Category Archives: Ambiente e territorio

Eguaglianza, paesaggio e le altre parole della Costituzione da cui ripartire

di Massimo Bray, direttore generale della Treccani

Cosa dice la nostra Costituzione? In che termini vengono enunciati i principi che la ispirano, i diritti che tutela, i doveri che impone, le norme fondamentali che regolano le dinamiche della vita democratica e i rapporti tra i soggetti, singoli individui e organizzazioni, che danno corpo e voce alle esigenze, ai desideri, alle ambizioni di un intero popolo? Quali sono, in sostanza, le parole della Costituzione italiana?

Non sono domande retoriche, riflessioni destinate a un gruppo ristretto di studiosi ed appassionati, distanti dalla quotidianità di ciascuno di noi. Sono invece interrogativi più che mai attuali in un tempo in cui i cittadini si allontanano dalle istituzioni, il rispetto delle regole pare non essere più un principio inviolabile e le congetture si spacciano per conoscenza.

Riscoprire le parole della Costituzione, il loro significato più pieno e profondo, significa ritrovare lo spirito dei padri costituenti, il desiderio di rinascere di un paese prostrato dalla guerra ma fiducioso di poter costruire su basi solide un futuro di democrazia, libertà, progresso economico e avanzamento sociale nel segno della solidarietà, della dignità, della valorizzazione del lavoro e dei diritti sociali, della tutela dei beni comuni e dell’ambiente. Troviamo perciò nel testo costituzionale parole importanti, ricche di significato e allo stesso tempo semplici, comprensibili a tutti perché la Costituzione parla a ciascuno di noi, a ognuno dei membri della comunità nazionale di cui è norma e faro.

Bologna, Prati di Caprara: cambiare (idea) è possibile

di Emily Clancy, consigliera comunale di Coalizione Civica

Leggendo le notizie dell’ultima settimana, in particolare degli ultimi giorni, devo dire che mi sono sentita da una parte sollevata, dall’altra un po’ presa in giro. ollevata perché finalmente pare chiusa una partita dall’esito non scontato: per la ristrutturazione dello Stadio Dall’Ara sembra definitivamente abbandonata l’idea di sacrificare, sull’altare della compensazione delle spese per l’operazione, l’area dei Prati di Caprara Ovest, area posta in un quadrante della città caratterizzato da viabilità già fortemente congestionata e da alto inquinamento dove un grande outlet della moda avrebbe avuto un impatto devastante.

Presa in giro invece, in primo luogo, per la rapidità con la quale, tutto d’un tratto, quasi ogni amministratore di questa città – di maggioranza e di opposizione, del centro o delle periferie – si sia affrettato a dichiarare di averla sempre pensata così… In secondo luogo per la fatica, palese, di questa amministrazione a pronunciare poche chiare parole: “ci avete fatto cambiare idea”. E voglio essere chiara: con questo ‘ci’ non intendo solo Coalizione Civica Bologna.

Certo, voglio sperare che 10 domande question time, 4 ordini del giorno e 6 interventi di inizio seduta, oltre a un evento pubblico di pulizia del bosco e uno di dibattito su progettualità e urbanistica, abbiano avuto un loro peso. Ma con quel plurale intendo riferirmi ai 10 mila bolognesi che hanno sottoscritto le petizioni e gli appelli del Comitato Rigenerazione NO Speculazione, a tutte le persone che hanno partecipato alle decine di eventi sul tema della programmazione urbanistica in quel pezzo di città, alle centinaia di persone che hanno monitorato la qualità dell’aria dal basso, denunciando ciò che già sapevamo: ovvero che si tratta di una delle aree più inquinate della città.

Bologna, Cervellati boccia il sindaco: “I 30 milioni per lo stadio sono un’autentica follia”

di Rosato Paolo

«Una follia. Mi rifiuto di pagare lo stadio. Anzi, da oggi mi dichiaro evasore». Non usa mezzi termini e lancia una provocazione l’architetto Pier Luigi Cervellati, per 15 anni tra gli anni ’60 e ’80 assessore al Traffico e all’Urbanistica a Palazzo D’Accursio. L’analisi dell’urbanista però sfreccia su un doppio binario: per lui, da una parte c’è un trionfo, dall’altra un autogol. Architetto, cosa ne pensa dell’operazione del Comune? Il sindaco Virginio Merola ha annunciato che Palazzo D’Accursio metterà 30 milioni per il restyling dell’impianto.

