Cilento: terra violata dal crimine e dal silenzio a cui non ci si rassegna

di Sergio Caserta

Il profilo delle colline che declinano verso le spiagge e il porto di Acciaroli disegna dolci incurvature, come se i fianchi del Monte Stella che le sovrasta, le spingesse verso il mare, cosicché il paesaggio è un unicum, campagna e mare si intrecciano e la fila di case non interrompe questo insieme. Mi sono sempre chiesto come poteva essere possibile che in un luogo che infonde, appena ci si entra in contatto, una così intensa sensazione di serenità, di pace, possa essere stato violato e turbato, da un assassinio efferato, com’è stato l’omicidio di Angelo Vassallo. Eppure è accaduto ed ora sembra che l’oblio prenda decisamente il sopravvento se non si scoprirà la verità.

L’aria del Cilento è fine, si respira bene, si respira perfino troppo per chi è abituato a ingurgitare i miasmi della città, motivo per cui si cammina bene, si dorme bene si mangia e si nuota bene: scendi a mare e l’acqua è limpida e naturale, l’acqua è pulita, lo certificano la bandiera blu WWF e le cinque stelle di Legambiente, lo certificano soprattutto i morsetti dei pesciolini a riva che ti “mozzicano” i piedi perché non hanno paura di noi umani, si convive nell’acqua ed anche i più grossi cefali di spiaggia ( dice Luciano Schiavo che sono molto più buoni di quelli di porto) sguazzano sereni e indifferenti.

E poi sulla spiaggia ci sono i gigli di mare, quella rarità meravigliosa di fiore di sabbia, come i cefali, che spuntano dalle dune, cui Angelo teneva tanto, e tutti amano e fotografano. E poi c’è il porto, il bel porticciolo voluto pubblico e bello dal “sindaco pescatore”, dove ora svetta l’Onda, scultura policroma, voluta da Dario Vassallo, fratello di Angelo, a rappresentare, il bisogno di tenere il mare e la natura protette dalla plastica. Dominano la bellezza semplice dell’armonia, la quiete, i percorsi pedonali con le panchine che si snodano tra acqua e barche, per consentire di godersi soprattutto il tramonto, l’acqua pubblica diffusa dalle fontane, altro segno inequivoco del senso del servizio pubblico e dell’indirizzo dell’amministrazione comunale anche ora con il sindaco Stefano Pisani e la vice sindaco Carla Ripoli, in continuità con il lascito di Angelo.

La sera del 5 settembre, nono anniversario della morte di Angelo, la chiesa sul porto è piena come ogni anno, Angelina la moglie sempre composta e seria, davanti in prima fila e poi dietro figli e nipoti, le autorità, gli ufficiali dei carabinieri, gli amici di sempre, e poi i turisti informati, quelli che pur non essendo pollichesi, sanno chi era il sindaco e cosa aveva fatto, perfino persone che vengono da lontano dal Nord e dall’estero, tedeschi o danesi. Chi conosce i luoghi e la storia, ci si attacca, perché non ti puoi staccare da questa atmosfera e da questa vicenda, e così turisti e paesani dopo la messa stanno li sulla piazzetta davanti al sagrato e leggere in raccoglimento poesie e scritti che richiamano concetti di resistenza e libertà che ad Angelo sarebbero piaciuti.

Il sabato 7 settembre c’è l’evento “la festa della speranza” promosso dalla fondazione Angelo Vassallo, costituita dai fratelli Dario e Massimo che da nove anni gira ininterrottamente l’Italia e anche l’estero, per far conoscere la storia e per partecipare ai mille eventi che hanno celebrato il sindaco pescatore, intitolandogli giardini, piazze, scuole, con un’opera d’arte, con uno spettacolo con il lavoro degli studenti, perché un sindaco ammazzato dopo, o forse proprio perché, aveva reso il suo paese un gioiello, è una storia che non si può sottacere e che colpisce tutti coloro che l’ascoltano.

