Category Archives: Ambiente

Napoli chiama Bologna: tra urbanistica e nuova sinistra

di Sergio Caserta

Vezio De Lucia, insigne urbanista partenopeo ha scritto un pamphlet Promemoria Napoli (ed. Donzelli) che narra la vicenda del piano regolatore di Napoli dai primi anni settanta ad oggi: De Lucia è stato oltre che docente universitario, assessore all’urbanistica del Comune di Napoli e precedentemente ha collaborato ai piani di ricostruzione della città dopo il grave sisma del 1980. Dal punto di vista professionale ha ricoperto e ricopre tuttora prestigiosi incarichi pubblici.

Personalmente l’ho conosciuto meglio dopo che ha lasciato l’incarico di assessore nella seconda giunta da Antonio Bassolino, quando le vicende nazionali e locali della sinistra volgevano al peggio e ci siamo ritrovati a condividere posizioni critiche, nella ricerca di una nuova strada per quel che definiamo il “rinnovamento della sinistra”, cui non siamo affatto giunti, anzi tutt’altro come anche le ultime vicende del Paese evidenziano. Ora che vivo a Bologna dove mi sono trasferito per motivi di lavoro oltre venticinque anni fa, mi rendo conto sempre più delle profonde differenze che esistono con la mia città natale, più grande, più complessa, più disgraziata ma anche senza dubbio meno provinciale.

A Napoli le cose sono o veramente pessime o straordinarie, le vie di mezzo ci sono del tutto estranee, diciamo che la media normalità non è la cifra della capitale del mezzogiorno. Invece Bologna, è all’opposto la rappresentazione della virtù della medietà, nel senso che non è ne catastroficamente inguaiata come si dice solitamente di Napoli, ma nemmeno brilla di una particolare eccellenza se non in alcuni comparti, come l’industria meccanica, oppure in alcune facoltà universitarie, nel commercio, nella sanità.

Bologna: arriva Saputo: e i Prati di Caprara?

di Silvia R. Lolli

Penultima settimana di maggio, al termine del campionato di calcio c’è stato l’arrivo di Saputo in città come puntualmente ci informano i nostri giornali, dandoci le conoscenze della squadra di calcio anche quest’anno accontentata della sola salvezza. Del resto una città-non città come Bologna, che fra l’altro ha nel suo pedigree un respiro sportivo più ampio del solo calcio, che futuro può prospettare per un campionato di calcio in cui contano marketing e merchandising e contratti ultramilionari per giocatori sempre meno capaci, ma che aiutano a mantenere i bilanci societari con meno debiti, ed i profitti degli investitori e dei procuratori?

L’arrivo di Saputo mette a posto gli scarsi risultati sportivi della gestione Donadoni, ma non solo, perché vuole avere qualcosa in cambio da tutti noi cittadini: il progetto di speculazione sul territorio. Quindi il suo arrivo ci preoccupa soprattutto per ciò che si sta tracciando per il futuro di questo territorio, attraversato e consumato ambientalmente, economicamente e socialmente.

Ormai sono passati due anni da quando per la prima volta abbiamo appreso del mega progetto di restyling dello stadio e della distruzione di impianti ed ambiente per sviluppare commercio e nuove ricche residenze; eravamo nel 2016 in piena campagna elettorale. È passato un anno da quando si è costituito il comitato Rigenerazione no Speculazione che ha cercato di far riflettere e bloccare lo scempio di un POC assurdo e solo speculativo e che passò abbastanza in sordina in scadenza del vecchio mandato amministrativo del 2015.

Bologna, spazi nella città: vuoti a prendere

di Paolo Cacciari

Le città sono implose, fatte a brandelli. In parte gentrificate sotto l’assalto dei fondi speculativi, in parte degradate, abbandonate a sé stesse. Non potrebbe essere altrimenti: le città sono le fedeli concretazioni delle crescenti disuguaglianze sociali e dell’abdicazione dei poteri pubblici. Sull’utilizzo degli spazi urbani si gioca una partita fondamentale dell’assetto dei poteri economici e politici. Protagonisti sono i movimenti urbani di riappropriazione dei luoghi della socialità, a partire dalla residenza e di resistenza alla “messa a reddito” delle aree di pregio (turistiche, residenziali di lusso, commerciali, direzionali di rappresentanza… dove maggiore é la possibilità di estrarre rendite).

