Category Archives: Lavoro

Lavoratori ciclisti di tutto il mondo, unitevi

di Sergio Palombarini

La Corte di Cassazione ha emesso una importante sentenza che non potrà che far felici i ciclisti e soprattutto quelli tra loro che usano la bicicletta per recarsi al lavoro. Il tema generale è quello dell’infortunio sul lavoro così detto “in itinere”, ossia occorso al lavoratore nel recarsi da casa al luogo di lavoro.

In generale nella interpretazione del testo unico sugli infortuni su lavoro e la loro copertura assicurativa Inail (d.p.r. 1124/1965) si ritiene che il risarcimento dei danni sia riconoscibile se il dipendente si è infortunato mentre si stava recando al lavoro a piedi seguendo il tragitto più sicuro, oppure in alternativa se ha utilizzato i mezzi pubblici. Può utilizzare i mezzi privati solo quando non ci sono alternativi possibili. Cosa accade se invece l’infortunio avviene utilizzando la bicicletta nonostante vi sia la possibilità di andare a piedi?

Landini: una nuova confederalità per tutto il lavoro

Maurizio Landini

di Tommaso Cerusici

Quali novità mette in campo questo congresso? Parlo esplicitamente di novità visto che, a differenza di quelli del 2010 e 2014, si sta andando verso una costruzione unitaria del percorso congressuale…

In primis sicuramente quella di allargare la partecipazione attraverso il metodo di costruzione delle proposte. Per la prima volta nella nostra storia non è una commissione politica nazionale di 50 persone che decide le linee di discussione per delegati e iscritti, ma si è definita una traccia che è stata poi sottoposta alla discussione e alle eventuali proposte e modifiche del gruppo dirigente diffuso, cioè alle assemblee generali delle categorie ad ogni livello: territoriale, regionale e nazionale.

Questo ha determinato che circa 20.000 persone, cioè il gruppo dirigente diffuso – di cui la maggioranza delegati in produzione – ha potuto prima conoscere e poi discutere le proposte che la Cgil intende mettere in campo. Questo è sicuramente un processo democratico e importante che ha riscontrato un consenso molto diffuso. Credo non debba rimanere semplicemente un metodo utilizzato per il congresso ma che possa invece diventare lo strumento con cui – per esempio annualmente – verificare e definire quello che si sta facendo territorio per territorio, così come le azioni dell’organizzazione e le pratiche contrattuali.

Cgil, come gestire il cambio al vertice

Cgil - Foto di Gianfranco Goria

di Alfiero Grandi

Oggi il sindacato non deve difendere la sua autonomia, il suo ruolo dai partiti, perché questi o non esistono più o hanno perso radicamento nei luoghi di lavoro. E tra poco ci sarà un importante passaggio al vertice della Cgil, organizzazione a cui sono legato da sempre. Conosco direttamente tre cambi di segretario generale: da Luciano Lama ad Antonio Pizzinato, da Pizzinato a Bruno Trentin e da Trentin a Sergio Cofferati.

Il primo passaggio non fu felice, Pizzinato è un’ottima persona ma per il ruolo di segretario generale – a mio avviso – non era adatto, anzi l’insistenza di Lama e altri che lo convinsero a superare le sue resistenze fu un errore. La crisi della segreteria Pizzinato scoppiò poco tempo dopo e ritornò in campo la candidatura di Trentin, che era la più forte già al momento dell’elezione di Pizzinato. La Cgil attraversò una lunga fase di crisi e finì per tornare al punto di partenza: a Trentin.

Cofferati e io siamo entrati in segreteria confederale insieme, su proposta di Trentin. Chi ne ha letto i diari ha capito che Trentin aveva una personalità complessa, ma con alcuni principi ben saldi. Trentin è stato un segretario generale di grande valore, dopo l’accordo del luglio 1993 ritenne conclusa la sua esperienza e propose di scegliere un nuovo segretario generale prima del congresso. Non mi ha mai detto quale fosse la sua preferenza, né io gli ho mai chiesto nulla, sarebbe stato estraneo all’etica del nostro rapporto.