Così, dopo la bella marcia della speranza davanti al luogo dell’omicidio, a sera ci si ritrova sul molo con tante persone: il sindaco di Fiorano Modenese, Francesco Tosi, il parroco di Caivano, Padre Maurizio Patriciello, il coordinatore di Libera Calabria, don Ennio Stamile, il sindaco di Calimera, Francesca De Vito, la figlia di Renata Fonte, vittima di mafia, Sabrina Matrangola, il già sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, il sindaco di Pollica e il Presidente della “Fondazione Angelo Vassallo, sindaco pescatore” nonché fratello di Angelo, Dario Vassallo, i giornalisti Mariateresa Conte, Dario Del Porto e Vincenzo Iurillo, a discutere di “cristianità e giustizia” in un dibattito che ricostruisce il filo delle diverse storie di lotta e impegno per la legalità che quotidianamente in italia, le forze migliori della repubblica, devono combattere molto, troppo spesso in solitudine. Un incontro che serve a comprendere e confermare quanto questo paese ha bisogno di un grande cambiamento politico e culturale.

Così, come ogni fine estate trascorre questo nono anniversario, senza ancora poter sapere chi e perché ha ammazzato Angelo, un uomo onesto. Anche se tanti indizi, soprattutto in questi ultimi tempi, stanno indicando chiaramente che c’è una pista, ci sono gravi responsabilità anche a livello istituzionale, delle forze dell’ordine e degli inquirenti che fin qui hanno impedito di giungere alla verità, ma come dice il motto della Fondazione Vassallo “noi mai domi”.

Alla fine nella bella contrada di San Mauro Cilento, possiamo gustare i colori, i sapori, le sensazioni straordinarie dell’agro festa “settembre ai fichi” una della più belle sagre che si possano incontrare in Italia: un intero pese mobilitato per offrire ottimi cibi, dolci, conserve, vino, e poi cultura a man bassa con bellissime mostre, svetta quella delle immagini delle opere di Mario Martone, abitante dei luoghi, e quelle non meno importanti dell’antico carnevale “‘a màschkarata” e quella veramente deliziosa della storica banda musicale del paese, piena di strumenti e ricordi della gloriosa compagine con centocinquant’anni di attività. Da sole queste mostre evidenziano la qualità culturale, professionale ed organizzativa di questo paese che fa onore al Sud.

Ci accompagnano per le strade performance storico musicali di compagnie di danza-teatro, e suonatori di antichi strumenti, la folla di gente è coinvolta e felice, bisogna solo guardarsi dal farsi coinvolgere ulteriormente dalle prelibatezze offerte, riguadagnando la via del ritorno.

Mentre si ritorna verso Bologna, ci raggiunge la cattiva notizia che un intervento improvviso dei carabinieri e del personale Asl, una vera e propria incursione “manu militari” ha di fatto bloccato sagra, per contestazioni sembra di carattere amministrativo; un intervento brusco che costringe all’immediata cessazione di tutte le attività come se si trattasse di un pericolo imminente. Non conosciamo i dettagli ma è inquietante il modo in cui tutto è avvenuto, e siccome sappiamo che già in passato ci sono stati diversi tentativi di ostacolare la laboriosa attività della comunità di San Mauro e soprattutto del suo straordinario Sindaco professor Giuseppe Cilento, il sospetto che in quest’occasione, oscure forze contrarie abbiano agito e indotto ad emettere provvedimenti drastici, magari poi del tutto immotivati.

È questo nostro meridione, così difficile così amaro e così bello che ci portiamo nel cuore con un po’ di tristezza ma con il fermo desiderio di tornare e di non mollare. È stato promosso un appello di solidarietà alla comunità di san Mauro Cilento che si può sottoscrivere all’indirizzo http://chng.it/stLrQVPLjv.

Autore dell'articolo: Amministratore

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