Le mani della finanza sulle città

di Paolo Berdini Per comprendere la devastazione che il neoliberismo ha causato alla vita delle città, dobbiamo ritornare agli inizi dell’offensiva culturale che ha progressivamente abolito ogni regola di trasformazione urbana. Tutti gli strumenti urbanistici delle grandi città a partire dagli anni Novanta (varianti parziali comprese) si sono fondati sul motore della rendita urbana, aumentando […]

All’Aquila ragazze e ragazzi chiedono di tornare nelle loro scuole

di Mattia Fonzi Nel 2009 non frequentavano neanche la materna, oggi sono in terza media. In tutti questi anni, dieci dal terremoto che colpì L’Aquila e il suo comprensorio il 6 aprile 2009, la maggior parte delle ragazze e dei ragazzi aquilani non ha mai studiato in scuole in muratura. Nel capoluogo abruzzese la ricostruzione […]

Bologna, venerdì i due anni del comitato “Rigenerazione No Speculazione”: assemblea pubblica e festa

di Silvia R. Lolli Venerdì 12 aprile 2019 ci sarà la festa di compleanno del comitato Rigenerazione No Speculazione. Il comitato, nato dalla preoccupazione della vendita del centro sportivo CRB associata alle vicende rigenerative dello Stadio Dall’Ara, ha svolto in questi due anni un’azione informativa notevole per la cittadinanza, attraverso tantissime azioni di comuni cittadini […]

Economia circolare: riciclo e inceneritori, dove finisce la carta

di Stefano Feltri Facile essere d’accordo con Greta Thunberg, la 16enne svedese che ogni venerdì protesta per un mondo migliore. Ma quando si tratta di tradurre in scelte concrete quei nobili obiettivi, le cose si complicano: parti dalla raccolta della carta e arrivi al dibattito sulla necessità di costruire nuovi inceneritori. Marzo è il mese […]

Bologna, l’approfondimento sul caso CRB: contro l’edilizia che distrugge il territorio

Dopo la grande manifestazione performance del 16 marzo scorso “Il bosco che cammina” che ha registrato la partecipazione di circa tremila persone impersonanti un bosco, per ribadire la contrarietà a ogni progetto edilizio che distrugga l’area verde dei Prati di Caprara, a Bologna, e demolisca l’impianto sportivo CRB per costruirvi un supermercato, il Comitato Salviamo […]

Bologna: ma la politica istituzionale capisce?

di Silvia R. Lolli

Dopo i due giorni di manifestazioni civiche importanti per il futuro di Bologna, venerdì 15 marzo per il Friday For Future e sabato 16 marzo con “Il bosco che cammina” del comitato Rigenerazione No Speculazione, al primo consiglio di lunedì 18 i consiglieri di maggioranza Pd non hanno avuto alcun ripensamento dopo l’istruttoria di novembre 2018. Hanno continuato nella loro demagogica politica territoriale.

Il consiglio comunale ha messo a nudo: tutta la fragilità e le contraddizioni della maggioranza; il silenzio interessato dei consiglieri di opposizione di destra (Forza Italia, Lega che rappresentano certamente gli interessi dei costruttori e un M5S che, essendo al Governo ultimamente si sta tenendo un po’ in disparte in queste controversie territoriali dove l’INVIMIT resta un problema da risolvere troppo grande per il bilancio dello Stato e per loro, soprattutto in un momento di cambio politico dei suoi vertici); un’inefficace ed inascoltata opposizione dei tre consiglieri sempre presenti al fianco dei cittadini manifestanti: Palumbo del gruppo misto e Martelloni e Clancy di Coalizione Civica.

L’attuale maggioranza di Bologna si dice al fianco dei giovani manifestanti del venerdì, ma non lo è più il sabato. Quindi un Giano bifronte che vanifica in un esercizio solo demagogico idee per un futuro sostenibile: diventa meno da sostenere quando si confronta con le richieste più precise e vicine di cittadini che da anni chiedono di invertire le scelte politiche dell’annosa vicenda ristrutturazione Stadio Dall’Ara-Cierrebi-Prati di Caprara.
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Un’onda d’urto che vuole cambiare le radici del sistema

di Guido Viale

L’onda d’urto degli studenti in marcia contro l’irresponsabilità delle classi dirigenti di tutto il mondo venerdì 15 marzo ha dato la prima prova della sua forza, ma è solo al suo inizio. Per capire gli sconvolgimenti che è destinata a provocare nell’establishment basta forse il quotidiano Repubblica; fino a tre giorni fa riempiva le prime pagine con titoli di scatola e foto smisurate a sostegno del TAV Torino-Lione, come se da esso dipendessero le sorti, se non del pianeta, certamente del paese; da tre giorni fa altrettanto con la marcia per il clima Friday for Future e il suo simbolo, Greta Thunberg.

