Category Archives: Informazione

La chiesa, lo stato e la libertà di scelta delle donne

di Rossana Rossanda

Anche io partecipo alla protesta delle amiche che si sono indignate per la scelta del Comune di Verona e della rappresentante del Pd in esso: toccare la legge 194 significa abolire tutto quel che si è cercato di fare per difendere le donne dagli aborti clandestini; e si è fatto poco perché la 194 permette comunque quella libertà di coscienza del medico attraverso la quale passa il modo di eluderla. Essa va assolutamente tenuta ferma.

Nel medesimo tempo penso che vada precisato un argomento sul quale non concordo con le mie amiche. Non penso infatti sia corretto dichiarare che l’aborto è un atto medico come levarsi un dente. Io non sono mai rimasta incinta, quindi il problema per me non si è posto, ma ho visto parecchie mie più giovani compagne doverlo affrontare: per nessuna è stato semplicissimo.

Nel caso dell’aborto ci sono due possibili soggetti di fronte, da un lato una donna, in genere giovane ma perfettamente in grado di intendere e volere, che conosce le difficoltà cui la mette di fronte un figlio non desiderato, difficoltà finanziarie per nutrirlo e allevarlo fino a quando non sarà in grado a provvedervi da sé. Perlopiù il compagno che ha partecipato alla fecondazione non se ne interessa.

Beni comuni: idee a partire da sanità, Bologna e Prati di Caprara

Prati di Caprara - Foto di Simona Hassan

di Silvia Lolli

Di beni comuni si parla spesso. Ma volendo passare a un piano concreto in attesa di un’istruttoria, ecco alcune ipotesi.

Sanità

Minori costi in sanità, perché sia a livello diagnostico sia a livello sanitario generale, le malattie possono diminuire, e si può dire senza studi epistemologici specifici perché evidenze scientifiche sull’incidenza che l’inquinamento ha su tutto ciò vengono segnalate da anni a livello internazionale.

Riguardano tanti settori sanitari e le malattie tumorali sono solo uno dei tanti problemi della salute. Si possono elencare: malattie cardio-vascolari, alla pelle, all’apparato respiratorio e da qui si può passare al notevole aumento delle malattie dovute ad allergie; poi non si possono dimenticare le malattie neurologiche, soprattutto di tipo psico-sociale che l’assenza del contatto con un ambiente naturale, in cui il verde è predominante, comporta. Tutto ciò può essere definito benessere.

Quanto possiamo quantificare in cifre di bilancio sanitari l’attenzione alla prevenzione della salute che un ambiente sano ci dà? Potrebbe non solo dare minori costi in termini di basse quote di malattia, ma anche di minori costi nell’utilizzo degli esami diagnostici continui per fare fronte all’ambiente malsano. Perché non si studia ed approfondisce?

Quel suolo consumato e mai tutelato

di Carlo Petrini

Ormai sembra un mantra che si ripete a cadenza fissa. Periodicamente arriva il momento in cui, si torna a parlare della situazione gravissima del consumo di suolo nel nostro Paese e delle conseguenze della totale assenza di politiche di salvaguardia e tutela del suolo naturale sul livello di rischio idrogeologico della penisola. Quest’anno non fa eccezione e l’emergenza di questi giorni in Sardegna è qui a testimoniare la gravità della situazione.

Poco più di due mesi fa l’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ci ha ricordato che il fenomeno del consumo di suolo agricolo e naturale continua in tutta la penisola, sostanzialmente a un ritmo più lento rispetto a qualche anno fa ma con preoccupanti segnali di una nuova accelerazione. Nel contempo, le aree marginali come quelle montane e pedemontane seguitano a spopolarsi senza segnali di inversione di tendenza.

Ciliegina sulla torta: una legge contro il consumo di suolo giace in parlamento dal 2011 (autore l’allora ministro dell’Agricoltura Mario Catania), allo stesso modo di una direttiva europea che doveva essere introdotta nel 2006 ma che per l’opposizione di alcuni Stati membri è stata definitivamente ritirata nel 2014. A questo punto è necessario mettere ordine: da una parte continuiamo a cementificare suolo naturale, il che significa renderlo impermeabile e non recuperabile, dall’altra intere aree di territorio vengono abbandonate dallo spopolamento causato dalla mancanza di opportunità economiche e sociali.

Soumahoro: “Il modello Riace funziona: per questo dà fastidio”

di Paolo Griseri

Una catena umana “che attraversi tutta l’Italia e che dica di no a questa propaganda contro l’integrazione e il meticciato. Che faccia capire che un altro Sud è possibile”. Aboubakhar Soumahoro, il sindacalista dei migranti sfruttati nelle campagne del Sud, reagice così alle notizie in arrivo da Riace: “Vogliono soffocare la rinascita di quel territorio. Ma reagiremo”.

Abou, perché è successo?

“Perché il modello Riace dà fastidio. Dimostra che si possono accogliere i migranti dando loro dignità e speranza, trattandoli come persone e non come macchine da parcheggiare. E facendo rinascere un territorio. Questo dà fastidio”.

Il ministero parla di irregolarità amministrative.

“Il ‘modello Riace’ ha dimostrato che con l’integrazione si spende anche meno di quanto lo Stato sborsa per manentere le persone nei centri tradizionali. Far vedere una città del Sud che riesce a creare integrazione, che tratta gli immigrati come persone attive e non esseri passivi da spostare come pacchi: ecco, questa è la vera colpa di Mimmo, il sindaco. Ha la colpa di aver dimostrato che un’altra Italia è possibile”.

Mala Terra: come hanno avvelenato l’Italia

di Luca Manes

Mala Terra, scritto dalla giornalista Marina Forti e pubblicato da Laterza, è un libro prezioso, fondamentale, imprescindibile per capire quali sono i pesantissimi strascichi lasciati dal processo di industralizzazione condotto nel secolo scorso nel nostro Paese. Soprattutto spiega alla perfezione come si stia gestendo, molto male, questo pesante lascito.

Grazie a una minuziosa ricostruzione storica e una costante presenza sul campo, uno stile asciutto e incisivo, Forti ci racconta di territori martoriati, comunità che non si arrendono, di una classe imprenditoriale sempre pronta a “socializzare” problemi e difficoltà e di istituzioni spesso assenti, a volte maldestre, non di rado complici.

Sulla scorta di un’esperienza decennale in giro per il mondo anche come inviata del Manifesto, per il quale ha curato a lungo la rubrica Terra Terra, l’autrice riesce a trattare con la giusta sensibilità alcuni passaggi fondamentali della recente storia italiana, in primis il ruolo chiave svolto dal comparto chimico, considerato per anni la panacea di tutti i mali e una fonte inesauribile di posti di lavoro.

Mala Terra è così un susseguirsi di storie ben conosciute, come il dramma di Taranto o la saga infinita di Porto Marghera, di altre scomparse troppo presto nei media nazionali, come i casi di Bagnoli o Portoscuso, o di altre ancora di cui si sa pochissimo, per non dire nulla, perché hanno avuto un po’ di eco solo sui quotidiani a tiratura locale, come la vicenda Caffaro a Brescia.

Angela Pascucci e il suo Taj Mahal: un lavoro che prosegue

di Federico Picerni

A chi si è iscritto alla newsletter del nostro Taj Mahal, ossia al sito dedicato ad Angela Pascucci, sarà già arrivata la notifica del primo aggiornamento. Due volte al mese proponiamo una piccola rosa di testi della nostra Angie, i quali pur essendo stati scritti diversi anni fa ci aiutano a leggere il presente della Cina. Il “cantiere di storia contemporanea” apre così con un ragionamento sull’era di Xi Jinping, come ben spiega Federico Pi nel suo articolo “L’alba di Xi”, in cui introduce tre interventi, a nostro dire assolutamente illuminanti, che la Pascucci scrisse rispettivamente nel 2012, 2013 e 2012. Buona lettura a tutte e tutti: qui sotto il cappello introduttivo e sul sito gli altri tre interventi di Angela, che posteremo separatamente nei prossimi giorni (di Gaia Perini).

È bastato un solo mandato di governo, rinnovato recentemente per il prossimo quinquennio, perché Xi Jinping imprimesse il suo indelebile marchio sulla Cina odierna. Addirittura, il suo nome è incastonato su quella che viene ufficialmente definita la “nuova era” del socialismo con caratteristiche cinesi, proclamata in pompa magna al XIX Congresso del PCC svoltosi nell’ottobre 2017 e persino suggellata nella Costituzione della Repubblica popolare.

