Regionali Emilia e Romagna: elogio (obtorto collo) del voto disgiunto

In vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna, iniziamo a pubblicare una serie di interventi sul tema da elettori e osservatori della scena politica.

di Leonardo (Dino) Angelini

Voi che avete il cuore a sinistra, voi che siete grillini, e vi disperate perché nelle prossime regionali il vostro voto rischia di non fare da tappo al dilagare del razzismo e del fascismo di Salvini (e della sua controfigura Bergonzoni), sappiate che c’è un modo di moltiplicare il voto per due: in modo che da una parte votiate là dove vi porta il cuore; dall’altra dove vi porta l’angoscia per l’arrivo di questa destra devastante.

Si chiama voto disgiunto, e prevede la possibilità di “votare disgiuntamente per un candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste”, come recita l’Articolo 10 comma “c” della legge elettorale regionale.

In questo modo – come si dice – l’elettore della sinistra radicale o del M5S può colpire i classici due piccioni con una fava: ribadendo da una parte la propria fiducia nei rappresentanti della propria parte politica; dall’altra contribuire al fallimento dell’attacco leghista alla Regione votando disgiuntamente per il candidato presidente Bonaccini, e assicurandogli in questo modo, nel caso di una sua vittoria (anche di un solo voto!!) sulla Bergonzoni, una maggioranza di almeno 27 seggi su 50.

Mi rendo conto che sia un tantinello esagerato elogiare questa possibilità di voto offerta da una legge iper-maggioritaria, votata in tutta fretta a 4 mesi dalle regionali del 2014, che sembrava fatta apposta per tagliare cespugli e cespuglietti e far confluire i voti sullo zoccolo duro della screditatissima burocrazia pidina, cui bastò il voto del 17,5% degli aventi diritto (col 63% degli elettori che allora rimase a casa!!) per tenere la Regione .

Ma oggi il truce tam tam salviniano sta risvegliando l’anima riformista e democratica della regione: ce lo dicono le piazze stracolme di sardine questi giorni. E siccome fra queste sardine ci sono anche coloro che – come me – non si riconoscono nel PD, ma aborrono Salvini, penso sia utile ricordare questa possibilità che ci è offerta di non tradire la nostra appartenenza, ma contemporaneamente dare una mano a disarcionale Salvini prima ancora ch’egli tenti di montare in sella.

Per la prossima volta penso sia auspicabile il varo di una più tranquilla ed equilibrata legge elettorale proporzionale che valorizzi le diversità e ripristini il dialogo fra le forze democratiche. Ma per ora urge a mio avviso duplicare il voto di chi pur non riconoscendosi in Bonaccini, possa obtorto collo votarlo disgiuntamente, se non altro per non sentirsi piovere addosso la colpa di una malaugurata vittoria di Salvini.

Ritengo infine che se una posizione simile fosse assunta da partiti e movimenti forse ci sarebbe ancora uno spazio negoziale per imporre a Bonaccini una svolta programmatica sul piano della sanità, delle privatizzazioni, etc, per il varo di una nuova legge elettorale, e infine per il definitivo abbandono del processo ‘secessionista’.

Questo articolo è stato pubblicato da ReggioFa il 25 novembre 2019

Autore dell'articolo: Amministratore

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