Category Archives: Il futuro del Manifesto

Storia di un giornale, liquidatori, lettori, appelli, collette e patacche

Al contrario

Al contrario

di Mauro Chiodarelli

Mi emoziona sempre vedere altruisti eroi lanciarsi in imprese temerarie contro corrente: sottrarre la testata “il manifesto” dai barbari liquidatori. Perché non c’eravate nel novembre 2012 quando un’assemblea pressoché unanime aveva votato per una proprietà collettiva della testata? Come? C’erano e sono quelli che hanno votato contro? No, ci deve essere un errore: quelli che hanno votato contro erano per un compratore privato (amico) piuttosto che per una comproprietà tra redattori, collaboratori, poligrafici, lettori e sostenitori; mi ricordo un certo Lania che affermava: “preferisco sceglierlo da solo l’albero a cui impiccarmi, dei vostri soldi non so che farmene”. Ah… Lania è un giornalista dell’attuale cooperativa. Ma fatemi il piacere. Poi magari mi dite che la Signora Norma Rangeri (sì, l’anguilla) che ha sancito irrevocabilmente che “il giornale è dei giornalisti e se ai lettori piace lo comprano, diversamente no”, è Direttore Responsabile. Ah… è Direttore Responsabile.

Qualcosa non mi torna: chi sta complottando alle loro spalle per vendere azioni della testata ai lettori? Non sono azioni ma DONAZIONI (dare spontaneamente e senza ricompensa, Garzanti). Fatemi capire:

  • LORO vogliono comprare la casa che hanno in affitto (così risparmiano il canone) per tutti NOI ma intestata a LORO;
  • NOI dobbiamo mettere il capitale visto che il LORO è assolutamente insufficiente;
  • NOI, quando LORO se la saranno comprata, possiamo tutt’al più andare a trovarli, poco, meglio mai, e possibilmente quando è ora di fare le pulizie, per bearci di come sia bene arredata.

Mi dite che lo fanno per NOI (che non ne capiamo di finanza, di giornali, di politica, di società, eccetera) perché non ci vogliono appesantire di un fardello insopportabile. Sarà ma per me è una patacca.

Assemblea dell’associazione: una discussione tra compagne e compagni autentica e proficua

L'associazione il manifesto in rete

Cari compagne e compagni, di seguito la “vera” relazione sull’assemblea dell’associazione del 29 marzo scorso. Non abbiamo resistito a farci uno scherzo per il 1 aprile. Non ce ne vogliate. Dobbiamo dire che la notizia ha avuto in notevole picco di visite e abbiamo avuto reazioni per lo più favorevoli alla dichiarazione di nascita di una nuova avventura editoriale con lo spirito di un manifesto strumento di lotta. In fondo uno stimolo a proseguire; ed è quello che faremo.

La redazione

dell’Associazione Il Manifesto in Rete

Quando il dentifricio è uscito dal tubetto… (è meglio usarlo per pulirsi abbondantemente i denti)

L’assemblea dell’Associazione il Manifesto in rete si è riunita sabato 29 marzo, a Bologna presso il Centro Giorgio Costa, sono intervenuti tra gli altri i rappresentanti dei circoli di Bologna, Treviso, Rimini, Ravenna, dell’Associazione Primo Moroni, Valentino Parlato, Loris Campetti, Tiziana Ferri, Angela Pascucci, Gabriele Polo, Antonella Beccaria, Marta Fyn.

In apertura si discusso e approvato il bilancio economico dell’associazione, si è data lettura degli interventi scritti, inviati da Andrea Fumagallo (Avellino), Guido Ambrosino (Berlino) e Marco Ligas (Cagliari), che hanno posto interrogativi stringenti sul futuro dell’esperienza dei circoli, dei siti e su possibili nuovi progetti di cooperazione.

La nostra primavera: sboccia il nuovo manifesto. Esito inaspettato dell’assemblea dell’associazione

L'associazione il manifesto in rete

dell’Associazione Il Manifesto in Rete

Bologna 29 marzo 2015. Che sarebbe successo qualcosa lo si incominciava a sentire nell’aria già dal primo mattino. Una affluenza inaspettata di compagne e compagni riempiva rapidamente il cortile del Centro Costa già mezz’ora prima dell’inizio, forse per la concomitanza con il forum dell’acqua pubblica. Invece erano li per la nostra assemblea. Persone che non vedevamo da tempo dei vari circoli sparsi per l’Italia: più delle mail avevano evidentemente funzionato i rapporti personali, le telefonate dirette. Mancano i compagni del Circolo di Roma, peccato; ma in fondo ognuno ha i suoi tempi per elaborare il lutto.