Forse conta di assorbirne lo spirito di rivolta con qualche pacca simbolica sulle spalle di “tanti bravi giovani”, per riprendere, passata la tempesta, l’amata battaglia pro Grandi opere. Così la pensa sicuramente il neosegretario del PD Zingaretti, che ha dedicato la sua vittoria a Greta e poi è andato a complimentarsi con quelli del cantiere del Tav; prova, per lo meno, di dissociazione mentale. D’altronde la schiera dei camaleonti che faranno finta di salire sul carro di Greta sarà un vero esercito. Ma non riusciranno a prendere in giro questi ragazzi come hanno fatto per anni con i loro genitori. “Forse non ci hanno capiti”.
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Salviamo Pisa dal ritorno delle bancarelle sotto la torre

di Salvatore Settis

C’era una volta la legalità. Una caterva di norme, dalla Costituzione al Codice dei Beni culturali, dai regolamenti applicativi alle circolari ministeriali, prescrivono in modo non equivoco che le aree monumentali più preziose non possono essere deturpate da mercatini, bancarelle e altre presenze improprie, che disturbano la visione e la dignità dei monumenti. Come se non bastasse, a Pisa il bollino Unesco, ovviamente tributato alla celeberrima Piazza dei Miracoli, impone un sovrappiù di attenzione a queste cose, anche perché la Torre pendente è diventata uno dei simboli-chiave dell’Italia, sorpassando in popolarità in molti Paesi (a cominciare dagli Stati Uniti) perfino il Colosseo.

Eppure il sindaco leghista di Pisa, avendolo a quel che pare promesso in campagna elettorale, vuole riportare sulla Piazza la sterminata schiera di bancarelle che fortunatamente ne era stata allontanata pochi anni fa, restituendo la Piazza alla sua dignità e alla sua storia.

Della vicenda ha ben scritto in queste pagine Tomaso Montanari (26 novembre 2018). Un appello contro il ritorno delle bancarelle sotto ogni forma, lanciato dalla giornalista Valeria Caldelli, ha raccolto in pochi giorni 2.200 firme, di pisani e non, e di ogni possibile orientamento politico: un sintomo di civiltà che di questi tempi non può passare inosservato. “Nessuno sentiva la mancanza delle migliaia di piccole torri pendenti di plastica”, scriveva Montanari, ed è ridicolo sostenere che tale paccottiglia, di solito made in China, rappresenti l’artigianato tradizionale, come ha dichiarato un assessore in vena di scherzare.
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Due appuntamenti per il clima: la riscossa internazionale dei giovanissimi

di Sergio Sinigaglia

Venerdì prossimo, 15 marzo, decine di città europee e non solo, vedranno scendere in piazza migliaia di giovani in occasione dello sciopero internazionale per il clima. Una settimana dopo, sabato 23, a Roma si terrà una grande manifestazione nazionale sugli stessi contenuti e contro le grandi opere. Due appuntamenti rilevanti che rilanciano alla grande il movimento socioecoambientalista.

In particolare la giornata del 15 assume una importanza notevole. L’aspetto sicuramente centrale, come hanno evidenziato molti commenti, è certamente il protagonismo di una nuova generazione, i cosiddetti “millennials” che finalmente sembrano aver rotto gli indugi e intendono prendere nelle proprie mani il loro destino. Dopo il movimento altermondialista, quello di “occupy” e degli indignados, una nuova leva, fatta di giovanissimi, assume rilievo internazionale.

Soprattutto stravolge una visione del tempo ormai da anni appiattita su un infinito presente, con l’annullamento della memoria del passato e ancora di più di qualunque progettualità futura. E infatti proprio sul futuro del nostro pianeta è impostata l’analisi e l’attenzione del nuovo movimento. In completa sintonia con il “principio responsabilità” di Hans Jonas, questi giovanissimi mettono al centro del loro agire politico la denuncia del vicolo cieco in cui il Sistema sta conducendo la nostra e le altre specie viventi.
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Il dopo sisma in Emilia: pulizia etnica del patrimonio

di Tomaso Montanari

Demolizioni di futuro. È questa la perfetta definizione di ciò che continua ad accadere in Emilia, a quasi sette anni dal terremoto del maggio 2012. Edifici storici, tutelati dalla legge e ricchissimi di significati vengono fatti brillare perché fortemente lesionati: una sorta di colpo di pistola alla testa ad organismi fiaccati, ma che sarebbe perfettamente possibile salvare. Una pulizia etnica del passato dovuta non alla povertà, ma alla ricchezza senza cultura di una regione che pensa già a nuovi capannoni e si prepara alla “secessione dei ricchi”, insieme a Veneto e Lombardia.

Nell’immediato dopo terremoto a saltare in aria furono i campanili (indimenticabili le immagini dell’esplosione di quello di Poggio Renatico), municipi (come quello di Sant’Agostino, nel Ferrarese, anch’esso minato con la dinamite), case antiche (a Mirandola, per esempio): uno scempio che trovò poi una giustificazione ideologica negli stand del ministero per i Beni Culturali al Salone di Ferrara nel marzo 2013. Il loro titolo, stampato a caratteri di scatola, era: “Dov’era ma non com’era”.

Una provocazione, rincarata dalla presentazione stampata sui pannelli, in cui il vertice del sistema italiano di tutela del patrimonio culturale affermava: “Di considerare questo evento drammatico come un’opportunità. L’opportunità di affermare una cultura architettonica della ricostruzione capace di prendere le mosse dalla reale situazione e consentire la coesistenza tra le preesistenze e gli edifici contemporanei, l’attualizzazione del bene culturale laddove era, dando ad esso nuovi significati vitali”.
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