Category Archives: Voci

Non una di meno: un nuovo movimento o un movimento nuovo

di Rosanna Marcodoppido

Un anno fa nasceva Non Una di Meno a partire da un appello a firma della rete romana Io decido e delle Associazioni nazionali Udi e DIRE. Arrivarono ben presto da tutta Italia adesioni entusiastiche di singole e di gruppi subito connessi tra loro grazie alle nuove tecnologie comunicative e a incontri che alcune di Io Decido realizzarono in varie città. Si è così man mano formato un vero e proprio movimento che in un anno ha dato vita alla grande manifestazione del 26 novembre a Roma, a tre assemblee nazionali, ad uno sciopero globale femminista e a numerosi eventi locali a volte correlati tra loro su cui per brevità non mi soffermo e per i quali rimando a siti e pagine facebook.

Intorno a questo movimento si è sviluppato un dibattito che ha rimesso al centro anche alcuni nodi da sempre presenti nelle pratiche discorsive del femminismo e che ha assunto non di rado toni particolarmente aspri, a mio avviso poco utili per la costruzione di un serio contrasto al tanto che resta del patriarcato. Nell’intento di fornire alcuni elementi di conoscenza di cui penso ci sia bisogno, provo a dare una mia parziale lettura di questa esperienza come soggetto da sempre attento ai mutamenti della realtà delle donne, con un sapere politico accumulato dentro l’Udi in tanti anni di femminismo. È opportuno cominciare dalle radici politiche forse meno note.

Il razzismo perverso della borghesia

di Giulia D’Agnolo Vallan

Nell’improbabile punto d’incontro tra Indovina chi viene a cena, The Stepford Wives e White Dog di Samuel Fuller, è nata una stella. Si chiama Jordan Peele, è un newyorkese di ventotto anni, cresciuto alla scuola della demenziale Mad TV e di Comedy Central e, finora, noto soprattutto per la serie comica Key and Peele in cui, tra gli altri personaggi, interpretava un Barack Obama in difficoltà quando doveva dire come si sentiva veramente. Fortunatamente, al suo fianco, ad aiutarlo ad esprimersi, c’era Keegan-Michael Key (il co-creatore della serie) nei panni di Luther, “traduttore ufficiale della rabbia” del presidente.

“Non hai niente di cui preoccuparti, caro”, risponde Rose di fronte all’inquietudine di Chris. “I miei sono magnifici. Apertissimi. Se fosse stato possibile papà avrebbe votato per Obama per la terza volta. Vedrai”.

Lui neurochirurgo, lei psichiatra, i coniugi Armitage (Bradley Whitford e Catherine Keener) sono in effetti molto gentili e apparentemente ansiosi di far sentire Chris il più a suo agio possibile. Persino troppo. La scelta geniale di Jordan Peele, infatti, è quella di non affondare i denti nella preda facile, scontata, del razzismo redneck, confezionato per la caricatura, ma nelle carni più insospettabili (e, si vedrà, molto più perverse) della borghesia colta e liberal.

Roma e i migranti, demagogia senza ritorno

di Grazia Naletto

I raggi non sempre brillano, ma i Raggi romani stanno consegnando la città all’oscurantismo puro, inteso come opposizione sistematica al cambiamento sociale. E che ciò avvenga grazie a un movimento che si è proposto di rivoluzionare totalmente le forme e i contenuti della politica e di non voler far altro che rappresentare i bisogni e le esigenze dei cittadini, dice molto del punto in cui siamo.

La richiesta ufficiale della Sindaca al Prefetto di fermare gli arrivi dei migranti a Roma e di evitare l’apertura di nuove strutture di accoglienza fa del resto pendant con le analoghe urla del leader del movimento, che utilizza la chiusura di due campi rom nella capitale (finanziata con fondi europei stanziati ben prima che le stelle brillassero su Roma) soprattutto per dire ai suoi competitori di destra che da oggi in poi “chi ruba o chiede soldi nella metropolitana sarà fuori”.

