Italia, divisa e diseguale: la vera natura del regionalismo nell’ebook di Massimo Villone

Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale all’università degli studi di Napoli Federico II, è l’autore di un ebook appena pubblicato dalla Editoriale Scientifica. Il libro si intitola Italia, divisa e diseguale – Regionalismo differenziato o secessione occulta? ed è liberamente scaricabile in formato pdf da questo link. Il testo che segue, invece, è la premessa.

Passato, presente, futuro

Per chi ha seguito politica e istituzioni negli ultimi decenni, quel che oggi accade ha il senso di un remake, magari a colori, di un vecchio film in bianco e nero. Riaffiorano parole e argomenti, e si avverte il sapore amaro di un veleno che non ha mai smesso di scorrere.

Oggi, con il regionalismo differenziato in discussione, i termini sono espliciti. Si confrontano idee contrapposte del paese, filosofie divergenti su come affrontare il futuro. Non basta certo l’argomento che si vuole attuare il dettato dell’art. 116 della Costituzione, che può essere declinato in chiave di unità, o invece di separatezza. Il regionalismo differenziato fin qui cercato ha generato reazioni e insuperabili diffidenze.

Emerge la rottura di canoni fondamentali di eguaglianza e solidarietà. Non può rimanere unito un paese in cui non solo sono macroscopiche le diseguaglianze, ma si toglie a una parte persino la speranza di poter essere eguale. Un paese in cui scenari di riforma costruiti sui luoghi comuni piuttosto che sui dati, segnati da inganni e mezze verità, da oscurità e segretezze, e conclusivamente volti non a una mediazione equilibrata di interessi ma alla prevaricazione dei più forti, incrinano la fiducia reciproca indispensabile all’essere comunità.

Al punto delle risorse si aggiunge il sostanziale svuotamento dello Stato centrale. Il progetto di riforma non si limita infatti a trasferire alle regioni qualche marginale funzione amministrativa, in chiave di maggiore efficienza in sede locale. Invece, si trasferiscono pezzi corposi della potestà legislativa statale di dettare principi fondamentali e norme generali. In settori essenziali per la vita dei consociati lo Stato sostanzialmente scompare o rimane ai margini, senza le risorse e i poteri per la implementazione di politiche nazionali.

Diseguaglianze non superabili e destrutturazione dello Stato stravolgono al di fuori di qualsiasi revisione formale gli assetti costituzionali e rendono l’unità e indivisibilità della Repubblica un mero flatus vocis. Si rischia di stimolare la nascita di un leghismo meridionale parimenti pericoloso.

Un avviso al lettore. Questo scritto non è accademico, asettico ed equidistante. È uno scritto di battaglia, che difende la storia e l’identità del paese e la sua Carta fondamentale, nata – come tutte le grandi Costituzioni – in anni cruciali di lotta e di sangue. È lo scritto di chi vorrebbe certo un paese migliore, ma non condivide il cambiamento cercato da riformatori di poca memoria e di corta vista.

Bisogna scendere in campo. Non è cialtrone chi si oppone alla riforma, come afferma il governatore lombardo Fontana. Piuttosto, può essere cialtrone chi quella riforma chiede e sostiene. In ogni caso è bene che, tra i gufi di ieri e i cialtroni di oggi, i mestieranti riformatori non abbiano vita facile nel nostro paese.

Autore dell'articolo: Amministratore

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