Poi arrivano i giornalisti ed i collaboratori, anche quelli che credevamo ormai dispersi in altre esperienze e scelte. C’è persino il sindacato. Alla fine ci contiamo e siamo più di cento. Con emozione il presidente dell’Associazione apre la giornata; dopo una breve descrizione dell’attività svolta dalla fondazione ad oggi, dà lettura dei messaggi giunti la sera e la notte precedente da chi non ha potuto partecipare: Luisa da Strasburgo, Giovanni da Parigi, Guido da Berlino, Marco da Barcellona.

Tutte le comunicazioni pongono in modi diversi il tema del “fare”, tanto più di fronte ad una condizione sociale e politica in vertiginoso disfacimento, davanti alla marginalità dello spazio coperto dall’attuale manifesto ed alla breve esperienza di pagina99. Prendono subito la parola giornalisti e collaboratori che in maniera molto sincera ed appassionata ripercorrono la storia del giornale sviscerando gli errori commessi di cui si dichiarano corresponsabili, e contemporaneamente tracciano il profilo di quello che dovrebbe essere il progetto editoriale di un nuovo giornale comunista al passo coi tempi.

Circolo di Ravenna: lavorare nella società, tra i suoi problemi e bisogni, fuori da nomi e simboli

il Manifesto quotidiano comunista

il Manifesto quotidiano comunista

di Vincenzo Fuschini

La lettera dei compagni del circolo di Padova ha già dato luogo a reazioni di alcuni di noi. D’altronde, anche noi di Ravenna siamo quasi allo stesso punto: se, dopo aver svolto tante attività nel corso degli anni, non facciamo quasi niente, ci sarà pure una ragione, non sarà solo questione di voglia.

Premesso che non si deve sempre trovare il “colpevole” per ogni cosa e che, invece, è politicamente più redditizio sforzarsi di analizzare i cambiamenti, devo anzitutto dire che, a suo tempo, io trovai positiva la scelta di Pintor, Rossanda e Parlato di rendere il giornale autonomo da qualunque partito. Essi riuscirono allora a fare un piccolo miracolo: trasformare il giornale in voce della sinistra diffusa, mantenendo un discreto livello di vendite e ricavando anche risorse economiche cospicue dalla generosità dei lettori, senza alcun condizionamento. A mio avviso, fu la loro eccessiva correttezza a “fregarli”: nel periodo in cui l’Unità smise di uscire avrebbero dovuto uscire dall’angolo, attuare una politica editoriale più incisiva, forse aggressiva, approfittarne insomma.

Il ruolo sostanzialmente subalterno di Rifondazione al PDS-DS-PD ha fatto il resto: i mille contorcimenti di Bertinotti (dentro il governo, fuori, dentro-fuori, fuori-dentro… L’analisi migliore secondo me è quella di Corrado Guzzanti) hanno recato un danno spaventoso alla sinistra nel suo insieme. Le spaccature conseguenti (PDCI e SEL) erano inevitabili.

Circolo di Padova: chiudiamo, basta con il nome “manifesto”. Le ragioni di una scelta

il Manifesto quotidiano comunista

il Manifesto quotidiano comunista

delle compagne e dei compagni del Circolo di Padova

Il Circolo del manifesto di Padova ha deciso di chiudere non rinnovando l’iscrizione al registro comunale delle associazioni. È stata una decisione non facile e maturata in maniera sempre più consapevole nei mesi successivi all’assemblea dei Circoli e redazione del novembre 2012. In quella occasione abbiamo avuto la certezza che da parte del gruppo che costituiva la redazione ci fosse il rifiuto, determinato dalla paura di ingerenze indebite dei lettori, di discutere qualsiasi ipotesi di uscita dalla crisi finanziaria e organizzativa del giornale che tenesse conto di soluzioni come la proprietà collettiva e un ruolo diverso e maggiormente partecipato dei lettori e dei Circoli.

L’ultimo a sostenere l’utilità politica dei Circoli per la comunità del manifesto è stato Valentino Parlato, fino al momento in cui anche lui è stato costretto a gettare la spugna. Per mesi poi la nuova cooperativa ci ha detto, negli scarni e rari comunicati, che tutto andava per il meglio, grazie alla loro bravura e dedizione. Anche l’addio di gran parte di coloro che hanno fatto nascere e vivere il giornale e ne hanno costruito l’autorevolezza, non ha scalfito le loro sicurezze. Mai un dubbio, un ripensamento, neanche un plissè! È sembrata la riedizione del nefasto motto: epurare per crescere.

