Castenaso (Bologna): elezioni comunali nel segno di Sermenghi (che non si candida)

di Sandro Nanetti

A Castenaso, nel bolognese, il 26 maggio, oltre che per l’Europa, si voterà pure per decidere chi amministrerà il comune nei prossimi cinque anni. Il panorama è quanto mai ingarbugliato e per cercare di capire le dinamiche occorrono alcune premesse. Il sindaco Stefano Sermenghi ha esaurito il secondo mandato e non può ripresentare la propria candidatura. Politicamente resta tuttavia la figura di maggiore caratura e condiziona le azioni e le reazioni degli altri diversi attori.

Da ricordare che nel 2018 vi erano state le elezioni politiche nelle quali i 9.000 castenasesi che si sono recati alle urne( più o meno lo stesso numero delle elezioni politiche del 2013) hanno gratificato la Lega di 1.300 voti in più (portandola a quasi il 17%) molti dei quali sottratti al PD che ne ha persi poco meno di 1.500 (passando dal 44% al 31%).

E siccome piove sul bagnato, dopo aver tenuto ostaggio la popolazione per più di un anno per promuovere la fusione col vicino comune di Granarolo, il PD si è visto bocciare il progetto dal 78% dei cittadini nel referendum dell’ottobre 2018. Il sindaco Sermenghi, primo sostenitore della fusione, avendo fiutata per tempo l’aria che tirava, qualche settimana prima del voto ha preso le distanze dal suo partito accusando il PD di aver lasciato soli i sindaci dopo averli spinti a impegnarsi nelle fusioni tra comuni.

Il PD di Castenaso, divenuto così l’unico responsabile del tracollo referendario, ha comunque mantenuto l’appoggio al suo sindaco ormai in rotta coi democratici per “ultimare il programma”. E anche perché sfiduciare il sindaco prima della naturale scadenza e aprire le porte a un commissariamento sarebbe stato destabilizzante per la maggioranza degli esponenti democratici scelti a suo tempo dallo stesso Sermenghi.

Siamo così arrivati a due mesi dalle elezioni per il nuovo Consiglio Comunale e ad oggi ci sono cinque liste a contendersi le preferenze dei cittadini. Quella denominata “Prima Castenaso” (marchio detenuto da Sermenghi) e corrispondente alla coalizione che oggi amministra il comune è frutto di un faticoso accordo tra un gruppo di persone a loro modo collettori di voti e legati al sindaco in scadenza e il locale Circolo del PD per lo più abitato da post-democristiani dopo la fuoriuscita dei vecchi compagni di tradizione comunista.

Candidato sindaco è Carlo Gubellini, uno stimato avvocato di area cattolica con un passato in politica (fu anche presidente del Consiglio Comunale). Ha anche il pregio di essere rimasto in stand by da più di un decennio e quindi di presentarsi come incontaminato dalle vicissitudini più recenti dei democratici. Nondimeno l’intesa raggiunta è stata interpretata da alcuni come un deprecabile cedimento alle pressioni di Sermenghi. Tant’è che due consiglieri comunali se ne sono andati dal PD e hanno dato vita a una lista alternativa, “Castenaso vista da dentro”, destinata a pescare nel medesimo bacino elettorale moderato, progressista e magari pure di area cattolica.

Poi c’è “Castenaso si cambia”: la Lega, ringalluzzita dal risultato delle politiche e confortata dai sondaggi, ha riunito anche le altre sigle di centrodestra e candida Angelo Mazzoncini, un fotografo professionista che ha vinto il concorso per ottenere la rappresentanza locale del carroccio dopo essere stato a suo tempo eletto consigliere comunale nella lista di centrosinistra ed esserne poi uscito avendo rotto i rapporti con Sermenghi che pure gli aveva affidato la delega sulla sicurezza. Il consigliere comunale Fabio Selleri è il candidato del Movimento 5 Stelle riottoso a ogni tipo di alleanze e oggettivamente con scarse prospettive.

Buon ultimo, si è affacciato sulla scena il gruppo “Castenaso civica – La sinistra al centro” che riunisce le minoranze uscite dal Pd qualche anno fa dopo la sconfitta subita ad opera di Sermenghi nelle primarie locali e i non tantissimi cittadini che si riconoscono nella sinistra radicale.

La lista imperniata sul PD a guida Gubellini e le altre due, una più orientata verso il modo cattolico, l’altra più dominata da ex democratici di tradizione comunista, sono composte in massima parte da persone che hanno, in periodi diversi, fatto già parte dell’ amministrazione di Castenaso e che provengono dal medesimo circolo locale del PD.

I programmi elettorali, per quel che servono, saranno praticamente coincidenti. L’unico vero elemento di differenziazione sarà l’odio o l’amore nei confronti di Sermenghi col quale tutti hanno nel passato collaborato ( o ne sono state creature).

L’estrema frammentazione del centrosinistra rischia così di fornire maggiori possibilità all’aggregazione di centrodestra che non può non essere soddisfatta dell’insperato regalo: a Castenaso c’è un turno unico e chi prende un voto in più degli altri si porta a casa l’intera posta in gioco.

Viene spontanea una domanda: vale davvero la pena, per questioni relazionali nei confronti dell’attuale sindaco in scadenza e che non si ricandiderà, rischiare di consegnare Castenaso alla destra più estrema? Mai fu più attuale il detto che Dio acceca coloro che vogliono perdere.

Autore dell'articolo: Amministratore

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