Category Archives: Satira

Ferrero dopo le elezioni in Emilia Romagna: “Sciolgo Riformazione comunista”

Paolo Ferrero - Foto Comunisti-Labaro.it

Paolo Ferrero - Foto Comunisti-Labaro.it

di Mau

È tardi e sto cercando di completare alcune riflessioni sulle elezioni regionali quando ricevo una telefonata.

P – “Pronto sono Paolo e ho deciso di sciogliere Rifondazione Comunista”.
M – “E Ferrero cosa ne pensa?”
P – “Ma sono io Ferrero!”
M – “Scusa ti avevo scambiato per Dadini”.
P – “Dadini chi?”
M – “Un amico mio, ma lasciamo perdere. Perché hai deciso di farlo?”
P – “Perché? Ma tu sai quanti sono gli iscritti a Rifondazione di Bologna?”
M – “No”.
P – “Nemmeno io. Ho deciso di chiamarli uno a uno per spingerli ad andare a votare per l’Altra Emilia…”
M – “Ma se non sai chi sono…”
P – “Appunto; ho usato i vecchi elenchi. Nessuno mi riconosceva”.
M – “Se per questo nemmeno io”.
P – “No nessuno mi riconosceva nel senso che dicevano che non mi avevano votato e che io non ero il loro segretario e che comunque ero minoranza; e che cazzo!!! Poi quando ho chiamato l’unico della cui lealtà ero sicuro, mi ha risposto la segreteria telefonica di SEL. No basta!”

Trenta buoni motivi per amare la crisi

La Spagna e la crisi - Foto di Fabiana-Geomangio

La Spagna e la crisi - Foto di Fabiana-Geomangio

di Eros Geremia

È anche inutile che lo dica. Tutti lo sanno e lo sanno bene. L’argomento di moda imprescindibile e inderogabile degli ultimi anni è la crisi. Crisi economica, che è anche crisi morale, intellettuale, mentale, esistenziale. Crisi che è anche opportunità e invece no, invece sì, invece no, invece sì.

Nonostante i continui sprazzi di ottimismo dell’ultimo periodo la devastante ventata di disoccupazione sembra non passare mai, quindi se proprio dobbiamo parlare di crisi parliamo delle opportunità che offre la crisi; non perché i lati positivi siano tanti, ma perché la crisi c’è e che ci piaccia o no dobbiamo farci i conti e i conti in tempi di crisi non tornano mai, vivono a Montecarlo e per adesso spendono lì i loro soldi.

Quindi ecco trenta buoni motivi per imparare ad amare la crisi.

  • 1. Polarizzazione dei contenuti nei Tg. Improvvisamente bestie di satana, ecstasy, pendolari pedofili e altro non occupano più uno spazio ossessivo, c’è la crisi e bisogna pensare a quella.
  • 2. Il Billionaire ha chiuso!!!
  • 3. Il consumo di droga e alcol è effettivamente calato. (Sempre che lo vediate come un bene.. [1]

La genuflessione al dio mercato: a proposito di università e meritocrazia

American University - Foto di Ryan Kelly

di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Sul Corriere della Sera del 2 novembre scorso, a pagina 3, compare un articolo di Gianna Fregonara dal titolo Ma il Merito (come sempre) può attendere. Sono veramente tante le occasioni di riflessione. La prima delle quali, ci si perdoni, è se una persona che non pratica l’università, né la scuola, abbia titolo di pontificare su materie delle quali ha comprensione assai lasca e avulsa dalla realtà.

Il giornalismo, quando si entra in certi temi, è un’arma a doppio taglio: da un lato divulga messaggi, magari anche coerenti, dall’altro rivela la profonda ignoranza di un ambiente e di un ambito la cui comprensione è direttamente proporzionale al vissuto. L’autrice parte dall’affermazione che il sistema americano, divinizzato ovviamente, “ha classifiche per tutto dalle facoltà agli insegnanti che sulla base della valutazione vengono assunti o licenziati”.

Sicura, signora? Chi c’è dentro testimonia che valgono le solite leggi di favoritismi e di alcova, solo espressi in modo diverso. Ma mi sbaglierò io, sicuramente, gli americani sono una razza superiore. Qualche collega, o ex allievo (visto che ormai abbiamo più allievi all’estero che in Italia), mi dice “ma sai, quella è l’amante del preside”; si sbaglierà di certo, linguacce. Gli americani sono perfetti. Ma di tutto quell’articolo, tra il banale e il disinformato, spicca una frase che non può essere passata sotto silenzio: “Alla fine la valutazione spetta al mercato”.

Ilva: il commissario Bondi e i viziacci dei tarantini. Cronaca dell’assurdo

Ilva - Foto di Antonio Seprano

di Loris Campetti

Ho visto le pecore e le capre degli allevatori tarantini circondate da una spessa coltre di fumo. Fumavano come turche, Marlboro di contrabbando, in quantità tale che il loro latte e le loro carni erano più impestate di una tabacchiera in una sala da poker durante il proibizionismo americano. L’alito degli animali dell’allevatore Vincenzo Fornaro era decisamente più pestilenziale del camino E312 dell’Ilva. Consumavano anche molto alcol, le disgraziate. Quando si è presentato il veterinario incaricato di portare gli armenti all’inceneritore, pare che più d’una abbia espresso il desiderio del morituro: per pietà, un’ultima sigaretta.

Ho visto le cozze del Mar Piccolo di Taranto con gli Antichi toscani stretti tra le valve, mentre le cozze pelose che sono più raffinate si fumavano sigari cubani più di Fidel Castro ai tempi dell’assalto alla caserma Moncada. Prima di farti un’impepata eri costretto a sottoporre i mitili a un duro trattamento di disintossicazione per togliere la puzza pestilenziale di sigaro che, com’è noto, ricorda quella di altre fisiologiche deiezioni. Ma ormai il frutto di mare era irrimediabilmente compromesso, destinato all’incenerimento non prima di un’ultima boccata che si deve anche al peggior condannato.

Così il nuovo commissario nominato dal governo per mettere ordine all’Ilva, Enrico Bondi, ha messo tutti sull’avviso: non ascoltate magistrati e giornalisti, a uccidere 386 cittadini e cittadine taratine di tumore tra il 1998 e il 2010 non sono stati i fumi dell’Ilva, le polveri sottili e la diossina. La colpa è di quel maledetto vizio tarantino, città di mare con un porto in cui le stecche di bionde circolavano come e più del pane. L’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere, del terreno, dei due mari è stato provocato dal tabagismo di uomini, donne, pecore, capre e cozze tarantine.

Le vignette del Manifesto Bologna: la guerra in Mali di Hollande e il coinvolgimento dell’Italia

Vignette di Marco Viviani. Qui la galleria su Flickr.

Le vignette del Manifesto Bologna: l’Ilva, il fisco e il sonno della ragione

Vignette di Marco Viviani. Qui la galleria su Flickr.