Femminismo e lotta di classe: un’inchiesta sul lavoro femminile in Sardegna

di Marta Meletti e Isabella Russu

Come Telèfono Ruju-Telefono Rosso, campagna nata all’interno del soggetto-progetto politico “Caminera Noa”, abbiamo deciso di lanciare un questionario per analizzare le condizioni di lavoro delle donne in Sardegna. Il nostro obiettivo è quello di arrivare ad avere un quadro, quanto più dettagliato possibile, del lavoro femminile in tutte le sue forme all’interno del territorio sardo, e vorremmo raggiungere donne di ogni età e provenienza, che affrontano condizioni di lavoro diverse e differenti problematiche ad esso connesse.

Perché un questionario sul lavoro femminile? Telèfonu Ruju vuole creare un argine allo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupandosi di contrasto al lavoro nero, ai tirocini che nascondono lavoro pagato male o non pagato e in generale a tutti i soprusi che dilagano nel mondo del precariato e del lavoro stagionale.

Le donne, in quanto tali, subiscono una duplice forma di sfruttamento, sia da parte del sistema economico capitalistico e colonialistico che della società patriarcale. Da un lato svolgono infatti il lavoro produttivo (salariato o autonomo), il lavoro nel senso più comune del termine, soggetto alle dinamiche interne al sistema economico, spesso precario e malpagato.
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Usiamo il reddito di cittadinanza per ridurre orario e disoccupazione

di Piergiovanni Alleva

Il reddito di cittadinanza costituirà un’importante misura sociale “anti-povertà”, ma anche un impegno finanziario molto pesante per il bilancio statale, e da più parti è quindi giunta la domanda se non sarebbe meglio cercare di eliminare la povertà abolendo anzitutto la disoccupazione, che affligge oltre 3 milioni di cittadini, di cui moltissimi giovani.

Erogare al giovane disoccupato e povero – si è detto – un reddito di cittadinanza è, in sé, giusto ed umano, ma sarebbe infinitamente meglio procurargli un lavoro, così da consentirgli di vivere davvero, e non solo di sopravvivere. La legge, per il vero, prevede che i Centri per l’Impiego agiscano in tal senso, e addirittura che l’importo del reddito di cittadinanza vada al datore di lavoro che eventualmente assuma quel giovane, ma non c’è assolutamente alcuna certezza che giungano davvero offerte di lavoro, ed in numero sufficiente.

Eppure, a nostro giudizio, c’è una via per riassorbire ed abbattere la disoccupazione, in specie giovanile, in modo certo, sicuro e rapido, e, soprattutto, senza aumentare l’onere che le finanze pubbliche si sono accollate con il reddito di cittadinanza. La via – lo anticipiamo subito – è quella di utilizzare le risorse finanziarie che sarebbero assorbite dal reddito di cittadinanza per redistribuire il lavoro “che c’è”, riducendo, senza penalizzazione economica, gli orari di lavoro, ed allo scopo forniremo esempi numerici assumendo, in via convenzionale e dimostrativa, l’importo “standard” del reddito di cittadinanza che è di € 780,00 mensili.
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Contro l’interposizione nel lavoro, forma estrema di sfruttamento: al via la pubblicazione dei video

di Piergiovanni Alleva Sulla pagina Facebook dell’Altra Emilia Romagna è iniziata la pubblicazione dei video e degli interventi del convegno Contro l’interposizione nel lavoro, forma estrema di precariato e sfruttamento che si è tenuto a Modena lo scorso 9 giugno. Sono materiali importanti perché, sul tema, l’analisi e la ricerca di soluzioni sono argomenti non […]

Pd - Foto di Orsonisindaco

Europee, il Pd forse apre a sinistra. Ma c’è una sinistra all’altezza della sfida?

di Sergio Caserta

Le prossime elezioni europee segnano uno spartiacque per l’attuale governo in carica, retto dal patto-contratto di governo tra M5s e Lega. Se confermeranno l’irresistibile ascesa del partito di Matteo Salvini, allora per Luigi Di Maio & C. la situazione potrebbe diventare insostenibile: piegarsi definitivamente ai diktat del “capitano” o rinunciare alla prosecuzione del governo e anche alla leadership nel Paese, già allo stato presente alquanto usurata? In ogni caso il risultato delle Europee sarà determinante.

Tra i due maggiori competitor però si è reinserito il Partito democratico, dato in buona ripresa dopo l’elezione di Nicola Zingaretti, come in parte hanno indicato le Elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna in cui il centrosinistra, guidato da due candidati non diretta espressione del Pd – Giovanni Legnini e Massimo Zedda -, ha recuperato una parte dei voti persi alle politiche di un anno fa, seppur non si possa certo parlare di successo.

