Category Archives: Opinioni

Come si diventa nazisti (senza accorgersene)

di Luciano Gallino

Tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta, nella cittadina tedesca di cui parla questo libro (chiamata Thalburg dall’autore, in realtà Nordheim nello Hannover), si svolge di giorno in giorno un animato gioco collettivo la cui posta, senza che la maggior parte dei partecipanti se ne renda conto, è la democrazia. Sullo sfondo d’una situazione economica e sociale per più versi minacciosa agiscono parecchi attori, che hanno propositi diversi o contrapposti, modi differenti di interpretare la situazione, mezzi dissimili per agire. Alla fine vi sono vincitori trionfanti e vinti umiliati, la situazione sociale ed economica appare profondamente trasformata, e la democrazia è morta.

Nello stesso periodo, come sappiamo, un confronto analogo si stava svolgendo in tutta la Germania, e analogo ne fu l’esito. I suoi sviluppi sono stati analizzati da una letteratura storica e socio logica ormai imponente, ma in gran parte di questa gli attori di cui son state studiate le mosse sono cancellieri e ministri, capipartito e dirigenti dei massimi sindacati, forze armate e associazioni industriali nazionali. La scena è l’intero Paese, e le date e i luoghi sono per lo più un campione frammentato, e incontrollabile per l’immaginazione, tratto da duemila giorni – quanti durò all’incirca l’agonia della democrazia in Germania – e da dieci o ventimila città e paesi.

La Fortezza Europa ringrazia Salvini

di Guido Viale

«Garantiamo una vita serena a questi ragazzi in Africa e ai nostri figli in Italia». Così il ministro della Repubblica Salvini, nell’atto di negare l’accesso ai porti italiani a una nave di Sos Mediterranée con a bordo con 629 profughi (non tutti «ragazzi»; ci sono anche 7 donne incinte, 11 bambini e 123 minori non accompagnati). Ora ad accoglierli sarà la Spagna e non sarà facile, anzi. Ma poi c’è in vista anche il blocco di una seconda nave, la Sea Watch, in attesa di altri naufraghi salvati da navi mercantili e di decine di gommoni stracarichi che non troveranno più navi delle Ong a raccoglierli, per le quali si prospettano ulteriori e drammatiche strette.

La «vita serena in Africa» che Salvini offre a quei ragazzi è il ritorno in Libia. Con le donne stuprate in modo seriale, gli uomini venduti come schiavi e tutti e tutte torturate, affamati, ricattate, ammazzati come insetti. Quanto a quella garantita ai «nostri figli», anche per loro c’è l’emigrazione; certo in condizioni di maggiore sicurezza, ma per andare a fare i lavapiatti dopo una laurea o un diploma. Così si svuotano i paesi «periferici» – dell’Africa, con il politiche coloniali tutt’altro che finite; ma anche dell’Europa, con l’«austerità» – delle forze migliori; purché quelle peggiori continuino a governare.

Qualcosa è cambiata

di Marco Ligas

Mi pare che dai risultati elettorali del 4 marzo siano emersi segnali che delineano o confermano mutamenti importanti non solo negli orientamenti della società civile ma, implicitamente, anche nelle strutture produttive e nei rapporti tra istituzioni e cittadini al punto che lo stesso concetto di democrazia sembra subire un’involuzione.

Per queste ragioni ritengo che se vogliamo approfondire qualsiasi argomento relativo alla situazione del nostro paese (dal lavoro alle leggi elettorali, dalla parità di genere ai diritti civili, dall’ambiente alla solidarietà, e altri ancora) sia necessario non sottovalutare l’esito di questo confronto elettorale. In primo luogo è importante capire se una percentuale rilevante degli elettori italiani abbia sentito il bisogno, o subito il fascino, di formazioni politiche relativamente nuove (Mov. 5 stelle) o comunque non del tutto collaudate (Lega) per affrontare un giudizio degli elettori su tutto il territorio nazionale.

Non è facile rispondere a questi interrogativi. Certamente non possiamo minimizzare due aspetti che vengono attribuiti ai successi del movimento 5 stelle e della Lega. Un primo aspetto riguarda le conseguenze relative alle trasformazioni che sono avvenute sui problemi del lavoro, non più considerato un diritto acquisito che garantisce di per sé la sicurezza di un reddito. Oggi il lavoro, che è sempre più caratterizzato dalla precarietà, determina non poche apprensioni per il futuro di tanti italiani.

