Category Archives: Opinioni

Una proposta per cambiare le leggi europee sull’immigrazione

Migranti - Foto di Roberto Pili

di Internazionale.it

A un anno esatto dal lancio della campagna Ero straniero, l’umanità che fa bene per una legge d’iniziativa popolare di riforma della legge sull’immigrazione in Italia, il 19 aprile a Roma le stesse associazioni hanno lanciato la campagna Welcoming Europe, per un’Europa che accoglie, un’iniziativa di cittadini europei per chiedere alla Commissione europea di scrivere una legge comune europea sull’immigrazione e sull’asilo in particolare su tre punti: la creazione di canali umanitari per i rifugiati attraverso lo strumento della sponsorship, la protezione delle vittime di sfruttamento lavorativo e di violenze e la depenalizzazione del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per le organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti non a scopo di lucro.

L’obiettivo è raccogliere un milione di firme in un anno in almeno sette paesi europei. La proposta è stata registrata alla Commissione europea nel dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Tra i promotori dell’iniziativa ci sono: Radicali italiani, Arci, Asgi, Arci, Action Aid, A buon diritto, Cild, Oxfam, Fcei, Casa della carità, Cnca, Agenzia scalabriniana per la cooperazione e lo sviluppo, Legambiente, Baobab experience.

Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ungheria.

Cuba: finisce l’era Castro, ma non quella dei rivoluzionari

Cuba - Foto di Wanderlust

di Fabio Marcelli

Difficile, anche per i peggiori detrattori, negare l’enorme valore storico dell’esperienza cubana. Primo Paese dell’emisfero occidentale a dar vita, quasi sessant’anni or sono, a un sistema socialista, uscendo da una condizione di assoggettamento coloniale alla principale potenza mondiale, Cuba non ha solo resistito per tutto questo periodo, ma ha dato vita a un sistema basato sulla piena soddisfazione dei diritti fondamentali, costituendo un esempio fondamentale per tutti i Paesi, specie quelli del Terzo Mondo, dimostrando come si possa costruire, con mezzi scarsi e un assedio permanente da parte degli Stati Uniti, un sistema in grado di dare a tutte e a tutti istruzione, salute, ecc.

Né minori sono le conquiste di Cuba in tema di partecipazione politica, grazie a un sistema che, consente al popolo di eleggere i propri rappresentanti dando vita a un sistema di democrazia diretta, che prevede che i cittadini eleggano le assemblee municipali, le quali a loro volta scelgono i loro rappresentanti a livello provinciale e nazionale. I diritti di elettorato attivo e passivo spettano a tutti i cittadini cubani.

Si tratta di un sistema scarsamente conosciuto, quanto diffamato da chi ci vuole convincere che il massimo della goduria democratica è poter scegliere tra Berlusconi, Di Maio, Renzi e Salvini. Da tale punto di vista, come ha scritto il professor Claudio De Fiores, in un libro collettivo che presenteremo lunedì prossimo alla Facoltà di Lettere della Sapienza, “la Costituzione cubana rappresenta un punto avanzato di congiunzione con la tradizione del costituzionalismo democratico-sociale”.

Cari docenti di Storia, spiegate agli alunni cosa sta accadendo in Siria

di Mario Bocola

Cari docenti di Storia, alla luce dei recenti avvenimenti che riguardano la politica internazionale e i loro sviluppi, cercate di spiegare ai vostri alunni le cause e gli effetti di quanto sta accadendo nel mondo in queste ore. I bombardamenti in Siria da parte dell’aviazione USA appoggiata da Francia e Gran Bretagna contro obiettivi chimici rappresentano una risposta alla Russia e, quindi, ripropone lo scenario di una “Guerra Fredda” che non è mai terminata, ma che covava silenziosamente sotto la cenere.

Il mondo si sta trasformando in una polveriera e ci sono focolai di guerra che fanno temere allo scoppio concreto di una terza guerra mondiale che ora è passata sotto silenzio e che Papa Francesco, recentemente, ha detto che “si sta combattendo una terza guerra mondiale a pezzettini”. Occorre, cari docenti di storia, spiegare agli alunni cosa sta realmente accadendo nel mondo, perché loro non lo sanno.