Ora sembra che Zingaretti intenda almeno per le Europee rilanciare la centralità del Pd, ma riesumando l’apertura ad alleanze anche a sinistra. Non è per niente chiaro però in quale direzione, soprattutto per quanto riguarda le politiche del lavoro e ambientali sulle quali si è rotto la testa Matteo Renzi.
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Il dopo sisma in Emilia: pulizia etnica del patrimonio

di Tomaso Montanari

Demolizioni di futuro. È questa la perfetta definizione di ciò che continua ad accadere in Emilia, a quasi sette anni dal terremoto del maggio 2012. Edifici storici, tutelati dalla legge e ricchissimi di significati vengono fatti brillare perché fortemente lesionati: una sorta di colpo di pistola alla testa ad organismi fiaccati, ma che sarebbe perfettamente possibile salvare. Una pulizia etnica del passato dovuta non alla povertà, ma alla ricchezza senza cultura di una regione che pensa già a nuovi capannoni e si prepara alla “secessione dei ricchi”, insieme a Veneto e Lombardia.

Nell’immediato dopo terremoto a saltare in aria furono i campanili (indimenticabili le immagini dell’esplosione di quello di Poggio Renatico), municipi (come quello di Sant’Agostino, nel Ferrarese, anch’esso minato con la dinamite), case antiche (a Mirandola, per esempio): uno scempio che trovò poi una giustificazione ideologica negli stand del ministero per i Beni Culturali al Salone di Ferrara nel marzo 2013. Il loro titolo, stampato a caratteri di scatola, era: “Dov’era ma non com’era”.

Una provocazione, rincarata dalla presentazione stampata sui pannelli, in cui il vertice del sistema italiano di tutela del patrimonio culturale affermava: “Di considerare questo evento drammatico come un’opportunità. L’opportunità di affermare una cultura architettonica della ricostruzione capace di prendere le mosse dalla reale situazione e consentire la coesistenza tra le preesistenze e gli edifici contemporanei, l’attualizzazione del bene culturale laddove era, dando ad esso nuovi significati vitali”.
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Quale politica uscirà dall’uovo?

di Salvatore Settis

Una strana epidemia affligge l’Italia. Partito dai politici, il contagio si è esteso dappertutto. Il morbo passa inosservato perché non è mortale, ma produce danni irreversibili. Si chiama miopia. Comporta un’ossessiva concentrazione sul presente, l’incapacità di elaborare progetti di lunga durata, il ripudio di ogni visione strategica, l’indifferenza ai dati di fatto, il rigetto di ogni soluzione. Insomma, il lento suicidio di chi corre verso il precipizio ma non ci crede, e non cambia strada né mette il piede sul freno. Nasce così quel che con metafora ciclistica si chiama surplace: la tecnica di star fermi, in equilibrio sulle ruote, spiando l’avversario. Ma se tutti i ciclisti fanno surplace, la gara non parte mai. Questo flusso d’incoscienza pervade la scena politica. In luogo dei disastri sempre imminenti e sempre rinviati, genera stagnazione.

Calamandrei diceva che la Costituzione è presbite, perché guarda lontano; ma le istituzioni di governo sono in preda alla miopia. Il suo contrario è la chiaroveggenza: la capacità, o almeno il tentativo, di prevedere quel che accadrà, e non solo nell’immediato futuro. Il quadro di Magritte Clairvoyance è una vera lezione di lungimiranza. Un pittore siede davanti alla tela, pennello in mano, e fissa il suo modello, un uovo posato sul tavolo. Ma il pittore, chiaroveggente, dipinge l’uccello che nascerà: anticipa i tempi, “vede” il futuro che cova dentro il presente. Il suo sguardo a raggi X ‘legge’ nell’uovo il Dna, ‘sa’ se ne nascerà uno sparviero o un piccione.
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Le violenze maschili contro le donne: l’insoddisfacente logica della punizione

di Maria (Milli) Virgilio

Ha suscitato immediate proteste la riforma in senso favorevole al condannato della sentenza nei confronti di un uomo che aveva assassinato la sua compagna per “gelosia”. Così aveva motivato il suo gesto. Da 30 a 16 anni di reclusione il salto è forte.

Il Giudice della udienza preliminare di Rimini aveva condannato a 30 anni. A questa pena era arrivato ritenendo l’assassino responsabile di omicidio, aggravato per aver agito per motivi abietti o futili. La pena prevista per questo caso è quella dell’ergastolo, ma l’imputato aveva chiesto di procedere con il giudizio abbreviato, e questo comporta che l’ergastolo sia sostituito per legge dalla reclusione a trenta anni.

È una specie di sconto/premio che viene attribuito a chi chiede di procedere senza dibattimento, cioè più velocemente, sulla base dei soli atti di indagine. Era stata solo chiesta dalla difesa una perizia psichiatrica per valutare se l’imputato fosse al momento del fatto incapace di intendere e di volere, e dunque non imputabile e non punibile. Il perito psichiatra forense nominato dal giudice aveva escluso ogni causa di non punibilità, anche se aveva affermato che l’assassino aveva agito in preda a una “soverchiante tempesta emotiva e passionale”. Tale condizione era stata del tutto irrilevante per il giudice della prima sentenza, ma non è stato così per la Corte d’assise d’appello di Bologna.
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La questione migranti: Italia incivile, Europa incivile

di Luigi Ferrajoli

Una politica disumana e illegale

Il principale segno di cambiamento manifestato finora dall’attuale sedicente “governo del cambiamento”,nato dall’alleanza tra la Lega e ilMovimento 5 Stelle, è la politica ostentatamente disumana e apertamente illegale da esso adottata nei confronti dei migranti. Il primo atto governativo è stato uno dei più vergognosi della storia della Repubblica: la chiusura dei porti inaugurata con il respingimento dell’Aquarius sul quale erano stati salvati dalla Guardia costiera italiana629 migranti, di cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini e 7 donne incinte.

