Category Archives: Storie

Tepito: barrio bravo nel cuore indomito del Messico

di Fabrizio Lorusso

La sala riunioni del Centro Studi sul quartiere di Tepito, nel cuore antico e dimenticato di Città del Messico, è un vero museo della memoria di una delle zone più famigerate dell’America Latina. Stigmatizzato dai mass media come covo di delinquenti, evitato da messicani e stranieri per la sua presunta pericolosità e considerato il tempio della merce di contrabbando, chiamata fayuca, Tepito è in realtà un’enclave di resistenza e creatività culturale senza pari.

È formato da 56 isolati e cinquantamila abitanti, i tepiteños, distribuiti su un’area urbana dal tracciato trapezoidale e formalmente è parte del centro storico, dato che si trova solo a una decina d’isolati dalla cattedrale e dal zocalo, l’immensa piazza che è tappa obbligata del turismo tradizionale. Il Centro culturale si dedica a far conoscere le tradizioni, il lavoro e le peculiarità di tanti commercianti e artigiani, di cuochi sopraffini e matriarche, di mitici pugili e ballerini che hanno fatto la storia di questo pezzo del Messico antico e dimenticato.

Vi si accede dall’Eje 1 Norte, una caotica arteria cittadina che collega il ponente e l’oriente della capitale, e le sue pareti raccontano la vita del barrio, del rione, in cui “tutto si vende tranne la dignità”, come si legge su un poster giusto all’entrata. Dal mattino presto le vie brulicano di ambulanti e commercianti, staffette e commessi, compratori e cercatori d’occasioni che vivificano quello che è considerato il mercato a cielo aperto, o tianguis, più grande del continente.

La strage di Piazza Fontana e l’uomo che sapeva troppo

di Saverio Ferrari

Con la vicenda della morte di Armando Calzolari si apriva, 46 anni fa, il libro «La strage di Stato», la controinchiesta sulla bomba di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e la «strategia della tensione». Non molta attenzione ebbero i successivi sviluppi giudiziari, che pur attestarono come Calzolari fosse stato assassinato per ragioni che rimandavano alla strage.

Armando Calzolari, 43 anni, nato a Genova, per gli amici «Dino», era un ex ufficiale di coperta della Marina mercantile, poi traferitosi a Roma qualche anno prima. Divenuto uomo di fiducia di Junio Valerio Borghese (anche per i suoi trascorsi da giovanissimo nella X Mas) e assunto presso il Fronte nazionale, l’organizzazione creata dal «principe nero», scomparve la mattina di Natale, il 25 dicembre 1969, dopo essere uscito alle 8 del mattino per una passeggiata dalla sua abitazione, in via Dei Baglioni, al quartiere Bravetta, nella zona ovest di Roma, a bordo di una 500 bianca, con il suo cane Paulette, un setter a pelo lungo, avvertendo la moglie e la madre che sarebbe presto tornato per portarle a messa.

Le ricerche per rintracciarlo iniziarono subito nel pomeriggio e si protrassero inutilmente per quattro giorni. La zona, in particolare il 29 dicembre, fu meticolosamente battuta, palmo a palmo, con cani poliziotto che frugarono in ogni cespuglio, buca o anfratto. Fatto strano fu che solo il giorno prima, il 28, la 500 era riapparsa a 200 metri da casa, posteggiata proprio in via Dei Baglioni, visibilissima.

Impossibile che l’auto fosse lì nei giorni precedenti; tamponata di recente, aveva per altro tutta la parte posteriore ammaccata. Oltretutto era piovuto solo dopo il 25 dicembre, ma il terreno sottostante era bagnato come d’intorno. Qualcuno l’aveva portata di proposito lì e da poco.

Bologna: Bianca, cheerleader in carrozzina dei Warriors. “Amo il football”

Bianca nel gruppo delle Cheerleader Warriors - Foto Giulio Busi, Redattore Sociale

Bianca nel gruppo delle Cheerleader Warriors - Foto Giulio Busi, Redattore Sociale

di Ambra Notari, Redattore Sociale

Divisa d’ordinanza: completino a spicchi bianco e azzurro, fiocco in testa e pon pon in coordinato, sorriso stampato in faccia e corde vocali caldissime. È così che scendono in campo le Cheerleader dei Warriors Bologna, squadra di Football americano di serie A. Tra le ragazze, alte e atletiche, tutte in short e minigonne, anche Bianca, ventitreenne bolognese con una rara forma di disautonomia familiare. Centro delle coreografie delle compagne, partecipa seduta su una sedia a ruote.

Un giorno, fuori con amici e amici di amici, sente parlare dei Warriors. “Ho pensato subito che fosse uno sport davvero affascinante… E sono andata a vedere una partita – racconta Bianca, capelli castani, gli occhi chiari, le unghie smaltate e, ai piedi, gli stivaletti con le borchie”. Nell’halftime, sul campo di football si esibisce il gruppo di cheerleader che accompagna la squadra. “Quasi quasi lo faccio anche io”, pensa ad alta voce. “Buona idea”, commenta Ester Struzzola, amica di famiglia e responsabile della società per il settore cheerleader.

Setsuko Hara, la prima diva del Giappone

Setsuko Hara

Setsuko Hara

di Noemi Pulvirenti

Setsuko Hara, all’anagrafe conosciuta come Masae Aida, è stata la prima diva orientale e figura femminile di rilievo nel cinema giapponese. La sua carriera inizia all’età di 15 anni quando, grazie a Hisatora Kumagai, marito della sorella e regista, le offre la sua prima chance per lavorare presso gli Nikkatsu Studios nel 1935.

La notorietà le arriva grazie al film del 1946 Waga seishun ni kuinashi del celeberrimo Akira Kurosawa. In questa pellicola dal sapore tipicamente neorealista la narrazione e lo sguardo passano proprio attraverso il punto di vista del personaggio femminile interpretato dalla Hara. Il regista la ingaggerà nuovamente nel 1951 per la sua trasposizione cinematografica del romanzo L’idiota di Dostojevskij.

Durante l’occupazione comincia a recitare nei film di Yasujiro Ozu, inaugurando con il regista un lungo sodalizio e una venerazione tale da farla diventare una vera e propria musa. I ruoli che interpreta sono tutti personaggi che esplorano varie condizioni della donna: dalla single Noriko che viene spinta dal padre per cercarsi un marito in Banshun, o vittima di violenza domestica in Tōkyō boshoku.

La sua carriera artistica prosegue anche con un altro famoso regista giapponese: Mikio Naruse, noto per il genere shomingeki, vicino alla tematiche della condizione operaia. Il suo cinema è costellato da donne che rifiutano il ruolo di vittime e si battono con coraggio per realizzare le loro aspirazioni, anche quando sanno d’essere prive di vie d’uscita. Con Naruse, in Onna ga kaidan o agaru toki, interpreta il ruolo di una donna costretta dal marito a fare l’entreneuse mentre nel suo ultimo film, Midaregumo del 1967, di una donna vedova e incinta.

Politiche di sviluppo? E così fu che la stazione di Caserta ebbe il suo jackpot

Azzardo alla stazione - Foto di Sergio Caserta

Azzardo alla stazione - Foto di Sergio Caserta

di Sergio Caserta

Partito da Napoli alle 15.20 (dopo aver constatato l’ennesima soppressione del treno delle 15.05), arrivo in stazione a Caserta, percorrendo 20 chilometri, alle 16.03 (velocità di crociera 40 chilometri orari). Chiedo al gentilissimo capo stazione se esiste una coincidenza per Benevento che fermi anche a Telese Terme, la mia destinazione. Esiste – deo gratias – alle 16.52. Vabbe’, solo 40 minuti, arrivo previsto alle 17.23, le solite due ore e venti minuti per 60 chilometri (la distanza tra Telese e Napoli che non sono più collegate direttamente), tempi “morettiani”, intenendo il gran comis di Trenitalia spa, convinto fautore della linea di soppressione sistematica, di tutti i treni locali, in favore dell’alta velocità.

Faccio un giretto per ingannare il tempo, l’edificio di epoca fascista, è stato ristrutturato, forse di recente, e presenta un volto non degradato, prendo al bar rosticceria, un buon caffè e uscendo, noto che tra il bar e l’ufficio della polizia ferroviaria c’e nientepopodimeno che una mini casa da gioco insegna “sweet time”, una delle tante che ormai troviamo ad ogni angolo di strada, dentro una stazione però non l’avevo ancora vista.

Nadezhda Andreyevna Durova, una Lady Oscar dalla Russia

Nadezhda Andreyevna Durova

Nadezhda Andreyevna Durova

di Noemi Pulvirenti

Nadezhda Andreyevna Durova nasce in un campo militare a Kiev il 17 settembre del 1783, il padre era a capo dell’esercito e la piccola Nadezhda cresce, spinta anche dalla famiglia, con la passione per le armi. A diciotto anni si sposa e qualche anno dopo dà alla luce un bambino, ma la felicità domestica non fa per lei e così decide di scappare e di inseguire il suo vero sogno: arruolarsi. Per una donna di quell’epoca era impensabile poter entrare a far parte della cavalleria così, complice l’aspetto androgino, si taglia i capelli e cela la sua identità con il nome di Aleksandr Sokolov.

Combatte nelle guerre prussiane del 1806-1807 e si distingue per il suo coraggio, salva la vita a due soldati russi e riceve la croce di San Giorgio dallo zar Alexander I. Continua imperterrita la sua carriera militare nelle battaglie di Smolensk e in quella sanguinosissima di Borodino del 1812; sono gli anni in cui si svolsero le guerre patriottiche, ovvero quando la Russia dovette difendersi dalla bramosia di Napoleone Bonaparte.

Lady Lindy, la donna che sfidò i cieli

Lady Lindy - Foto di The Errant Æsthete

Lady Lindy - Foto di The Errant Æsthete

di Noemi Pulvirenti

Questa storia comincia nel 1920, a Long Beach in California, quando per la prima volta Amelia Earthart sale su un biplano turistico e sorvola Los Angeles. Quel giorno decide che sarebbe diventata una pilota.

Ottenuto il brevetto l’anno dopo, tra il lavoro diurno da infermiera e quello notturno come centralinista, Amelia comincia la gavetta effettuando servizi postali da un continente all’altro. Nel 1928 arriva la sua occasione, sale sull’idrovolante Fokker F.VII insieme ai piloti Wilmer Stutz e Lee Gordon diventando la prima donna ad attraversare l’Atlantico.

Nel 1931 stabilisce il record mondiale di altitudine raggiungendo i 18.415 piedi; l’anno successivo insieme al suo “Lockheed Veda” colore azzurro e oro, la bionda istruttrice di Boston vola da Habor Grafe fino a un villaggio della costa britannica, per un totale di ben 14 ore e 56 minuti.