Evidentemente eravamo noi che sbagliavamo, pensando che una impresa culturale e politica come il manifesto potesse vivere al meglio solo sulla base della maggior condivisione possibile tra tutti/e coloro che di quella impresa si sentono partecipi, ognuno per la parte che gli compete: redattori, collaboratori e lettori più o meno organizzati.

Assemblea dell’associazione “il manifesto in rete”: aprire il dibattito sull’informazione

Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini

Manifest@ 2013 - Foto di Daniele Leardini

di Valentino Parlato, Giuliana Beltrame, Felice Doria, Tiziana Ferri, Loris Campetti, Susanna Kuby, Ilaria Ignelzi, Beniamino Grandi, Giovanni Mottura, Daniele Leardini, Maria Di Cecco, Graziano Ferrari, Giacinto Cimino, Mauro Chiodarelli e Sergio Caserta

Documento conclusivo dell’assemblea dell’associazione “il manifesto in rete”. Il giorno 14 luglio ’13, riuniti in assemblea i rappresentanti dei circoli di Bologna, Padova, Modena, Treviso, Rimini e Venezia, altre compagne e compagni che si riconoscono nell’associazione “il manifesto in rete”, hanno discusso della situazione della sinistra, dell’informazione e del Manifesto.

Di fronte all’aggravarsi della crisi economico-sociale e politico-istituzionale nel Paese, è necessario riaprire una discussione su come l’informazione possa contribuire alla lotta per salvare le sorti dei lavoratori, dei cittadini e della stessa democrazia oggi in grave pericolo, anche a causa dei forti condizionamenti della destra.

La rete dei circoli e dell’associazione rilancia la proposta di un dibattito aperto per la costruzione di strumenti collettivi, coordinati a livello locale e nazionale per rafforzare un’informazione critica, indipendente ed efficace, valorizzando in primo luogo le esperienze in corso con i siti e i blog locali.

Assemblea dei circoli: non per ripetere, ma per rinnovare

I circoli

I circoli

Quella che segue è l’introduzione di Valentino Parlato all’assemblea dei circoli che si è tenuta lo scorso 29 giugno a Roma.

di Valentino Parlato

Siamo precipitati (ma lentamente) in un pozzo assai profondo (non solo noi ma il mondo attuale, se Gunther Grass scrive di “Sindrome di Weimar” e se studiosi di alto livello ci dicono che è prossima l’esplosione mondiale della grande bolla speculativa). Noi, qui riuniti, subiamo la sconfitta del manifesto quotidiano comunista. Alle nostre spalle 42 anni di vita, difficile, ma di combattimento, che però negli ultimi tempi si era indebolita, fino all’allontanamento di alcuni di noi, dopo aver vanamente cercato di aprire un dibattito non solo interno sul che fare del giornale. Ora siamo fuori e il giornale all’agonia.

Nostro obiettivo è riportare il giornale alle originarie funzioni di sinistra autentica e adeguata alla difficile e drammatica situazione presente, della quale – ritengo io – neppure noi abbiamo piena coscienza. Questa assemblea vuole essere l’avvio della rinascita del giornale (anche acquisto della testata, però a tempo e luogo. Non con l’attuale cooperativa). Abbiamo già cominciato con la Fondazione Luigi Pintor, che ha un sito frequentato e raccoglie (ma su questo dobbiamo precisare) contribuzioni. Questo sito deve impegnarci a fondo, si deve costituire una vera redazione che lavori al sito, che lo faccia soggetto attivo di un dibattito culturale e politico. Io sono disponibile, ma non basto. Non possiamo rimanere inerti (e anche un po’ litigiosi).

Non solo. A questo punto dobbiamo impegnarci a produrre, già per ottobre, una rivista mensile o trimestrale, per sviluppare una serie di analisi dell’attuale crisi epocale che sembra destinata a travolgere la civiltà contemporanea. Una crisi assai più grave di quella del ’29, che produsse fascismi e nazismi e una guerra mondiale. I pericoli di destra ci sono: lo annunciano la dissoluzione dei partiti, i successi di Grillo, l’astensionismo. Ma quel che è più temibile (e anche noi lo sottolineamo) è la prossima esplosione dell’attuale modo (mondiale) di fare denaro con il denaro, con i derivati e quant’altro. Salteranno grandi banche. Maturerà una guerra tra gli Usa e la Cina, che attualmente è grande creditrice degli Usa. Quel che i più seri studiosi ci dicono è che tutto non sarà più come ora e che sarà molto peggio.

Il manifesto: e adesso spiegateci come riacquistare la testata

di Susanna Kuby

Vi scrivo in merito all’ultimo scambio di lettere tra il nuovo collettivo (15 giugno) e Valentino Parlato (14 giugno) come socio della manifesto Spa, società ancora in fase di liquidazione, e spero che queste righe trovino posto insieme alla risposta del 13 giugno a Norma Rangeri da parte di 18 membri della vecchia redazione si legge – purtroppo – solo sul blog de ilmanifestobologna.it).

