Category Archives: Ambiente e territorio

Emendamenti alla legge regionale sull’urbanistica in Emilia Romagna: perché non sono d’accordo

di Antonio Bonomi

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati i 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale in Emilia Romagna. Non sono d’accordo con alcuni dei punti elencati, anche perché non coerenti con l’indirizzo generale della proposta e quindi di ardua formulazione. Esempio:

    1. non può essere la legge, di per se a garantire la fine del consumo di suolo, se non nei termini dell’art.2, della vigente L.R.20/2000 che recita: f) prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione. Solo l’obbligo a redigere prioritariamente un Piano Urbanistico Regionale che vincoli e salvaguardi tutti i terreni esclusi dai luoghi urbanizzati, quale che sia la loro destinazione di Piano o accordi, come risultanti dal rilievo satellitare può arrestare il consumo di suolo fertile permeabile e lo spreco dello stesso (in quanto bene comune primario).
    2. Fra le fonti legislative è necessario citare la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 segnatamente Art 17 che garantisce il diritto di abitazione e da esproprio arbitrario di tale diritto.

Il punto zero dell’urbanistica in Emilia Romagna

di Antonio Bonomi

Non tira un buon vento per la disciplina urbanistica nella Regione Emilia-Romagna, ammirata un tempo in Italia e all’estero. Quella che era uno dei vanti della nostra storia recente con la tutela dei Centri storici, l’edilizia economica e popolare trainante, l’eccellenza quantitativa e qualitativa delle opere di urbanizzazione, la tutela del paesaggio collinare e costiero, sta manifestando visibili pecche. Nello spreco di suolo fertile e permeabile siamo passati ai primi posti nella classifica nazionale. L’inquinamento da gas e micropolveri affligge, ai massimi in Europa, la nostra striscia di pianura.

Il nodo dei trasporti pubblici e privati presenta criticità e inefficienze e a fronte di una smagliante Mediopadana di Calatrava la stazione Centrale di Bologna rimane al palo, orfana perfino di un Servizio Ferroviario Metropolitano passante. La pianificazione territoriale di area vasta, che fino a poco fa era una rete di avanzate competenze, si è liquefatta con l’inconsulto scioglimento delle Province e la stasi delle Unioni di Comuni.

Da ultimo, la presentazione della proposta di legge della Giunta Regionale sull “Uso e Tutela del Territorio” è accolta da una bordata di biasimo della cultura urbanistica. Qui mi sembra opportuno fare un po’ di glossario critico sui diversi tipi di Piani Urbanistici previsti dalla legge vigente e dal nuovo testo.

Bologna, lo stadio e i “laboratori partecipati”: punti di vista diversi

di Silvia R. Lolli

Mercoledì 14 giugno l’assessore Orioli al primo incontro svolto al quartiere Porto Saragozza sull’ennesimo “laboratorio partecipato” ci ha rammentato in che modo la questione Stadio, la sua rigenerazione, sia venuta alla ribalta. Tutti gli intervenuti, i politici oltre Orioli era presente Lepore, e tecnici, hanno spiegato come siamo arrivati alla situazione attuale.

Due fatti sono accaduti al termine del mandato scorso: il Consiglio comunale decise, all’unanimità ci è stato detto, di non costruire in un altro luogo lo stadio per il Bologna FC: prima di tutto ci fu la scelta per la rigenerazione dello stadio Dall’Ara. La seconda è stata la variante al PUC sull’area dei Prati di Caprara, prima con un vincolo paesaggistico, cancellato dunque per la decisione unanime di un consiglio in scadenza.

Tutto è stato considerata dai nostri politici positivo: la costruzione di un nuovo Stadio su un terreno vergine e agricolo, avrebbe comportato un consumo di suolo maggiore. La rigenerazione non è a carico del Comune, ma appunto della società Bologna FC che investirà sul campo da gioco storico, ma alla quale si concederanno, attraverso un intreccio fra società pubbliche e private, anche l’area dei Parti di Caprara. È dunque un’operazione positiva: intanto il Comune non avrà i costi di ristrutturazione e per questo concederà, per 99 anni, al Bologna FC la gestione dell’impianto, il cui primo atto, ricordiamo, sarà di togliere la pista di atletica.

Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

Si è conclusa la densa fase di approfondimento relativa al nuovo progetto di legge urbanistica regionale, organizzata da partiti e movimenti della sinistra Modenese – Sinistra Italiana, Per me Modena, Possibile, Rifondazione Comunista, Campo Progressista, PCI, Articolo UNO MDP, l’Altra Emilia Romagna – con l’intento di avviare un processo di azioni comuni partendo dalle idee, dalle analisi dei problemi concreti e dalla formulazioni di proposte condivise che dai consigli comunali giungano in Regione.

Le sessioni di approfondimento hanno discusso nel merito dei contenuti partendo dalla centralità della città e dal ruolo strategico riconosciuto alla pianificazione territoriale, reinterpretandone i suoi rapporti tra spazi pubblici, privati, consumo di suolo, ambiente, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, lavoro, commercio e welfare, avanzando proposte per il suo miglioramento. Fra le azioni future, un volume sistematico degli emendamenti; convegni a livello regionale e comunale; confronto finale con la giunta regionale.

Questi alcuni dei punti che saranno oggetto di proposte di emendamento da parte dei consiglieri regionali che fanno riferimento a Sinistra Italiana, Art.1 MDP e l’Altra Emilia e Romagna:

Università e la voglia di mattone: ha senso investire in nuove cattedrali periferiche?

di Renzo Rosso

Dal 2008 il finanziamento dell’università italiana è sceso del 20%, così come sono diminuiti i docenti; e l’Italia spende 6 miliardi e mezzo per l’intero sistema universitario nazionale, contro i 26 della Germania (dato 2015, fonte Miur). Ma c’è un’attività che riceve ancora una grande attenzione a tutti i livelli di governo. È la costruzione di nuove sedi, ideate senza alcun modello condiviso di università futura, ma sorretti da motivi contingenti, per lo più finanziari. In particolare, il motore primo appare l’insufficiente o addirittura assente interesse da parte di imprese private a insediarsi in certe aree. E si tratta di aree imposte all’accademia senza neppure un benchmarking di possibili alternative, in modo affatto episodico ed estraneo a qualunque forma di pensiero sul modello dell’università di domani.

In un paese dove molte scuole e università sono carenti sotto il profilo del rischio sismico, nonché della ordinaria e straordinaria manutenzione, c’è proprio bisogno di spendere quel poco che abbiamo solo per saziare l’insaziabile voglia del mattone accademico?

L’università è prima di tutto un luogo fisico. È un corpo di studiosi, ciascuno dedicato a un certo ambito del sapere, che funziona come una impresa cooperativa verso la ricerca di conoscenza. Essi vivono stabilmente in una reciproca prossimità e, se si trascurano la qualità e le relazioni di questo luogo fisico, si perderebbe la fondamentale essenza di un’università. E basta visitare il sito americano dei college urbani più belli per rendersene conto.

Bologna, “restyling” dello stadio: come si aggiustano le complicazioni urbanistiche

di Piergiorgio Rocchi

“La stampa è, per eccellenza lo strumento democratico della libertà.” Io non so se quello che scriveva Alexis De Tocqueville sia del tutto vero, soprattutto oggi. Sta di fatto però che se non ci fosse stata l’informazione sulla carta stampata, non sarebbe stato possibile essere informati su quella che viene definita la più grande operazione del mandato del sindaco Virginio Merola, a Bologna. Stiamo parlando del “restyling” (o ammodernamento), dello stadio del Bologna FC, cioè il Dall’ara, che è di proprietà del Comune di Bologna.

