d’uso gratuito, impegnandoci a pagare le utenze, accordo sempre rispettato.

Nasce così lo Spazio Comune Heval, un luogo che diventa ben presto un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere e di tutta la città di Ancona. Tante sono, infatti, le attività che prendono vita e si sviluppano al suo interno, come la raccolta di beni per le popolazioni colpite dal sisma del 2016, mercatini di produttori locali, eventi culturali, cene sociali, doposcuola, lo sportello di orientamento sanitario, corsi di musica, nonché la sede di diversi collettivi e della Polisportiva antirazzista Assata Shakur. Un centro nevralgico di una bella comunità che va dalle bambine e i bambini del quartiere fino a militanti politici.

Ma, purtroppo c’è una MA piuttosto grande e imbarazzante. Vi aspettereste che l’antagonista sia una spietata banca, o dei fascisti, o il PD, o magari il Salvini di turno. A mettersi di traverso è proprio chi inizialmente ci aveva fatto la proposta: il Partito di Rifondazione Comunista. A fine 2018 ci è stato comunicato che un’associazione appena nata, che nessuno di noi conosceva, era interessata ad affittare il nostro spazio.
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