I contenuti, non il metodo. Nel nome di Trentin

L’autore di questo articolo sarà a Bologna venerdì 19 ottobre per presentare il suo libro “La memoria e la speranza. Oltre le macerie della sinistra”.

di Andrea Ranieri

Da vecchio trentiniano non posso che essere contento che la memoria di Bruno Trentin entri nel dibattito congressuale della Cgil. Bruno Trentin è richiamato infatti con molta enfasi dal membro della segreteria confederale Vincenzo Colla (v. la Repubblica dell’11 ottobre scorso) perché a differenza dell’attuale segretaria generale Susanna Camusso, non propose il suo successore ma mise in moto una consultazione vincolante di tutti i membri del direttivo.

Sarebbe forse più opportuno che Trentin fosse evocato per i messaggi che lanciò con forza all’Assemblea di Chianciano del 1989 nella quale, con molto anticipo su tutti, pose il tema di come fare sindacato in un mondo del lavoro che si frammentava e si personalizzava. E magari fare i conti con la sua angoscia, testimoniata dai diari recentemente pubblicati, nel constatare come fosse difficile cambiare la Cgil per metterla in grado di affrontare con decisione i compiti nuovi che il mutamento politico e sociale poneva al sindacato. In una situazione in cui la sinistra politica stava perdendo ogni capacità di leggere le dinamiche sociali, e faceva della modernizzazione e della innovazione senza aggettivi, della «governabilità», la sua fondamentale ragion d’essere.

Trentin aveva chiaro che di fronte alla frammentazione sociale che attraversava il mondo del lavoro e la società intera non era possibile limitarsi a difendere il fortino, ma occorreva senza remore aprirsi alle nuove soggettività lontane dai modi tradizionali in cui il sindacato pensava se stesso e le sue regole di rappresentanza. Aprirsi al lavoro precario e instabile, fare i conti con la cultura del femminismo e dell’ambientalismo, fino a stringere coi nuovi movimenti forme di consultazione e di co-decisione permanente, ogni volta che la contrattazione affrontava problemi che avevano una ricaduta sulla vita quotidiana delle persone, dentro e fuori dei luoghi di lavoro.

Atac e il “metodo 5 Stelle”: licenziata perché voleva tutelare la sicurezza

di Mauro Favale

Quando a luglio, in gran segreto, l’hanno convocata in Campidoglio per farle “il processo”, ha capito che ormai la strada verso il suo licenziamento era tracciata. Volevano che chiedesse scusa, che accettasse di mettersi in aspettativa non retribuita per due mesi, che cambiasse mansione, da autista a “verificatrice”. E a chiederglielo, era proprio Marcello De Vito, il presidente dell’Aula Giulio Cesare per il quale lei aveva fatto campagna elettorale con tanto di audio che circolava alla vigilia delle elezioni, giugno 2016. Quoque tu, M5S?

Già, perché nel licenziamento di Micaela Quintavalle dall’Atac, formalizzato ieri dall’azienda con una lettera, c’è lo svelamento dei 5 Stelle “di governo”, alla guida di Roma da quasi 2 anni e mezzo tra infiniti problemi, promesse disattese e grandi delusioni. Una storia piccola, quella della “pasionaria dell’Atac”, così era stata ribattezzata la Quintavalle, 38 anni, studentessa di Medicina, ma soprattutto autista e sindacalista (a capo della battagliera sigla M410) nella scalcagnata azienda dei trasporti di Roma, attualmente sotto procedura di concordato preventivo.

Una storia piccola che però racconta molto del “metodo M5S”, all’opposizione sempre pronto a benedire il “whistleblower”, chi denuncia reati e situazioni incresciose nei luoghi di lavoro, salvo scaricarlo quando si trova dall’altra parte della barricata. Così è accaduto alla Quintavalle che a maggio aveva raccontato in tv, alle Iene, quello che anche la procura di Roma, mesi dopo, avrebbe confermato: sugli autobus che circolano nella capitale non si fa la manutenzione necessaria.

