Matera 2019: la Festa della Bruna in un 2 luglio particolare nella capitale europea della cultura

di Michele Fumagallo

Davvero trovo difficoltà a definire oggi una festa popolare e religiosa come quella della Madonna della Bruna che si svolge da infiniti anni (630) a Matera il 2 di luglio. Una delle feste importanti in Italia. Indubbiamente ciò che si era notato negli anni del post boom economico e dell’emigrazione che aveva svuotato parte del Sud, cioè che le feste erano diventate ripetitive, fiacche, “passive”, è, secondo me, ancora vero.

L'”attivismo” e la vitalità del mondo contadino davano alla festa indubbiamente un’altra carica. Se ne fece interprete poetico Rocco Scotellaro nella poesia “Era la cavalcata della Bruna” che mi piace riprodurre per il clima di quegli anni: “Afflitti ulivi / sui tufi di Matera. / O gli amari poemi / delle morte stagioni! / È una notte che fugge la faina / coi suoi occhi di brace. / E gli antenati ecco sentirsi in canti / per la campagna acquattata: / erano i cafoni in quadrigliè, / passava la cavalcata della Bruna / a risvegliare le caverne / sui bordi delle rocce / al di là della collina, / era il silenzio dell’acqua infossata / che faceva tuonare la Gravina”.

C’è poi l’elemento storico e di crisi del vecchio progresso che indubbiamente si scarica anche su questi aspetti ludici della vita rendendoli meno gioiosi. Però… però. Ecco, in tanti di noi (anche in tanti studiosi, per la verità) si è negli anni consolidato un concetto: è difficile analizzare oggi una festa. Forse è difficile anche “definirla”. Quindi è saggiamente più utile lasciare gli interrogativi aperti. Forse è la “conclusione” migliore. Perché non c’è risposta possibile oggi. Perché alcuni interrogativi affondano nel profondo dell’animo umano, e spiazzano chiunque voglia schematizzare, incasellare, “sintetizzare”. Forse l’unico interrogativo a cui cercare di rispondere è che immagine può dare oggi un tipo di festa come quella della Bruna all’Europa. Che può significare nell’anno di Matera capitale europea della cultura.

E allora che la festa sia, che il Carro venga assaltato come sempre prendendo e portando a casa le “reliquie”, che si mangi bene e abbondantemente, che le parti del Carro siano sempre all’altezza di una grande tradizione di artigianato (o arte, fa lo stesso, almeno per me) della cartapesta, eccetera eccetera. Ecco, forse la vera baraonda da apprezzare come tale oggi a Matera è questa festa.

Poi, magari, sarebbe da attrezzare in grande stile un museo che riguardi questa storia magari più ricco di quello che racchiude il Carro laico (un’eccezione benemerita nella tradizione) per il 150esimo dell’Unità d’Italia e che è conservato in scala al MiBAC della città.

Autore dell'articolo: Amministratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *