Category Archives: Informazione

Carmelo Maiorana: “La maggior parte dei nostri ponti sta messa male”

di Alberta Pierobon

«Da quando l’ha saputo, ha passato ogni minuto della giornata a pensarci. Va da sé, la tragedia di Genova ha sconvolto tutti ma su di lui ha scavato un baratro. Perché nella sua testa, come in un film, si sono succedute le immagini della radiografia del ponte Morandi crollato e l’elenco delle responsabilità». Lui si chiama Carmelo Maiorana, ha 64 anni, non procede per ipotesi, piuttosto per analisi: è ingegnere strutturista, ordinario di Scienza delle costruzioni all’università di Padova. Ma prima delle questioni tecniche e delle relative spiegazioni, per forza si fa strada con angoscia un’analisi anche questa strutturale. Purtroppo strutturale, che riguarda un malcostume tutto italiano.

Come mai, professore, nessuno ha colto i segnali che hanno portato a questa tragedia?

«Questo è il problema. In Italia siamo indietro e tanto. La maggior parte dei nostri ponti ha necessità di un monitoraggio ininterrotto e di manutenzione costante. Operazioni che hanno dei costi».

Quindi è mancato il monitoraggio?

«Qui un altro problema. Io sostengo che chi si occupa dei controlli dovrebbero essere persone fuori dai giochi, persone che dicano la verità, libere di dire la verità. Invece spesso proprio chi è incaricato di monitorare, la verità non la dice: il perché è facile da spiegare. Perché dicendola teme di non avere più lavori di consulenza. E’ semplice, ed è questo il malcostume».

Maurizio Maggiani: “Era un ponte verso il sol dell’avvenire. Ora Genova è morta”

di Eleonora Martini

È triste e addolorato, Maurizio Maggiani, e anche molto arrabbiato. Ma soprattutto sembra già struggere di nostalgia per quel ponte con cui aveva fatto «amicizia», di cui aveva «imparato a fidarsi», come tutti i genovesi. E sì che lui, giornalista, fotografo e scrittore, insignito di prestigiosi premi per le sue opere narrative (Campiello, Viareggio, Strega e numerosi altri) è un genovese d’adozione, proveniente dalla Val di Magra, l’ultima propaggine ligure prima della Toscana che Dante Alighieri cita nel Purgatorio. Ma lui come tutti quelli cantati in Genova per noi, «la superba» l’ha sognata e desiderata. E raccontata, con uno sguardo onirico, in una sorta di guida anche fotografica.

In «Mi sono perso a Genova», edito da Feltrinelli, c’è tutta la sua prospettiva «sghemba» sulla città. E tra le immagini che ha selezionato ci sono quelle del ponte Morandi. Perché?

Perché senza quel ponte come si fa? Ogni volta che lo guardiamo, che precipitiamo dentro uno di quegli svincoli «micidiali», come diceva il cantante (De Gregori, ndr), quel ponte ci terrorizza. Perché è insieme tragico e bello. È qualcosa di spropositato che attraversa la valle.

Lo conosce bene?

“Il 7 ottobre dobbiamo essere in tanti”: l’appello in vista della Marcia PerugiAssisi

di Flavio Lotti, comitato promotore Marcia PerugiAssisi

L’appello è stato pubblicato dal sito PerLaPace.it. Commenti, adesioni e reazioni si possono inviare da questa pagina

Quel giorno, quello della Marcia PerugiAssisi del prossimo 7 ottobre, dobbiamo essere in tanti a riaffermare il primato della dignità e dei diritti umani, a difendere e costruire una società aperta e ad aprire una prospettiva nuova fondata sulla pace e la fraternità. Ma questo dipende solo da noi, da quello che faremo, ognuno per la sua parte, nelle prossime settimane.

