Le montagne, le resistenze, le comunità e la Rivoluzione

di Sandro Moiso NUNATAK, rivista di storie, culture, lotte della montagna, N° 56 primavera 2020, edizioni Nunatak, pp. 80, 3 euro Una rivista che potremmo ormai definire ‘storica’ raggiunge il suo 56esimo numero cartaceo. Nunatak, parola che, nella lingua dei popoli inuit del polo artico, indica le formazioni rocciose che spuntano dalla coltre ghiacciata della […]

Verso la presentazione online (Jitsi) del libro “Il mestiere del giudice” di Leonardo Grassi

Giovedì 28 maggio alle ore 18.00, promossa dalla nostra associazione “il manifesto in rete” si tiene la presentazione on line all’indirizzo https://meet.jit.si/ilmanifestoinrete (accesso libero) del libro di Leonardo Grassi “il mestiere del giudice” (ed. clueb). Ne discutiamo con l’autore e con Mirco Dondi docente di storia contemporanea all’università di Bologna. Per l’occasione, pubblichiamo una breve […]

Recensione a “Il corpo dell’Antropocene. Come il mondo che abbiamo creato ci sta cambiando”

di Giulio Pennacchioni Pubblichiamo la recensione, a cura di Giulio Pennacchioni, del libro Il corpo dell’Antropocene. Come il mondo che abbiamo creato, di Vybarr Cregan-Reid, Codice Edizioni (2020). Si tratta della traduzione italiana di Primate Change: How the world we made is remaking us, uscito nel 2018 per Octopus Publishing Ltd. **** Vybarr Cregan-Reid, l’autore, […]

Miseria e nobiltà del marxismo bianco

[Recensione del libro Marx nei margini. Dal Marxismo nero al femminismo postcoloniale, a cura di Miguel Mellino e Andrea Ruben Pomella, Edizioni Alegre, Roma 2020] di Fabio Ciabatti Frantz Fanon sostiene nei Dannati della terra che per affrontare il problema coloniale le analisi marxiane devono essere “distese”. Cosa significa? Secondo Miguel Mellino e Andrea Ruben […]

Da Montecassino a Bologna, la lunga strada dell’armata Polacca

di Sergio Caserta Si avvicina un anniversario del 25 aprile della liberazione dall’oppressione nazifascista che non dimenticheremo per lungo tempo, attanagliati da un altro invisibile nemico, se così lo si può definire, per quanto ci viene saggiamente suggerito di non usare metafore “guerraiole” in questa drammatica vicenda, perché non di vera guerra si tratta bensì […]

Biosfera, l’ambiente che abitiamo. Crisi climatica e neoliberismo

di Matteo Lupoli  Nel mezzo della diffusione dell’epidemia e del dibattito scientifico attorno alle sue cause, la lettura del volume “Biosfera, l’ambiente che abitiamo. Crisi climatica e neoliberismo” di Enzo Scandurra, Ilaria Agostini e Giovanni Attili è uno strumento utile per tornare sulla crisi ecologica con uno sguardo critico e consapevole. Ricevo il nuovo lavoro […]

Visioni italiane: a Bologna la Sardegna di Angius vince il premio di miglior film

di Claudio Nappi

“Nella celebre scena del film ‘Il monello’ di Charlie Chaplin, il vagabondo (Chaplin) insegue e recupera il piccolo orfanello, con il quale è nato un reciproco e intenso sentimento affettivo, dai poliziotti che lo vogliono portare via. A quel tempo tutto il pubblico era dalla sua parte. Nessuno si sarebbe sognato di essere dalla parte dei poliziotti.

Mentre oggi, nelle proiezioni test di “Ovunque proteggimi”, una minoranza del pubblico non parteggiava per la madre (a cui è stato sottratto il figlio dalle istituzioni). Una spettatrice, che di mestiere fa l’assistente sociale, mi ha detto che il mio film le è piaciuto molto, ma che era giusto che il bambino fosse tolto alla madre. Le ho risposto che quella era una stronzata, e per fortuna chi era con me mi ha trattenuto”. Questo episodio ci viene raccontato da Bonifacio Angius, autore del film “Ovunque proteggimi.

“Anarchico” è l’epiteto più calzante per “Ovunque proteggimi”, lo è nello spirito dei personaggi, nella misura in cui emana “quella anarchia positiva che sembra uscita da una canzone di Fabrizio De Andrè” e vuole mettere in discussione le regole prestabilite dalla società, vuol far riflettere, protestare, vuol dire che non tutto ciò che è legale è giusto, non sempre, non da tutti i punti di vista.
Leggi di più a proposito di Visioni italiane: a Bologna la Sardegna di Angius vince il premio di miglior film

Miniature campianesi: sorprese dalla costa adriatica, quella più no border

di Silvia Napoli

Si scontorna nel buio da cui sembra attingere energia, la figura vibrante e resiliente di Ermanna Montanari, uscita come un fuoco fatuo nella notte di San Giovanni, da una terra consacrata e mangiapreti insieme,quale quella di Romagna, per entrare nella leggenda della ricerca teatrale italiana grazie ad un un carico non indifferente di premi al suo talento molteplice,forgiato dalla disciplina condivisa nell’insieme del collettivo di lavoro, le albe ravennati e multietniche fondate ormai diversi lustri fa insieme al compagno di una vita, Marco Martinelli.

