Lettera aperta a Rossana Rossanda

di Mauro Antonio Miglieruolo

Questa è una lettera di chi ha ben poco da dirle, ma molto su cui recriminare: su di me e gli altri che sono incorsi nel mio medesimo errore. L’errore di aver accettato di alimentare riserve contro la sua persona che non avevano alcuna ragione di essere. Ché non tenevamo sufficiente conto di ciò che lei aveva efficacemente rappresentato, e rappresenta: l’anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo, riuscendo a essere in tutti e due, con coerenza (dote rara in Italia) e dignità (altra dote rara, specialmente in chi si occupa di politica).

Me ne sono reso conto dopo troppi anni ed è con rammarico, riconoscendo il grave ritardo, che ne faccio ammenda. Anche perché ho accettato di fondarle prevalentemente “su chiacchiere di movimento”, cioè su quel chiacchiericcio che ha avuto corso in quel vertiginoso momento, nonostante quel vertiginoso momento, che è stato il ’68 (non era a lei forse che ci si riferiva ironicamente con il termine “contessa”?) Ma nel ’68 c’è stato un po’ di tutto. Quel che più vale e tutti ricordiamo sono gli effetti sui costumi e sulla combattività delle masse, che hanno prodotto una espansione senza precedenti dei diritti e del reddito dei lavoratori.
Leggi di più a proposito di Lettera aperta a Rossana Rossanda

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi