Visioni italiane: a Bologna la Sardegna di Angius vince il premio di miglior film

di Claudio Nappi

“Nella celebre scena del film ‘Il monello’ di Charlie Chaplin, il vagabondo (Chaplin) insegue e recupera il piccolo orfanello, con il quale è nato un reciproco e intenso sentimento affettivo, dai poliziotti che lo vogliono portare via. A quel tempo tutto il pubblico era dalla sua parte. Nessuno si sarebbe sognato di essere dalla parte dei poliziotti.

Mentre oggi, nelle proiezioni test di “Ovunque proteggimi”, una minoranza del pubblico non parteggiava per la madre (a cui è stato sottratto il figlio dalle istituzioni). Una spettatrice, che di mestiere fa l’assistente sociale, mi ha detto che il mio film le è piaciuto molto, ma che era giusto che il bambino fosse tolto alla madre. Le ho risposto che quella era una stronzata, e per fortuna chi era con me mi ha trattenuto”. Questo episodio ci viene raccontato da Bonifacio Angius, autore del film “Ovunque proteggimi.

“Anarchico” è l’epiteto più calzante per “Ovunque proteggimi”, lo è nello spirito dei personaggi, nella misura in cui emana “quella anarchia positiva che sembra uscita da una canzone di Fabrizio De Andrè” e vuole mettere in discussione le regole prestabilite dalla società, vuol far riflettere, protestare, vuol dire che non tutto ciò che è legale è giusto, non sempre, non da tutti i punti di vista.

“Ovunque proteggimi” è un film sui perdenti, sui rinnegati, sugli inetti a vivere secondo regole prestabilite da altri, che per un attimo, apre uno squarcio di luce fra le tenebre dei volti dei suoi protagonisti con un piccolo grande gesto di ribellione.
Alessandro (Alessandro Gazale) è un omone sulla cinquantina, un mix inusuale e seducente tra la rude fragilità di Zampanò e l’ingenua produttività di Rocky Balboa, gira i bar della Sardegna cantando la sua musica folk con i compagni di sempre, alza spesso il gomito e cerca di soffocare la sua rabbia muta perdendosi tra una slot e un martini di troppo. Una sera, in preda ai fumi dell’alcool, mette sottosopra la casa della vecchia madre con cui vive e finisce in un ospedale psichiatrico. (…) Alessandro in ospedale incontrerà non tanto la sua redenzione, quanto piuttosto un’opportunità: la sua di sentirsi ancora vivo ed innamorato, di un amore il più disinteressato possibile. Francesca (Francesca Niedda) è una giovane madre che per evidenti problemi psichiatrici ha perso la custodia del figlio Antonio (Antonio Angius), ma sogna di fuggire in Spagna per cominciare con lui una nuova esistenza. Tra dialoghi surreali e un’ironia tanto naturale quanto pungente, Alessandro e Francesca fondono l’uno il proprio cammino nei sogni dell’altra, in un delicatissimo percorso umano che li porta fuori non tanto dalla loro presunta follia quanto dalla reale e inaccettabile solitudine di cui sono vittime (quasi) innocenti” (www.cinefiliaritrovata.it del 5 gennaio 2019).

Con la redazione di Psicoradio abbiamo intervistato telefonicamente il regista Bonifacio Angius.

Psicoradio: Perché ha pensato di raccontare la storia di due personaggi che molti considerano ai margini?

Bonifacio Angius: Molto spesso non decidi tu le storie da raccontare, sono loro che scelgono te. Comunque cosa vuol dire ai margini? (…) In tutti i capolavori del cinema e della letteratura vengono raccontati personaggi così detti marginali. Cosa vuol dire questo? Che forse non sono così marginali, ma forse sono centrali. E’ più marginale un piccolo borghese che sta col fondoschiena al calduccio a guardare rete 4, ma uno che cammina per le strade del mondo e conosce le sofferenze della vita, a volte con un pizzico di gioia, ma soprattutto sofferenza, ha una grande conoscenza degli ostacoli che ti possono arrivare nel cammino, ha una posizione centrale. In un certo senso anche la storia delle storie racconta di un emarginato, che era Gesù di Nazareth. Non era forse un emarginato? Nel cinema si è sempre parlato di emarginati, da Charlie Chaplin con il vagabondo (…) a Travis Bickle di Taxie Driver. Anche nei romanzi di Dostojesky i personaggi sono degli emarginati, della gente che vive al limite, che vive dei grossi conflitti.