Ermanna, così unica e così moltiplicata appare in primis dalla sua voce potente, nel senso della dotazione di poteri soprannaturali, quasi sciamanici, anche quando il registro è basso, gorgogliante come un ruscello carsico, poi dalla lingua dura, sporcata, un gramelot di accenti che dice cosi tanto della nostra comune matrice primordiale, femmina e tellurica, signora dei dialetti, questi straordinari mediatori di Rivelazione per noi mortali.

Miniature campianesi è un libro di Ermanna Montanari – testi – e Leila Marzocchi – illustrazioni – (Oblomov Edizioni, 108 pagine, 15 euro), un libro forse dedicato a Campiano, ombelico di un mondo antico, ma non piccolo, non provinciale, certo, un bellissimo libro benissimo illustrato fortemente voluto da un artista raffinato e cosmopolita quale Igor Tuveri, per i tipi di Oblomov, nella collana… Feuilleton ma soprattutto un corpo intimo, ubiquo, guizzante, pregno di eterno in senso eracliteo, potremmo dire, cosi da offrirsi parlante al pubblico tutto in maniera prismatica e differenziata.
Leggi di più a proposito di Miniature campianesi: sorprese dalla costa adriatica, quella più no border

Splendori e miserie del sindacalismo: i crimini degli intellettuali di Édouard Berth

di Luca Mozzachiodi

Certo, ripubblicare oggi, e traducendolo per la prima volta, un libro manifesto del sindacalismo rivoluzionario francese del primo Novecento è a suo modo una scelta coraggiosa, tanto più se si pensa che si tratta non dell’in qualche modo canonizzato Sorel, ma del molto meno noto Édouard Berth (1875-1939) che di Sorel fu discepolo, interprete e in parte continuatore in quel miscuglio di suggestioni tra marxismo, socialismo, nietzscheanesimo e rivalutazione della tradizione che costituisce il terreno di coltura tipico di queste riflessioni.

Berth stesso ha un itinerario complesso e a tratti contraddittorio nelle posizioni, passando da un’inziale vicinanza ai socialisti all’adesione all’Action Française di Maurras, alla fondazione dei Quaderni del circolo Proudhon nel 1911, alla rottura con i nazionalisti e all’entrata nel Partito comunista, fino alle dure critiche all’URSS degli scritti degli anni Trenta. Questo libro però risale al 1914 e costituisce il suo tentativo più articolato di fondare socialismo e tradizionalismo in una prospettiva rivoluzionaria.

Riassumere il contenuto del libro è un’impresa difficile alla quale Berth stesso ha posto consapevolmente e dichiaratamente alcuni ostacoli: anzitutto lo stile vibrante e oratorio spesso più incline all’invettiva che alla dimostrazione; infatti i vari capitoli sono intessuti di ampie citazioni dai suoi autori, Sorel, Bergson, Nietzsche e Proudhon soprattutto (così il libro ha anche il pregio non del tutto trascurabile di essere un breviario proudhoniano), da Berth connessi tra loro sempre in polemica con le opzioni politiche allora esistenti in Francia e cioè, per rimanere in ambito progressista o rivoluzionario, con il socialismo riformista, con quello marxista ortodosso o con l’anarchismo.
Leggi di più a proposito di Splendori e miserie del sindacalismo: i crimini degli intellettuali di Édouard Berth

“La rivoluzione dei piccoli pianeti: un romanzo nel ’68”: ovvero come eravamo

di Silvia Napoli

Pierluigi (Gigi) Sullo è una penna militante, qualunque cosa voglia oggi dire questa espressione, di indubbia vaglia. La direzione del Quotidiano dei Lavoratori, la lunga collaborazione con Luigi Pintor alla guida del Manifesto della fase più fulgida, l’esperienza del periodico Carta, da lui fondato, inchieste e reportage su tutti i temi più caldi dei movimenti vecchi e nuovi, lo rendono figura credibile e certificata per continuare a dire la sua sullo stato delle cose. Certe volte si può legittimamente riflettere e lottare in modalità oblique, alla ricerca di rivoli carsici di pensiero e sentimento che sembrano al momento occultati e silenti, in attesa di un ciclo nuovo di mutamenti.

Non facile naturalmente a questo punto,parlare senza inanellare banalità, di un libro – “La rivoluzione dei piccoli pianeti. Un romanzo nel ’68” – che ha già raccolto recensioni lusinghiere ed importanti(una su tutte quella di Adriano Sofri) e ha avuto in giro molte presentazioni. Sottotitolo cui io aggiungerei un come eravamo o avevamo sognato di essere, riferito ad un panorama emotivo e attitudinale, uno state of mind di una fetta generazionale, prevalentemente studentesca, ma non solo, e forse anche al suo lascito ereditario culturale. E qui il discorso interpretativo diventa fatalmente sdrucciolevole.
Leggi di più a proposito di “La rivoluzione dei piccoli pianeti: un romanzo nel ’68”: ovvero come eravamo

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi