Category Archives: Voci

Il primo G7 della post-democrazia

di Vincenzo Vita

Non era ancora successo. C’è sempre una prima volta, come si dice. E così il G7 a Ischia, dedicato alla lotta al terrorismo, vedrà seduta allo stesso tavolo dei governi una cospicua rappresentanza degli Over The Top: Google, Microsoft, Facebook e Twitter.

Anche simbolicamente si prende atto che lo stato-nazione non è ormai declinabile secondo le consuete definizioni spazio-temporali tipiche dell’era analogica, bensì nuota in un acquario assai più ampio. Accanto ai poteri finanziari, che da tempo stanno nella zona rossa della stanza dei bottoni, attraversano ora prepotentemente il «red carpet» imperiale gli oligarchi dei dati, i padroni esclusivi degli algoritmi che reggono l’architettura della conoscenza, i custodi delle nostre identità digitali: quelle che solo loro, e non noi semplici utenti-sudditi, conoscono.

La «Datacrazia» è, secondo il sociologo dei media Derrick de Kerckhove, la dimensione reale verso cui si incammina il mondo post-democratico, il territorio della transizione in corso. Di cui, per capirci, il ridimensionamento dei parlamenti e delle assemblee elettive è uno dei capitoli.

Capitalismo digitale: la “smartiphication” della vita quotidiana

di Luigi Agostini

Rivoluzione Informatica e Sinistra
Più che tanti tomi di Aristotele,
Tre modeste invenzioni hanno cambiato la faccia del mondo:
La bussola, la stampa,la polvere da sparo. F. Bacone 1620

In un articoletto del 1 settembre 2017, Repubblica riferisce un fatto altamente simbolico: un ricercatore, Barry Linn viene licenziato in tronco dalla sua Fondazione, per aver approvato la maximulta inflitta a Google dalla Commissione Europea. Il pensatoio, New American Foundation, è diretto da Anne-Marie Slaughter, ex braccio destro di Hillary Clinton, ed è finanziato da Eric Schmid, capo esecutivo di Google, attraverso donazioni per oltre 21 milioni di dollari.

Schmid, facendo valere il proprio diritto di “socio benefattore” della Fondazione, aveva manifestato le proprie rimostranze, verso la posizione del ricercatore. Google finanzia 170 centri di ricerca non-profit: una piovra lobbistica. Solo nei primi sei mesi, ha speso a Washington quasi 10 milioni di dollari. Obama stesso prese le difese di Apple nel dossier sulla elusione fiscale in Irlanda, anche se l’uso di paradisi offshore da parte delle multinazionali americane, sottraeva risorse allo stesso fisco americano.

Ius soli: “È dura spiegare ai bambini che sono stranieri”

di Alessandro Principe

Patrizia Zucchetta è maestra di scuola elementare. Come tanti colleghi ha deciso di partecipare allo sciopero della fame a sostegno dell’approvazione della legge sulla cittadinanza, lo “ius soli” nella versione temperata approvata da un ramo del parlamento e poi sacrificata sull’altare della (supposta) convenienza politica.

Patrizia insegna nella scuola Iqbal Masih di Roma, un istituto da sempre molto attento alle tematiche dell’integrazione e del multiculturalismo. E infatti la sua adesione a questa mobilitazione è figlia di un impegno quotidiano, di un lavoro educativo che certo non si ferma alla protesta.

“È un lavoro che cambia a seconda dell’età dei bambini, naturalmente. Io lavoro con bambini di sette anni e ogni iniziativa deve essere adeguata alla loro età. Ci siamo sentite tra colleghe e abbiamo constatato che i bambini non sapevano niente di questo argomento”.

E come hanno reagito?

Sono rimasti veramente stupefatti nel sapere che la loro compagna di banco non è cittadina italiana. Per loro è inammissibile che accada questo nel senso che tutti i giorni noi ripetiamo che siamo tutti uguali e poi improvisamente viene fuori che qualcuno è meno uguale degli altri. Per loro è stata una scoperta.

Follia: totalitarismo neoliberista e i giochi con le carte truccate

di Mauro Zani

Nell’attuale momento storico dove s’è ormai imposto un pieno totalitarismo liberista, come forma di dittatura sulla politica, è, a mio avviso vano e sterile cercare di manovrare all’interno delle coordinate dettate, esplicitamente o implicitamente, dalla sua inesorabile logica.

Insomma continuare a giocare con carte truccate porta alla sconfitta “reale” sul piano dei valori e dei principi sociali fondamentali per una forza di sinistra, anche quando si dovesse formalmente vincere. Dato che la contrapposizione culturale, teorica e pratica non si è avuta,fino ad ora, restano solo due strade.

Quella del PD che segue come l’intendenza i dettami della dittatura liberal/liberista entro un progetto di trasformismo denominato centro-sinistra e quella di chi guarda con speranza e comunque ardimentosamente, pericolosamente verso “nuove vie della seta” per la sinistra, nell’unico modo possibile.

Ripartire daccapo. Forse dal livello zero Ritentare ancora. E’ quest’ultima una posizione ultra minoritaria che impone di fermarsi, prendere fiato e cercar di ripartire su basi diverse, radicalmente diverse, rispetto all’esperienza della sinistra comunista e socialdemocratica del novecento.

Stalking, i timori erano giustificati. Caro Orlando, la violenza non si risarcisce

di Nadia Somma

In uno dei monologhi di Mistero Buffo – Grammelot dell’avvocato inglese – Dario Fo raccontava di una legge medievale per cui il violentatore potesse salvarsi dalla condanna spargendo velocemente delle monete ai piedi della vittima a mo’ di risarcimento e recitando una formula rituale che lo rendeva intoccabile. Dario Fo ci parlava del Medioevo ma oggi?

Oggi accade in Piemonte. Una donna subisce stalking per mesi, viene controllata con appostamenti e inseguimenti, da casa sua fino al luogo di lavoro o verso casa del fidanzato. Ovunque vada, lui la segue e pedina. La sua vita non le appartiene più, viene sottratta da un uomo che la controlla quotidianamente, violando la sua privacy, imponendole una paura quotidiana. Quante volte avrà pensato alle donne aggredite, o peggio uccise, dai loro stalker? Quanta angoscia, rabbia, senso di impotenza avrà vissuto? Così si decide a denunciare lo stalker, che finisce in tribunale ma ne esce senza conseguenze. Ha il solo disturbo di pagare 1.500 euro, somma rifiutata dalla donna ma giudicata, a quanto pare, congrua dal gup (Giudice per udienze preliminari).

Questo è avvenuto grazie alla riforma del codice penale che porta il nome di Andrea Orlando, ministro della Giustizia del governo Gentiloni, che con l’obiettivo anche condivisibile e giusto di alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e dare ai cittadini e alle cittadine una giustizia più veloce, ha commesso una svista. Ha introdotto le cosiddette condotte riparatorie per i reati procedibili a querela di parte (e che prevedono la possibilità di ritirare la querela) escludendo quelli ritenuti più gravi, ovvero procedibili d’ufficio.

Vietnam: in risposta alle farneticazioni di Donald Trump

di Rossana Rossanda

Dopo le farneticazioni di Donald Trump rivolte a mo’ di risposta a quelle della Corea del Nord, manifestamente meno pericolose, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato il suo «profondo rispetto» nei confronti del leader americano. Nessuno, d’altra parte, in sede di Nazioni Unite ha protestato, salvo una preoccupazione emersa dal rappresentante russo. La risposta più seria sembra dunque un lungo documentario (in nove puntate divise in tre serate) realizzato da due giornalisti Usa, Ken Burns e Lynn Novik, trasmessa dalla rete franco-tedesca Arte.

Il materiale raccolto inizia di fatto dal 1964 – dopo la sconfitta della Francia a Dien Bien Phu, che mette fine al lungo protettorato francese sull’insieme del territorio, e inquieta gli Stati Uniti, spaventati di un crescere dell’influenza cinese, e comunista, nella zona – e continua da allora fino ai primi anni Settanta: si tratta insomma della terribile fase americana (iniziata formalmente nel 1950) di quella guerra.

A cominciare i bombardamenti del Nord era stato Lyndon Johnson, col suo ministro degli esteri Robert MacNamara. Johnson mai accettò di riconoscere che la guerra contro i Vietminh non era che un seguito di disfatte, ma non si candidò per un secondo mandato, lasciando lo spazio al «furfante» Nixon (la definizione è di Lilian Wellman) che, come si ricorderà, sarà costretto a dimettersi nel 1974 dopo lo scandalo Watergate. Per quanto avesse inizialmente dichiarato che avrebbe operato per la pace, non vi operò affatto: il 1968 avrebbe visto infatti la più forte offensiva delle truppe del Nord, che presero Saigon assieme a diverse altre città del sud («offensiva del Tet»). Da allora in poi sarebbe stata solo una lunga strada verso la disfatta americana, che si sarebbe realizzata in capo a circa quindici anni di massacri.

