Category Archives: Ambiente e territorio

Bologna, recupero degli spazi dismessi: continua il processo partecipativo

di Silvia R. Lolli

Giovedì 8 febbraio 2018 si svolge il quarto incontro dei Parteciprati; i cittadini cominceranno a disegnare il loro progetto finalizzato all’individuazione della destinazione futura dello spazio dismesso dall’esercito dei Prati di Caprara. Come si evince dal sito, che dà puntualmente il resoconto del processo partecipativo (con tutti i materiali finora presentati) e dopo aver raccolto informazioni (2° e 3° incontro in assemblea plenaria) da consulenti e istituzioni e associazioni interessate all’area, i cittadini esprimeranno le loro: idee, competenze, immagini, desideri e sogni.

Partecipazione è una parola importante in democrazia, sia essa passiva (di proposta, di voto, cioè delega rappresentativa), sia più attiva come in questo caso: proposta che va oltre la pura discussione, ma vuol dare qualcosa in più per il bene comune. A fianco della partecipazione ci sta l’ascolto, vero, in un Paese democratico. Qui sta la questione importante che si presenterà in tutti i suoi aspetti e conflitti al termine di questo processo.

I cittadini si sono impegnati; il comitato RigenerazioneNoSpeculazione ha dapprima raccolto firme, le ha portate agli organi politici della città, poi nel silenzio assoluto, risposte non ne sono state date se non dai giornali in forma diremmo indiretta, ha deciso di organizzare in modo estremamente scientifico un processo partecipativo cercando di ampliare il coinvolgimento, cioè la partecipazione attiva, a un numero di cittadini sempre maggiore.

Morti per amianto: ancora rinvii al “palazzo dell’ingiustizia”

del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio

Di amianto si continua a morire, i processi ritardano e l’ingiustizia continua. Dopo ripetuti rinvii e cambiamenti di giudici al Palazzo di Giustizia di Milano (che noi, vittime dell’amianto il Palazzo consideriamo “il palazzo dell’ingiustizia” per le continue assoluzioni dei manager imputati delle morti d’amianto) si è tenuta finalmente l’udienza del processo per l’amianto al Teatro alla Scala, che vede come imputati rinviati a giudizio 5 dirigenti del Teatro, accusati della morte di 10 lavoratori a causa dell’amianto.

Davanti al pm Maurizio Ascione e al nuovo giudice Mariolina Panasiti, presidente della 9° sezione penale, si è finalmente aperto il processo, subito rinviato dopo che la giudice ha giustificato i ritardi con la mancanza di organico. La prossima udienza si terrà il 19 marzo alle ore 9,30 nell’aula 9 bis. Anche nel Teatro alla Scala, il tempio della musica noto in tutto il mondo, era presente una grande quantità di amianto che ha avvelenato diversi lavoratori uccidendone 10, fra cui macchinisti di scena, un orchestrale, un cantante del coro e un vigile del fuoco. Data la massiccia presenza della sostanza cancerogena, è probabile che siano stati contaminati, negli anni, anche spettatori del Teatro.

Quali parti civili in questo processo, oltre al nostro Comitato (sempre presente a tutte le udienze), Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto – difese dall’avvocata Laura Mara – sono state ammesse altre associazioni: il Comitato Ambiente e Salute del Teatro alla Scala, il sindacato CUB Informazione Spettacolo, la CGIL, INAIL e ATS (ex ASL), ANMIL. Presenti all’udienza anche i responsabili civili (Fondazione Teatro Scala e Centro Diagnostico Italiano).

Alghero, Calabona: il Tar tiene accese le ruspe

di Stefano Deliperi

Continuano polemiche e indignazione su quanto sta accadendo in questi mesi sulle coste algheresi di Calabona. Si tratta di un caso davvero emblematico di come gli interessi economici non “governati” energicamente possano portare al degrado dei valori ambientali di una città. Alghero e il suo territorio sono uno straordinario concentrato di valori naturalistici, ambientali, storico-culturali di primaria grandezza nel Mediterraneo. Al tempo stesso, su di essi si concentrano da sempre interessi economici e appetiti speculativi di altrettanta dimensione. Conseguentemente non mancano gli scempi ambientali e finanziari, che talvolta portano a veri e propri disastri.