I nodi pulsanti di questi movimenti urbani sono i centri autogestiti dalle comunità degli abitanti. “Arche di autonomia”, le definirebbe Raul Zibechi. Aree verdi e immobili liberati e riattivati per dare vita a servizi interculturali, welfare mutualistico, piccole attività economiche cooperatistiche ed ecosolidali, coworking…, insomma, autentica “rigenerazione urbana”. Ogni città è punteggiata da lotte per la conquista di questi spazi pubblici, uniche alternative alla individualizzazione solipsistica delle relazioni umane nell’età dell’iperliberismo. Nelle crepe del lacerato tessuto urbano sono nate esperienze di tutti i tipi: dai centri sociali occupati alle case del popolo, dalle banche del tempo ai comitati di quartiere, fino ai “beni comuni” riconosciuti tramite percorsi partecipativi.

Arce, l’ecomostro alto tre piani su cui affaccia il belvedere

di Italia Nostra

Arce, insieme a Castro dei Volsci e Roccasecca, è una piacevole cittadina, poggiata in pieno sole a balcone sulla Casilina tra Ceprano e Cassino in provincia di Frosinone: ha una piazza terrazzata, nata con il gusto raffinato dei primi del Novecento per offrire un belvedere alla cittadinanza durante lo “struscio” serale. Gli amministratori locali hanno, però, avuto la geniale trovata di oscurare il belvedere con uno scheletro di cemento alto tre piani, per poi abbandonare l’opera incompiuta al degrado: un fantasma di cemento, lasciato lì a deturpare per sempre il paesaggio.

Quando si indaga, si scopre che trattasi di un polo universitario iniziato e mai portato a termine per mancanza di soldi, a conferma che le “peggio cose” le fa spesso proprio la committenza pubblica: tribunali, caserme, università, nuove chiese, etc. Quello che fa più rabbia però, è che, ad Arce, a fianco e con il medesimo affaccio, due deliziosi palazzi storici della stessa cubatura giacciono chiusi, abbandonati, destinati alla rovina, poiché nessun privato locale ha capitali per recuperarli.

Questa è l’urbanistica dei nostri tempi e l’Università la insegna non con le parole, ma con i misfatti. Già… urbanistica, questa sconosciuta. Sparita dai radar degli uffici dei quasi 8000 comuni d’Italia, tradita dalle continue varianti ai Piani Regolatori.

Dallo stop al consumo del suolo ai David di Donatello

di Vezio De Lucia

Per chi fa il mio mestiere, cioè l’urbanista, l’argomento più discusso degli ultimi anni è certamente il consumo del suolo, o meglio il modo per azzerare, ridurre o contenere il consumo del suolo, il più rovinoso fattore di crisi della condizione urbana, almeno in Italia. Gli osservatori più attenti, primo come sempre Antonio Cederna, cominciarono a denunciare la dissipazione del territorio negli anni Sessanta del secolo scorso raccogliendo consenso solo in settori dell’ambientalismo e dell’intellettualità progressista, nel disinteresse della politica, salvo pregiate eccezioni (Fiorentino Sullo).

Alla fine, recentemente, sotto la spinta delle istituzioni europee, anche il mondo politico ha dato segni di vita mettendo mano a un complicatissimo e sostanzialmente inutile disegno di legge, che pure è stato condiviso da tutte le parti, peraltro senza approdare al voto finale nella scorsa legislatura.