Cooperativismo e liberismo: come si è persa la coralità delle voci politiche

di Sergio Caserta

Nella mia trascorsa attività di cooperatore, iniziata a metà degli anni Settanta come fondatore di una cooperativa e poi divenuta attività professionale per lunghi anni, ho avuto modo per le diverse esperienze e situazioni vissute di conoscere a fondo l’organizzazione della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, oggi ribattezzata sinteticamente “Legacoop”.

La cooperazione italiana, sorta agli albori della storia del movimento operaio e passata attraverso la prima rivoluzione industriale e le due guerre mondiali, è diventata nel secondo dopoguerra un esteso e forte movimento economico di imprese associate, con milioni di soci cooperatrici e cooperatori. Come nel sindacato anche nella cooperazione esistevano ed esistono componenti politiche e culturali, e come nel sindacato anche nella cooperazione non si è mai giunti all’unificazione delle associazioni pur richiamandosi agli stessi principi di mutualità, a causa della forte influenza ideologica e politica che i partiti hanno avuto e mantenuto sulle strutture organizzative delle rispettive associazioni.

Tant’è che esistevano ed esistono la Legacoop, la Confcooperative e l’Unione cooperativa come esistono CGIL-CISL e UIL, tranne la breve esperienza subito dopo la guerra nel sindacato e quella più significativa ma anch’essa cessata della FLM sindacato metalmeccanico che riuniva FIOM,FIM e UILM. Questa divisione era di matrice ideologica, all’epoca dei due blocchi e dei muri, fu poi fortemente politica per le strategie che le diverse organizzazioni portavano avanti, nelle rivendicazioni e nel proselitismo che aveva un connotato di adesione a valori e principi di carattere generale. Il liberalismo e il cattolicesimo sociale così come il marxismo e l’egualitarismo socialista non erano elementi accessori.

Liberazione totale: contro il dominio del più violento degli animali, l’homo sapiens

di Sergio Sinigaglia

Sono ormai diversi anni che la questione animalista è uscita da un ambito ristretto e ha catturato l’attenzione di ampi strati dell’opinione pubblica, in Italia come in buona parte del mondo occidentale. Dunque non più appannaggio di uno stretto numero di associazioni e movimenti per i diritti degli animali. Da qui la crescente sensibilità verso tematiche per troppo tempo considerate “secondarie”. La conferma di questa aumentata sensibilità l’evidenzia, solo per fare un esempio, il numero sempre più numeroso di persone che scelgono una alimentazione vegetariana o vegana.

Di pari passo all’interno della varie discipline la questione animalista e antispecista è entrata prepotentemente con una trasversalità che coinvolge filosofia, antropologia, sociologia, biologia, genetica, , ecologia, e altri basilari campi di ricerca. A fronte di questo crescente interesse anche la produzione editoriale propone ormai un’ampia proposta culturale, con saggi di carattere politico e scientifico di notevole spessore. Per quanto riguarda la riflessione più squisitamente politica il volume di Steven Best Liberazione totale – La Rivoluzione del 21° secolo edito dalla casa editrice Ortica, è sicuramente un contributo importante.. Best è docente di filosofia all’Università di El Paso e soprattutto attivista di lunga data per i diritti animali ed ecologista.

L’Anac chiede al governo di essere europeo

di Vincenzo Vita

Ancorché abbia fama di abilità tattica, il ministro Franceschini ha fatto uno strano uno-due. Da una parte ha voluto a tutti i costi una modestissima legge sul cinema (n.220 del novembre 2016) in cui l’universo degli autori e delle esperienze indipendenti è stato maltrattato a favore delle produzioni più potenti, dall’altra ha varato un coraggioso decreto legislativo sulla promozione delle opere europee e italiane che abbisognerebbe proprio del sostegno attivo delle categorie indebolite. Infatti, la valorizzazione delle “quote” contraddice in parte lo spirito conservatore della norma-madre.

E così, l’abile Dario ha trovato freddezza e voglia di rinvio a palazzo Chigi, rafforzate dalla plateale ostilità delle emittenti televisive, pressoché tutte. Rai, Mediaset, La7, Sky, Discovery e così via hanno chiesto lo stop del provvedimento, forti del loro enorme potere di influenza sul ceto politico. C’è aria di trattativa, ora. Forse il testo approderà nel consiglio dei ministri della prossima settimana. Ma, c’è da giurarci, l’articolato nel frattempo si stempererà. Salvo miracoli laici.

Del resto, il tema delle quote è attraversato da un forte conflitto sul controllo delle risorse. I broadcaster hanno l’interesse a riempire i palinsesti di programmi chiavi in mano curati dai “procuratori” (vedi la polemica al riguardo in seno alla commissione parlamentare di vigilanza) e di talk seriali. Il mondo dell’industria culturale chiede, invece, qualità e spazi originali, che certamente renderebbero migliori i contenuti. Anzi.

