Category Archives: Primo piano

Stefano Rodotà: l’uomo della crescita civile della democrazia e dei diritti

di Sergio Caserta

Stefano Rodotà ci ha lasciati, da tempo malato aveva combattuto l’ultima vittoriosa battaglia per la Costituzione lo scorso 4 dicembre, quando una valanga di No, ricacciò indietro il progetto renziano (e dei poteri forti) di sovvertimento dell’equilibrio tra i poteri dello Stato per instaurare il regime di un partito ed un uomo solo al comando.

Aveva purtroppo perso la penultima, quando c’illudemmo che uno scatto d’orgoglio repubblicano e l’entusiasmo popolare lo potessero condurre alla più alta carica dello Stato, di cui resta per milioni d’italiani il candidato ideale. La foto del 1976 che lo ritrae ad un comizio del Pci con alle spalle Enrico Berlinguer (ma di fianco Giorgio Napolitano) richiama alla memoria il periodo forse più alto della vicenda politica italiana dal dopoguerra: gli anni della crescita civile impetuosa della democrazia e dei diritti nel nostro arretrato Paese.

Rodotà era esponente di primo piano del movimento dei cosiddetti indipendenti di sinistra, personalità insigni del mondo della cultura, delle scienze, della ricerca che s’impegnarono, oggi si direbbe cacofonicamente “scesero” in politica, al fianco del Pci, per sostenere i programmi, quelli si, di riforme che il piu’ grande partito della sinistra all’opposizione propugnava in Parlamento e nel Paese.

Il punto zero dell’urbanistica in Emilia Romagna

di Antonio Bonomi

Non tira un buon vento per la disciplina urbanistica nella Regione Emilia-Romagna, ammirata un tempo in Italia e all’estero. Quella che era uno dei vanti della nostra storia recente con la tutela dei Centri storici, l’edilizia economica e popolare trainante, l’eccellenza quantitativa e qualitativa delle opere di urbanizzazione, la tutela del paesaggio collinare e costiero, sta manifestando visibili pecche. Nello spreco di suolo fertile e permeabile siamo passati ai primi posti nella classifica nazionale. L’inquinamento da gas e micropolveri affligge, ai massimi in Europa, la nostra striscia di pianura.

Il nodo dei trasporti pubblici e privati presenta criticità e inefficienze e a fronte di una smagliante Mediopadana di Calatrava la stazione Centrale di Bologna rimane al palo, orfana perfino di un Servizio Ferroviario Metropolitano passante. La pianificazione territoriale di area vasta, che fino a poco fa era una rete di avanzate competenze, si è liquefatta con l’inconsulto scioglimento delle Province e la stasi delle Unioni di Comuni.

Da ultimo, la presentazione della proposta di legge della Giunta Regionale sull “Uso e Tutela del Territorio” è accolta da una bordata di biasimo della cultura urbanistica. Qui mi sembra opportuno fare un po’ di glossario critico sui diversi tipi di Piani Urbanistici previsti dalla legge vigente e dal nuovo testo.

Sinistra, serve una battaglia di civiltà per rifondare la scuola

di Anna Angelucci

Partiamo da un dato di realtà: l’attuazione della legge 107, per tutti la “buona scuola”, violentemente imposta al paese da Matteo Renzi e dal Partito Democratico nel 2015, si sta consumando nell’inerzia di una rassegnata e passiva accettazione da parte di insegnanti e studenti [1], contrari soprattutto ai tre aspetti più cogenti del provvedimento – chiamata diretta, bonus premiale e alternanza scuola-lavoro, lesivi di norme e principi costituzionali – ma incapaci di elaborare un’efficace strategia di mobilitazione, opposizione e contrasto.

Al netto di reazioni di protesta a macchia di leopardo – che hanno visto alcune scuole devolvere il bonus ad attività filantropiche o utilizzarlo come parte del fondo d’istituto, oppure rifiutarsi di stilare una lista di requisiti per selezionare i docenti più ‘adatti’ – una reazione politica compatta, forte, necessariamente unitaria e condivisa a livello nazionale, alla legge che sta distruggendo il sistema scolastico italiano indubbiamente non c’è.