Con questo spirito, vi invitiamo a:

  • diffondere in ogni modo l’invito a partecipare;
  • pubblicare sul vostro profilo facebook e sul vostro sito il manifesto e il link alla Marcia (vedi di seguito);
  • richiedere i manifesti e volantini che potete attaccare e distribuire sul vostro territorio;
  • organizzare la partecipazione alla Marcia;
  • sollecitare la vostra rete di amici e contatti a partecipare;
  • chiedere al vostro Comune di aderire e sostenere la partecipazione alla Marcia.

Fateci sapere cosa state facendo, come vi state organizzando, le iniziative che avete in programma. Contiamo sulla vostra adesione e collaborazione.

Caporalato, don Ciotti e Cgil: “Sistema senza dignità. Persone come carni da macello”

di Gianmario Leone

Le due stragi accadute nell’arco di appena 48 ore nel foggiano, che hanno lasciato sull’asfalto 16 braccianti agricoli senza vita, come prevedibile ha scatenato l’ennesima mobilitazione del mondo sindacale e delle tante associazioni impegnate a tutela dei diritti umani. Domani sono previste due manifestazioni a Foggia, dove si recherà anche il premier Conte e uno sciopero per l’intera giornata lavorativa.

«Una mattanza senza fine: quello accaduto in queste ore non è una fatalità ma il frutto delle condizioni in cui lavorano e si recano nei luoghi di lavoro i tantissimi braccianti, molti stranieri, impegnati nelle campagne di raccolta», hanno dichiarato Susanna Camusso, segretario generale Cgil, e Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil.

«È necessario che le istituzioni agiscano, come chiediamo da anni, sul tema del trasporto, in mano a un sistema di caporalato che fa viaggiare le persone come merci o carne da macello mettendone a rischio la vita. Questi furgoni fatiscenti e senza autorizzazione alcuna vanno fermati per fornire trasporto sicuro. Si poteva fare un bando per il trasporto dei lavoratori agricoli ma non è stato fatto: le aziende non hanno fornito i dati completi».

«L’emergenza dei lavoratori stranieri della Capitanata abbia priorità al tavolo del Governo, la cui apertura è stata auspicata dal ministro Di Maio»: è quanto spera il segretario generale della Cisl di Foggia, Carla Costantino.

La strage di Bologna e il Paese allo specchio

Strage di Bologna

di Sergio Caserta

Sono trascorsi trentotto anni dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e ancora non c’è una verità storico-politica ufficiale, nonostante il processo a Gilberto Cavallini e l’indagine della procura generale sui mandanti, oltre quella processuale che condannò Mambro, Fioravanti e Ciavardini quali esecutori materiali dell’attentato, che possa aiutare a fare piena luce sui mandanti dell’efferato attentato, costato la vita a ottantacinque persone.

Bologna si prepara a ripercorrere nella ricorrenza il corteo da piazza Maggiore a quella delle Medaglie d’oro, davanti la stazione centrale; ci saranno come sempre con i parenti delle vittime, raccolti nell’associazione e insieme alle autorità, tanti cittadini a richiedere ancora come il primo anno verità fino in fondo.

La strategia della tensione che provocò, prima e dopo il due agosto, stragi e lutti nel nostro paese ha sempre rappresentato con le verità comunque emerse tra le cortine fumogene dei depistaggi, un disegno di ampio raggio per condizionare il corso politico d’Italia, colpevole di avere una sinistra troppo forte, a causa di quel partito comunista anomalo che raccoglieva eccessivi consensi e si temeva che potesse andare al governo. Furono anni di stragi di innocenti, omicidi di magistrati, docenti universitari e giornalisti.