Non tema il lettore, non intendo raccontare anche su queste pagine perché è sbagliata la proposta del governo, cerco invece di esporre una riflessione credo inedita – e spero che non sia esagerata – sulle conseguenze positive dello stop al consumo di suolo. Molte conseguenze sono note e facilmente comprensibili: dalla salvaguardia di spazi naturali e verdi che riducono l’inquinamento e catturano CO2 alla riduzione dei costi di urbanizzazione e dei servizi, in particolare dei trasporti. Altre conseguenze sono invece meno immediatamente intuibili, ma secondo me di enorme importanza, questo il punto sul quale vorrei avviare una discussione.

Prati di Caprara: l’accelerazione della giunta di Bologna

di Silvia R. Lolli

In questi giorni pre estivi del 2018 si sta consumando la cittadinanza in una Bologna che ha completamente perso da una parte l’ascolto dei cittadini e dall’altra la capacità concreta di fare politica, se non con manifestazioni che ormai non vengono più ascoltate da nessuno. Il comitato Rigenerazione No Speculazione, ma anche Colazione Civica (che organizza una giornata intera ai Prati per l’intitolazione di essi) in questi giorni si trovano di fronte al vero e proprio muro di gomma di italiana memoria. Ci sembra l’ultimo atto di una tragedia politico-sociale, iniziata almeno da qualche anno.

Sempre di più anche qui ci troviamo di fronte alla situazione politica che bene espresse il film di Pietro Germi negli anni Sessanta. Si tratta con i palazzinari, con gli speculatori; è una politica che nel migliore dei casi ha adottato lo spirito del laisser fair del capitalismo e neoliberismo più rampanti. Cosa devono e possono ancora fare i cittadini?

Che cosa può fare l’opposizione in consiglio comunale se per cavilli burocratici, che nascondono una politica misera falsa e a senso unico, non le si danno le risposte richieste. Coalizione Civica ha fatto una semplice domanda in consiglio: chi ha abbattuto gli alberi nella zona più di pregio della ri-naturalizzazione, quella ovest dei Prati, togliendo di fatto al bosco urbano ipotizzato dal laboratorio dei cittadini 2 ettari più le carreggiate per il passaggio dei grossi camion? Nessuna risposta immediata, perché c’è già la richiesta; ma è da un mese e non ha ricevuto ancora risposta.

Bologna, assemblea cittadina per i Prati di Caprara?

di Silvia R. Lolli

Dopo il riposo delle vacanze pasquali, dei giorni festivi dedicati ai due eventi civili del 25 aprile e del 1° maggio, e dopo la festa del primo anno di vita (14 aprile), il comitato Rigenerazione No Speculazione, riprende i lavori da giovedì 10 maggio. Dalle ore 18,00 alle 20,30 a 20 pietre in Via Marzabotto, 2 si terrà l’assemblea dei cittadini. Sarà un’assemblea importante con l’ordine del giorno dedicato ad un breve resoconto sulle principali azioni svolte dal comitato negli ultimi mesi: Aria pesa, il monitoraggio eseguito sul biossido di azoto in città; il forum civico Parteciprati di cui si presenteranno i risultati; le interrogazioni comunali; l’ultimo sit in contro il disboscamento ai Prati Est. Il maggior tempo dell’assemblea sarà però da dedicare agli interventi dei cittadini per decidere le azioni da intraprendere nell’immediato futuro.

Già sabato 12 maggio dalle 12,00 alle 17,00 il gruppo che finora ha organizzato le attività del forum e del sit in ha deciso l’organizzazione di un “Picnic clandestino” che si terrà ai Prati di Caprara. Si invitano i cittadini ad aderire. Il tema principale rimane sempre quello di far conoscere ad un numero maggiore di persone che temporalmente o abitualmente abitano Bologna questo polmone verde per la città. Altri gruppi e associazioni invitano il comitato a partecipare alle loro iniziative, così si può diffondere la conoscenza.

In questo anno di attività si è constatato che ancora moltissime persone non conoscono il territorio ora in pericolo. La diffusione delle notizie è resa sempre più difficile, non solo per un’evidente difficoltà delle persone a seguire le tante vicende politiche della città, ma soprattutto per la scarsa e mirata comunicazione pubblica che si fa dei fatti politici ed amministrativi.

Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

di Bruno Giorgini

Premessa. Discutiamo ora dell’iniziativa del sindaco di Venezia per far fronte al turismo di massa introducendo dei tornelli e sbarramenti per l’accesso in città storica. Quindi in “Venezia città libera e aperta” cercheremo di dare conto dei più recenti studi sul tema che possono configurare una governance dei flussi in grado di coniugare scienza e democrazia.

Per Aristotele il movimento è per gli umani l’essenza della libertà. Inoltre la città è un sistema di differenze. In termini delle città moderne dobbiamo aggiungere: un sistema aperto. Soltanto i sistemi aperti ci racconta la fisica, sono creativi di nuove dinamiche, ovvero di nuove relazioni, strutture, geometrie: in ultima analisi produttivi di nuove forme di vita associata e individuale.

Parlando di città questo significa dire che una città chiusa trasmuta più o meno rapidamente in una città morta. Non a caso quando in tempi per fortuna lontani, ma non lontanissimi, una città veniva messa in quarantena perché investita dalla peste, o altra epidemia, accadeva che le sue forme di vita si riducessero man mano all’osso, anche per gli individui sani, diventando esili come fili di fumo fino a spegnersi – e se qualcuno ne vuole leggere una descrizione magistrale sfogli la Peste di Camus.

Bologna: restyling dello stadio e scuole primarie

di Silvia R. Lolli

Sabato 21 aprile 2018, anniversario della Liberazione di Bologna, la Resistenza di molti cittadini si è rifatta sentire con il sit in e la successiva passeggiata attorno all’area dei Prati di Caprara. Nei giorni precedenti le forze di opposizioni (soprattutto Coalizione Civica, seguita dal M5S) che si rivolgono a una sinistra sparpagliata ormai poco di Giunta (cioè del consiglio di amministrazione) di Bologna, hanno richiesto un question time sulla vicenda Prati di Caprara. Alcuni giornali hanno seguito in diretta così ci sono state informazioni e un po’ di visibilità del comitato sui quotidiani locali.

Un’informazione che però ha difficoltà a staccarsi da una comunicazione a una sola direzione, perché non va mai oltre le ovvietà riportate dalle voci dei politici di maggioranza eletti. Su Repubblica di lunedì 23 aprile il sit in e le ragioni del comitato RigenerazioneNoSpeculazione vengono posposte all’intervento di Elena Leti, Orioli e Mazzanti. Nelle parole di Leti troviamo i punti di vista di chi sa bene che si deve andare avanti e che, nonostante le parole, c’è già un piano, da anni che non è solo un semplice POC, bensì un accordo con i costruttori che si sono da tempo sostituiti alla politica locale.

Riprendiamo le sue parole per esprimere il concetto di cui sopra.

Bologna, Prati di Caprara: sono cominciati gli abbattimenti di alberi

di Coalizione Civica

Ai Prati di Caprara sono cominciati gli abbattimenti di alberi. Ai Prati di Caprara sono cominciati i lavori di bonifica bellica che, stando a quanto affermato dell’Assessora Valentina Orioli, sono ‘dovuti’. Alla consistenza, durata e invasività di questi lavori abbiamo già dedicato vari quesiti e le risposte sono sempre state elusive: da cosa esattamente si sta bonificando? La bonifica può essere fatta esclusivamente in questi termini? Quanti alberi saranno abbattuti e quanta vegetazione sarà eradicata in nome della bonifica? Quale superficie è compresa? Ma soprattutto: bonifica per fare cosa?

L’immagine che vedete, purtroppo, dà qualche risposta: vi invitiamo a trovare le differenze con lo stato attuale dell’area. Abbiamo presentato una nuova interrogazione e venerdì interpelleremo ancora una volta l’assessora in aula di consiglio. Nel frattempo qualche risposta è arrivata anche da un’intervista rilasciata dall’assessora a Radio Città del Capo che potete trovare qui.

Quello che ha detto non ci ha convinti affatto: