Ballo di famiglia o le mille risorse di Riccione e di Romagna

di Silvia Napoli

Dalle province di Romagna al mondo e ritorno, potrebbe titolarsi la partecipata e festosa conferenza stampa che si è tenuta qualche giorno fa in Arena del Sole, condita con tanto di piadina e sangiovese superiore, per presentare quello che non vuole essere definito né un festival né un cartellone, itinerante o meno che sia inteso, ma come il frutto produttivo di un progetto di rete.

Rete peraltro, praticamente inevitabile e semplicemente da ratificare con un titolo e una grafica super accattivante: vale a dire E’ Bal, cioè il ballo, patto tra affinità elettive dislocate tra l’Arboreto-Teatro dimora ovvero di residenze di Mondaino, per Città di Cattolica-Assessorato alla Cultura-Ufficio Cinema-Teatro, Comune di Rimini, Santarcangelo dei Teatri, Teatro del Drago-Teatro Comunale di Gambettola, Cronopios-Teatro Petrella di Longiano, a cui si sono aggiunti San Marino Teatro e Riccione Teatro, con il sostegno di Regione Emilia Romagna. Il tutto sotto la metaforica benedizione di Ater, circuito regionale multidisciplinare.

Perché la Danza e perché la Rete, sono li a spiegarlo con fervore, organizzatori e amministratori in the net, orgogliosi di fregiarsi di una propaggine all’estero, stante l’adesione della Repubblica di S Marino. Che la Danza in questo momento abbia particolare estensione, freschezza e radicamento in Romagna, una sorta di state of mind diffuso, tanto da rubare tra molte virgolette l’attenzione rivolta abitualmente alla pratica teatrale comunemente intesa, già onusta di molte glorie e certezze, lo aveva percepito chi scrive annotando il mood e la partecipazione riservati agli Ammutinamenti ravennati di fine estate, che presidiano in maniera egregia gli spazi urbani con autentico sentimento popolare.

Il punto è, come viene rimarcato costantemente dagli interventi equamente redistribuiti in allegra cordata, che la danza ha riacquistato centralità, credibilità e capacità di intervento nel discorso pubblico complessivo, con una attitudine che ci si sbilancia a definire politica perché appunto capace di catalizzare energie di comunità e mobilitare larghi strati di popolazione giovanile, affascinata da una filosofia espressiva che, se un tempo significava rigidità di schemi e prerogative, oggi appare, al contrario, alfiera di diverse rotture e contaminazioni.

Diverse potrebbero essere le ragioni di questo approdo e molto complesso il ragionamento, ma certamente investire in formazione, moltiplicare i settori dedicati nelle programmazioni, i festival e le residenze, avere anche una giovane critica e una giovane stampa agguerrite, porta a cercare di recuperare un certo gap internazionale, europeo in particolare che ci distanziava anche contenutisticamente, a parte alcune punte di eccellenza storiche.
Gli accenti sono molteplici, perché si sottolinea la libertà che la modalità di rete lascia di esprimere le proprie differenze e di portarle casomai a valore.

Ogni relatore ci racconta un pochino delle prerogative culturali del suo territorio, dei suoi teatri, gallerie d’arte e spazi dedicati, in un viaggio affascinante che viene voglia di compiere:il tempo dal primo novembre ultimo fino al 14 di giugno del 2020, ci sta tutto per effettuare questa panoramica. Una sorta di prisma che si impreziosisce senza categorizzare, dei contributi di coreografi sia esperti che emergenti, evitando con cura gli steccati generazionali, il facile pedagogismo, l’individuazione paradigmatica di scuole e tendenze.

Tutto questo si è visto già dagli inizi, al ponte di Ognissanti in quel di Riccione, prima con la performance itinerante dei giovani della compagnia Sanpapiè, che ha avuto due punti di raccordo importanti, tra Villa Franceschi, sulla collina, che funge da galleria d’Arte Moderna per tutto il riminese e la gloriosa sala Tondelli, ex Casa del Popolo e un aggancio importante con il prestigioso premio Riccione Teatro, a sancire contiguità di affetti e intenti con quanto di seminale già esiste nella intensa storia della sperimentazione italiana e regionale. Si è infatti presentato un volume importante, perché frutto di talenti giovani e autoctoni coordinati da Lorenzo Conti, riccionese doc, dal significativo titolo il Pubblico in danza.