La scelta di mettere in bocca alla Sindaca di Roma il primo messaggio destinato a colmare lo scarso risultato elettorale della settimana scorsa non è stata quella migliore. Chi vive nella capitale tutti i giorni stenta infatti a vedere segnali di miglioramento della propria qualità della vita, a prescindere dalla presenza di richiedenti asilo e rifugiati. Non pensiamo alla cultura e alla valorizzazione dello straordinario patrimonio storico e artistico di cui la città è dotata, non alle iniziative culturali, non al sostegno alle forme di autorganizzazione sociale o alle realtà che hanno inventato percorsi molto concreti di altraeconomia: quest’orizzonte, tra le fila di chi governa a qualsiasi livello, sembra purtroppo scomparso. E l’unica cosa che si è vista a Roma è la carrellata di sgomberi che hanno colpito decine di spazi sociali e culturali, alla faccia della partecipazione.

Torino, la Juve e l’Heysel: un flashback, tragedie non elaborate che tornano

di Loris Campetti

Ci sono momenti che un cronista non potrà mai dimenticare. La mente seleziona i ricordi, gli occhi le immagini. Ancora oggi mi capita di svegliarmi di notte sudato dopo aver rivissuto una volta ancora la notte della Diaz nel 21 luglio 2001, quel maledetto elicottero con i fari puntati su un mattatoio sudamericano, quelle decine di barelle con i corpi pestati di ragazzi e ragazze, quei muri della scuola imbrattati dal sangue di una generazione che credeva, come Carlo Giuliani ucciso il giorno prima dal carabiniere Placanica, che un altro mondo fosse possibile.

C’è un’altra notte che non potrò mai dimenticare, quella del 29 maggio 1985 nelle strade e nelle piazze di Torino: una grande festa per la conquista juventina della coppa dei campioni contro i reds del Liverpool, un ballo collettivo sui corpi di 39 tifosi morti all’Heisel chi per asfissia, chi con il torace sfondato, tutti travolti nella calca dopo il crollo di un muretto di supporto sotto la pressione dei tifosi inglesi. Un balletto satanico, quello in piazza San Carlo a Torino, iniziato però nello stadio di Bruxelles con i calciatori bianconeri che facevano il giro di campo alzando una coppa piena di sangue.

La partita, sospesa per un’ora e mezza con i giocatori chiusi negli spogliatoi, era ripresa su ordine della Uefa e della prefettura e con la complicità delle due società che si contendevano il trofeo dopo la strage sugli spalti. The show must go on, e lo spettacolo è continuato per tutta la notte a Torino con cori festosi e caroselli mentre scorrevano fiumi di birra e di vino in via Roma, piazza Castello, piazza Solferino, piazza Vittorio, quando ormai ognuno sapeva che quella coppa con le orecchie non era piena di champagne ma di sangue mentre le pance dei tifosi juventini erano piene di birra. Ma quel che contava era che Platini aveva punito i reds.

Rai: il disastro degli zelanti a viale Mazzini

di Vincenzo Vita

“Non si uccidono così anche i cavalli?” recita il titolo di un famoso film del 1969 di Sydney Pollack con Jane Fonda. Ed è proprio il cavallo scolpito da Messina che simboleggia la Rai a morire in queste ore. Sì, perché la miscela tra dilettantismo, arroganza e insipienza politica sta riuscendo nell’opera di devastazione del servizio pubblico che a nessuno – destra dura e pura, berlusconiani, sinistrorsi delle terze vie – era finora riuscito.

Le ultime decisioni tese a sfiduciare da parte della maggioranza di un consiglio di amministrazione ormai logoro l’amministratore Campo Dall’Orto, del resto rivelatosi la persona sbagliata al posto sbagliato, ci raccontano che l’occupazione di viale Mazzini da parte del mondo “renziano” è miseramente fallita. Tra il dramma e la farsa. Con grande improntitudine fu varata con impeto autoritario la (contro)riforma, la legge 220 del dicembre 2015. Quest’ultima, a costo di sovvertire quarant’anni di giurisprudenza costituzionale e le linee guida adottate dalle stesse forze che diedero vita al partito democratico, attribuì poteri assoluti all'”uomo solo al comando”, scelto verosimilmente più per la partecipazione alla Leopolda che per meriti manageriali.