Il senso dell’operazione è stato quello di premere sull’UnioneEuropea, prendendo i migranti in ostaggio e costringendoli a una lunga e sofferta traversata fino al porto di Valencia dove il governo spagnolo, per ragioni umanitarie, aveva infine consentito l’approdo. Ha fatto seguito il blocco opposto ad altre navi, lasciate a vagare in mare con il loro carico sofferente di centinaia di persone, e poi la vicenda, in agosto, della nave Diciotti, dove la presa in ostaggio per dieci giorni di177 migranti è stata una chiara lesione del principio della libertà personale stabilito dall’articolo 13 della nostra Costituzione e perciò, come ha ritenuto la Procura di Agrigento, un sequestro di persona e un abuso d’ufficio.

L’aspetto più grave e chiaramente eversivo di questo reato è stato peraltro la sua aperta rivendicazione compiuta dal ministro, il quale ha per di più dichiarato di voler perseverare nella sua commissione, con l’evidente intento di alterare i fondamenti del nostro stato di diritto: non più la legalità costituzionale, ma il consenso elettorale quale fonte di legittimazione di qualunque arbitrio, persino se delittuoso.Siamo dunque di fronte a una gigantesca omissione di soccorso e alla violazione di principi elementari di diritto interno e di diritto internazionale sulla protezione dovuta alle persone in mare in pericolo di vita.
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Fascismo - Foto di Ian M.

Prove di estrema destra

di Gianfranco Pagliarulo

In Abruzzo vince il centrodestra a trazione leghista, con l’annunciato boom del partito di Salvini, perde in modo pesante il Movimento 5Stelle, ottiene un risultato segno di una qualche ripresa l’alleanza di centrosinistra. Una parziale conferma di questo trend proviene dal recente sondaggio sulle elezioni europee che dà la Lega oltre il 32% e il M5S a meno del 26%. Questo è l’essenziale; vedremo se in qualche misura tali prospettive verranno confermate dai ravvicinatissimi ulteriori appuntamenti elettorali. In ogni caso val la pena la pena soffermarsi su alcune questioni.

Inesorabilmente il baricentro del governo, già fortemente sbilanciato a favore della Lega in barba all’esito delle elezioni politiche e dei conseguenti rapporti di forza in Parlamento, si sta spostando verso il partito di Salvini. Le scelte del ministro-segretario del partito e degli altri ministri e sottosegretari leghisti indicano che in Italia c’è oggi un governo di estrema destra che non ha alcun riscontro dal dopoguerra e che può portare il Paese ad una forma moderna di Stato autoritario. Altro che scomparsa della destra e della sinistra!

Questo governo non ha mai speso una parola (e tanto meno dato vita ad un fatto) per contrastare l’azione dei gruppi neofascisti, che è sempre più diffusa e pericolosa; c’è il web, dove alla tradizionale debordante presenza di pagine “nere” si aggiunge – come dimostrato da un’interessante inchiesta di Left in via di pubblicazione – il moltiplicarsi di gruppi “segreti” della stessa matrice, che sguazzano nell’odio, nella violenza e nel razzismo e in cui sempre più spesso si fa richiamo all’uso delle armi da fuoco.
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Bologna, Prati di Caprara: il comitato si prepara a far camminare il bosco

di Radio Città Fujiko

“Il bosco che cammina”. Come nel Macbeth di Shakespeare, Rigenerazione No Speculazione si prepara per la marcia del bosco spontaneo dei Prati di Caprara, prevista il 16 marzo. La battaglia è sempre quella: salvare il bosco dall’urbanizzazione. Laboratori a Làbas e Mercolello per costruire maschere silvestri. Il 28 febbraio un’assemblea pubblica.

A qualcuno potrà ricordare la battaglia raccontata da Tolkien ne “Il Signore degli Anelli”, ma il riferimento letterario evocato dal comitato Rigenerazione No Speculazione è un altro, il Macbeth di William Shakespeare. In particolare la scena in cui il barone ribelle Macduff e il figlio del defunto re Duncan muovono con l’esercito contro Macbeth e, per nascondere la moltitudine dei soldati, li occultano dietro rami tagliati dalla foresta di Birnam, così da sembrare che il bosco stesso avanzi.

Il 16 marzo, invece, sarà il bosco spontaneo dei Prati di Caprara ad avanzare e muoversi verso il “centro del potere”, piazza Maggiore, sede di Palazzo D’Accursio. Ad “animarlo” saranno sia il comitato che tutte le associazioni e i gruppi di cittadini che negli ultimi anni si sono battuti per preservare quel polmone verde della città ed opporsi ai progetti urbanistici del Comune.
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