Succede che negli ultimi mesi del 2016 si comincia a parlare, in vari articoli, di un possibile intervento sul vecchio stadio “Renato Dall’Ara”, legato anche alle ampie possibilità previste dalla legge 147/2013, per la realizzazione di opere di adeguamento delle strutture sportive esistenti. Articoli di legge fatti apposta per il caso del nuovo stadio di Roma, ma che vanno bene, anzi benissimo anche per Bologna e la sua squadra di calcio. Da poco ‘sfilata’ a tal Zanetti (uno degli altri possibili compratori, mosso da “senso civico”), dal duo Tacopina prima e Saputo dopo, che già dal 2014 avevano prospettato all’allora sindaco Merola e all’allora assessore allo Sport Rizzo Nervo la “grandissima occasione” di poter fare una grande opera di riqualificazione delle aree stadio e adiacenze.

“Consumo di luogo”: la crisi della pianificazione pubblica degli enti locali

di Piergiovanni Alleva e Cristina Quintavalla

Il Tavolo regionale dell’imprenditoria (che riunisce l’80% delle imprese emiliano-romagnole) ha chiesto di superare i ritardi in materia di «apertura al mercato», di essere coinvolto nelle scelte relative a «impiego delle risorse destinate al welfare e sanità e nella programmazione dei modelli di servizio», di superare la «tradizionale dicotomia pubblico-privato», di «mettere al centro l’impresa», di subordinare ogni scelta della Regione alle sue ricadute sull’impresa, nonché di garantire «la partecipazione dei soggetti privati» nella stessa attività di programmazione regionale.

Il boccone è ghiotto, visto che la spesa sanitaria costituisce oltre il 70% dell’intero bilancio regionale: l’Unipol e le maggiori Coop si sono subito affrettate a promuovere forme di sanità integrativa privata, offrendo pacchetti di prestazioni sanitarie, commisurate al premio assicurativo sottoscritto. Anche il Patto per il lavoro (leggi: per le imprese), siglato in RER con le parti sociali, punta a sostenere le imprese nella corsa alla produzione «di valore aggiunto», con lauti finanziamenti regionali ed europei che, insieme con processi di fusione e aggregazione industriale, semplificazioni burocratiche (leggi: riduzione di limiti e vincoli), sgravi fiscali, innovazione tecnologica, le rendano più attrattive e competitive sul mercato.

Sempre il Patto per il lavoro propone di istituire una nuova forma di welfare integrativo: «viene istituito un fondo regionale per la sanita integrativa per l’erogazione di prestazioni extra LEA [Livelli Essenziali di Assistenza]. Fondo alimentato dalla contrattazione nazionale, articolata, e da risorse aggiuntive derivanti dall’adesione di cittadini anche non lavoratori» (ossia: i privati, le grandi assicurazioni…).

Bologna: chiude l’impianto sportivo del Cierrebi, ennesima scelta speculativa

di Silvia R. Lolli

Dalle 18 di oggi, mercoledì 31 maggio, i cittadini, riuniti nel comitato per la rigenerazione urbana contro la speculazione saranno impegnati in un presidio davanti all’impianto sportivo del Cierrebi (di proprietà della Cassa di Risparmio di Bologna, aperto finora non solo ai suoi soci, ma anche alla cittadinanza) per manifestare contro la sua chiusura.

Nonostante le rassicurazioni del vicesindaco e assessore allo sport Matteo Lepore, spiegate alla presentazione del Piano Strategico per lo Sport il 23 maggio scorso, si procede alla chiusura dell’ennesimo impianto sportivo bolognese. Fra l’altro in questo scorcio di stagione agonistica l’impianto dovrebbe essere ancora utilizzato dalla squadra bolognese di basket femminile, Basket Progresso Matteiplast, che si sta giocando la finale di play off della serie A2. Se vince sarà promossa in A1. Ci fa piacere sapere che in queste ultime ore si è avuta una deroga per lasciare a questa squadra il fattore campo nella partita di finale che giocherà in casa contro il Sesto S. Giovanni.

A memoria non ci sembra ci sia mai stata questa situazione d’incertezza per i campi di gioco a Bologna. Molti impianti utilizzati non sono più gestiti direttamente dal pubblico, perciò l’interesse più privatistico porta le squadre nell’incertezza della loro partecipazione alle fasi finali dei campionati, a giocare in altri campi: un esempio è quello dell’impianto Unipol Arena, destinato dopo la stagione regolare di basket maschile ad altri eventi (generalmente non sportivi).