Psicoradio: Lei ha conosciuto delle persone con dei disturbi psichici?

Angius: Sì, ma non è un film su una patologia. I personaggi non sono affetti da patologie, ma reagiscono a delle cose che gli capitano durante la loro strada. Io penso che molte persone, se messe nella loro posizione, potrebbero reagire nella stessa identica maniera.

Psicoradio: Ci puoi fare qualche esempio di film che trattano l’argomento della salute mentale in un modo che condividi?

Angius: Qualcuno volò sul nido del cuculo, perché c’è una grandissima sincerità e umanità nel racconto, un grande amore nel modo raccontare i personaggi. Non mi sembra un film che guardi la patologia psichiatrica, sfrutta anche la comicità che c’è nella sofferenza, perché la sofferenza fa molto ridere, in realtà. (…) Una delle cose più difficili è far ridere e far commuovere, sono due facce della stessa medaglia.

Psicoradio: Qual è un modo di trattare la salute mentale che lei non condivide?

Angius: Quando i personaggi vengono raccontati in modo poco sincero, come dei simpatici mattacchioni, quando vengono raccontati dall’alto del salotto borghese, come fossero degli animali nello zoo, ma questo non viene fatto solo con i malati psichiatrici, ma con tutti i poveri disgraziati su cui i borghesi, che pullulona il mondo del cinema italiano e europeo, vogliono farci film sopra senza conoscerli.

Psicoradio: Ma chi sono i borghesi oggi, dal suo punto di vista?

Angius: Te lo posso spiegare con un esempio. Io vado in un posto e dico “mamma mia, guarda che posto orribile! Ora ci faccio un film sopra”. Però senza avere nessuna conoscenza del posto e di chi ci vive. Quindi il film avrà una visione dall’alto, non da pari a pari. Bisognerebbe parlare di ciò che si conosce.

Psicoradio: Ovunque proteggimi è stato definito anche un film anarchico, per il modo in cui i personaggi si ribellano alle regole della società.

Angius: Loro sono obbligati a non accettare le regole della società. (…) Gli è stato portato via un figlio, mica una caffettiera.

Psicoradio: Però molte volte succede che siano portati via i figli e spesso sono situazioni che si subiscono passivamente, per mancanza appunto di ribellione, di coraggio. Vedendo il film mi son fatto l’idea che Francesca non sarebbe riuscita a ribellarsi senza l’aiuto di Alessandro.

Angius: Beh, certo. Infatti il film si chiama “Ovunque proteggimi” e lui è il suo angelo custode, sbronzo, ma pur sempre un angelo custode. Certo che l’incontro ha favorito questo senso di ribellione, inconsapevole, fra l’altro. Sempre velato, infatti lui a un certo punto propone di portare il bambino indietro. Questo ti dimostra che non è per niente matto, è un ragionamento del tutto razionale. Com’è razionale il ragionamento che fa la madre che dice io il bambino non lo riporto indietro, se no finisce che non lo rivedo più. E quindi vedi che poi alla fine dove sono questi matti? Dove sta questa patologia? La patologia è qualcosa di veramente sottile, io non ci vedo niente di patologico. (…) Questi personaggi vivono qualcosa di familiare, che molto spesso è tenuto nascosto, per pudore soprattutto, ci sono tantissime famiglie (a cui viene tolta la capacità genitoriale) che vivono situazioni del genere e che le tengono nascoste, quindi ho sempre pensato che fosse un argomento che potesse essere compreso da tanti, perché molti l’hanno vissuto direttamente. (…) Il rapporto tra il bene e il male è qualcosa che a me interessa tantissimo, dopo l’amore è la cosa che m’interessa di più. (…) In tutti i casi nessuno è sempre buono o sempre cattivo, tutti abbiamo una parte buona e una cattiva. La parte buona viene fuori se noi veniamo messi in certe condizioni, e la parte cattiva viene fuori se veniamo messi in altre condizioni.