Non entro in merito alla penosa scissione tra vecchio e nuovo collettivo del manifesto, le cui conseguenze sono molto più gravi di ogni dissidio o abbandono individuale precedente, a cui il nuovo collettivo l’accosta con inquietante superficialità. L’ennesima ripetizione di una verità “di parte” dell’attuale direzione non la rende più credibile, né spiega le cause profonde della divisione stessa.

Intervengo invece sulla fondamentale questione della proprietà del giornale, riportata all’ordine del giorno nella lettera del 15 giugno, per la quale il collettivo ora rilancia: bisogna ancora “riacquistare la testata”. Afferma di non aver mai voluto escludere i “circoli del manifesto” , ma solo impedire che “un’associazione privata di lettori” (?) diventasse proprietario del giornale. Un’ipotesi mai esistita.

Storia recente e prospettive della rete del Manifesto

Il manifesto in retedi Sergio Caserta

Il 15 maggio 2013, a Cagliari si commemorava Luigi Pintor a dieci anni dalla scomparsa con la partecipazione del sindaco della città Massimiliano Zedda, docenti universitari, storici e politologi, c’era Valentino Parlato per i fondatori, molti giornalisti della “vecchia guardia”, Sullo, Campetti, Pascucci, Maone e altri; c’erano i circoli del Manifesto della Sardegna, di Bologna, di Ravenna, di Roma e tantissime persone, compagne e compagni dell’epoca di Luigi ma anche più giovani, un pubblico numerosissimo, un convegno molto interessante che ha raccontato la figura di Pintor sotto molteplici punti di vista che ne hanno delineato tutto il valore intellettuale, letterario, politico e umano: un fine giornalista, un grande combattente e un sapiente formatore politico!

Quest’evento giunge al termine di un ciclo d’iniziative, assemblee, eventi culturali e politici che da oltre un anno si stanno tenendo in tutt’Italia, dopo l’esplosione della crisi più grave del quotidiano comunista, giunto alla liquidazione coatta amministrativa, a causa di un grave deficit economico.

In quest’anno si sono incontrati e hanno attivato una proficua collaborazione i diversi e numerosi circoli del manifesto esistenti in Italia, in alcuni casi fin dalla fondazione del giornale, cioè da più di quarant’anni; come descrivere queste realtà: forse come “detriti” di una risacca politica che la tempesta della sinistra ha lasciato al suo ritrarsi nella storia più o meno recente.

Il “Manifesto” è un soggetto importante di lotta culturale e politica. Se ripensato

Il futuro del manifesto

Il futuro del manifesto

di Valentino Parlato

Cara Norma,

la tua risposta sul manifesto dell’8 giugno all’intervista di Simonetta Fiori a Rossana Rossanda pubblicata sulla Repubblica del 7 giugno mi ha provocato rabbia e depressione. Anche per questo la mia risposta arriva tardi. Ti prego, prova a rileggere Rossana. C’è dolore e rabbia per il disastro della sinistra e anche del manifesto, ma anche affetto per i «figli uccisori». Perchè questo tuo livore? Prova a rileggere ed evitare la inutile e infondata rabbia della «verità rivoluzionaria». La verità vera richiede calma e anche un po’ di autocritica. È da un po’ di anni che dirigi questo giornale.

Possibile che non ti sia chiesta perchè una quarantina di compagni tra giornalisti e poligrafici abbia deciso di andarsene? Possibile che a ogni partenza la tua direzione non abbia chiesto almeno per una questione di forma di ritirare le dimissioni? Possibile che nessuno, tra quelli rimasti abbia sentito il bisogno di convocare una riunione, di affrontare i problemi che hanno determinato il nostro abbandono, da Rossana in giù? Non vogliamo pensare che vi auguravate la nostra partenza. Facciamo un po’ di storia.

Il giornale aveva perduto mordente e lettori già quando ancora c’eravamo tutti. Ai primi di novembre ci fu una riunione con i circoli per rilanciare il giornale e salvarlo dalla chiusura. In questi 40 anni, sai benissimo che i circoli del manifesto hanno avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del giornale, una rete preziosa di iniziative politiche e di sostegno economico. Ebbene il tuo intervento fu assolutamente negativo, ostile e di chiusura ai circoli. Sempre a novembre scrissi un lungo articolo dal titolo «Da dove ricominciare» per aprire un dibattito serio sul rilancio giornalistico e politico del manifesto.