Matera 2019: se la città dimentica la lezione di Pier Paolo Pasolini

di Michele Fumagallo

È opinione di alcuni (anche la mia) che Pier Paolo Pasolini, inteso naturalmente come tutto ciò che ruota attorno al suo film “Il Vangelo secondo Matteo” con la preponderante location materana, abbia avuto un ruolo fondamentale nel convincere i giurati europei della bontà della loro scelta di Matera come capitale europea della cultura per il 2019. Bene. Però va detto che, tra le “distrazioni” di Matera in questo anno, c’è proprio quella che riguarda il regista e scrittore friulano. In questo senso: Pasolini ebbe il merito di sottrarre il Nazareno dalle grinfie dell’idealismo artistico. Certo, poi si è precipitati con Mel Gibson in un malinteso e deviante realismo che altro non è stato che “pornografia del dolore”.

Cosa era accaduto, in campo artistico, fino ad allora (1964)? Che Gesù Cristo era stato ingabbiato in logiche banali (ci sono eccezioni, naturalmente, comprese le provocazioni, ne ho già scritto in questa sede nel cinquantenario del film), teologiche; artisti che hanno parlato del protagonista del Vangelo per “sentito dire” dall’educazione ricevuta dai preti, o pastori, o chi altro. Insomma una scelta mutuata da altri. Un po’ come se uno parlasse degli scritti di Giacomo Leopardi partendo da ciò che gli hanno insegnato a scuola o da ciò che dicono i “critici” e non dalla lettura in “presa diretta” degli scritti del recanatese. L’educazione ricevuta dalle chiese e dai teologi è quella idealistica, falsa. E non potrebbe essere altrimenti perché il Nazareno non è altro che un “contro potere” (molte virgolette, sia chiaro, perché il personaggio non è “incasellabile”) riguardo agli altri poteri che si dividono il ruolo di oppressori e manipolatori dell’uomo. Tra questi c’è il potere religioso, forse il più insidioso. Che non a caso è quello che briga di più per farlo uccidere.

Pasolini ci presenta un Cristo “vero”, direi filosoficamente materialista. Attenzione però, parliamo sempre di arte, cioè di cosa necessariamente “falsa”, qui Pier Paolo, che sosteneva sbagliando essere il cinema il linguaggio stesso della realtà, sarebbe in disaccordo con me. Perché, e da dove nasce tutto questo? Lo racconta lui stesso e poi lo mette in pellicola. Nasce da una lettura “in presa diretta” del Vangelo di Matteo una notte che il regista soggiornava alla Pro Civitate Christiana di Assisi.

E il fulcro della storia che lo colpì e gli sembrò il centro di tutto era questo: “Non sono venuto a portare la pace ma la spada, sono venuto a dividere”. Un assunto generale già molto chiaro che poi proseguiva più minuziosamente: “Sono venuto infatti a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre e la nuora dalla suocera; e nemici dell’uomo saranno i suoi familiari”. Bisognerebbe far leggere questo agli amanti della famiglia, compreso il buon Bergoglio, che si ostinano a presentare il Nazareno come il difensore della famiglia quando ne è invece il radicale liquidatore in senso letterale cioè di “scioglimento” della famiglia nella società; in pratica è il campione del primato dell’altruismo (società) sull’egoismo (famiglia).

Ecco, oggi quella lezione pasoliniana, se non è dimenticata, è sicuramente messa tra parentesi a Matera e nelle sue manifestazioni che riguardano il sacro, troppo spostate sul potere religioso. C’è infatti una collaborazione discutibile della Fondazione che organizza le manifestazioni di quest’anno con la diocesi della chiesa cattolica di Irsina-Matera. Se Pasolini quindi non “trionfa” a Matera come meriterebbe, spopolano invece vie crucis discutibili (le vie crucis sono “teatro” nelle manifestazioni culturali, non “religione”), approcci artistici al “sacro” più che discutibili per la loro qualità.

È davvero un peccato che, come è malcapitato ai due numi tutelari letterari Carlo Levi e Rocco Scotellaro (di cui si parla ma in modo laterale, non centrale), non sia stato il film di Pasolini ad aprire le danze di quest’anno materano. In grande stile magari, come fu, ad esempio, la proiezione dentro la cattedrale di Notre Dame a Parigi allora, piena di gente e alla presenza del regista. E che emozione sarebbe oggi, dopo l’incendio della chiesa parigina, riproporre quel film con un gemellaggio con Parigi (siamo o non siamo in Europa? Siamo o non siamo nella capitale europea della cultura?). Si può recuperare il ritardo.

Anche le organizzazioni e le persone che vivono le manifestazioni di Matera 2019 con sdegno critico (il contrario dello spirito critico) escano dal loro moralismo e dalla conseguente impotenza. Tallonino, propongano qualcosa, correggano anche in corso d’opera, mettano insomma alle strette l’incongruenza, la superficialità, spesso la subalternità alla “cultura” dominante degli organizzatori. Per esempio, tanto per stare in tema Pasolini, perché non impegnarsi per una grande proiezione del suo film “materano” nel panorama mozzafiato dei Sassi, da mandare in eurovisione (altro che la striminzita cerimonia iniziale di Matera 2019 proposta dalla Rai, partner discutibile della città dei Sassi per quest’anno) con proiezione in contemporanea con Parigi davanti alla sua Cattedrale ferita. Proviamoci. C’è ancora tempo.

Autore dell'articolo: Amministratore

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