Intervista a Mario Capanna sul Sessantotto

di Rossella Ercolano

Introduzione

Caratterizzato dall’esplosione di grandi movimenti sociali di massa, quello degli studenti innanzitutto, il Sessantotto ha visto l’affermazione dei giovani sulla scena politica, sociale e culturale in Occidente. La caratteristica peculiare di quella stagione così tumultuosa è che i giovani, negli Stati Uniti così come in Europa, erano mossi dagli stessi motivi: essi manifestavano contro la società dei consumi e contro la guerra in Vietnam, attuando una critica radicale alle democrazie occidentali del secondo dopoguerra.

Sui muri della Sorbona di Parigi e su quelli delle università italiane riecheggiava lo stesso slogan: Il est interdit d’interdire. Come nota Marica Tolomelli:

«Un movimento sociale è, così come ci ha spiegato la sociologia dei movimenti, un attore collettivo animato da un forte senso di coesione interna e dunque di appartenenza, che nasce e si consolida nella mobilitazione su questioni attinenti al mutamento, in un processo di azioni volte ad espandere progressivamente la base sociale della mobilitazione […] L’esistenza di un comune sentire o, meglio, di un comune orientamento cognitivo rispetto all’ordine culturale sociale esistente, e dunque una auto rappresentazione condivisa, è alla base di ogni processo di formazione di un movimento collettivo» (Tolomelli 2008, p. 35).

La prima rivolta studentesca scoppiò nel campus dell’Università di Berkeley, in California, già nel 1964, dove aveva avuto origine un movimento studentesco noto come Free Speech Movement (FSM), fortemente legato sin dai suoi inizi al movimento per i diritti civili.

Noi stiamo con Liliana Segre

di Luigi Ambrosio

Nel suo discorso nel giorno del voto di fiducia al governo Conte, la senatrice a vita, sopravvissuta al campo di sterminio nazista di Auschwitz, ha detto:

Ho conosciuto la condizione di clandestina e richiedente asilo, il carcere e il lavoro operaio, essendo stata schiava minorile. Per questo svolgerò l’attività di senatrice senza legami politici, ma seguendo la mia coscienza. Mi rifiuto di pensare che la civiltà democratica possa essere sporcata da leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Poco dopo averla ascoltata, Matteo Salvini ricordava con parole violente chi comanda nel governo:

I clandestini devono tener presente che per loro la pacchia è strafinita. Hanno mangiato alle spalle del prossimo troppo abbondantemente, quella dei presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani è una pacchia che non ci possiamo più permettere.

Gli Ogm nel piatto, siamo quello che mangiamo: i video del dibattito

Gli Ogm nel piatto: siamo quello che mangiamo è un tema importante che abbiamo affrontato in un dibattito organizzato dall’Associazione il manifesto in rete e da GasBo. Ecco perché, sotto, riproponiamo i video della serata a cui ha partecipato la biologa esperta di ingegneria genetica Daniela Conti.

Aborto: come sarebbe la vita delle donne senza la legge 194

di Elisabetta Ambrosi

Per spazzare via le troppe discussioni ideologiche sul tema della legge 194, e insieme il clima contrario a questa norma che purtroppo si respira in giro (vedi manifesti di Roma, ma anche alcune dichiarazioni di un partito di governo come la Lega e delle destre in generale), bisognerebbe guardare molta fiction. Per vedere, ad esempio, cosa accadeva quando le legge non c’era. Ad esempio nell’Inghilterra degli anni Cinquanta – vedi la nota e struggente fiction Call the Midwife -, oppure sempre nell’Inghilterra ma degli anni Venti, come racconta la magnifica serie Downton Abbey. Nella prima, un’insegnante appassionata del suo lavoro resta incinta, un fatto gravissimo per le non sposate.

Tenta un aborto clandestino, rischia di morire, poi ce la fa ma viene cacciata dal suo posto di lavoro e deve cambiare paese. La sua vita è distrutta. Nella seconda, una ragazza serva dei nobili protagonisti viene messa incinta da un militare. Anche lei perde subito il posto, non ha soldi e vive con il bambino in una baracca perché il militare si rifiuta di riconoscere il bambino. Quando l’uomo muore in guerra, i suoi genitori si presentano dalla ragazza e le propongono uno scambio atroce: loro educheranno il bambino nella ricchezza, ma lei non potrà più vederlo.

Sono solo due esempi, eppure emblematici di cosa succedeva a una donna sola che per errore restava incinta, in un’epoca senza contraccezione. Altri tempi? Paradossalmente, anche oggi una donna sola, e magari con un lavoro precario, potrebbe trovarsi in una situazione simile, senza magari lo stigma del concepimento del matrimonio, ma comunque senza alcun mezzo per crescere un figlio. Ed è solo un esempio.