Dopo la chiacchierata telefonica con Angius, l’ho incontrato di persona alla presentazione del film al cinema Lumière di Bologna. In questa seconda occasione gli ho fatto qualche altra domanda.

Psicoradio: Sia nel tuo film precedente “Perfidia”, che poi maggiormente in “Ovunque proteggimi” si attraversa, seppur in modo sottile, l’ambito del disagio psichico. Mi chiedo se c’è un motivo particolare che ti attrae nel raccontare questo tipo di sofferenza.

Angius: Non credo di essere attratto dal disagio psichico, la patologia in se non può interessarmi di meno. A me interessa il percorso che un essere umano fa durante la sua vita, dove s’incontrano degli ostacoli e questi fanno sì che tu reagisca in una determinata maniera. Credo che le reazioni di Francesca, in modo particolare, siano estremamente razionali, non siano reazioni di un malato psichico, assolutamente. Immaginiamo che ti muoia un marito, i tuoi genitori decidano di portarti via un figlio e tu hai una crisi psichica, una crisi depressiva. Questo cosa significa, essere matti? Secondo me no! Significa reagire a una mazzata enorme. Essere matti significa avere una patologia psichiatrica, ma poi cosa vuol dire avere una patologia psichiatrica? Ne esistono diverse: la borderline, la depressione bipolare che hanno tanti livelli. C’è la schizofrenia, vabbè uno vede gli elefanti, cose che non ci sono, e lì abbiamo una patologia ben identificata. Però le altre partono da zero (per arrivare) a mille, quindi la diagnosi dipende sempre da chi te la fa, da che tipo di visione lui ha. Se ha una visione più chiusa può farti una diagnosi che ti cambia la vita. E questo è il problema dell’intrusione delle istituzioni e dello stato nella vita delle persone.

Psicoradio: L’associazione culturale Unione Cineasti Indipendenti, di cui sei uno dei fondatori, sta promuovendo a Sassari, la tua città, l’apertura di un cinema d’essai. Quali sono gli altri obbiettivi dell’associazione?

Angius: All’interno ci sarà anche una scuola di cinema, che partirà subito dopo il periodo di rodaggio del cinema. Già in primavera ci saranno dei workshop con professionisti con cui ho lavorato: Daniele Ciprì (regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore e docente), Walter Fasano (montatore, sceneggiatore e compositore) con Massimo Gaudioso (sceneggiatore, regista e attore). Formeremo delle nuove maestranze che in Sardegna mancano. Al seguente indirizzo troverete tutte le informazioni relative al progetto del cinema / scuola di cinema dal titolo “City Lights”, promosso da Angius: https://www.produzionidalbasso.com/project/city-lights-cinema-e-scuola-di-cinema/

Il film di Angius ha raccolto dappertutto il favore del pubblico e della critica ed ha partecipato qualche giorno fa, tra gli altri, anche all’edizione numero 26 della rassegna Cinema Made in Italy a Londra. Proprio in questi giorni ha vinto il prestigioso premio di miglior film al Festival bolognese Visioni Italiane, dove c’erano in concorso registi molto più noti di lui e film di alto spessore come, fra gli altri, “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini.

Autore dell'articolo: Amministratore

1 commento su “Visioni italiane: a Bologna la Sardegna di Angius vince il premio di miglior film

    Salvatore Nappi

    (16 Marzo 2019 - 09:58)

    Quando ho letto il titolo del film, “Ovunque proteggimi”, ho pensato fosse una richiesta del figlio alla mamma, poi ho capito che è una richiesta di Francesca ad Alessandro. “Proteggimi” è imperativo, è un ordine che Francesca da ad Alessandro.

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