Bologna: ancora un morto fra i lavoratori Ogr

di Vito Totire, medico del lavoro e presidente nazionale Aea, l’Associazione esposti amianto

Lutto per la morte di Paolo Pio Tomasini. Apriamo una vertenza nazionale per la verità e la giustizia sui “fatti dell’Ogr e della Casaralta di Bologna”. Esprimiamo anzitutto il nostro sentimento di lutto e le nostre condoglianze a familiari, compagni di lavoro e amici di Pio.

Dobbiamo dare una risposta a questa sequenza angosciante di morti e di snervanti attese sia di ulteriori cattive notizie sia per quel che riguarda i percorsi risarcitori. L’ azienda che deve pagare questi risarcimenti (se così vogliamo chiamarli, visto che in verità nulla può risarcire la violenta riduzione della speranza di vita e di salute) non si è dimostrata all’altezza della situazione.

Occorre che il governo emani una linea-guida per la gestione dei postumi mortiferi dell’amianto. Questa linea guida deve prevedere:

  • Aggiornamento dei riscontri epidemiologici e presa in carico anche del tema della patologie da amianto extrapolmonari; abbiamo detto più volte che erano emersi (poi “dispersi”) clusters di “eccessi” di LNH e di tumore del rene – cfr ricerca dell’epidemiologo Enzo Merler – ma sono rimasti disconosciuti persino sul piano assicurativo (Inail) casi di tumori gastrointestinali. Tutti i casi disconosciuti devono essere ripresi dagli archivi e riaperti; compresi ovviamente i cosiddetti “paralavorativi” cioè a danno di familiari. LO STESSO DEVE ESSERE FATTO PER LA COORTE DEI LAVORATORI DELLA CASARALTA FRA I QUALI L’ENORME ECCESSO DI TUMORI DELLA VESCICA E’ RIMASTO QUASI TOTALMENTE DISCONOSCIUTO (SUL PIANO PENALE, CIVILE E ASSICURATIVO, NON SUL PIANO EPIDEMIOLOGICO);

Ilva, il dietrofront del M5S: a Taranto si continuerà a morire

di Antonia Battaglia

Il nuovo accordo di governo sull’Ilva, dopo mesi di rimbalzi istituzionali e di dichiarazioni fuorvianti rese alla stampa, ha restituito una soluzione che non prevede nessuna novità sul piano tecnologico e gestionale dello stabilimento e che non apporta alcun elemento migliorativo al problema della città di Taranto. Inoltre, viene anche archiviata la necessità dell’indicazione di strumenti di legge – più o meno coercitivi – con i quali poter obbligare un gruppo privato a divenire l’attore primario di un cambiamento risolutivo nella condizione dello stabilimento e degli abitanti di Taranto.

Il parere richiesto dal Ministero dello Sviluppo Economico all’Avvocatura dello Stato confermava in pieno il precedente, ovvero che la cordata AcciaItalia non poteva gareggiare contro AM Investco perché addirittura cancellata dal Registro delle Imprese. Una grave empasse di mesi, quella causata dal governo, quando si era già in possesso di tutti gli elementi istituzionali per continuare con la procedura in corso, che non ha mantenuto neanche la promessa di un cambiamento profondo nell’operatività dell’Ilva.

I diritti dei cittadini e la politica industriale del Paese sono stati gestiti entrambi con colpi di scena a fini puramente propagandistici. Non rendere pubblico il parere dell’Avvocatura dello Stato, e anzi aver messo in dubbio l’iter, è stata una mossa teatrale che ha usato il nome di Taranto per fini strumentali di campagna elettorale. Un abuso inutile vista la conclusione dei negoziati.

Caporalato, don Ciotti e Cgil: “Sistema senza dignità. Persone come carni da macello”

di Gianmario Leone

Le due stragi accadute nell’arco di appena 48 ore nel foggiano, che hanno lasciato sull’asfalto 16 braccianti agricoli senza vita, come prevedibile ha scatenato l’ennesima mobilitazione del mondo sindacale e delle tante associazioni impegnate a tutela dei diritti umani. Domani sono previste due manifestazioni a Foggia, dove si recherà anche il premier Conte e uno sciopero per l’intera giornata lavorativa.