E uno scempio ambientale, per ben concreti interessi economici e appetiti speculativi è quello che rischia di accadere a Calabona. La MP Finance s.r.l. di Alghero è una società immobiliare attiva dal 2012, ha già realizzato tre complessi edilizi e ora punta alla realizzazione di due complessi di appartamenti sul mare altri 21 metri, a circa 40 metri dalla battigia, a Calabona.

L’area rientra in zona urbanistica “B 3” del piano regolatore generale (P.R.G.) e un edificio è già stato realizzato, nel silenzio generale, in forza di provvedimento unico Suap n. 712 del 23 gennaio 2017. Il secondo edificio, invece, ha causato vivacissime polemiche in sede locale, tanto da portare a un’annunciata sospensione dell’efficacia del provvedimento unico Suap n. 985 del 15 novembre 2017, che autorizzava il secondo complesso di appartamenti.

Consumo del suolo: resa dei conti per la legge regionale lombarda

di Guido Inzaghi

Resa dei conti per la legge regionale lombarda 31/2014 («Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato»). Il Consiglio di Stato con ordinanza 5711 lo scorso 14 dicembre ha sollevato questione di legittimità costituzionale della norma transitoria dettata dall’articolo 5 della legge 31, che sembrerebbe ostacolare l’effettivo esercizio delle potestà urbanistiche comunali.

La questione prende le mosse nell’ambito di un complesso contenzioso proposto contro l’approvazione della variante generale al piano del governo del territorio (Pgt) del Comune di Brescia. La controversia è stata avviata dai proprietari di alcune aree cui la recente variante al Pgt ha tolto l’edificabilità, proprio per la volontà comunale di ridurre il consumo del suolo nel territorio di Brescia.

Per quanto possa sembrare paradossale, il Tar ha dato ragione ai ricorrenti annullando le nuove previsioni del Pgt perché assunte in momento in cui, secondo l’articolo 5 della legge regionale, bisognava attendere che i principi per la riduzione del consumo del suolo sanciti dalla 31/2014 fossero recepiti dal piano territoriale della Regione Lombardia (Ptr) e attuati da quello provinciale (Ptcp).

Bologna, Parteciprati: questa sera 100 cittadini al fischio di inizio

di Silvia R. Lolli

Questa sera giovedì 18 gennaio, alle ore 20,30 a 20 pietre (via Marzabotto, 2), 100 cittadini del comune di Bologna, selezionati da un gruppo di pre-aderenti di quasi 300, si ritroveranno assieme per progettare il futuro dei Prati di Caprara. Dopo il 22 marzo presenteranno, anche in un’assemblea pubblica, il o i pre-progetti individuati nello studio che faranno partecipando ai tavoli di lavoro che il gruppo organizzatore del comitato “rigenerazione no speculazione” metterà a loro disposizione da giovedì.

Una visione ed un progetto che verranno offerti, gratuitamente, al Comune di Bologna e scaturiranno dall’impegno della cittadinanza attiva. Dopo i tentennamenti della società Bologna FC (vedi editoriale di D. Labanti) e la perdita della carica pre-elettorale (il megaprogetto è stato presentato dal Comune ai tifosi e agli atleti delle società operanti allo Stadio e Antistadio nella primavera del 2016 in piena campagna elettorale) e quella post-elettorale (la serie di incontri su “Bologna, città dello sport”; ora sembra in cantiere un’altra passerella: Bologna metropolitana e lo sport) degli eletti, cosa resta?

