Category Archives: Opinioni

Uguali diritti e contro la ghettizzazione di migranti e profughi: l’appello e la manifestazione nazionale

Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione.

È grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

A Fermo, un presidio contro la “festa” di Casapound

di Mario Di Vito

Fermo dice no a Casapound. Nella città dove il nigeriano Emmanuel Chidi Namdi ha trovato la morte poco più di un anno fa, la visita del segretario del movimento di estrema destra Simone Di Stefano ha provocato la reazione del fronte democratico della cittadina marchigiana. Così, mentre la rinnovata sede di Casapound apriva i battenti, ieri pomeriggio, a qualche decina di metri di distanza, in piazza del Popolo, gli esponenti del Comitato 5 luglio (nato proprio per ricordare l’omicidio razzista di Emmanuel, ‘colpevole’ di non aver chinato la testa quando l’italiano Amedeo Mancini aveva dato della «scimmia» a sua moglie), con rappresenanti della Cgil, dell’Anpi e di altre associazioni si sono riuniti in presidio per volantinare e far sentire la voce della Fermo democratica e antifascista.

«In questa città la presenza di Di Stefano viene vissuta come una provocazione – dice il segretario regionale di Sinistra italiana Giuseppe Buondonno -. Purtroppo negli ultimi tempi le organizzazioni di stampo neofascista come Casapound gettano sempre più frequentemente la maschera».

Gli organizzatori del presidio attaccano ancora: «Coccolati dai poteri forti e tollerati da troppe amministrazioni locali, Casapound e i neofascisti cercano di ripresentarsi con una immagine ripulita anche grazie alle platee offerte dai talk show e dalla retorica della pacificazione, ignorando il carattere antifascista della Costituzione e sterilizzandone la memoria».

Ma che razza di gente

di Marco D’Eramo

È una tragedia che fa ridere e insieme una farsa che fa piangere l’Italia quale emerge dal libro di Leonardo Bianchi, La gente. Viaggio nell’Italia del risentimento (Minimum Fax, Roma 2017, pp. 362, 18 €). Lo sguardo di Bianchi sulle rivolte, le imprecazioni, i furori che hanno scosso il nostro paese negli anni recenti è quello di un fotografo in modalità macro, che descrive i fenomeni con l’attenzione al dettaglio con cui si scatta a un petalo di margherita o a una zampa d’insetto.

Per Leonardo Bianchi i protagonisti della recente storia d’Italia non sono (o non sono tanto) i Berlusconi, i Grillo, i Renzi, ma i “capipopolo”, reali, virtuali o autodichiaratisi tali, che sprizzano fuori dall’anonimato, conquistano un seguito – sulla stampa ma molto più spesso in rete e sui social -, finché le luci della ribalta li abbandonano ripiombandoli nella loro grama quotidianità per illuminare un altro capopopolo.

I movimenti che Bianchi descrive e racconta sono quelli dei Forconi, degli anti-immigrati, dei crociati anti-gender, degli oltranzisti cristiani, dei fanatici del complottismo, degli anti-vaccini, della tolleranza zero vero i rapinatori, delle ronde di vigilantes volontari, dell’antipolitica.

Cosa intendiamo oggi per “umanità”? Un dibattito sulla rivista “Parolechiave”

di Amina Crisma

Come ci ricorda Giacomo Marramao nel saggio introduttivo del nuovo numero (57/2017) di Parolechiave, rivista a lungo diretta da Claudio Pavone e poi da Mariuccia Salvati che dal 1993 è la nuova serie monografica del periodico Problemi del socialismo fondato nel 1958 da Lelio Basso, “la definizione di umanità e di umano è stata da sempre intrinsecamente conflittuale, in quanto ha sempre rappresentato un campo di lotta tra strategie, forze materiali, spinte ideali avverse, un terreno di scontro drammatico e spesso sanguinoso fra pratiche di potere e logiche discriminatorie verso l’esterno (autoctoni e stranieri, “noi” e “gli altri”) come verso l’interno (élite e massa)”.

“L’inumanità e la disumanità sono dunque state sin dalle origini innervate nell’umano come fattori costitutivi del suo significato”, e quindi “non è da oggi che si è prodotto lo sconfinamento tra umano e disumano: quello che a prima vista si presenta come confine è stato in realtà sempre una linea d’ombra lungo la quale venivano attivati tanto i rituali di inclusione quanto i meccanismi di esclusione o reiezione”. Così dunque tanto la soglia umano/disumano, che molte terribili vicende della storia passata e presente si incaricano di illustrare, quanto il transito umano/post-umano prefigurato nel presente e verosimilmente dispiegato in un inquietante futuro, sono entrambi espressioni di una costitutiva e tremenda ambivalenza dell’umano in sé, “capace di fare il male quanto il bene”, come ci rammenta l’Antigone di Sofocle.

Frequenze: fermiamo il colpo di mano dell’articolo 89

di Vincenzo Vita

Nel disegno di legge sul bilancio (n. 2960), uno degli ultimi atti della legislatura, c’è un vero e proprio colpo di mano. L’articolo n. 89, infatti, si butta sul complicato tema delle frequenze radiotelevisive e di telecomunicazione in assenza di una seria riforma del sistema. Si utilizza il veicolo sicuro della legge finanziaria -la cui approvazione è sempre certa- per riorganizzare un sistema colpevolmente sconquassato negli ultimi trent’anni e tuttora privo di un ordine democratico.

Passi per la delega all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a pianificare il percorso della tecnologia 5G previsto dalla Commissione europea. Se mai, si potrebbe obiettare che una simile enfasi tecnologica è figlia di un determinismo un po’ fuori tempo massimo nell’attuale stagione del capitalismo cognitivo che ci interpella se mai su contenuti e paradigmi, piuttosto che su ulteriori “gadget”, per di più gravosi per l’inquinamento elettromagnetico. E così è comprensibile che il passaggio della prelibata banda 700 MHz dalla televisione alla banda larga (rinviato peraltro al 2022 rispetto al 2020 indicato da Bruxelles) sia normato. E mettiamoci pure i proventi delle gare prevista per l’attribuzione degli spazi alle telecomunicazioni.

Il resto, però, è del tutto arbitrario e le stesse parti dettate dalle esigenze comunitarie avrebbero avuto un altro respiro se la “Gasparri bis” – come è chiamato con sprezzo del pericolo l’articolo n.89 – fosse stata inscritta in un progetto di vera riforma, in cui si prevedesse una reale redistribuzione plurale delle risorse, attribuendone una quota all’area non profit del mercato allargato. Fu fatto con la legge del 2009 in Argentina, e chissà mai perché non si sperimentano anche qui altre vie per la gestione dello spettro radioelettrico: non una proprietà privata, bensì un bene comune.

Bologna: sport al Porto Saragozza – Seconda parte

di Silvia R. Lolli

L’incontro sullo sport al Porto Saragozza ci è apparso, e forse ancora più di altri, l’ennesimo momento in cui l’amministrazione chiede un consenso su ciò che si è già deciso. Si costruisce così oggi il patto di collaborazione con i cittadini: è solo un consenso su ciò che si propone, cioè che ha già avuto altri tavoli di decisione. Al cittadino viene chiesto qualcosa di residuale e viene qui informato; si potrebbero chiamare incontri di “informazione consensuale” e non di partecipazione.

Sulla questione Stadio Comunale, centrale per il quartiere Porto, l’assessore ha spiegato che non è stato ancora presentato il progetto finale, quello per la sostenibilità economica; il Bologna FC ha presentato soltanto, in Sovraintendenza, il progetto architettonico e ne ha avuto l’approvazione; ha poi ricordato che con il Governo si stanno approfondendo gli aspetti sulla nuova legge sugli stadi, che prevede cambiamenti nelle procedure urbanistiche e tecnico amministrative; inoltre:

“L’ipotesi dell’Antistadio non dovrebbe essere portata avanti… può darsi che ci chieda (il Bologna) di fare l’ampliamento dei parcheggi e l’uso di altri spazi per il pre-partita… ad oggi la pista di atletica non dovrebbe subire cambiamenti… Il piano urbanistico è il nostro faro e non cambieremo con le proposte che ci vengono fatte”.

Bologna: sport al Porto Saragozza – Prima parte

di Silvia R. Lolli

Mercoledì 8 novembre si è svolto l’ultimo incontro di quartiere su Bologna città dello sport alla presenza dell’assessore Lepore, del presidente del quartiere Porto Saragozza Cipriani e del consulente di Nomisma Dondi. Ci saremmo aspettati una presenza maggiore di cittadini, ma forse a questo punto dell’anno l’interesse è andato scemando.

Il Porto Saragozza è un quartiere, soprattutto il Saragozza, storicamente più deficitario di impianti sportivi pubblici se togliamo i grandi impianti come Stadio, Antistadio e Palasport. Oggi la situazione è forse un po’ cambiata con la presenza di un Cierrebi che è privato, ma sul quale il Comune ad agosto ha ipotizzato uno scambio con la nuova proprietà.

L’assessore Lepore ha tenuto a precisare nell’introduzione che le nuove società di gestione del centro, cioè quelle che più usano l’impianto, sono state scelte dal nuovo proprietario. Non capiamo come si possa considerare già proprietario a tutti gli effetti chi aveva all’epoca soltanto un compromesso per l’acquisto. Ipotizziamo comunque che la ricerca dei gestori sia avvenuta con l’interessamento del Comune, anche perché dai giornali abbiamo capito si trattasse di uno scambio di aree vicine: palazzetto Cierrebi con area del Corticelli, quella più vicina a Via Marzabotto, ora adibita a parcheggio.

Bologna, lettera aperta al sindaco Virginio Merola: prima educare, poi punire

di Claudio Corticelli, ambientalista

Le recenti contravvenzioni ai ciclisti mi hanno sorpreso, in un primo tempo condivise, poi le ho considerate inadeguate, cosi le scrivo un po’. Sono pedone, ciclista elettrico, passeggero-bus, trenista, automobilista, quindi mi muovo per la città, la provincia e la regione, conoscendo e applico le regole della buona mobilità e vedo in generale comportamenti corretti ma anche molto scorretti da parte di tutte le categorie, generi. Età.

Sindaco, le sanzioni non andrebbero rivolte solo ai ciclisti, anche se una parte di essi compiono parecchie infrazioni: passano con il rosso, vanno sotto i portici, in contromano, di notte senza luci e catarifrangenti, ecc. ma le infrazioni, sono di TUTTI gli utenti della strada, ma mi chiedo, le domando, perché solo ai ciclisti? Perché i ciclisti possono fare ciò che vogliono non avendo la targa? Perché lei non vuole tanta libertà di circolazione per la città? Perché a lei sono antipatici solo i ciclisti? Perché loro non utilizzano appieno le ciclabili che ha fatto costruire?

So già che Lei risponderà che sono perché un po’ sciocchi, sarà vero, eppure se leggiamo i dati sugli incidenti nella Città Metropolitana, sulle strade e sui marciapiedi, migliaia di incidenti in questi ultimi 10 anni, con migliaia di feriti e centinaia di morti, di auto-camion-furgoni contro bici, bici contro pedoni, di bus contro pedoni, bici, moto. Una bolgia.

Rai, un contratto degno di don Abbondio

di Vincenzo Vita

Dopo la non commendevole figura della volta precedente (triennio 2013/2015), quando il Contratto di servizio che regola i rapporti tra il Governo e la Rai non entrò mai in vigore, ecco che finalmente è stato concluso il lavoro del gruppo istituito dal ministero dello sviluppo e dalla concessionaria pubblica. L’articolato ora copre un quinquennio (2018/2022) e ha una tempistica dettata dalla Convenzione con lo stato del 28 aprile 2017. Lì si prevedevano sei mesi e più o meno ci siamo.

Ora, però, c’è il vaglio da parte della Commissione parlamentare di vigilanza, cui seguirà suggello definitivo. Ma, come in una matrioska, dopo aver sfilato la Convenzione, ecco che arriva la legge di (contro)riforma n.220 del dicembre 2015, quella che ha affidato al potere esecutivo la guida pressoché totalitaria dell’azienda: pessima l’ispirazione, pessimi i risultati. Con simile tagliola, i pur diligenti estensori del «contratto» hanno potuto fare un po’ di maquillage, intriso -però- di diverse insidie che qua e là peggiorano persino le versioni precedenti, la cui architettura rimane simile.

Qualche considerazione sparsa. Entra in scena tra i generi televisivi e radiofonici agli articoli 3 e 4 il «servizio». Che cos’è? La Rai non è complessivamente un servizio, pubblico? E poi. I «minori» descritti dall’articolo 8 come si collegano al recente decreto legislativo del ministro Franceschini che introduce la classificazione delle opere cinematografiche «non adatte ai minori di anni 6»? Il sistema di «segnaletica» rischia di saltare per eccesso di domanda.

Addio a Sandro Provvisionato, cronista con la passione della verità

di Loris Campetti

Una passione per il giornalismo, una passione per la verità, una passione per la democrazia. È morto lunedì 30 ottobre Sandro Provvisionato, un amico e un compagno. Aveva iniziato fin da piccolo a scavare dentro le notizie e non ha mai smesso. Ci ha insegnato che si può fare un mestiere a rischio come quello del giornalista senza mai piegare la testa e senza mai girarla dall’altra parte: indipendente sempre, sia che lavorasse per la l’agenzia Ansa sia che dirigesse Radio Città Futura, o per l’Europeo o come capocronaca del Tg5 di Mentana dove si è inventato il settimanale d’inchiesta internazionale Terra!. E, soprattutto, la sua creatura: www.misteriditalia.it.

Dal caso Moro al “pentimento” di Patrizio Peci, dalla Uno bianca ad Ali Agca, non sono i misteri che mancano nel paese della strage di stato, e Sandro li ha attraversati e raccontati tutti in tantissimi libri, saggi, interventi. Una vera militanza al servizio della verità, anche quella scomoda. Sandro rispettava le persone, non i potenti. Nella guerra “umanitaria” alla Jugoslavia, nel Libano occupato da Israele, in Iran e Iraq, nel Kosovo delle armi, della droga e della pulizia etnica. Dalla parte dei più deboli, per esempio dei palestinesi. Qualche anno fa mi propose di fare un viaggio insieme in Iran, paese che Sandro conosceva e aveva raccontato.