«Una mattanza senza fine: quello accaduto in queste ore non è una fatalità ma il frutto delle condizioni in cui lavorano e si recano nei luoghi di lavoro i tantissimi braccianti, molti stranieri, impegnati nelle campagne di raccolta», hanno dichiarato Susanna Camusso, segretario generale Cgil, e Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil.

«È necessario che le istituzioni agiscano, come chiediamo da anni, sul tema del trasporto, in mano a un sistema di caporalato che fa viaggiare le persone come merci o carne da macello mettendone a rischio la vita. Questi furgoni fatiscenti e senza autorizzazione alcuna vanno fermati per fornire trasporto sicuro. Si poteva fare un bando per il trasporto dei lavoratori agricoli ma non è stato fatto: le aziende non hanno fornito i dati completi».

«L’emergenza dei lavoratori stranieri della Capitanata abbia priorità al tavolo del Governo, la cui apertura è stata auspicata dal ministro Di Maio»: è quanto spera il segretario generale della Cisl di Foggia, Carla Costantino.

Marchionne: la resistenza della Fiom fu eroica. E vincente

di Piergiovanni Alleva

Anch’io ho un’immagine e un ricordo preciso dell’era Marchionne, morto oggi, mercoledì 25 luglio, ed è quello dell’uscita, con gli scatoloni in mano, dei delegati della Fiom dallo stabilimento della Magneti Marelli di Bologna. Il sindacato da sempre maggioritario, e di gran lunga, in questo storico stabilimento, veniva letteralmente cacciato dalle salette riservate ai sindacati. Salette riservate non da anni ma da decenni ormai all’attività sindacale, e questo indiscutibilmente era il simbolo, almeno per me e per altri operatori giuridici e sociali, dell’era Marchionne. Come si era potuto arrivare a tanto?

Vi si era arrivati da una parte attraverso una furba e causidica interpretazione dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori che consente ai sindacati firmatari di contratti collettivi di formare Rsa e dall’altra da una precisa e algida volontà di prevaricazione da parte dei vertici della Fiat appoggiati dalla quasi totalità di commentatori e di operatori politici.

Detto in breve: poiché l’articolo 19 dello Statuto dava diritto a una presenza organizzata in azienda ai sindacati che si erano conquistati un contratto collettivo, ragionando al contrario, questa presenza non poteva più essere accordata a un sindacato che avesse rifiutato di firmare il classico accordo bidone offerto dall’azienda ad altri sindacati e da essi accettato.

Decreto dignità, il bicchiere (quasi) mezzo pieno

di Sergio Palombarini

In queste settimane si discute molto, a vari livelli, del così detto decreto dignità, più precisamente il decreto legge n. 87, approvato dal Governo il 2 luglio scorso, e attualmente in fase di conversione in Parlamento. Tanto si è detto e tanto si dirà su questo provvedimento, che prevede diversi interventi di riforma in materia di diritto del lavoro, ed altri in materia di politica economica e gioco d’azzardo.

Ora, prima ancora che il decreto venga convertito in legge, con probabili modifiche, per un momento lascio da parte le singole questioni tecniche, le interpretazioni (ce ne sono già un po’ di tutti i generi), le prese di posizione politiche, ecc., per limitarmi ad una considerazione di carattere molto generale sulla parte del provvedimento sulle discipline del lavoro. Una cosa, al di là di tutto, mi pare indubitabile.

Questo provvedimento segna una (minima) inversione di tendenza rispetto alla più recente legislazione. Non è certo una vera e propria inversione di 180 gradi, è possibile che sia più la parte propagandistica che quella sostanziale, tutto quel che si vuole. Fatto stà però che la direzione (o forse anche solo la intenzione) è quella della riduzione della precarizzazione (parlo della disciplina dei contratti a termine), e della maggior tutela del lavoratore (seppur solo indennitaria) a fronte dei licenziamenti illegittimi.