Basta far studiare storia antica, medievale, moderna: è necessario concentrare l’attenzione sugli ultimi 50 anni della storia repubblicana e mondiale con interessanti focus sulla storia dei giorni nostri. Per questo motivo la programmazione della storia deve essere rivista e concentrata tutta su quella contemporanea, perché gli studenti non la conoscono affatto.

Siria, ci sono mattine in cui ti svegli e non ci sono più letti da cullare

di Manuela Campitelli

Ci sono mattine in cui ti svegli e la giornata è ancora tutta da scrivere. Prepari in fretta le prime cose della lunga giornata e con gli appuntamenti a mente ti dai il ritmo per scandire tutto il resto. Ci sono i vestiti per la scuola da trovare, perché la sera prima li avevi preparati ma non ricordi di preciso dove. C’è la colazione frettolosa che tira la corda di un risveglio lento e lamentoso.

Ci sono i grembiuli che non hai stirato perché per farlo prima avresti dovuto lavarli, ma ti accorgi troppo tardi che non sono autopulenti. Ci sono i capricci per andare a scuola – con o senza figurine, con o senza album, con o senza pesce rosso – e in questa contrattazione ci sono attese infine sul pianerottolo di casa, con l’ascensore aperto e il vicino che chiama. Ci sono scambi volanti tra un prendi tu, porto io, chiamo la mamma di e l’amica del cuore.

C’è ginnastica, nuoto, l’edicola, il capo, il pediatra, la fila del pediatra, inglese, i compiti, le giustificazioni, l’aerosol, il bagnetto, il “che facciamo il weekend” (ma è lunedì, è troppo presto presto per il weekend). C’è la partita, il pigiama, la contrattazione per mettere il pigiama e poi c’è la sera. Vi porto a letto e vi addormento, tre ore per due, quattro libri, cinque ninne nanne, lascia la luce accesa, c’ho sete, c’ho sete anch’io, “ma perché non me lo ha detto quando stavo già in cucina”.

Le cattive compagnie di “Cambridge Analytica”

di Vincenzo Vita

Eppur si muove. Un risveglio di primavera. Dopo l’orrenda storia dei dati e dei profili ceduti alla società «Cambridge Analytica», Facebook è finalmente finita sul banco degli imputati. La creatura di Mark Zuckerberg, impasto post-moderno di anarchismo all’acqua di rosa e di adesione profonda alle culture liberiste, è scesa dal cielo ed è atterrata nei luoghi dei corpi reali i cui diritti sono stati ripetutamente violati. Il ragazzo prodigio, è stato sentito dal congresso degli Stati uniti e ha scosso i Garanti per la privacy europei riunitisi a Bruxelles ieri, per disegnare il percorso previsto dal nuovo Regolamento europeo (2016/679) effettivamente applicabile dal prossimo 25 maggio.

Chiare sono state le parole pronunciate, sulla relazione tra l’attendibilità del settore e l’innovazione digitale, dalla commissaria europea Mariya Gabriel. E lucido avamposto si è rivelato il Garante italiano, cui si deve l’iniziativa di maggiore concretezza, vale a dire la contestazione precisa dell’uso illecito dei dati. Per quale obiettivo sono stati utilizzati i profili italiani (214.134 dichiarati a fronte degli 87 milioni nel mondo, ma Antonello Soro sospetta ben di più)?

È vero che se ne evince una precisa finalità politica? Tra l’altro, «Cambridge Analytica» non è sola ed è verosimilmente in cattiva compagnia. Troppi indizi, infatti, portano a ritenere che nell’ultima campagna elettorale (quella lunga, non solo gli ultimi trenta giorni) un bel numero di persone abbia subito una propaganda personalizzata.