Contemporaneamente è naufragato l’outlet ai Prati di Caprara.

«Quest’ultima è una vittoria, mi sembra che il Comune abbia trovato un poco di salvezza, ha dato ascolto alle voci contrarie. «Sono invece contento dello stop all’outlet ai Prati di Caprara» do i Prati e un polmone verde fondamentale della città. Una decisione tardiva che però evita un suicidio, una cementificazione senza senso in un periodo storico in cui urbanisticamente si va in altre direzioni. Ho partecipato alle assemblee pubbliche, sono contento».

Però in parallelo c’è l’impegno sullo stadio. Lei è sempre stato critico sul restyling.

«Assolutamente contano, un intervento inutile. Perché dobbiamo rifarlo? Fu ammodernato nemmeno 30 anni fa. E poi è un esempio di pre-razionalismo, un’opera architettonica importante, perché metterci mano? Piuttosto, con tutti questi soldi visto che si parla di 70 milioni di euro complessivi, si vada a intervenire con uno stadio nuovo, fuori. Parliamo tanto di città metropolitana… e invece insistiamo a murare il nostro centro, rendendo la vita impossibile ai residenti».

Bologna e beni comuni: qualche calcolo potrebbe essere utile – Seconda parte

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Sappiamo che l’Ue contabilizza in termini economici la presenza di Co2 (anidride carbonica) in atmosfera. Per la salute pubblica si dovrebbero contabilizzare anche i costi sanitari per la presenza di polveri sottili, ma ancora il potere è in mano ai produttori di polveri sottili e la pigrizia dei cittadini che usano l’auto, anche quando non servirebbe, non aiuta certo a portarci verso livelli di benessere complessivo migliori. Inoltre non ci risulta che la nostra Ausl stia facendo studi epidemiologici sull’incidenza delle polveri sottili o della Co2, neppure a fisiopatologia respiratoria presso Università e S. Orsola.

Dal documento Ue del 7/11/17 Com (2017) 646 final – Relazione della commissione al parlamento europeo e al consiglio – Due anni dopo Parigi – Progressi realizzati per conseguire gli impegni dell’Ue in materia di clima (prevista dall’articolo 21 del regolamento (Ue) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, relativo a un meccanismo di monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra e di comunicazione di altre informazioni in materia di cambiamenti climatici a livello nazionale e dell’Unione europea e che abroga la decisione n. 280/2004/CE):

“Si stima che la quota di emissioni mondiali di gas a effetto serra imputabile all’Ue sia diminuita dal 17,3% nel 1990 al 9,9% nel 2012. La sua quota di emissioni di sola Co2 è scesa dal 19,7% nel 1990 al 9,6% nel 2015. Un confronto delle emissioni pro capite dei tre principali gas a effetto serra (Co2, CH4 e N2O) per le tre maggiori economie mostra che l’Ue e la Cina avevano emissioni pro capite nettamente inferiori rispetto agli Stati Uniti…
Nel 2015, il settore Lulucf nell’Ue ha fornito un bacino di assorbimento del carbonio pari a un valore dichiarato di 305 Mt Co2 eq (inclusi terre coltivate e pascoli). Il credito registrato, che rappresenta la differenza tra il valore dichiarato e una base di riferimento, è salito da 115 a 122 Mt Co2 eq tra il 2013 e il 2015. La gestione delle foreste rappresenta gran parte di tale credito…. L’Ue rimane quindi sulla buona strada per non avere debiti dal settore Lulucf ed è molto probabile che rispetterà il proprio impegno assunto nell’ambito del protocollo di Kyoto”.

Roma: beni culturali senza nessuna tutela

di Gianfranco Capitta

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami crollata, proprio sul colle del Campidoglio. Troppo facile fare ironie, paragoni e battutacce. Ma anche piangere sul tetto crollato non serve a molto. Bisognerebbe riflettere e agire di conseguenza. In Italia molto si è lavorato, sotto l’ex ministro Franceschini, a organizzare, suddividere e magari accentrare gli enti preposto ai Beni culturali.

Non si è quasi mai parlato, però, della loro conservazione, quasi fossero un dono di qualche cielo, destinato all’eternità. D’altra parte né soldi stanziati né progetti per questo motivo fanno titolo sui giornali o passerelle. L’attuale ministro Bonisoli ha perfino abolito l’ingresso gratuito ai musei una volta al mese (e qualcuno ci eviti le discussioni di Lega e 5Stelle su chi per primo si farà carico del restauro…).

