Passata la tempesta, nulla cambia per la prossima campagna comunale? / Prima parte

di Silvia R. Lolli

Da pochi giorni è stato riconfermato in Emilia Romagna il presidente Bonaccini; in attesa della Giunta spero in novità: quale implementazione avverrà seguendo i risultati elettorali, non certamente scontati? Si attuerà finalmente una proposta politica regionale e nazionale nuova? Usciremo dalle sabbie mobili del recente passato? Quale peso avrà fin da ora il solito rumore di fondo e la normalizzazione che intravvedo in vista delle prossime campagne elettorali, anche quella comunale a Bologna? Avverto la voglia, passata la paura, di normalizzazione e di cercare un posizionamento o ri-posizionamento politico di molti.

A livello nazionale forse abbiamo evitato le elezioni, ma non leggi che mirano all’oligarchia più spinta – referendum sulla diminuzione dei parlamentari – e a togliere l’indipendenza alla Magistratura – legge prescrizione. Dove andrà la rivitalizzata partecipazione?

Si sta cercando, ma spero che sia difficile vista la competenza che il Governo sta dimostrando, un ritorno a sterili polemiche, a semi-verità o a cattive notizie di molti giornalisti e dei politicanti, e il fronte legge sulla prescrizione è il principale cavallo di battaglia.

Gli “eventi spot” di berlusconiana memoria sono ora appannaggio del suo principale partner, del Nazareno Renzi, con l’outsider leghista come jolly di contorno, sempre sopra le righe, incapace però di rispondere alla semplice e ripetuta domanda di Elly Schlein sui lavori europei per la carta di Dublino sull’immigrazione.

Renzi la sera evita di spiegare dalla Gruber gli aspetti sul finanziamento alla sua Open (un partito?), perché vuole promuovere l’evento del giorno dopo a Roma (prima assemblea di I.V., non più alla Leopolda ma a Roma): sottolinea che il suo movimento sarà al fianco del Governo. Il giorno dopo urla ai suoi fedelissimi che Bonafede deve fare attenzione, perché la legge sulla prescrizione I.V. non la voterà. Poi i giornali riportano la voce della Bellanova, ministro per le politiche agricole, che si vincola alle decisioni di questa neo formazione e del suo capo e che probabilmente sarà “sacrificata” per intorbidire le acque alle prossime regionali pugliesi.

Al Senato succederà, come per il voto sui vitalizi, che questo manipolo di parlamentari cercherà di togliere di mezzo una legge che invece molti cittadini, soprattutto le vittime dei tantissimi reati rimasti non giudicati, perché appunto prescritti, attendono da anni. Legge importante: non si ripristinerebbe la certezza della pena, principio che ha accompagnato la nascita degli stati democratici? Ovviamente costoro non possono avere il ruolo e la dignità istituzionale di alcuni ex parlamentari che non hanno fatto ricorso per ripristinare il vitalizio. Etica che Bindi, La Malfa… hanno avuto in questi giorni.

I nuovi arrivati, showmen della politica, sono interessati a procedere con il referendum populista: la diminuzione dei parlamentari per avere meno costi della politica. Soliti spot per le viscere degli italiani. Intanto il referendum si farà e nel silenzio più assoluto non ci si porrà troppo il problema di spiegare che non c’è bisogno di quorum; gli italiani così andranno votare in pochi e sarà più facile portare avanti un altro scempio costituzionale.

Diventerà sempre più difficile spiegare il significato della rappresentanza indiretta e della sovranità popolare per fare rimanere l’Italia “una Repubblica democratica fondata sul lavoro” (c.1°, art. 1, Costituzione Italiana). Da tempo avverto l’ignoranza dei più a capire i principi ed i valori scritti sulla Costituzione Italiana, usando parole giuridicamente sbagliate e quindi spesso spiegate in modo semplicistico e con significati diversi dalla forma e dalla sostanza costituzionale: per esempio usare il termine “capo del Governo” ci porta fuori dalla nostra Costituzione che parla di funzioni del Governo e non di capi ma del “Presidente del Consiglio dei Ministri”.

Rispetto al numero dei parlamentari qualche riflessione. La popolazione italiana è oggi 2/3 in più rispetto al 1948; allora la maggiore età per il voto si acquisisce a 18 anni e non più a 21, cioè si estende la platea dei cittadini che devono essere rappresentati; la demografia ci dice che l’Italia non è un paese giovane, quindi gli aventi diritto di voto sono in percentuale ancora di più rispetto ai primi anni della Repubblica, trend in aumento dagli anni Ottanta/Novanta del secolo scorso.

Quanti dopo il referendum si sentiranno rappresentati? Come si potranno conoscere nel dettaglio i bisogni delle tantissime realtà territoriali diverse del nostro giovane Stato? I padri costituenti sapevano di dover lavorare molto sui territori di uno stato ancora troppo giovane, pur se dopo la dittatura, la seconda guerra mondiale e la Resistenza, la consapevolezza di chi aspirava a divenire veramente cittadino era molto più forte di oggi.

Non avremmo bisogno di mantenere il numero dei parlamentari attuali se vogliamo avere veramente la rappresentanza di tutti gli italiani in Parlamento? Invece il populismo di questi showmen, dietro al quale si celano oligarchie quand’anche voglia di dittature più sofisticate di un tempo, punta il dito sulla riduzione dei costi. Emerge intanto la contraddizione: nello stesso momento la commissione del Senato decida di andare al voto per ridare i vitalizi agli ex senatori; questi sarebbero stati immediati e reali risparmi sui conti pubblici. C’era la possibilità di salvare po’ la faccia fra i politici scelti dai capi con le ultime elezioni; c’era la possibilità di non attaccarsi ai privilegi, dopo la legge sulle pensioni che ha tolto molti diritti acquisiti e soldi già versati con il lavoro reale di tutti i giorni a milioni di cittadini italiani ed il futuro economico più sicuro ai giovani.

Oggi, per la complessità e l’incertezza socio-economica, avremmo bisogno di ripristinare più forti principi democratici, cioè una partecipazione più solida. Avremmo bisogno di un maggior apporto di persone qualificate, competenti, serie, quali nostre rappresentanti per le istituzioni democratiche, responsabili di lavorare non per sé, ma per il paese. Purtroppo lasciamo voce a chi non cerca di vitalizzare la cittadinanza, quella che ha bisogno di ossigeno perché alle pance, sempre più affamate, ma per le quali il cibo spazzatura aumenta inquinamento e flautolenze digestive e con esse la produzione di CO2.

I gioiosi showmen della politica si sono succeduti in questi anni, sull’onda di quella legge Mammì che sdoganò la tv commerciale berlusconiana ed un racconto della politica di scarsa Costituzione democratica: una sostanzialità che ci ha portati a linguaggi errati, volutamente mistificatori, rispetto alla linearità giuridica e linguistica della nostra Costituzione; il sistema è diventato più oligarchico. I due Matteo, succedutisi nei quiz berlusconiani, li abbiamo fatti vivere nell’agone politico e li abbiamo ancora tra i piedi.

L’emergenza coronavirus è affrontata in modo istituzionale e competente dal ministro Speranza e da tutto il Governo Conte. Se solo l’irruenza massmediatica degli showmen desse la possibilità a tutti di riflettere di più. Propongo di cancellare questi rumori molesti per la democrazia, facendo emergere altre comunicazioni ed avviare alcune riflessioni:

  • 1) L’attuale Governo ha un presidente del Consiglio che si attiene al suo ruolo Costituzionale: riunioni fra i ministri e, per la stampa, sua sintesi con ministro e capo dipartimento di turno; il Governo è un organo collegiale e soprattutto esecutivo; deve saper agire le norme con le varie strutture ministeriali; così il ministro Speranza ha ringraziato, domenica 2 febbraio nella trasmissione dell’Annunziata, quella sanità statale che si sta dimostrando ancora una volta all’avanguardia e fra le prime al mondo. La presenza e i ringraziamenti ai ricercatori dello Spallanzani del Ministro della ricerca Manfredi e di Conte non era stavolta con finalità elettorali. Governo che ha aggiunto in finanziaria più risorse per la sanità statale. Questo è un fatto e i cittadini devono saperlo. Speranza ha spiegato il suo ruolo: operare secondo l’art. 54 della Costituzione, non fare polemiche. Tutto spiegato con toni pacati e fermi; il suo compito è lavorare 24/24 per la salute degli italiani. Finalmente. Chapeau.
  • 2) Il contorno, locale e nazionale, sta però cercando di trovare falle e di etichettare il movimento delle sardine: il solito massacro alle novità democratiche della seria politica? Si può realmente pensare e costruire qualcosa di nuovo?

Autore dell'articolo: Amministratore

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