Comunità. Memorie, dispositivi, a sottolineare come un autentico genius loci, può trasformarsi, nomadizzarsi, rinominarsi attraverso pratiche e strumenti capaci di leggere in maniera organica il corpo sociale ed effettuare con esso arditi mix di biologia e tecnologia. del resto a questi temi è dedicata una sezione marzolina di incontri a cura del prof Pontremoli, tematizzati così: Parole e immagini sulla Danza, fra storia, potere e tecnologie, distribuiti fra Riccione, Rimini, Santarcangelo e Longiano.

Il mese di novembre, ci riserva al Petrella di longiano, il giorno 15 per la precisione, la rappresentazione del progetto vincitore del Premio Equilibrio 2018, Deserto Digitale, concepito da quel Nicola Galli che si sta dimostrando una conferma più che una promessa e un brillante indagatore dello spazio creato o ristretto o reinventato dalle nostre tecnologie onnipervasive.

In gennaio il Petrella, su Proposizione precisa di Santarcangelo dei Teatri, orbato per il momento del glorioso Lavatoio in ristrutturazione e restyling necessari, ri-presenta, perché è giusto avere anche una sorta di repertorio e di memoria dei percorsi compiuti, uno spettacolo molto riuscito, molto premiato, molto amato, ma tutto sommato non cosi ri-programmato, quale i 10 miniballetti del Collettivo cinetico di Francesca Pennini, assolutamente da recuperare per chi lo avesse perso ai tempi.

Considerando anche che, non solo i costi dei biglietti sono più che accessibili per questa rassegna estesa e tutti eguali, ma che si sborsano appena tre euro per vedere le prove aperte, proprio a Longiano e addirittura si va a offerta libera per gli esiti delle residenze di Arboreto. Tutte situazioni,da cui attingono poi per fare un esempio, i raffinati curatori di tante programmazioni bolognesi per ciò che attiene alla danza italiana più innovativa.
Si può cogliere da questi indizi un mutamento profondo nello status della danza almeno per quanto attiene il nostro territorio regionale, dunque: se prima essa soffriva forse un pochino della paradossale sindrome della Cenerentola elitaria, oggi è un linguaggio in grado democraticamente di parlare a tanti, come si è visto anche nella recente edizione del festival Gender Bender, o nei Teatri Arcobaleno, grazie ad una immediatezza difficilmente eguagliabile e rintracciabile ad esempio nel bellissimo lavoro di Valentina Dal Mas vincitore del premio Scenario per l’infanzia, edizione 2017, Da dove guardi il mondo, che sarà anch’esso riproposto all’interno di una intera sezione distribuita tra Gambettola e Longiano, dedicata ai più giovani tra i giovani.

Che dire? Gli appuntamenti stanno nelle cose, nel pulsare della vita e sono tutti dunque imperdibili, ma voglio segnalarvene due o tre particolarmente intriganti per diverse ragioni. Al Tondelli di Riccione, Lorenzo Gleijeses, presenta la coreografia Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, prima regia esterna alla militanza nell’Odin Teatret. Pure è encomiabile il riallestimento di uno spettacolo creazione per la Biennale di Venezia del 2008, ad opera di Simona Bertozzi, recentemente e giustamente omaggiata con diversi premi, per il teatro degli Atti di Rimini. Intrigantissimo si annuncia il lavoro che sancirà la riapertura del Lavatoio a Santarcangelo, il 22 maggio di Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco, titolato icasticamente Punk kill me please.

La primavera in generale sarà il momento dell’apertura al pubblico delle diverse residenze artistiche e appunto Mondaino, giocherà un ruolo estremamente importante in questa tranche di visioni, anteprime, sperimentazioni. Insomma, i piccoli centri, attraverso la danza si cuciono insieme come un grande spazio teatrale e performativo, secondo un meccanismo virtuoso già evidenziato da cartelloni come quello di Agorà e dal germoglio giovane, crescono, maturano, evolvono grandi talenti di domani attraverso, il tempo, la cura, il confronto, il rapporto con un pubblico entusiasta.

Non resta che augurare una lunga e fortunata vita a questa rete, essa stessa ancora cosi giovane che, a detta della new entry sanmarinese, si è rivelata anche un ottimo grimaldello per innovare, svecchiare, aprire le finestre di territori un po’ appartati per certi aspetti o quantomeno non particolarmente legati a pratiche di avanguardia, ma nei quali batte pur sempre il cuore disponibile e generoso di Romagna.

Autore dell'articolo: Amministratore

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