Aborto e violenza, le donne sono per strada

di Bia Sarasini

Le donne sono per strada, questa settimana. Ottima notizia, perché come diceva uno striscione a Firenze, dopo la violenza denunciata da due ragazze americane da parte di due carabinieri, «Le strade sono libere quando le donne le attraversano». Due appuntamenti. Il primo, oggi, 28 settembre, è la giornata mondiale per un aborto sicuro, una data preparata da tempo per combattere contro i mille ostacoli a una pratica dell’aborto che garantisca la libertà di scelta e l’autodeterminazione delle donne.

In Italia l’appello è stato rilanciato da NonUnaDiMeno, la sigla che raccoglie associazioni, gruppi, movimenti e che dal 2016 ha portato anche in Italia una nuova ondata del movimento femminista, coinvolgendo e mescolando le generazioni, e anche i generi. Non pochi gli uomini e i ragazzi che partecipano. L’altro appuntamento è per sabato 30 settembre, l’appello contro la violenza viene dalla Cgil, è stato lanciato qualche giorno fa dalla segretaria Susanna Camusso e firmato da donne diverse e con storie diverse, istituzionali e di movimento, si prevedono appuntamenti nelle diverse città.

È necessaria, la voce delle donne. Quella che nessuno raccoglie e amplifica, proprio mentre dalla metà estate abbiamo assistito sia a un crescendo di violenze, tra stupri e femminicidi, sia a un dilagare nei media di commenti benpensanti, tutti concordi nel vedere nella libertà delle donne, il problema. Per questo NonUnaDiMeno intitola la manifestazione “ve la siete cercata”. Provocatorio, mirato a chi sembra ritenere che con un po’ di prudenza, tante aggressioni sarebbero risparmiate.

Il 28 settembre è l’occasione per fare il punto, anche in Italia, sulla possibilità di abortire. Un diritto che è garantito dalla legge 194, ma negato nei fatti. La media nazionale del 70% di medici obiettori lo rende di fatto molto difficile. «Una delle forme di violenza che viene agita ogni giorno contro le donne» dice NonUnaDiMeno. Le manifestazioni saranno in decine di città italiane, da Roma a Genova, da Venezia a Pompei, da Torino a Milano, Bari Taranto Lecce. C’è una mappa disponibile sul sito.

Flashmob, raduni, cortei. A Roma l’appuntamento è a Piazza Esquilino alle 18, a Milano al Pirellone. Annunciano partecipazione insieme a proprie iniziative molte organizzazioni, dall’Arci alle diverse Cgil. In Italia, vista la cronaca di questi giorni, il discorso sulla violenza si allarga.

Uno stupro è uno stupro, dice il documento di NonUnaDiMeno: «Rifiutiamo la retorica su cui si fonda: il “destino biologico” di fragilità e inferiorità a cui saremmo naturalmente assegnate. È questo che vogliono farci credere nelle corsie degli ospedali, quando schiere di obiettori ci impediscono di scegliere quando, come e se diventare madri. È questo che ci ripetono nelle aule dei tribunali, quando nei processi per stupro diventiamo noi le imputate, o quando non possiamo decidere se procedere o meno contro il nostro stalker. È questo che scontiamo senza indipendenza economica, con i salari più bassi dei nostri colleghi, con le molestie sul lavoro, con la cura della famiglia sempre più sulle nostre spalle».

E mentre si scende in strada, le violenze non si fermano. Ancora una ragazza spagnola per l’Erasmus a Rimini, ha denunciato lo stupro da parte di un italiano mentre era in stato di ubriachezza. Eppure sono tanti gli uomini, a cominciare dal presidente del Senato Pietro Grasso, che si sentono coinvolti. E chiedono scusa.

Anche moltissimi ragazzi, che dicono apertamente – per esempio sui social – quanto siano inconcepibili rapporti con ragazze semi-inconscienti. Una bella differenza dai tempi in cui il manuale del seduttore prevedeva il far bere la preda.

Anche l’appello promosso dalla Cgil punta il dito sui rimproveri che vengono mossi alle donne. Non c’è dubbio che sia necessaria tutta la forza femminile possibile. In strada, in tante, con voci plurali. Del resto, non c’è un luogo sicuro. La maggior delle violenze è domestiche. E solo un uomo su 4 che fa violenza è straniero.

Aborto legale e sicuro. Libere di scegliere, senza sottostare a imperativi sociali.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano IlManifesto.it il 27 settembre 2017