La colpa di Lula? Aver reso possibile un altro mondo

di Luciana Castellina

Telefonano accorati gli amici brasiliani in Italia, prime fra tutti le compagne-suore che dovettero scappare dal loro paese quarant’anni fa perché avevano aiutato Lelio Basso a preparare il processo del Tribunale internazionale dei popoli che denunciò fra i primi l’orrore della dittatura brasiliana (e da allora sono il pilastro della Fondazione ); inviano messaggi rabbiosi da Rio gli amici del Forum mondiale di Porto Alegre, da San Paolo i compagni del Pt.

Il più bello da Belo Horizonte, del cantastorie Erton Gustavo Prado: «Fine corsa per lei, ex presidente alejado (dalle dita amputate), non è a causa dei tre appartamenti che lei sarà condannato. È a causa della sua audacia nell’aiutare i ragazzi a diventare avvocati, nel contribuire all’ascensione del nero della favela che oggi crede di poter studiare medicina, uscire dalla miseria e perfino di conoscere la Cappella Sistina. Fine corsa per lei ex presidente stupido: lei viene condannato non per aver rubato, perché questo non è stato provato.

Il suo sbaglio è stato essere storia e fare storia sulla dimensione del Brasile – l’80 % di approvazione popolare – per aver creduto nell’uguaglianza, per aver saputo governare. Fine corsa per lei ex presidente». Da Buenos Aires chiama Adolfo Perez Esquivel, che fu per anni presidente della Lega internazionale per i diritti dei popoli, il braccio politico della Fondazione Basso (e io ho avuto l’onore di essergli vice) chiedendo sostegno alla raccolta di firme per ottenere che a Lula sia conferito – come avvenne per Martin Luther King – il Nobel per la pace.

Le cucine popolari di Bologna: qui si trovano le parole smarrite dalla politica

di Bruno Giorgini, ha collaborato Amalia Tiano De Vivo

Mia nonna Lisetta irriducibile comunista ebbe a dirmi una volta quand’ero bimbetto: a Bologne sono rosse anche le pietre. Lei viveva a Ravenna, suo marito era anarchico, le sue figlie e il primogenito tutti comunisti al tempo del fascismo, che facile non era. Facile non fu nemmeno dopo la Liberazione, quando una delle figlie finì incarcerata da Scelba, odiato ministro degli interni di fede democristiana, e tutti ebbero difficoltà economiche e di lavoro, se non fosse che nacquero anche le cooperative rosse, eredi delle antiche cooperative socialiste che le squadracce avevano incendiato e bruciato. Cooperative che oggi chiameremmo eque e solidali, di produzione, agricole, di consumo, culturali.

Per Lisetta Bologna era la capitale di tutto questo fermento per rendere migliori le condizioni di vita, di lavoro e di libertà dei braccianti come lei e suo marito Potastila, delle figlie operaie e sarte, del figlio fornaio. Quando poi una delle figlie si sposò bene, trasferendosi a Bologna a fare la signora, Lisetta prese spesso la corriera per andare a trovarla, scoprendo che a Bologna rosse erano le pietre non soltanto in senso politico e figurato, ma rosse erano proprio le pietre con cui si costruivano le case.

Se non solo i cuori ma anche le mura a Bologna erano comuniste, secondo lei per sradicare da lì la bandiera rossa i padroni, i capitalisti, i democristiani avrebbero dovuto materialmente radere al suolo la città. Il che le pareva del tutto impossibile, “a meno non venga un’altra guerra”. Si trattava di un sentimento condiviso nella cerchia dei comunisti dove sono nato e cresciuto tra un raduno dell’ANPI e una festa dell’Unità. Cerchia che racchiudeva larga parte del popolo, coi socialisti spesso la maggioranza.

Il prequel della grande guerra Tim-Telecom

di Vincenzo Vita

La vicenda Sky-Mediaset, con il prevedibile rialzo in Borsa del titolo delle aziende di Berlusconi cui le complicità politiche della televisione guardano sempre con favore – a prescindere -, ha un prequel fondamentale. Vale a dire la «grande guerra» attorno a Tim-Telecom.