Ius soli: la prevedibile convergenza dei Cinquestelle con la Lega

di Eva Garau

A poche ore dall’arrivo in Senato della riforma sulla cittadinanza le prime pagine dei quotidiani nazionali somigliano più a un bollettino medico che alla cronaca politica. Inevitabile, considerata la zuffa andata in scena tra i banchi dell’aula tra spintoni, corse in infermeria e cerotti, attori principali i rappresentanti della Lega Nord. Ma ad alimentare la polemica è soprattutto la posizione del Movimento 5 Stelle, un’astensione che, di fatto, è un voto contrario senza l’effetto collaterale di una parziale perdita di consenso tra gli italianissimi iscritti (tra i requisiti per il tesseramento, infatti, la cittadinanza italiana è indispensabile).

Il punto di vista del M5S sullo ius soli e, in generale sull’immigrazione, non deve sorprendere. Se è vero che l’abolizione del reato di clandestinità è stata proposta nel 2013 da due senatori pentastellati, Maurizio Cioffi e Andrea Buccarella, e poi passata grazie ai voti del PD (332 favorevoli, 124 contrari) già allora Grillo si era espresso sul blog. Il post firmato con Casaleggio sottolineava la distanza del movimento da un’iniziativa personale e “non autorizzata” di due “dottor Stranamore fuori controllo”.

Non si era fatto mistero, allora, del fatto che se inserita nel manifesto programmatico del movimento un’apertura del genere avrebbe avuto conseguenze drammatiche in termini elettorali, dal momento che ancora l’umore della base non si era manifestato in maniera chiara. L’abolizione del reato di clandestinità non è stato accompagnato da un discorso politico che ne mettesse in evidenza il significato.

Roma e i migranti, demagogia senza ritorno

di Grazia Naletto

I raggi non sempre brillano, ma i Raggi romani stanno consegnando la città all’oscurantismo puro, inteso come opposizione sistematica al cambiamento sociale. E che ciò avvenga grazie a un movimento che si è proposto di rivoluzionare totalmente le forme e i contenuti della politica e di non voler far altro che rappresentare i bisogni e le esigenze dei cittadini, dice molto del punto in cui siamo.

La richiesta ufficiale della Sindaca al Prefetto di fermare gli arrivi dei migranti a Roma e di evitare l’apertura di nuove strutture di accoglienza fa del resto pendant con le analoghe urla del leader del movimento, che utilizza la chiusura di due campi rom nella capitale (finanziata con fondi europei stanziati ben prima che le stelle brillassero su Roma) soprattutto per dire ai suoi competitori di destra che da oggi in poi “chi ruba o chiede soldi nella metropolitana sarà fuori”.

La scelta di mettere in bocca alla Sindaca di Roma il primo messaggio destinato a colmare lo scarso risultato elettorale della settimana scorsa non è stata quella migliore. Chi vive nella capitale tutti i giorni stenta infatti a vedere segnali di miglioramento della propria qualità della vita, a prescindere dalla presenza di richiedenti asilo e rifugiati. Non pensiamo alla cultura e alla valorizzazione dello straordinario patrimonio storico e artistico di cui la città è dotata, non alle iniziative culturali, non al sostegno alle forme di autorganizzazione sociale o alle realtà che hanno inventato percorsi molto concreti di altraeconomia: quest’orizzonte, tra le fila di chi governa a qualsiasi livello, sembra purtroppo scomparso. E l’unica cosa che si è vista a Roma è la carrellata di sgomberi che hanno colpito decine di spazi sociali e culturali, alla faccia della partecipazione.

Un viaggio nella memoria per riscoprire l’eredità di Rugova

di Luca Mozzachiodi

Da un po’ di tempo le guerre che sono seguite alla dissoluzione della Jugoslavia sono un mio cruccio, a quella che sconvolse il Kosovo è poi legato un nettissimo ricordo che si può dire nasconda nella sua ingenuità la terrificante domanda su quello che un vecchio autore chiamava il macello della storia. «Papà ma cosa ci fanno con tutti quegli aerei?», chiedevo salendo in macchina e pensando alle immagini dell’intervento Nato.

Ci fanno la politica di potenza, avrebbe potuto rispondere, ci uccidono migliaia di civili serbi, spengono con il bombardamento luce e tv a Belgrado, disseminano per tutte le campagne, anche del Kosovo, uranio impoverito; ma avrebbe potuto anche rispondere costringono a porre fine alla violenza sui civili kosovari, consentono al parlamento di riunirsi, restituiscono l’autodeterminazione ai cittadini di un altro paese, fanno tornare gli albanesi nelle scuole e negli ospedali.

La vera tragedia è che tutte queste risposte sono insieme vere e false e che solo una ragione equilibrata e militante ci può permettere di trasformare l’apparente insensatezza di certe contraddizioni nella logica politica ferrea che di tali contraddizioni è la causa. Una ragione che Luca De Poli dimostra pienamente di avere nell’organizzare il suo libro sul presidente Rugova, Ibrhaim Rugova viaggio nella memoria tra il Kosovo e l’Italia, scegliendo una forma inedita e particolare.

Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

Si è conclusa la densa fase di approfondimento relativa al nuovo progetto di legge urbanistica regionale, organizzata da partiti e movimenti della sinistra Modenese – Sinistra Italiana, Per me Modena, Possibile, Rifondazione Comunista, Campo Progressista, PCI, Articolo UNO MDP, l’Altra Emilia Romagna – con l’intento di avviare un processo di azioni comuni partendo dalle idee, dalle analisi dei problemi concreti e dalla formulazioni di proposte condivise che dai consigli comunali giungano in Regione.

Le sessioni di approfondimento hanno discusso nel merito dei contenuti partendo dalla centralità della città e dal ruolo strategico riconosciuto alla pianificazione territoriale, reinterpretandone i suoi rapporti tra spazi pubblici, privati, consumo di suolo, ambiente, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, lavoro, commercio e welfare, avanzando proposte per il suo miglioramento. Fra le azioni future, un volume sistematico degli emendamenti; convegni a livello regionale e comunale; confronto finale con la giunta regionale.

Questi alcuni dei punti che saranno oggetto di proposte di emendamento da parte dei consiglieri regionali che fanno riferimento a Sinistra Italiana, Art.1 MDP e l’Altra Emilia e Romagna:

Operai, trent’anni dopo

Cooperazione

di Sergio Sinigaglia

Nel febbraio del 1988 Gad Lerner, allora giovane, ma già affermato giornalista trentatreenne dell’Espresso, pubblicò con Feltrinelli “Operai”. Si trattava di un ricco reportage che, partendo dalla Fiat, ci accompagnava in un viaggio “dentro la classe che non c’è più”, come si poteva leggere nel sottotitolo. Un’indagine che andava “oltre l’universo metallico delle grandi fabbriche automobilistiche per raccontare la vita nei casermoni di periferia, le metamorfosi avvenute nei paesini meridionali degli emigranti (i nostri…ndr), gli operai divisi tra robot e lavoro contadino”, cioè i cosiddetti metalmezzadri, ben conosciuti per esempio nel fabrianese, dove esisteva un altro impero, molto più piccolo di quello di sua Maestà Gianni Agnelli, ma comunque significativo. Ovviamente ci riferiamo alla famiglia Merloni.

Eravamo nel pieno della restaurazione conservatrice. Tre anni prima un referendum aveva sancito la sconfitta di chi voleva abrogare il decreto di San Valentino, voluto dal governo Craxi, provvedimento che cancellava quattro punti della scala mobile. Una prima picconata ad uno strumento fondamentale di difesa delle retribuzioni. La consultazione vide una clamorosa e significativa sconfitta del PCI e delle altre forze della sinistra che volevano abrogare la norma. Una debacle emblematica dei tempi che si stavano vivendo e annunciando. Nel 1992 ci penserà il governo Amato ad abolire definitivamente la scala mobile, con il beneplacito delle organizzazioni sindacali.

Più di trent’anni dopo quei fatti e 29 anni di distanza dalla pubblicazione del libro, Gad ci ha proposto un altro viaggio nel mondo del lavoro, andato in onda in sei puntate su Rai tre. Il titolo sempre uguale “Operai”, ma il contesto proposto è alquanto modificato. In peggio.

Korsch e Marx: oggi la sinistra rinasce se si riparte dalle origini

di Aldo Tortorella

Sergio Sabattini ha scritto Da un altro tempo. Marx e Engels, la rivoluzione, la Russia (Edizioni Punto Rosso), un libro che è, come dice, il libro di una vita. Una vita spesa bene per i compiti rilevanti e difficili cui ha assolto come militante politico e dirigente comunista, ma anche, come qui possiamo leggere, per questa sua ininterrotta riflessione che ora rende pubblica. Spesso, quando si volge verso l’età più avanzata, si indulge al racconto delle proprie personali memorie. Si tratta di documenti sempre utili sia per i lettori che desiderano informarsi sul tempo passato, sia per gli storici professionali che hanno così modo di paragonare vari punti di vista interni a un medesimo tempo, a medesimi eventi, a medesime esperienze umane. Ma il testo di Sabattini è ben altra e più impegnativa impresa.

È un testo di riflessione storica e teorica, un itinerario dentro la storia e dentro il pensiero di coloro che insoddisfatti del loro presente e del futuro che esso prometteva – come furono gli iniziatori del movimento socialista – si sono sforzati di leggere la intima costituzione della società e dello stato al fine di prospettare un futuro migliore. Le autobiografie hanno bisogno di aprire solo i propri ricordi, per un lavoro come questo bisogna aprire e studiare molti libri per porsi le domande e ancor di più per cercare le risposte.

Un tale faticoso e ininterrotto lavoro, compiuto da chi è stato per tutta la sua vita un politico di professione, è un dato rilevante in se stesso in tempi in cui i politici per primeggiare studiano essenzialmente per farsi attori televisivi e che, qui da noi, acquistano tanto più potere se sono volontari o involontari attori comici.

Cronache dalle province: giù le mani dalla scuola Rodari di Poggetto

di Sergio Caserta

Quando si parla di scuola pubblica, ed i nostri governanti hanno voluto togliere la qualificazione pubblica dalla denominazione del ministero dell’istruzione e dalle leggi, perché hanno il “tarlo” dell’equiparazione con la scuola privata, non solo svalutano un bene che è il primo elemento di distinzione di un paese civile ma con questo atteggiamento, mettono in pericolo fondamentali conquiste democratiche, culturali e civili che sono alla base di un’istruzione qualificata, gratuita ed accessibile a tutti.

Non è un caso che l’ondata privatista e regressiva che dagli anni 80 attraversa l’intero occidente, nel nostro paese abbia contaminato più di una coscienza e minato convinzioni consolidate sulla funzione dell’educazione pubblica.

Esemplificativo in tal senso, è il caso della scuola primaria Gianni Rodari di Poggetto, frazione del comune di San Pietro in Casale, nella campagna bolognese, ai confini con la provincia di Ferrara, in quelle zone dove il verde predomina ancora e nonostante le trasformazioni del tempo, quando vai nella piazza del paese respiri ancora l’atmosfera della terra d’Emilia profonda di belle tradizioni e di ricca umanità.

La scuola primaria comunale in questione è un vero e proprio “fiore all’occhiello” non solo del paese ma di tutto il territorio ex provinciale, ora metropolitano (è la stessa cosa).