Urbanistica in Emilia Romagna: territorio consegnato alla speculazione fondiaria

di Ilaria Agostini, Piergiovanni Alleva, Rossana Benevelli, Jadranka Bentini, Antonio Bonomi, Paola Bonora, Sergio Caserta, Piero Cavalcoli, Pier Luigi Cervellati, Mauro Chiodarelli, Vezio De Lucia, Paolo Dignatici, Marina Foschi, Mariangiola Gallingani, Michele Gentilini, Giulia Gibertoni, Giovanni Losavio, Tomaso Montanari, Ezio Righi, Giovanni Rinaldi, Piergiorgio Rocchi, Edoardo Salzano, Maurizio Sani, Sauro Turroni, Daniele Vannetiello

La giunta dell’Emilia-Romagna il 27 febbraio ha deliberato il disegno di una nuova legge urbanistica regionale, proponendolo all’approvazione dell’Assemblea legislativa. Secondo l’assessore alla programmazione territoriale Raffaele Donini, che l’ha presentata, la nuova legge sarebbe fondamentale per affermare il principio del consumo di suolo a saldo zero, promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione degli edifici, semplificare il sistema di disciplina del territorio, garantire la legalità. Sono slogan che mascherano l’obiettivo essenziale del disegno di legge, ovvero l’impianto di un regime privilegiato a favore delle iniziative immobiliari private.

Proclamando risparmio di suolo e qualificazione urbana, la legge va in senso opposto. Il limite del tre per cento posto all’espansione dei territori urbani, già in sé molto elevato, è aggiuntivo, non alternativo all’ulteriore occupazione di suolo che i piani urbanistici ammettono. E l’«addensamento» indiscriminato, concepito e ribadito come unico modo della rigenerazione urbana, non promette qualità, ma ecomostri.

Lettera aperta ai governanti della Regione Emilia Romagna: recuperate una cultura urbanistica

di Ilaria Agostini, Paolo Baldeschi, Piergiorgio Bellagamba, Donato Belloni, Rossana Benevelli, Paolo Berdini, Enrico Bettini, Ivan Blecic, Stefano Boato, Giuseppe Boatti, Paola Bonora, Ilaria Boniburini, Luisa Calimani, Pier Luigi Cervellati, Giancarlo Consonni, Alessandro Dal Piaz, Luigi De Falco, Vezio De Lucia, Marina Foschi, Maria Cristina Gibelli, Sergio Lironi, Giovanni Losavio, Alberto Magnaghi, Lodovico Meneghetti, Guido Montanari, Loredana Mozzilli, Domenico Patassini, Ezio Righi, Piergiorgio Rocchi, Sandro Roggio, Edoardo Salzano, Enzo Scandurra, Giancarlo Storto, Giulio Tamburini, Sauro Turroni, Graziella Tonon

Per molti urbanisti italiani l’esperienza dell’Emilia-Romagna, anche prima dell’attuazione dell’ordinamento regionale, rappresentava un modello senza confronti nel nostro Paese. Ricordiamo la prestigiosa Consulta urbanistica regionale che contribuì in modo determinante alla formazione del decreto ministeriale sugli standard del 1968. In anni più recenti, in attuazione della cosiddetta legge Galasso, la Regione Emilia-Romagna (assessore Felicia Bottino) si è dotata di un esemplare piano paesistico che ha tutelato con rigore le risorse storiche e ambientali della regione.

Senza dimenticare i comuni di Bologna – in particolare al tempo degli assessori Giuseppe Campos Venuti e Pierluigi Cervellati – di Modena, Reggio Emilia e di altre realtà locali che sono stati a lungo un riferimento obbligatorio della cultura urbanistica non solo italiana. Ma a partire dagli anni Ottanta del Novecento, a poco a poco, il primato dell’Emilia-Romagna è andato in crisi, gli strumenti urbanistici dell’ultima generazione hanno ceduto alla filosofia della globalizzazione, del privatismo, della contrattazione. È stata anche cancellata la tutela integrale dei centri storici che da Bologna era stata esportata in tutto il mondo.