Non si sa. Daniele Labanti scrive sul Corriere della Sera del 15/01/18, nell’editoriale intitolato “Saputo e la città. Il culto della paura”:

“L’insussistenza di un qualsiasi progetto sportivo nella gestione di Joey Saputo viene acclarato, se ce ne fosse bisogno, dall’operazione che porterà Simone Verdi via da Bologna. Non è grave la cessione in sé, è grave collocarla in un contesto totalmente stravolto rispetto alle ambizioni iniziali della nuova società…Il club non ha alcun obiettivo, non ha alcuna programmazione sportiva: non sa quale calcio fare, né come potrà farlo. E, alla luce della recente frenata sul restyling dello stadio, non è chiaro nemmeno se mai lo avrà… ma il famoso… salto in avanti era stato collegato a un progetto edilizio determinante del quale si fatica oggi a scorgere i connotati…”.

Italia Nostra, appello a Gentiloni: la legge urbanistica dell’Emilia Romagna va cambiata

di Oreste Rutigliano, presidente di Italia Nostra

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

con legge n. 24 pubblicata il 21 dicembre 2017 la Regione Emilia Romagna ha dettato la nuova “disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” che in talune certamente non marginali sue disposizioni, a fermo giudizio di questa associazione, ha disatteso i principi fondamentali della materia governo del territorio e quindi ha ecceduto la competenza della Regione.

L’associazione Italia Nostra si rivolge alla Sua sensibilità istituzionale perché Ella valuti la esigenza di promuovere la questione di legittimità costituzionale su un dettato normativo lesivo del principio per cui la disciplina generale ordinatrice dell’assetto e della utilizzazione del territorio è attribuzione riservata al Comune, rappresentanza democratica della comunità insediata, come espressione della sua autonomia, sicché il relativo esercizio non può essere in alcun modo condiviso e fatto oggetto di accordo con i privati proprietari di suoli e immobili di volta in volta interessati.

Si tratta di una pubblica funzione (come tale indisponibile) che spetta ai Comuni a norma dell’art.13 del Testo Unico degli enti locali e riconosciuta loro propria dall’art. 118 Costituzione, prima ancora della applicazione del criterio di sussidiarietà. È la funzione di “disciplina urbanistica” che la legge urbanistica dello Stato, la 1150 del 1942, come integrata e aggiornata ai rinnovati indirizzi dalla legge ponte del 1967 e dalla sua legge attuativa (n. 1187 del 1968) vuole esercitata attraverso la pianificazione territoriale e urbana e nell’art.7 definisce il contenuto essenziale del piano regolatore generale (esteso cioè all’intero territorio comunale) ad esso assegnando un ruolo necessariamente prescrittivo, con la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare nelle zone in cui si articola il territorio.

Una lettera dall’Emilia Romagna, regione non più ‘rossa’

di Piero Cavalcoli

Carissimi compagni, una cosa la possiamo fare: smettere di piangerci addosso. Allo scopo, mi perdonerete la scivolata retorica, ma sento l’esigenza di richiamarvi il passo conclusivo delle Città invisibili di Calvino, un passo che conoscerete certamente e che è diventata abitudine citare quando si è, come oggi, in grande difficoltà. Un passo che tuttavia dimentichiamo spesso, e proprio quando siamo in difficoltà.

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio»

Un po’ di «attenzione e apprendimento» ci ha portato, qui in Emilia-Romagna, a tentare di contrastare l’ennesima sciagurata «accettazione dell’inferno» da parte del governo locale a proposito delle regole dell’urbanistica. Mdp, Sinistra e Altra Emilia Romagna (lista ex Tsipras) hanno condotto una lunga battaglia unitaria per impedire l’approvazione della legge (all’inizio, alla fine del 2016 – e dunque molto prima che ci si orientasse alla costruzione di un movimento unitario – partecipavano al lavoro comune persino i 5Stelle.

Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Seconda parte

di Silvia R. Lolli

Continuo a guardarmi intorno, verde da una parte, macchine dall’altra, e continuo a farmi le solite domande: abito in un territorio amministrativo e democraticamente indirizzato, oppure ho ormai solo di fronte consigli di amministrazione e amministratori delegati che ignorano l’idea di “interesse pubblico”?

