Medicina, politica e società

di Francesco Domenico Capizzi

La Medicina moderna che conosciamo, nata nel periodo positivista, ha finito con il perseguire un suo sviluppo (clinico-tecnologico) piuttosto che un complessivo progresso (sociale) nel contrastare le radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative: neoplasie (in Italia oltre 1.000 al giorno, con incrementi in soli quattro decenni del 62% delle pancreatiche con tassi di guarigione dopo le cure dell’8% entro i primi 5 anni che crollano al 3% entro i successivi 5, come riportato da “The Lancet Global Burden Disease” del 2019), affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni e da stress psico-fisici, eccetera. Sono sostenute in larga parte da fattori culturali e da disagi sociali, trascurati nella trasmissione del sapere medico e nelle Istituzioni sanitarie incentrate in attività diagnostico-terapeutiche per un empirismo orientato verso alterazioni anatomiche, geometrie e formule matematiche.

In sostanza, il Servizio sanitario diagnostica e cura malattie evitabili ab initio (l’80% secondo l’OMS), ne trascura i fattori che le favoriscono e le sostengono, Intanto troppe persone continuano ad ammalarsi perché le cause patogene, indovate nelle pieghe della Società, vere fabbriche della malattia, conservano intatta la loro violenza mentre il diritto alla Salute viene confuso con l’assenza di malattia e complessità tecnologico-gestionali che imprimono alle Strutture ospedaliere, intese come fabbriche della salute, le ragioni oggettive della malattia con un involontario suggerimento: la salute si preserva apportando modifiche al corpo con tecnologie e terapie sofisticate al punto da esonerare Medicina e Istituzioni dalla primitiva missione ideale come i mezzi di locomozione esonerano dal camminare e ne superano l’esigenza.

Nella percezione comune le malattie vengono così assunte ad evento ineluttabile come la forza di gravità e i movimenti tellurici… E intanto oltre un terzo della popolazione è colpita da malattie cronico-degenerative ed acute, in costante crescita, in larga parte evitabili (prevenzione primaria) oltre che prevenibili (prevenzione secondaria=diagnosi precoce), non facilmente guaribili, più spesso trattabili con terapie riequilibratrici e palliative il cui costo diverrà presto incompatibile con l’universalismo del Servizio sanitario per vari fattori, fra cui il progressivo invecchiamento della popolazione.

La peste nera del secolo del progresso, suo misterioso lato oscuro e corollario innominabile, indicata per allusioni e parafrasi, avanza alimentata da almeno 150 cancerogeni e particolati sparsi nell’ambiente; da 30 milioni di tonnellate di amianto (letale per 10-12 persone al giorno) sul nostro territorio; da 52 miliardi di sigarette fumate ogni anno da italiani fin dall’età scolare, con rischi connessi di malattie gravi che raggiungono il 3.000% con 90.000 decessi; per la permanenza di estreme diseguaglianze sociali che costringono ad inaccettabili livelli di vita e che riducono la stessa percezione personale di malattia; per assenza di informazioni su errati stili di vita che conducono ad abusi di farmaci, psicofarmaci, stupefacenti ed alcoolici, zuccheri, proteine e grassi animali causa dell’esposizione di 10 milioni di italiani al rischio di cirrosi e di 5 milioni di obesi candidati a malattie gravi a partire dall’età scolare, ecc.

Sul piano socio-economico basterà citare un solo dato, e non il maggiore: nonostante 25 miliardi annui che l’Italia spende (OMS, 2016) per gestire le conseguenze degli eccessivi consumi di alcolici, gli abusi rappresentano la causa principale di morte e disabilità tra i giovani e un aumentato rischio di declino cognitivo prima dei 65 anni e di decessi alcool-connessi di almeno 75.000 persone. Va aggiunto che il consumo di oltre 10 gr/die di alcool aumenta in modo significativo l’incidenza di tumore alla mammella in pre-post-menopausa e che dosi di oltre 20 gr/die favoriscono le neoplasie dell’apparato digerente senza contare le combinazioni con i prodotti del tabacco e con una erronea alimentazione (International Agency for Research on Cancer, 2018).

Cosa proporre di fronte ad una situazione che può essere definita tragica?

  • I – Informare la cittadinanza fin dalle Scuole primarie sulle conseguenze dei diversi stili di vita;
  • II – fatta salva l’autonomia didattica, un invito: che la trasmissione del sapere medico evidenzi le origini delle malattie;
  • III – un sostegno corposo alla Ricerca epidemiologica e di base;
  • IV – un piano per eliminare amianto e cancerogeni circolanti;
  • V – indagini sugli effetti delle onde elettromagnetiche;
  • VI – lotta alle ragioni della diffusa povertà economica e culturale;
  • VII – favorire il trasporto senza emissioni tossiche e privilegiare la produzione “pulita” di alimenti, merci e generi vari;
  • VIII – programmi nazionali di prevenzione primaria e secondaria;
  • IX – controlli permanenti sulla sicurezza in strade (oltre 160.000 incidenti di cui 3.200 letali annui) e luoghi di lavoro (un decesso ogni 3 giorni);
  • X – affrontare disagi e patologie delle età avanzate con provvedimenti che favoriscano aggregazioni, mobilità, assistenze attive e mirate a contrastare la solitudine, la povertà e il decadimento fisico e mentale.

Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore di Chirurgia generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna.

Questo articolo è stato pubblicato da MentePolitica.it il 27 novembre 2019

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