Crolla la modernità che non dura cinquant’anni, figurarsi se non ha diritto a cadere un passato secolare! Il discorso si farebbe maledettamente serio: non solo bisognerà pensare a tenere in piedi i monumenti (e questo proprio sotto la casa comunale di Roma fa davvero senso), ma tutta la scultura storica italiana che galleggia malamente.

Bologna, Stadio-Prati di Caprara: quanto si dovrà attendere per l’incontro propedeutico all’istruttoria pubblica?

di Silvia R. Lolli

Dal 31 agosto sulla vicenda Stadio-Prati di Caprara abbiamo due novità: l’approvazione dell’iter istituzionale dell’istruttoria pubblica chiesta dai cittadini e il discorso del sindaco Merola alla festa dell’Unità. Procediamo in ordine di tempo. La Prima Commissione Consiliare – Affari generali ed istituzionali, indetta per venerdì 31 agosto alle ore 9,30, ha per oggetto:

“Avvio dell’iter istruttorio volto a fornire al Consiglio Comunale utili elementi di valutazione per la decisione in ordine all’indizione dell’istruttoria pubblica in merito alle previsioni attinenti la pianificazione urbanistica del Comune di Bologna con particolare riferimento all’area territoriale che si estende dallo Stadio Comunale fino ai Prati di Caprara (P.O.C. relativo alla zona Prati di Caprara – Est e Ovest – e le attuali previsioni urbanistiche per l’area del CIERRBI in Via Marzabotto n.24) – ai sensi dell’art. 12 dello Statuto del Comune di Bologna”.

Dopo appena 35 minuti ha concluso i lavori, con la constatazione del dirigente per gli affari generali del Comune di Bologna della validità di 2519 firme (su 2.523, di cui solo poco più di 300 non residenti nel Comune di Bologna, ma qui per ragioni di studio o di lavoro – il che non ha obbligato gli uffici ad accertare presso gli altri Comuni l’identità dei firmatari non residenti!) e quindi con l’approvazione della procedura d’istruttoria, come da Regolamento Comunale.

Bologna e beni comuni: qualche calcolo potrebbe essere utile – Prima parte

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Non vogliamo essere considerate sprezzanti o ignoranti sull’operato di chi ha in mano le decisioni per Bologna in questi anni, però vorremmo proporre qualche calcolo in merito all’imminente progetto che toglierà beni comuni ai cittadini bolognesi in nome di pareggi di bilanci che ci sembrano impossibili in questa cultura solo di “finanzacapitalismo”, per riprendere un termine usato da Gallino.

Intanto giovedì 6 settembre ore 18 a 20 pietre in Via Marzabotto, 2 si terrà l’assemblea mensile del comitato Rigenerazionenospeculazione a cui sono invitati tutti i cittadini che vorranno continuare a partecipare al confronto pubblico con l’amministrazione cittadina che riprende la mattina del 31 agosto con una commissione comunale urbanistica.

La scelta di rigenerare lo stadio di calcio e di dare agli imprenditori privati spazi finora pubblici dovrebbe essere maggiormente meditata in termini di confronto pubblico. Speriamo che prima di arrivare alla seconda metà di settembre le ferie abbiano portato qualche dubbio anche a molti consiglieri della maggioranza comunale. Al di là della questione puramente politica di capire se dobbiamo continuare a svendere beni pubblici importanti, vogliamo qui affrontare questioni economiche di lungo periodo per capire quanto la città (se vogliamo ancora vedere Bologna come città) perderà da un’operazione che consideriamo da tempo fatta solo a favore di un’imprenditoria più di rapina che per il benessere di tutti.

Genova e l’Italia delle infrastrutture: vittime, folle e potere

di Marco Bouchard, tribunale di Firenze

I funerali delle vittime di Genova

Funerali di Stato a Genova per le vittime del ponte Morandi. Il Presidente della Repubblica è stato acclamato ma quando sono entrati nei padiglioni della Fiera i viceministri Salvini e Di Maio c’è stata addirittura un’ovazione. È stata una presenza organizzata? Forse, in parte, perché il povero segretario del PD, al contrario, gironzolava sperduto mentre alcuni lo contestavano.

Per il resto credo che si sia trattato di un abbraccio autentico che risponde alle nette prese di posizione del governo contro i “padroni” delle autostrade che si sono arricchiti e che avrebbero arricchito i governanti precedenti sulla pelle di decine di vittime, morte per mancata manutenzione e mancati controlli.

Anche se la strada della revoca della concessione invocata per “giusta causa” – come ha detto il Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali – appare impervia, non c’è dubbio che quella prospettiva ha dato corpo giuridico alle richieste e alle promesse di “farla pagare” ai sicuri responsabili.

Privatizzazioni ed etica del pubblico: nel dolore di una nazione ferita

di Alessandra Maltoni

La vicenda del crollo del ponte di Genova ha scosso profondamente la nostra emotività sino al punto di interrogarci tutti, destra e sinistra, su quale sia ancora l’effettiva portata dell’etica pubblica. È mia abitudine confrontarmi con i fatti che accadono tentando di leggerli e interpretarli in una chiave che sia il più possibile ampia e storicizzata. Questo continuo confronto mi induce inevitabilmente e amaramente a ritenere che lo Stato italiano, inteso come quel progetto unitario e duraturo in cui molti di noi e dei nostri avi avevano posto tante speranze, è ormai scivolato via, piegato dalle dinamiche di “liberalizzazione selvaggia” che, prima di divenire scelta politica, si sono imposte come “nuova mentalità”, un nuovo “umanesimo” delle relazioni pubbliche. Quella mentalità che piace a un certo tipo di impresa che insegue il profitto e la speculazione, senza etica, per la quale l’interesse e le istanze dei cittadini, i loro diritti, le richieste di sicurezza e di amministrazione capace diventano e sono un ostacolo.

Pian piano, in assenza di discussioni feconde e di fervore politico, il cambiamento ha cambiato l’Italia. Le nuove privatizzazioni e un uso costante di decretazioni d’urgenza (l’eccezione divenuta regola) ci hanno inondati di decreti governativi che hanno “stratificato” un po’ alla volta un innovamento privo di discussione sui contenuti, con aule parlamentari blindate a priori dietro il diktat della “fiducia” senza emendamenti. Un fiume di regolamentazione spesso mascherato “d’altro” ha inondato l’Italia e pezzo per pezzo ha smontato e raggirato il sistema, riscrivendo Scuola, Lavoro, controlli amministrativi, regole sulla formazione dei provvedimenti e sulle decisioni delle pubbliche amministrazioni per facilitare forme di “silenzio assenso”, sempre più flessibili e meglio raggiungibili dal privato.

Questione di stadi o di culture diverse?

di Silvia R. Lolli

Nei primi giorni di agosto come ogni anno abbiamo assistito ai Campionati Europei di atletica maschili e femminili a Berlino; la sede: lo stadio olimpico costruito per le Olimpiadi del 1936. L’Olympiastadion fa parte delle strutture sportive storiche costruite nell’epoca fra le due guerre mondiali dal partito nazista in Germania, per poter ospitare quelle ultime Olimpiadi prima dei tragici anni di guerra; le volle la propaganda nazista, ma furono accettate, anche se dopo un po’ di dubbi politici di vari Stati, da parte del Comitato Olimpico di allora e molti paesi decisero di non far gareggiare atleti ebrei.

Anche in Italia in parecchie città si costruirono impianti sportivi, ma in un periodo più lungo di tempo, perché da noi il fascismo è durato oltre vent’anni. Per esempio l’impianto polisportivo dello Stadio Comunale di Bologna (sia stadio Dozza, i campi da tennis sacrificati per i mondiali del ’90, le piscine Longo – come vediamo a Berlino o a Roma, vicino allo stadio era d’uso costruire anche le piscine per nuoto e tuffi ed altri impianti) è stato costruito in brevissimo tempo alla metà degli anni Venti e con l’aiuto del Comune e dei cittadini; gli altri sono a Roma e a Trieste. Tutti sono considerati oggi monumenti storico-artistici e sono soggetti a vincoli architettonici.

Come si può vedere anche nelle foto dell’Olympiastadion l’idea polisportiva, per l’accoglienza di più sport nello stesso impianto, era allora preminente. Dal film Olympia possiamo vedere le gare di ginnastica artistica svolte in questo impianto: non era necessario averne uno dedicato.