Il ricalco “ebraico” dell’antisemitismo: la capitale della vergogna

di Gian Luigi Deiana

Ritengo l’antisemitismo una cosa oscena, sia esso inteso come dottrina, come costume o come pulsione, forse la più oscena delle multiformi manifestazioni della condotta umana; l’antisemitismo sa orientare in una specifica direzione singoli individui, psicologie di massa e politiche degli stati dilatandosi fino a una espansione planetaria, e può marchiare di infamia singoli passaggi storici o circoscritte geografie, come fu per le epurazioni di ebrei in Spagna o per i pogrom nei paesi slavi, come può segnare per sempre una successione di secoli (come quasi tutta l’era cristiana) o l’allucinazione di un futuro depurato (come è stato per la Germania hitleriana): non c’è bisogno di dimostrare la chiarezza di questo abominio;

ma c’è un ricalco oscuro dell’antisemitismo su cui è tassativamente proibito riflettere e che è assolutamente vietato svelare: non è un ricalco onnipresente o storicamente perenne, non è un riflesso psichico generato dalla millenaria turpitudine antisemita, è invece la condizione storicamente recente di una zona franca del delitto, edificata da una ideologia totalitaria: questo ricalco è la santa trinità di tre cose uguali e distinte: sion come dottrina, Israele come stato e lo “stato ebraico” come nazione pura; la dottrina sionista fa appello al suo preteso “destino”, lo stato israeliano fa appello alla colpa sconfinata generata dalla “shoah” e la nazione pura fa appello all'”ebraismo”; cittadinanza, costituzione, universalità dei diritti sono pezzi di carta o semplice ciarpame dei non ebrei;

Modena: manifesto per un trasporto pubblico locale, efficiente e sostenibile

L’urbanista Lorenzo Carapellese ha presentato ai primi di maggio, in un conferenza stampa organizzata da Sinistra Italiana, un “Manifesto per un trasporto pubblico locale, efficiente e sostenibile a Modena”. Qui sotto il pdf liberamente scaricabile con l’intervento completo. Di seguito una sintesi.

Le motivazioni per la messa a punto del manifesto, vanno ricercate nel fatto che di trasporto pubblico a Modena come in tante altre parti di Italia se ne parla solo in occasione di scioperi, aumento del biglietti, bus che prendono fuoco e/o per il rinnovo dei CDA. Invece il trasporto pubblico è molto di più che una modalità di trasporto. E “…il nuovo paradigma della mobilità che considera gli spostamenti non come derivata, funzionale allo svolgimento di attività, ma anche come attività in sé, non un tempo morto, ma un tempo sociale che ha bisogno di riappropriarsi dello spazio urbano, di competenze e risorse” recita il Manifesto.

Tim: storia mediocre e prevalentemente finanziaria, ben lontana da coordinate strategiche

di Vincenzo Vita

Arrivano gli americani. Il fondo “speculativo” Elliott ha vinto la partita nell’assemblea di Tim per il controllo della maggioranza azionaria. Sconfitti i francesi di Vivendi, anche a causa dei problemi giudiziari di Bolloré. E questo non ha certamente contribuito all’immagine del finanziere bretone. Tuttavia, da soli gli americani, che sono quelli – per capirci – che diedero una mano a fine anni novanta ai “capitani coraggiosi” di Colaninno per accaparrarsi l’ex monopolio telefonico e recentemente ai cinesi che hanno rilevato la squadra del Milan, non ce l’avrebbero mai fatta.

Insomma, in tale vicenda non ci sono buoni e cattivi: come in un film di Tarantino sono tutti cattivissimi. È bene sottolineare tali evidenti novità, in quanto da qualche parte si è voluto caricare la vicenda di significati impropri, quasi fosse una rivincita dello stato sul mercato. Nient’affatto. Dopo anni di spoliazione dell’azienda e di avventurismi di un capitalismo debole, pronto a offrire un gioiello di famiglia agli spagnoli, ai francesi e ora alle scorribande d’oltreoceano, siamo arrivati ad un punto limite.

Così, il denaro pubblico, attraverso la Cassa depositi e prestiti, è intervenuto duramente (800 milioni di euro per racimolare il 4,8%) per spostare gli equilibri. Curiosa storia. Perché il governo non ha utilizzato lo strumento del golden power per piantare una bandiera autorevole e ha delegato all’ente che raccoglie il deposito dei risparmiatori postali di supportare uno dei contendenti? I francesi, al netto di ogni giudizio, sono in lotta con Mediaset e – si sa – il patto del Nazareno è una metafora permanente.