Nella medesima modifica costituzionale, approvata lo scorso marzo dalla seduta annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, scompare anche il limite di due mandati per il presidente della Repubblica. Ciò lascia presagire che Xi resterà in sella ben oltre i canonici dieci anni, anche se non è chiaro fino a quando. Comunque il suddetto congresso prevede che entro il 2035 “la modernizzazione socialista” sarà completata “nelle sue linee fondamentali”, per arrivare poi all’ambizioso obiettivo di trasformare il Paese in una “potenza socialista moderna prospera, democratica, civile, armoniosa e meravigliosa” entro la metà del secolo.

Revisionismo culturale: lo scandalo è che non fa più scandalo

di Loris Campetti

Se fosse vero che historia magistra vitae, come sosteneva Cicerone in De oratore, dovremmo chiederci cosa è diventata la nostra vita. Quando i giovani non sanno quel che sapevano i loro genitori, non possono sapere chi sono essi stessi e, alla fine, a venir meno è la memoria collettiva. Ma forse è proprio questa la finalità più o meno consapevole di chi vuol cancellare il tema di storia dalle prove dell’esame di maturità. Siccome sono pochi gli studenti che scelgono di cimentarsi su questo tema, tanto vale eliminarlo.

Vorrete mica rieducare i giovani studenti, cittadini ormai maturi per le urne, annoiandoli con le oche capitoline, Giulio Cesare, il Rinascimento e il risorgimento, le guerre mondiali e il fascismo? Siamo o non siamo in una stagione di autocrazia elettiva, per approfittare della lucida espressione di Luigi Ferrajoli? Fatti foste a viver come bruti e non per seguir virtute e canoscenza, si potrebbe dire rovesciando il monito di Ulisse di fronte alle Colonne d’Ercole. Pensate che vantaggio sarebbe cancellare la storia: i giovani applaudirebbero la virile dichiarazione di Salvini “Me me frego”, senza sapere che prima del condottiero leghista un altro condottiero, cioè duce, l’aveva urlata.

O forse non a Mussolini pensava Salvini, ma addirittura al vate D’Annunzio, antesignano del menefreghismo e in fondo recuperabile dalla discarica della storia (ma per questo non serve comunque la storia, basta la poesia che è materia per ora salvata nella prova di maturità). I primi frutti già si vedono: dalla Puglia arriva la notizia che un imprenditore romagnolo non può parlare di Auschwitz a scuola, perché a scuola non si fa politica. Parola del collegio dei professori.

Il revisionismo scolastico era già iniziato con l’attacco alla geografia. Era il 2010, la Lega era ancora Nord, Berlusconi ancora Cavaliere e a educare gli studenti ci pensava Maria Stella Gelmini. Nell’epoca della globalizzazione, a che serve conoscere la capitale dell’Islanda o del Congo? Basta che a conoscerle siano le élite economiche o al massimo, ma proprio al massimo, quelle politiche. Perché un giovane maturando deve sapere dov’è l’Eritrea, o peggio ancora l’Abissinia, terra piene di faccette nere di italica memoria, o la Somalia? Basta che sappia che noi siamo la diga nel Mediterraneo e con i nostri prodi alleati, le tribù di torturatori libici e il nuovo sultano dell’Anatolia, fermiamo l’invasore sull’altra sponda, al massimo sul nostro bagnasciuga.

Lo scandalo sta nel fatto che questo revisionismo culturale non faccia più scandalo. Toccherà a questo governo o al prossimo abolire la matematica all’esame del liceo scientifico, un’alchimia troppo difficile per il popolo e materia per competenti calcolatori di spread e pareggi di bilancio, e il greco alla maturità classica, lingua di un paese che porta pure sfiga? Fra loro, i nuovi governanti, si chiamano cittadini ma per il popolo di cui si riempiono la bocca prefigurano una riduzione al rango di consumatori – con giudizio e con etica naturalmente, parola di Di Maio – e, in prospettiva, un ritorno allo stato di plebe. Ha perso la parola, e il cervello, chi dovrebbe rispondere impugnando Gramsci e ripetere: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». Ma quello era l’Ordine nuovo, il nuovo ordine può benissimo fare a meno della storia. E dello studio.

Manovra: evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi

di Alfiero Grandi

L’attenzione si è concentrata sul deficit pubblico al 2,4 %. Certo, è un segnale politico controcorrente rispetto agli impegni per il contenimento allo 0,8% nel 2019, ma che non è poi così nuovo visto che Renzi aveva proposto di portarlo al 2,9 % per 5 anni in un’intervista a Il Sole24ore l’8 luglio 2017. Un no pregiudiziale ad un deficit più rispondente ai bisogni del paese è incomprensibile, tanto per chi da anni sostiene che andrebbe tolto il vincolo del pareggio di bilancio inserito, all’epoca del governo Monti, nell’articolo 81 della Costituzione per subalternità all’austerità europea.