Cosa rimane della cittadinanza? Vorrei ancora essere una cittadina attiva; allora mi fermo e parlo con una signora anziana ben vestita; certamente abita nelle vicinanze, perciò posso chiederle se conosce il comitato di cittadini rigenerazionenospeculazione. L’idea è spiegarle i nostri programmi, ma lascio perdere, perché è molto agitata e mi dice che il suo cane, Buck, si è allontanato e non è ancora ritornato. Ha provato a chiamarlo, a cercarlo, ma senza esito. L’ha lasciato libero e, come sempre, ha cominciato a correre, ma è entrato nel bosco da uno dei tanti buchi della rete.

Mi dice che normalmente non si allontana troppo e per tanto tempo. È disperata. Le chiedo di che razza è: un beagle, con le orecchie lunghe. Mi spiega che non ci sono troppi cani come questo, è una razza inglese della famiglia dei braccoidi; è un cane da caccia. Non m’intendo troppo di razze canine, ma penso che non sarà facile ritrovarlo; se ha trovato qualcosa da fiutare lo sta seguendo.

Intervista a Michele Munafò (Ispra): “Come e chi misura il consumo di suolo”

di Arpat

Il rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, curato da Ispra, per il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), è corredato di schede riepilogative sintetiche per ogni regione e rende al contempo disponibili online in formato aperto i dati contenuti nel documento e la relativa cartografia.

Una modalità questa esemplare, infatti i dati, rilasciati in formato aperto e liberamente accessibili sul sito istituzionale di Ispra, permettono di avere una mappa completa, accurata e omogenea e fornire una rappresentazione aggiornata del fenomeno del consumo del suolo, dello stato del processo di artificializzazione del territorio e delle diverse forme insediative.

Sui temi del consumo di suolo abbiamo posto alcune domande a Michele Munafò, ingegnere per l’ambiente e il territorio e dottore di ricerca in Tecnica urbanistica. È attualmente responsabile dell’Area “Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi desertificazione” di Ispra e coordinatore della rete di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa). È responsabile scientifico dei rapporti nazionali sul consumo di suolo e di diversi progetti di ricerca di mappatura, analisi e valutazione delle dinamiche territoriali e urbane. Rappresenta uno dei National Reference Centre della rete Eionet dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ed è membro del Program Board di Geo – Intergovernmental Group on Earth Observation. È professore a contratto per le discipline del settore Tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università Sapienza di Roma.

Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Prima parte

di Silvia R. Lolli

È una domenica di novembre; ho passato la mattina al centro Pontelungo dove c’è la tradizionale castagnata; per andare in centro decido di passare dalla pista ciclabile di via del Chiù, di fianco ai Prati di Caprara; anche se non c’è traffico non voglio fare la via Emilia. Chissà, mi dico, forse incrocio persone per chiedere se vogliono impegnarsi e pre-aderire al laboratorio sui Prati di Caprara, attività decisa nel comitato di rigenerazionenospeculazione, che comincerà il 18 gennaio. Dedico la giornata anche a questo impegno e ho già raccolto alcune adesioni.

Il giorno non è soleggiato; è un tipico giorno novembrino, ma almeno non piove e non c’è neppure la nebbia. La bicicletta è un bel mezzo per guardare da punti strategici questo paesaggio che corre parallelo alla Via Emilia e si trova dietro l’ospedale Maggiore. I Près ed Cavrèra, come dice la canzone dialettale di Fausto Carpani, sono ancora un bel polmone verde della zona Ovest di Bologna, attigua ad un ospedale rinnovato e ingigantito solo pochi anni fa: fu “la repubblica ed cén” dopo la guerra. Ora, oltre agli orti urbani, ci sono alberi ed arbusti, un bosco non curato che cresce sulle spoglie militari; i Prati di Caprara costituiscono un’area dismessa che da tempo doveva diventare il parco più ampio di Bologna come disse il sindaco Merola, in area diametralmente opposta ai giardini Margherita.