Category Archives: Informazione

Acqua, è il momento di mobilitarsi

Acqua Pubblica

di Alex Zanotelli

In questi mesi ci giochiamo tutto sull’acqua. Serve una mobilitazione forte perché il Parlamento finalmente approvi una legge sull’acqua che rispetti il Referendum del 2011. In quell’occasione 26 milioni di cittadini hanno votato per togliere l’acqua al mercato, perché su un bene così scarso e prezioso non si può fare profitto. Dopo otto anni e ben cinque governi, ancora aspettiamo una legge. Anzi, tutti e cinque hanno favorito la privatizzazione dell’oro blu.

Ma i comitati per la gestione pubblica dell’acqua, insieme al Forum, non hanno mai smesso di ricordare alla politica il dovere di obbedire al Referendum, perché l’acqua è uno bene comune fondamentale, oggi messo in pericolo dal surriscaldamento del pianeta: avremo sempre meno acqua potabile disponibile. Ecco perché le multinazionali cercano di mettere le mani sull’oro blu, per venderlo come il petrolio.

Sarebbe una tragedia per l’umanità, soprattutto per i più poveri. Per fortuna papa Francesco nell’enciclica “Laudato Si” ha ricordato a tutti che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano, essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza delle persone. È un diritto alla vita”. Un termine, vita, in campo cattolico usato per l’aborto e l’eutanasia. “Un’affermazione di radicale importanza – afferma la teologa americana Christiana Peppard -, un contributo essenziale al dibattito pubblico nell’era della globalizzazione economica”.

Venezuela: le ingerenze degli Stati Uniti e la voglia di un nuovo caso Panama

di Maurizio Matteuzzi

Lo storico Howard Zinn ha contato 103 interventi militari USA nel mondo fra il 1798 e il 1895, un calcolo che non tiene conto di tutti quelli – un’infinità – nel corso del ‘900 e neppure di quello auspicato dal futuro presidente Theodore Roosevelt, allora Assistente segretario alla Marina, che in una lettera del 1897 scriveva di “sperare in una qualsiasi guerra perché credo che questo paese ne abbia bisogno”. In effetti l’anno dopo, 1898, gli Stati uniti dichiararono guerra alla Spagna, naturalmente, parole di Roosevelt, sia in nome “dell’umanità e per il bene dei cubani” sia come “ulteriore passo verso la completa liberazione dell’America dal dominio europeo”.

Sono passati 120 anni e lo scenario è ancora lo stesso. Perfino le parole – la narrazione, come si usa dire adesso – sono praticamente le stesse.Venezuela, gennaio-febbraio 2019. Il paese deve essere liberato dal giogo chavista, con qualsiasi mezzo, sia in nome dei diritti umani e per il bene dei venezuelani, sia come ulteriore passo verso la completa liberazione dell’America latina dalla macchia rossa del quindicennio di governi di sinistra o quantomeno progressisti , e dalla crescente interferenza di Cina e Russia.

Emilia Romagna, il boccone più ghiotto per la Lega

di Sergio Caserta

Manca meno di un anno alle elezioni regionali in Emilia Romagna, se l’attuale maggioranza riesce a rinviare la data ai primi di gennaio 2020, mancano undici mesi. Di mezzo ci sono altre elezioni regionali il 10 febbraio in Abruzzo e il 24 febbraio in Sardegna, poi il 26 maggio ci saranno le europee con annesse le elezioni in Piemonte e in Basilicata, infine toccherà alla Calabria e all’Emilia Romagna.

I sondaggi elettorali danno da mesi e in modo pressoché univoco la Lega di Salvini in crescita costante, i M5S in arretramento progressivo e altrettanto costante, il partito democratico ben che vada inchiodato ai risultati del 4 marzo, cioè il livello più basso della sua decennale esistenza.

Questi dati riguardano anche la regione guidata da Stefano Bonaccini, almeno secondo il recente sondaggio dell’IPSOS commissionato e pubblicato dal Corriere della sera edizione bolognese, e sono nefasti per il partito oggi al governo, in parentesi quelli delle precedenti regionali: Lega al 23% primo partito (19,42%), Pd crollo al 17%( 44,53%), M5S in arretramento al 15% (13,27%), Forza Italia si dilegua al 3%(8,36%) , altri al 4%, incerti 38% una quota alta ma non tanto da far pensare ad un ribaltamento, nel 2014 infatti voto solo il 38% con un’astensione inimmaginabile. Consideriamo inoltre che a sinistra del PD, due liste SEL e Altra Emilia Romagna, insieme raggiunsero circa il 7% e nel sondaggio non sono nemmeno rilevate.

Tav Torino-Lione, una bolla lunga trent’anni

di Mauro Ravarino

Ogni giorno una dichiarazione, un tweet, una sparata creano ulteriore confusione sulla questione Tav. Che venga dall’opposizione o dalla maggioranza (l’ultima, «il risparmio di tempo sarà di un minuto e 20 secondi», di Simone Valente, sottosegretario M5s) non importa: l’esito è lo stesso, una bolla incomprensibile. Proviamo a sgonfiarla e a capire quali sono i punti fermi e quelli controversi.