Infatti, il ritorno di fiamma tra il Biscione e il mai amato Rupert Murdoch ha il sapore di una contromossa difensiva, dopo la rottura con Vivendi. La società di Bolloré -con i suoi 24% in Tim e 28,8% in Mediaset- sarebbe stata per l’ex Cavaliere la mossa perfetta: un accordo sulla pay-tv (Canal+ è del finanziere bretone) e un atterraggio morbido sul ghiotto terreno delle telecomunicazioni.

Insomma, sembrava che gli effetti a distanza del «patto del nazareno» funzionassero ancora. Di fronte al rischio di uscirne con le pive nel sacco a causa dell’asprezza del conflitto con i francesi, a loro volta in disgrazia nella scalata all’ex monopolista telefonico, la famiglia Berlusconi ha cambiato la tattica e ridimensionato la strategia.

Un ritorno a casa, nel business dei contenuti televisivi. È vero che nel grandangolo dell’operazione di Sky si vede pure la sagoma di Open Fiber (Enel e Cassa depositi e prestiti), il concorrente diretto nella banda larga di Tim. Sembra un’apertura di orizzonti, ma chissà che accadrà davvero. L’integrazione cross-mediale è ancora da verificare, in un’Italia assuefatta ai riti del «duopolio» Rai-Mediaset.

Come sarà l’Italia in mano ai razzisti

di Guido Viale

Come sarà l’Italia in mano a partiti razzisti? Bisogna cominciare a chiederselo. Combattere la solidarietà verso profughi e “stranieri” non la rafforza tra i “nativi”, ma distrugge anche quella: promuove il sospetto, l’invidia, l’insensibilità per le sofferenze altrui, la crudeltà.

E affida “pieni poteri” a chi governa: non solo per reprimere e tener lontane le persone sgradite, ma anche per giudicare sgradite tutte quelle che non obbediscono. La società che respinge e perseguita gli stranieri non può che essere autoritaria, intollerante, violenta. La storia del secolo scorso ci ha insegnato che questo è un piano inclinato da cui è sempre più difficile risalire.

Ma che risultati possono raggiungere i governi impegnati a fare “piazza pulita” di profughi e migranti? Nessuno. La pressione dei profughi sull’Europa continuerà, perché continueranno a peggiorare le condizioni ambientali dei paesi da cui centinaia di migliaia di esseri umani sono costretti a fuggire a causa del saccheggio delle loro risorse e dei cambiamenti climatici che colpiscono soprattutto i loro territori.

Sky-Mediaset, le istituzioni non stiano a guardare

di Vincenzo Vita

La pay-tv è diventata per i media lo strumento fondamentale per acquisire risorse, visto che gli altri introiti – la pubblicità e i canoni dei servizi pubblici – sono destinati a diminuire piuttosto che ad aumentare. L’accordo tra Sky e Mediaset risponde, dunque, a una doppia esigenza: il gruppo di Berlusconi ha bisogno di limitare le perdite dell’offerta Premium e Rupert Murdoch deve consolidarsi in Italia, dove ha ancora margini di sviluppo. Entrambe le società vivono un momento delicato.

Il Biscione sogna di trovare un attracco strategico, perché i suoi anni d’oro sono ormai alle spalle; e il tycoon anglo-australiano ha l’esigenza di tener botta agli spiriti aggressivi che lo circondano, dallo stesso socio di riferimento 21st Century Fox intenzionato a salire al 100% del controllo alla rivale Comcast in gara per l’acquisizione.

La famiglia Murdoch ha risposto attraverso accordi importanti come quelli con Netflix (distributore in rete di programmi, 117 milioni di abbonati in 190 paesi) e con la leggenda di Walt Disney. L’offensiva italiana ha come avversari i francesi di Vivendi: i precedenti fidanzati di Mediaset ora in lite con Fininvest, nonché alle prese con l’arrivo del fondo americano Elliott che ha messo in crisi la scalata in Tim-Telecom.