L’impegno a scendere allo 0,8 % è stato preso dai governi precedenti sapendo che era una promessa irrealizzabile, per di più scaricata su altri. Cancellare l’aumento dell’Iva vale da solo lo 0,8 %. Purtroppo da tempo i governi prendono impegni non realizzabili di abbassamento del deficit pubblico, salvo constatare a fine anno che l’obiettivo non è stato raggiunto. Questo trucchetto è stato usato da governi diversi.

Ora c’è un aggravante, bisogna fare i conti con una ripresa economica italiana che era già asfittica, la peggiore d’Europa, e ora è in rallentamento. Un taglio dell’intervento pubblico nell’economia provocherebbe un ulteriore peggioramento della situazione, con conseguenze sull’occupazione. Quindi il deficit pubblico allo 0,8% non è realizzabile, pena conseguenze gravi sul paese.

Scuola, una sicurezza da paura: un crollo ogni 4 giorni

di Mario Pierro

Per la manutenzioni e la messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici italiani servono investimenti per 15-20 miliardi di euro in almeno dieci anni. Lo sostiene Cittadinanzattiva nel XVI rapporto sulla sicurezza delle scuole presentato ieri a Roma dove emerge una situazione inquietante: nel 2017-2018 c’è stato un crollo ogni quattro giorni di scuola, un record rispetto agli ultimi 5 anni. Tredici persone sonostate ferite, tra personale scolastico e alunni. Dal 2013 a oggi i crolli sono stati 204 crolli, i feriti 37 feriti.

Tre scuole su quattro sono senza agibilità statica, solo una su venti è in grado di resistere ad un terremoto in un paese sensibilissimo a questi eventi traumatici e mortiferi. Sulla manutenzione degli edifici scolastici emerge un paese a tre velocità: ad investire di più sulla manutenzione ordinaria è la Lombardia (in media quasi 119mila euro), meno la Puglia (non si arriva ai 3mila euro); la verifica di vulnerabilità sismica è stata effettuata solo nel 2% delle scuole calabresi e nel 59% di quelle umbre, il certificato di prevenzione incendi è presente nel 69% degli istituti del Trentino Alto Adige e solo nel 6% di quelli laziali.

Il sud arranca, poiché solo il 17% delle scuole ha il certificato di prevenzione incendi, il 15% quella igienico-sanitaria, il 15% quello di agibilità, il 18% il collaudo statico; un pò meglio al Centro, dove il 19% ha il certificato di prevenzione incendi, il 18% quella igienico-sanitaria, il 22% quella di agibilità e il 21% il collaudo statico.

Intervista a Lorenza Carlassare: “Il decreto Salvini è incostituzionale”

Lorenza Carlassare

di Andrea Fabozzi

La costituzionalista Lorenza Carlassare è professoressa emerita di diritto costituzionale all’università degli studi di Padova.

Professoressa Lorenza Carlassare, come giudica il decreto «sicurezza»?

La prima considerazione critica riguarda la mancanza di omogeneità nel testo. La Corte costituzionale ha sempre detto che ci vuole omogeneità nei contenuti di un decreto legge, mentre questo di Salvini mette assieme cose diverse. Nella seconda parte, quella più propriamente sulla sicurezza, accanto a misure da rifiutare, come l’allargamento nell’impiego della pistola elettrica, ci sono anche cose che possono essere interessanti, per esempio tra le misure antimafia. Aggiungo che, come ha già osservato il professor Flick, l’accostamento tra migranti, terroristi e mafiosi è parecchio malizioso. Il decreto non è solo eterogeneo, vuole anche suggerire che i migranti sono pericolosi e questo è inaccettabile. Ecco, la prima cosa da dire è che avrebbero dovuto essere almeno due decreti, come del resto era previsto in origine.

Secondo lei il decreto è incostituzionale?

Sul punto delle revoca della cittadinanza penso proprio di sì. Intendiamoci, nel momento in cui uno straniero acquista la cittadinanza è cittadino italiano come gli altri. Invece questo decreto è come se gli attribuisse un vizio di origine. Prevede che alcune categorie e solo loro possono perdere la cittadinanza, così pone in essere una discriminazione effettiva e ingiustificata sulla base della provenienza. Questo è sicuramente incostituzionale per violazione del principio di uguaglianza.