Cecchini di una guerra possibile

di Luigi Manconi

Sono la persona al mondo che meno crede alle teorie e alle sub-teorie del complotto e che meno è sensibile alle ideologie e alle cripto-ideologie della cospirazione. Al punto che quando – in occasione di quelle due o tre circostanze nel corso di un’intera vita – mi è capitato di essere sfiorato da una qualunque forma di macchinazione, ci sono cascato dentro con tutte le scarpe. Si può facilmente immaginare, dunque, quanto abbia resistito agli argomenti di un ottimo giornalista come Paolo Brogi che, nei giorni scorsi, quando un proiettile sparato da un’arma ad aria compressa ha colpito una bimba di 15 mesi, ha minuziosamente ricostruito l’elenco dei più recenti episodi simili. Ed eccolo, quell’elenco.

Nello scorso gennaio, a Napoli, un bambino straniero viene colpito alla testa da un piombino. Poi, nel corso dei mesi successivi, le aggressioni si sono ripetute in varie città. Bersagli sono ora immigrati e ora rom, come la bambina di cui già si è detto. L’altro ieri, a Caserta, un richiedente asilo, viene colpito in pieno volto da due giovani a bordo di un motorino. E, infine, ieri mattina, a Vicenza, un operaio originario di Capo Verde, sospeso su una pedana mobile a 7 metri di altezza, viene colpito da un proiettile sparato da un uomo che spiega: «Miravo a un piccione». Complessivamente, le persone colpite da armi pneumatiche dal gennaio 2018 a oggi sono state undici.

Metti una sera Marx…

Su Youtube sono disponibili tutti i video del dibattito su Marx tenutosi alla Manifesta 2018 lo scorso 7 luglio.

di Sergio Caserta

Al giornalista statunitense del SUN, John Swinton che lo intervistò nell’agosto del 1880, Karl Marx ormai al crepuscolo dell’esistenza, alla domanda finale “qual è la legge ultima dell’essere”, rispose solenne “la lotta!” (Marcello Musto “l’ultimo Marx 1881-1883” Donzelli editore). In questo duecentesimo anniversario dalla nascita del filosofo di Treviri in tutto il mondo si sono tenute numerose celebrazioni, significativa quella svoltasi nella sua città natale in cui il presidente del Parlamento europeo, Junker (tu quoque?) ha scoperchiato una statua di Marx alta sei metri, donata dal governo cinese, così come l’insospettabile Economist, tempio del capitalismo, gli ha dedicato un lungo articolo consigliando di indagarlo. Meno significativi, per non dire quasi del tutto assenti momenti di discussione o celebrazione in Italia che si distingue per smemorato provincialismo.

La Manifesta di Bologna, festa annuale dell’associazione il manifesto in rete, evoluzione in autonomia dell’ex circolo del Manifesto, ha promosso un incontro su Marx lo scorso 7 luglio che si è dipanato in una discussione, preceduta da un’intervista ad Aldo Tortorella per inquadrare la figura del filosofo rivoluzionario, rispetto a tre questioni: la responsabilità o meno di Marx rispetto agli insuccessi e alle sconfitte storiche e ripetute della sinistra, a cominciare dall’esito della rivoluzione d’ottobre, conseguentemente l’utilità o meno della sua “cassetta degli attrezzi” per leggere anche la realtà di oggi, la terza il pericolo reiterato del dogmatismo marxista, cioè dell’interpretazione e soprattutto dell’applicazione schematica delle dottrine marxiane.

Migranti, serve un nuovo patto Ue

di Alfiero Grandi

Le grida di Salvini tentano di coprire l’assenza dei (suoi) risultati e di mettere in ombra alcuni ottenuti da Conte come la ripartizione in altri Paesi Ue dei migranti di un barcone, è l’opinione condivisibile di Stefano Feltri. Malgrado non ci sia pericolo di invasione e il numero dei migranti sia crollato, la Lega alza sempre più i toni e Salvini cerca di affermarsi come uomo forte del governo. Ci riesce fin troppo. I toni moderati di Conte non bastano, per riuscire a contrastare la Lega occorre che Di Maio e i 5Stelle esprimano una posizione diversa, superando un ruolo fin troppo subalterno, superando una divisione dei compiti e aprendo un confronto esplicito sui migranti.