Da Milano a Manchester, anche l’orrore conosce le sue mode

di Pierfranco Pellizzetti

Dopo l’orrore di Manchester sta immediatamente ripartendo la sceneggiatura stantia dell’esibizione muscolare, al grido di “non ci faremo intimidire”, accompagnata dalla richiesta rituale e generica di maggiore sicurezza. Due emerite scemenze: il non farsi intimidire significa continuare imperterriti in atteggiamenti e prese di posizione che non hanno fornito il benché minimo contributo positivo nel fronteggiare la furia terrorista? Oppure presuppone un surplus di gestualità dichiarativa, tipo sganciare una super bomba su qualche grotta afgana o marciare sugli Champs-Elysées canticchiando la Marseillaise?

Migliorare la sicurezza, intesa come safety, cioè incolumità (non come security, ovvero diritti e tutele del proprio posto nella società) si traduce in: un poliziotto a ogni crocevia, più telecamere nei luoghi pubblici, una generalizzata licenza di sparare per uccidere, all’insegna del motto legge&ordine, ridotto a fai da te?

Appunto, sciocche teatralità inconcludenti che portano a una sola conclusione: se quegli altri ancora non hanno vinto, noi di certo stiamo perdendo. Una sconfitta accelerata dal fatto che il comandante in capo del fronte occidentale – il nostro fronte – è un infantile narcisista affetto da feticismo del capello, che cerca impazientemente la quadra per un più che problematico lieto fine andando nell’Arabia Saudita wahabita, ossia laddove impera la versione islamica più radicale e anti-occidentale, a chiedere aiuto contro il terrorismo; proprio a chi lo finanzia da sempre. E per ingraziarselo, gli assicura un arsenale da 115 miliardi di dollari. Nella migliore tradizione mediorientale per cui i combattenti addestrati e armati da Cia e Pentagono diventano rapidamente la minaccia peggiore per gli Usa e l’Occidente.

Bologna: difendere l’Xm24 per tornare a respirare

Dal 2013 al 2016 il grande affresco Occupy Mordor, dipinto da Blu sulla parete di Xm24, ha messo in scena una battaglia per la città: le truppe del sindaco Sauron – armate di ruspe, mortadelle e sfollagente – si scontravano con un popolo che suonava, ballava, pedalava, leggeva, hackerava, coltivava e lanciava angurie con le catapulte.

Oggi l’affresco non c’è più, ma la battaglia è in pieno svolgimento. Proprio come in quella raffigurazione, la città ufficiale ha la forza dei partner economici per imporsi ai suoi avversari, ha la forza poliziesca per reprimerli, e ha mezzi enormi – infinitamente più grandi di un muro – per mettersi in scena e magnificarsi.

La Bologna ufficiale è una città boriosa, soffocante, sempre più allergica ai poveri e a marginali. Una città che sogna di sterilizzarsi dai germi del dissenso, e una di queste mattine potrebbe risvegliarsi sterile.

L’altra città è invece fatta di collettivi, spazi autogestiti, associazioni, circoli culturali, sportelli sociali, gruppi di lettura, utenti di biblioteche pubbliche, artisti, gruppi teatrali, italiani e migranti. È la Bologna plurale che si è manifestata il 4 marzo scorso, nella prima iniziativa a sostegno di Xm24 e delle realtà autogestite; ed è la stessa che quattro giorni dopo, in occasione dello sciopero mondiale delle donne, ha inondato Bologna di drappi fucsia. Una città che vive soltanto della propria fantasia, grazie alla capacità di organizzarsi, di stare nelle strade, di tessere relazioni, di usare gli spazi urbani con intelligenza.

Addio al filosofo Maurizio Matteuzzi, anima dei “Docenti preoccupati” e firma del nostro sito

È mancato lunedì scorso, 24 aprile, Maurizio Matteuzzi, 69 anni, filosofo del linguaggio e studioso d’intelligenza artificiale. Aveva insegnato all’Alma Mater per oltre 40 anni. Improvvisa la sua scomparsa dell’accademico, che lascia la moglie Giulia, scrittrice, e un figlio. Matteuzzi, già allievo di Enzo Melandri e compagno di studi di Stefano Bonaga, era stato uno dei leader del collettivo Docenti Preoccupati e ha scritto molti testi per il Manifesto in Rete. I funerali sono stati fissati per venerdì 28 aprile. Di seguito riproponiamo un articolo il 26 giugno 2016, La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca, proprio su alcuni dei temi che gli stavano a cuore.

La tesi sui No Tav e la condanna: non si può soffocare la ricerca

No Tav

di Maurizio Matteuzzi

Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014.

Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che a differenza di Roberta è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.

25 aprile, Moni Ovadia a Beppe Sala: “No a strumentalizzazioni sull’antisemitismo”

di Moni Ovadia

Egregio signor Sindaco, le scrivo a seguito della notizia circolata nella rete, che un’associazione di ebrei legata alla Comunità Ebraica milanese, attraverso il suo sito www.linformale.eu, le ha chiesto, non si capisce a quale titolo, di adoperarsi per impedire la partecipazione alla prossima manifestazione del 25 aprile, festa della Liberazione, al movimento BDS (Boicotta Disinvesti Sanziona), calunniandolo con accuse false e infamanti.

Il 25 aprile ricorda e celebra sì la memoria della lotta contro la barbarie nazifascista, ma irradia anche un insegnamento e un monito che cammina di generazione in generazione: il dovere di opporsi a ogni oppressione per liberare ogni popolo oppresso da chiunque ne sia l’oppressore. Per questa ragione, lo slogan più ripetuto nella manifestazione dell’antifascismo è “Ora e sempre Resistenza!”; pertanto chiunque inalberi simboli che richiamano alla libertà e all’indipendenza dei popoli è legittimo erede dei partigiani.

Signor Sindaco, io non mi permetto di chiederle di prendere posizione sul BDS, voglio solo sottoporle un’accorata sollecitazione a non prestarsi a legittimare un uso scellerato e strumentale dall’accusa di antisemitismo o di terrorismo contro BDS. L’unico scopo di tali falsità e quello di tappare la bocca, imbavagliare il pensiero e criminalizzare una militanza sacrosanta, che si batte per i diritti di un popolo oppresso, i cui territori sono occupati, colonizzati da cinquant’anni, le cui topografie esistenziali sono devastate, ai cui figli è negato il presente e il futuro, la cui gente è sottoposta a punizioni collettive e a un autentico apartheid a causa del quale i palestinesi subiscono un diuturno ed incessante stillicidio di vessazioni e patiscono la negazione sistematica della dignità sociale e personale.

Trieste: alla vigilia del 25 aprile si celebrano le camicie nere

di Claudio Cossu

Ed ora si è “ricreato” il mondo di Almerigo, con pannelli posti in bella mostra nel contesto di una ricca rassegna espositiva a Trieste, nella sala “Veruda” del neo-classico palazzo Costanzi, per ricordare Grilz (Almerigo) che in un volantino si era autoproclamato dirigente nazionale del tenebroso e cupo “Fronte della Gioventù”, nel lontano novembre 1980 (così recitava il “Dossier sul neofascismo a Trieste” a cura di Claudio Tonel, ed. Dedolibri, Trieste, 1991).

Ciò, ovviamente in tempi antecedenti all’esperienza filocolonialista con il Renamo, nell’Africa ancora in cerca di libertà ed indipendenza, ricordato su “Il Piccolo” del 20 aprile 2017 dall’amico dottor Brovedani. Al riguardo, molte cose interessanti sui trascorsi del concittadino Grilz ci possono riferire gli archivi della Digos triestina, tra una spedizione ostile agli studenti stranieri dell’Università tergestina, una manifestazione a Prosecco, Longera e un imbrattamento a Basovizza o a Santa Croce con gli elementi più neofascisti e nostalgici della gioventù triestina.

La libertà d’espressione è tutelata dalla nostra Costituzione e vale per tutti, d’accordo. Ma lo sa il prefetto che il nostro concittadino è stato processato, unitamente ad altri camerati dalle medesime insegne funeree, presso il tribunale di Trieste, tra l’altro, per gravi reati (non certo ragazzate) il 25 ottobre 1982? Le accuse: ricostituzione del partito fascista, propaganda sovversiva e apologia del fascismo” (con blocchi stradali, assalti avverso la comunità slovena e cose similari).