Matera 2019: una città non all’altezza della sua “vocazione” cinematografica

di Michele Fumagallo

Iniziamo a penetrare dentro i meccanismi della cultura e dell’arte a Matera affrontando le questioni nello specifico, una per una. Naturalmente non sarà una ricognizione approfondita ma solo accennata che spero sia utile però ad aprire un dibattito sul destino culturale e artistico della città. La musica, il teatro, i libri e il resto sono aspetti che affronteremo, ma Matera è per me innanzitutto una città basata su due piedistalli forti: uno è quello artistico-scultoreo, l’altro è quello cinematografico. Ma mentre il primo (che affronteremo in una delle prossime puntate) è in uno stadio relativamente interessante, il secondo è appena in un colpevole inizio.

La ristrutturazione discutibile del cinema comunale (oggi ribattezzato Cinema Guerrieri in onore di un illustre figlio di Matera che ha svolto un ruolo importante nel teatro e nel cinema nazionali) è lì a dimostrare tutto il tempo perduto nella città dei Sassi sulla questione cinematografica. È curioso che una città che ha avuto molteplici registi che l’hanno scelta come location e non solo – alcuni hanno lasciato una traccia persino fortemente politico-culturale (Pasolini, Arrabal), altri una più pubblicistico-spettacolare (Gibson) – sia rimasta sempre al palo dal punto di vista della cultura cinematografica più forte. A Matera non ci sono strutture cinematografiche forti (il Comune sta lavorando su di una sede distaccata del Centro Sperimentale di Cinematografia: vedremo), non c’è un festival degno, persino le pubblicazioni sui film girati qui sono scarse se si esclude il libro di Luciano Veglia.

Insomma perché una città che poteva e potrebbe giocare un ruolo fortissimo su questo piano langue nelle piccole cose, e quando fa cose di qualità le fa sporadiche e distaccate senza nessun filo conduttore? Naturalmente è sempre questione di uomini (la storia cammina sulle gambe degli uomini) e a Matera evidentemente nessuno ha avuto la capacità e l’ardire di pensare in grande e di investire su di una questione così importante. Quando è stato invitato Enrique Irazoqui (l’interprete del Nazareno), dopo 47 anni dal film di Pasolini (è già tutto dire un tempo così lungo), la manifestazione, sia pure con molte incongruenze, fu carina ma tutto finì lì. Quando è venuto, dopo 40 anni dal suo film girato a Matera (“L’albero di Guernica”) Fernando Arrabal, è stato un incontro interessante ma del tutto avulso da progetti e contenitori più grandi.

È possibile andare avanti così? Secondo me no. Piaccia o non piaccia, dopo la questione artistico-scultorea, Matera è città naturalmente “cinematografica” e bisogna farci i conti. Vanno benissimo le location (in città è arrivata a girare la troupe del nuovo 007, evviva!), ma non sono sufficienti, semmai sono una “base” su cui costruire. Ma costruire cosa?

Per esempio questo:

  • 1) un centro studi sul rapporto tra luoghi e cinema che faccia fare un passo avanti alle questioni puramente spettacolari e di facciata, un luogo dove si analizza questo binomio scenograficamente fondamentale in termini nuovi e di cultura del futuro;
  • 2) finalmente un volume come dio comanda su tutti i film girati qui a Matera con foto e informazioni le più dettagliate;
  • 3) una rassegna completa di tutti i film girati qui a Matera riproposti nelle versioni restaurate (oppure da restaurare, è un nuovo compito che dovrebbe darsi la città);
  • 4) un festival vero (cioè, oggi, di ricerca) da inventare e che faccia di Matera il laboratorio di un nuovo rapporto tra cinema e territorio;
  • 5) un centro di formazione ad alto livello su tutti gli aspetti dell’immagine;
  • 6) una nuova ristrutturazione del cinema Guerrieri che lo renda il gioiello che Matera merita.

Certo, va aggiunto che non aiutano Matera progetti cinematografici di produttori e registi che oscillano tra due approcci sbagliati: o una ridicola saccenteria che tratta la città e la regione con “piglio antropologico” o la “normalità” e banalità più bieca che cancella ogni specificità.

In attesa che qualcosa di grande si muova, godiamoci la performance di Daniel Craig tra i Sassi di Matera e i calanchi di Pisticci. E chissà, magari si riuscisse a doppiare l’emozione dell’incipit sulla festa dei morti a Città del Messico dell’ultimo 007 del 2015 (“Spectre”).

Autore dell'articolo: Amministratore

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