Si parla da trent’anni della Torino-Lione e, al tempo, fu proposta con stime di traffico assolutamente esagerate, se le guardiamo con gli occhi di oggi. Tra il finire degli anni Ottanta e i primi Novanta si faceva un gran parlare di alta velocità e le famiglie del capitalismo italiano, poco prima dello scoppio di Tangentopoli, promettevano investimenti privati che mai si sono concretizzati. La Val di Susa capì che non era oro quel che luccicava e la sigla No Tav comparve presto in questo territorio resistente. Sono passati decenni e ora la tratta contestata fa parte del corridoio del Mediterraneo, dalla Spagna all’Ungheria, e non più della defunta, per quanto ancora citata, Lisbona-Kiev.

Nel 2017, una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha ricalcolato la spesa totale del tratto transfrontaliero della Torino-Lione, ovvero quello condiviso da Italia e Francia – 65 chilometri di cui 57,5 di galleria a doppia canna -, alla luce dell’aumento del costo delle materie prime e dell’inflazione: la cifra è salita a 9,6 miliardi di euro in totale.

Amianto: il Sin Org Bologna per la bonifica, conquistato da Afeva Er, Cgil e Rsu Ogr

di Andrea Caselli, presidente Afeva Er

Nei giorni scorsi, è stato ripreso sul sito dell’Associazione il manifesto in rete un articolo scritto da Vito Totire che si occupa principalmente delle Officine Grandi Riparazioni di Bologna. Naturalmente ringraziamo Vito Totire per essersi associato ai lutti vissuti dai lavoratori Ogr e naturalmente condividiamo alcuni passi delle sue considerazioni relative ai diritti delle vittime e degli ex-esposti amianto e della necessità di un loro riconoscimento.

Vorremmo altresì chiarire alcuni quesiti ed alcune inesattezze riportate nella parte che riguarda la vicenda del Sin Ogr Bologna. Scrive Vito Totire:

Il sito Ogr è stato incluso tra i SIN – siti di interesse nazionale – nel dicembre 2017; non siamo affatto contrari ma vi sono alcune questioni: a) come mai non è stata convocata una conferenza dei servizi per discuterne b) come mai vengono destinate risorse pubbliche per caratterizzare un sito che è stato inquinato da un’azienda che deve invece risponderne economicamente in proprio secondo il principio “chi inquina paga”? Non che siamo sorpresi da questa ennesima grave amnesia…) come mai si scopre solo adesso che il sito va inserito nei SIN se le Ferrovie hanno sempre dichiarato che l’amianto era sparito da decenni?

La richiesta di inserire l’Ogr Bo fra i Siti di Interesse Nazionale, in considerazione delle previsioni di delocalizzazione delle attività produttive, parte a metà del 2017 per una richiesta in tal senso al Presidente della giunta regionale Emilia Romagna Stefano Bonaccini, da parte della Rsu Ogr congiuntamente alla Cgil Er, alla Cdlm-Cgil Bo, ad Afeva Er.

I problemi del reddito di cittadinanza

di Roberta Carlini

Il divano c’è sempre, ma la donna è in piedi e un fumetto con una lampadina le accende il pensiero.

Alle spalle, uno scaffale con qualche libro. Anche sul sito del governo lanciato il 4 febbraio per illustrare il reddito di cittadinanza – e su cui dal 6 marzo si potranno presentare le domande – il totem che ha dominato la discussione sulla misura simbolo del Movimento 5 stelle resta il divano. O meglio, la paura che il provvedimento, immaginato come “una misura di politica attiva del lavoro di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale”, finisca per disincentivare il lavoro, inducendo le persone a restare sul divano di casa invece di “attivarsi” e cercare un impiego.

Tuttavia, com’è risultato evidente durante la presentazione del sito e della “card” fatta dal vicepremier Luigi Di Maio, il reddito di cittadinanza non è un reddito ma una carta acquisti delle Poste italiane che vale 18 mesi; e non è di cittadinanza perché per averla servono altre condizioni oltre a essere cittadini italiani. Ossia, bisogna essere poveri e disponibili a lavorare.

Il Venezuela di Maduro e la crociata per il petrolio: lo spettro del modello Libia

di Maurizio Matteuzzi

Dopo il golpe blando in Brasile del 2016 contro il governo del PT – l’impeachment di Dilma Rousseff, la proscrizione di Lula mediante le manipolazioni giudiziarie del giudice Moro, la (ir)resistibile ascesa del proto-nazista Bolsonaro -, ecco il golpe del 23 gennaio in Venezuela contro il governo chavista di Nicolás Maduro.

Magari, come Dilma, Maduro è un pessimo presidente ma, come era Dilma, è il presidente legittimo. E tutto lascia credere che in Venezuela il golpe – dall’esito incerto, tuttora in corso in questi giorni, in queste ore drammatiche – non sarà blando come quello in Brasile. I morti, di entrambe le parti, negli scontri delle ultime settimane sono già una quarantina, gli arresti diverse centinaia.

Un golpe di nuova generazione. In slow motion. Prima i golpe si facevano all’ora x e quasi sempre in uniforme, con una sequenza precisa: prendere il potere all’interno e poi aspettare il riconoscimento internazionale. Con il golpe in corso in Venezuela, l’ordine dei fattori è invertito: prima si annuncia il golpe e si ricevono i riconoscimenti internazionali a cascata, poi si aspetta che il potere arrivi come una pera matura.

Decreto Sicurezza, non in nostro nome: appello alla disobbedienza

di Angelo d’Orsi, storico dell’Università di Torino – “Historia Magistra”

Noi sottoscritti/e, consapevoli dell’impegno che implica questo appello, ci rivolgiamo a tutti gli abitanti della terra chiamata Italia, per invitarli a disobbedire a leggi ingiuste e a norme inique. Ci riferiamo in particolare al cosiddetto “”: in attesa che la Corte Costituzionale ne valuti gli aspetti inerenti alla sua legittimità, di cui dubitiamo, affermiamo con forza che le norme in esso contenute non soltanto siano inefficaci rispetto all’obiettivo dichiarato da chi lo ha voluto, in particolare il ministro dell’Interno, ma siano anche norme pericolose, disumane, e foriere di tempeste.

Lanciamo questo appello a ridosso della data che ricorda la liberazione da parte dell’Armata Rossa del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel 1945. Questa giornata viene festeggiata in larga parte del mondo, con la denominazione di “Giorno della Memoria”: ebbene ci pare che troppe persone soffrano di disturbi della memoria, se le immagini che abbiamo veduto e continuiamo a vedere da settimane, non vengono colte come un triste replay di scene atroci del passato, immagini di deportazione, di mamme sfinite che stringono i loro bimbi piangenti, mentre le barche che li trasportano oscillano nelle onde gelide del Mediterraneo, immagini di famiglie spezzate, di uomini e donne strattonati e caricati come bestie che vanno al macello, in base ad articoli folli di quel decreto.

Ogr di Bologna: ennesimo operaio morto per amianto

di Vito Totire

Muore d’amianto anche Giovanni Malagoli, a pochi giorni da Mario Giovanni Perin. Le istituzioni non devono ricordarsi dell’amianto solo nei giorni dei funerali. L’unico modo per elaborare veramente questi lutti senza fine è riflettere sul passato ma contemporaneamente agire nel presente. Invece: i dati 2018 sull’amianto nell’acqua “potabile” parlano di 13 campioni positivi su 47 nella città di Bologna: il 27.6%.

Mentre si allunga la strage Ogr a Bologna si temporeggia colpevolmente sulla bonifica delle reti acquedottistiche. Alla faccia della prevenzione. Ci associamo al cordoglio espresso dal sindacato e dai compagni di lavoro di Giovanni Malagoli. In questa città in cui pare che qualcuno sia riuscito a lucrare anche sui morti e sui funerali, dobbiamo guardare in faccia il problema dell’amianto non solo per il passato ma anche rispetto al futuro:

Landini segretario della Cgil: le parole chiave in attesa del 9 febbraio

Maurizio Landini

di Loris Campetti

Maurizio Landini ha preso in mano la ultracentenaria Cgil con la forza di un tornado, ma la sua non è una forza distruttrice. Si potrebbe parlare di sindacato del cambiamento se non fosse che chi usa questo sostantivo in politica è un gattopardo che vuole cambiare tutto per non cambiare niente, come fa il governo gialloverde o giallonero che dir si voglia con le politiche economiche, liberiste erano e liberiste restano. Landini vuole bene alle persone che rappresenta, ha con loro una connessione sentimentale per dirla con Antonio Gramsci.

In una stagione di frantumazione del lavoro che distrugge i valori e i diritti conquistati nel Novecento e cancella l’idea fondativa per cui a parità di prestazione dev’esserci parità di trattamento e di contratto, bisogna fare sindacato di strada, andare a trovare i lavoratori dove sono, nelle fabbriche, nei cantieri, nei sottoscala, nei campi, nei magazzini, tra i ciclisti della pizza. E le Camere del lavoro per essere al passo coi tempi devono tornare alle origini ottocentesche, alle Società di mutuo soccorso in cui si entrava analfabeti e si usciva sapendo parlare, capire, contare, istruitevi e poi agitatevi e organizzatevi diceva ancora Gramsci.

La Cgil deve spalancare le sue porte per far prendere aria all’interno e offrire un rifugio a chi sta fuori, è solo e dunque è debole. Le filiere del lavoro vanno seguite per intero e a tutti quelli che vi lavorano vanno garantiti stessi diritti. Perché oggi non siamo più analfabeti ma ci fregano lo stesso, dice con un linguaggio inequivocabile il nuovo segretario generale della Cgil.