Matera 2019: finalmente un volume con tutte le opere di Rocco Scotellaro

di Michele Fumagallo

“Dopo che la luna fu immediatamente calata / ti presi tra le braccia, morto. / Un Cristo piccolino / a cui mi inchino / non crocefisso ma dolcemente abbandonato / disincantato”. Così Amelia Rosselli, poetessa e sua amica, cantava il suo dolore nella “Cantilena” composta in onore di Rocco Scotellaro morto giovanissimo a 30 anni stroncato da un infarto. È passato molto tempo da quel dicembre del 1953 e sono cambiate ovviamente tantissime cose.

A partire dalla fine di quel mondo contadino che era stato il nucleo centrale della vita del giovane politico, poeta e scrittore. Già in questa rubrica ho rimarcato l’errore di non partire in grande stile, in un anno che si vuole cruciale per Matera e la Basilicata, dalla grande cultura del passato, per lo meno di quel passato che è stato l’inizio del progresso dopo la carneficina della seconda guerra mondiale e l’orrore del nazifascismo. Si cammina invece in modo diverso mischiando un po’ tutto ed è secondo me un errore. Ma tant’è, ne riparleremo.

Ora però voglio sottolineare la buona notizia dell’uscita dell’edizione delle opere di Rocco Scotellaro e, a rileggerle (e leggere, perché vi sono anche alcuni inediti), vengono in mente nuove riflessioni. Colpisce ancora, nei suoi scritti e nelle sue poesie, certamente l’indagine sulla vita delle persone, sulle sofferenze, sulle ingiustizie, sulle lotte. Ma colpisce ancor di più la fisicità della natura e dei corpi dove si respira sempre, certo spesso nel tormento, vita e speranza in rapporto al nostro mondo “asettico” e quindi vecchio.

A dimostrazione che il valore dei suoi scritti e delle sue poesie si proietta più nel futuro che nel passato. In ogni caso, rileggendo le sue cose, non so perché (o forse so troppo bene perché: tutto torna in fondo nella vita) mi è venuto di pensare al nuovo movimento giovanile in difesa della natura. Ne ho scorto, pur in storie e vite così diverse e distanti nel tempo, un possibile e intrigante parallelismo. Ne accenno anche nella breve recensione scritta per “Il manifesto” di giovedì 3 ottobre 2019 e che riproduco qui sotto.

Rocco Scotellaro, uomo e poeta in rivolta

Per Mondadori è stato pubblicato il volume Tutte le opere di Rocco Scotellaro (pp. 830, euro 28) per la cura di Franco Vitelli, Giulia Dell’Aquila e Sebastiano Martelli. In realtà si tratta del corpus delle opere maggiori del poeta lucano di Tricarico, morto prematuramente a trent’anni nel dicembre del 1953.

Un volume di cui si sentiva il bisogno perché mai come oggi il giudizio lusinghiero di Franco Fortini su questo impegnato (socialmente e artisticamente) poeta civile risuona come monito: «Si sbagliano di grosso coloro che volessero farsene una bandiera per contrabbandare i loro lamenti e la loro retorica socialpopulista». Ecco, se c’è una cosa che non si può imputare a Scotellaro è la retorica.

Magari c’è, in alcuni testi, del resto incompiuti (pensiamo all’inchiesta «Contadini del Sud»), il segno di una acerbità che non ha avuto il tempo necessario per esprimersi, ma ciò che risalta di più – dalle poesie ai racconti, dal romanzo “L’uva puttanella” al corpus incompiuto sui contadini dove ha dato un esempio alto di inchiesta politica e umana, dalle prose giornalistiche agli scritti cinematografici – è la figura di un uomo che non riesce a scindere impegno politico e umano da quello artistico e ne fa la cifra della sua vita e, si potrebbe dire, della sua morte. E mai come in questo periodo si avverte il vuoto di personalità forti e appassionate come Rocco Scotellaro che ha lasciato traccia in versi moderni impastati in un mondo contadino che lungi dall’essere morto reclama la sua «eternità» in un gioco dove natura e corpo sono tutt’uno, inscindibili.

Dove l’antica contraddizione tra città e campagna è risolta in versi che parlano all’oggi più che allo ieri, e sarebbe bello sapere cosa ne pensano i ragazzi che stanno riprendendosi le strade del mondo in nome di una natura (e di un’umanità) più che oltraggiata.

Un volume da leggere per riscoprire un autore moderno perché antico, ricco di sfaccettature. E fa bene Franco Vitelli, attento studioso da sempre del poeta, a rimarcare che Scotellaro «non è poeta della Lucania, casomai delle Lucanie del mondo. E l’eco di quel grido della rivolta contro le ingiustizie sociali trova ancora orecchie disponibili all’ascolto nel tessuto di una società oggi così lacerata».

Autore dell'articolo: Amministratore

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