Certo, l’Italia ha altri, seri problemi. La rachitica ripresa economica sta già rallentando ed è indispensabile una strategia di rilancio e per reagire al rischio declino l’Italia ha bisogno di una quota di lavoratori stranieri. Gran parte degli immigrati farà lavori che gli italiani non vogliono fare e questo convive con i giovani che non trovano in Italia una risposta coerente con la loro formazione, che è costata alla collettività somme ingenti. Il lavoro degli stranieri subisce uno sfruttamento inaccettabile, condizioni di vita inumane in ghetti invivibili, fonte di tensioni con aree della popolazione a contatto con questo degrado.

I rifugiati hanno diritto d’asilo, ma c’è anche una storia di flussi di immigrazione controllata, motivata da ragioni economiche, da ricongiungimenti familiari, ecc. Queste esperienze sono saltate, ne resistono aree limitate. Una recente legge di iniziativa popolare propone una versione aggiornata dei flussi programmati di immigrazione, responsabilizzando chi chiede manodopera.

Marchionne: un bene per la Fiat, non per Torino

di Lorenzo Maria Alvaro

Sergio Marchionne è mancato all’età di 66 anni dopo un ricovero all’ospedale di Zurigo in cui era entrato il 27 giugno scorso. I media lo salutano come l’uomo che ha salvato l’auto italiana. In effetti dal 2004, da quando cioè Marchionne si è messo al timone della Fiat, il primo gruppo industriale italiano, considerato tecnicamente fallito, è diventato uno dei primi sette gruppi al mondo nella produzione di autoveicoli. Un risultato eccezionale. Ma quando e come ha beneficiato Torino di questa rinascita della sua industria simbolo? Ne abbiamo parlato con lo storico, sociologo e politologo Marco Revelli.

Non si sanno informazioni certe sulle condizioni di Sergio Marchionne, se non che sia in fin di vita…

Per questo vorrei fare una premessa: ci vuole un estremo rispetto umano per le condizioni di una persona. È molto difficile discutere freddamente sul bilancio di un operato nel campo delle politiche industriali quando una persona è in una condizione così difficile e di estrema sofferenza. Credo che questo vada sottolineato per chiunque. Che sia il migrante che naufraga o il manager che è in coma in ospedale.

Da dove partire per fare questo bilancio dell’operato di Sergio Marchionne al timone Fiat?

Dal punto di vista della valutazione oggettiva del suo operato in questi 14 anni in cui è stato il capo di quella che era la più grande industria italiana e forse era l’industria italiana credo che la valutazione debba essere differenziata per fasi.

Appia Antica, il fragile equilibrio della strada di Cederna

di Maria Pia Guermandi

Privilegio. Questa la sensazione che si provava l’altra sera sull’Appia antica. Era una delle serate del Festival che da alcuni anni Rita Paris, direttrice del Parco Archeologico, organizza a luglio: “dal tramonto all’Appia” il titolo che è ormai un appuntamento consolidato nel panorama delle iniziative culturali romane. Letture, danza, proiezioni e concerti di alto livello all’ombra dei pini marittimi e accanto ai monumenti e siti della regina viarum, da Cecilia Metella e San Nicola a Santa Maria Nova e i Quintili, a Capo di Bove.

In particolare, l’altra sera, il concerto della straordinaria Thana Alexa, una delle anime canore del movimento “me too”, è stato preceduto da una breve conversazione sulla Roma di Antonio Cederna.

Eravamo a pochi passi dal luogo che dal 2008 ospita l’archivio del giornalista, donato dalla famiglia all’allora Soprintendenza Archeologica – quella di Adriano La Regina, per intenderci – ed ospitato a Capo di Bove, una villa privata che la Soprintendenza è riuscita ad acquisire tramite prelazione, compiendo scavi che hanno dato risultati scientifici straordinari e restituendo alla pubblica fruizione uno dei siti dell’Appia ora più amati dai cittadini romani.