Category Archives: Diritti

Lavoratori ciclisti di tutto il mondo, unitevi

di Sergio Palombarini

La Corte di Cassazione ha emesso una importante sentenza che non potrà che far felici i ciclisti e soprattutto quelli tra loro che usano la bicicletta per recarsi al lavoro. Il tema generale è quello dell’infortunio sul lavoro così detto “in itinere”, ossia occorso al lavoratore nel recarsi da casa al luogo di lavoro.

In generale nella interpretazione del testo unico sugli infortuni su lavoro e la loro copertura assicurativa Inail (d.p.r. 1124/1965) si ritiene che il risarcimento dei danni sia riconoscibile se il dipendente si è infortunato mentre si stava recando al lavoro a piedi seguendo il tragitto più sicuro, oppure in alternativa se ha utilizzato i mezzi pubblici. Può utilizzare i mezzi privati solo quando non ci sono alternativi possibili. Cosa accade se invece l’infortunio avviene utilizzando la bicicletta nonostante vi sia la possibilità di andare a piedi?

Restituire diritti a lavoratrici e lavoratori: i video del seminario dell’Altra Emilia Romagna

È stato un importante appuntamento di politica giuslavoristica, quello dello scorso 18 maggio durante il quale tanti interlocutori autorevoli si sono alternati per parlare di diritti e dignità dei lavoratori. Ecco, dunque, a partire da qui, e anche dal sito del consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna Piergiovanni Alleva, i video della giornata in cui tanti aspetti sono stati approfonditi.

Diritti e dignità ai lavoratori: per una politica democratica, la proposta di Piergiovanni Alleva

di Carlo Galli

La nostra Costituzione ricapitola in sé la radice umanistica della modernità non solo per l’assetto istituzionale dei poteri, non solo per la previsione di uguaglianza e di giustizia che l’attraversa e l’orienta, ma anche perché fonda sul lavoro il vivere libero della collettività. Ciò significa che la cittadinanza non è dovuta alla nascita, al censo, alla proprietà, alla religione, alla razza, all’appartenenza a un partito; il che è già importantissimo.

Ma significa anche che lo schema moderno del contratto sociale è sì fondamentale per affermare che l’ordine politico è costituito da atti di volontà razionale di tutti e di ciascuno – e non su un principio d’autorità -; e significa anche che la sua astrattezza deve essere riempita da una sostanza storica vitale, da un agire permanente che dia corpo ai soggetti stessi, che li metta in relazione costruttiva e duratura. Quell’agire, quella sostanza, quella concretezza è il lavoro, che è quindi tanto un fatto privato, attraverso il quale legittimamente si persegue un utile, quanto un fatto pubblico, il tessuto esistenziale e dinamico di quella società che si organizza politicamente in istituzioni. E queste sono democratiche non solo per il loro assetto e per la loro finalità, ma anche perché hanno la loro radice in un’umanità attiva.

Il testo costituzionale ci dice così che la cittadinanza democratica non è solo formale: che la politica non può essere solo la dimensione astratta del cittadino; ma che anzi è fatta da soggetti, da persone integrali, che esistono concretamente in relazione produttiva, che attraverso il lavoro producono letteralmente se stessi, e la società. Democrazia è includere politicamente secondo regole costituzionali questa sostanza storica reale prodotta individualmente e collettivamente.

Restituire diritti e dignità ai lavoratori: la proposta di legge di Piergiovanni Alleva

Questo testo è la prefazione della proposta di legge Restituire diritti e dignità ai lavoratori di Piergiovanni Alleva pubblicata da Maggioli Editore.

di Pietro Grasso

L’Italia, recita la nostra Costituzione all’art. 1, è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Con questa scelta i Costituenti scelsero di superare la tradizione liberale ottocentesca, che individuava nella proprietà l’architrave costituzionale, per collocare al centro del grande progetto di cambiamento il lavoro e i lavoratori. Eravamo di fronte ad un evento storico. Il lavoro quale strumento di libertà dell’individuo e veicolo di inclusione sociale. Un valore da tutelare in sé, senza alcuna distinzione, attraverso una retribuzione proporzionata e adeguata, sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.

Le connessioni tra la disciplina del mercato del lavoro e la recessione economica sono certamente molteplici. Eppure se guardiamo attentamente agli interventi “strutturali” in materia di lavoro, possiamo retrodatarne l’origine ad anni lontani dall’inizio della crisi. L’esigenza, da più parti rappresentata in questi anni, di adeguare il mercato del lavoro ad una realtà socio-economica modificatasi, si è però tradotta in un peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro.

Lavoratori dipendenti: i permessi retribuiti di cui possono usufruire

Con questo articolo, inizia una serie di interventi sul lavoro e sui diritti dei lavoratori curata da Sergio Palombarini, avvocato giuslavorista.

di Sergio Palombarini

Esistono diversi permessi di cui i lavoratori dipendenti possono usufruire. A volte non sono conosciuti in modo completo, e quindi può accadere che non li si utilizzi quando invece se ne avrebbe diritto. Vediamo di fare un riepilogo dei diversi tipi.

Permessi sindacali. È l’ipotesi più conosciuta. Sono disciplinati dal titolo III dello Statuto dei Lavoratori. In particolare rilevano gli articoli 23 e 24:

  • Art. 23 (Permessi retribuiti): “I dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti. Salvo clausole più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:
    • a) un dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
    • b) un dirigente ogni 300 o frazione di 300 dipendenti per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che occupano fino a 3.000 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
    • c) un dirigente ogni 500 o frazione di 500 dipendenti della categoria per cui è organizzata la rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero di cui alla precedente lettera b).

    I permessi retribuiti di cui al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle lettere b) e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lettera a) i permessi retribuiti non potranno essere inferiori ad un’ora all’anno per ciascun dipendente.