Matera 2019: una lezione sulle “fabbriche” della cultura che viene da quattro paesi lucani

di Michele Fumagallo

Prima di offrire ai lettori, in questa puntata, un mio pezzo pubblicato due anni fa su Alias, inserto culturale de “Il manifesto”, voglio aggiungere alcune brevi considerazioni. Il pezzo riguarda l’esperienza di ACAMM – acronimo che sta per i paesi lucani di Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno, Montemurro – che ha rilanciato alcune strutture culturali in decadenza e ne ha create di nuove. Un’esperienza di successo, merito tra gli altri di un critico d’arte rigoroso come Giuseppe Appella, che ha seminato grumi di speranza in paesi difficili tanto che anche altri Comuni (Grassano, Teana, Grumento Nova, Missanello, Sant’Arcangelo) hanno chiesto di parteciparvi.

I consumi fine a se stessi in ambito culturale (intendo quelli finanziati da denaro pubblico, perché il denaro privato può fare ciò che vuole) sono diventati da almeno venti anni ripetitivi, quindi dannosi, e anzi distruttivi del progresso autentico che sta oggi, in ambito culturale e spettacolare, nel finanziamento dei consumi emanazioni delle “fabbriche della cultura”. Mi spiego: si finanziano le biblioteche e queste mettono in atto il festival di poesia, non il contrario. Chi vuole organizzarsi il suo festival al di fuori della “fabbrica” lo faccia ma con il finanziamento giusto, cioè quello privato.



L’Italia è cresciuta moltissimo dal dopoguerra in poi anche in ambito culturale e dei consumi culturali. Sono nate tantissime manifestazioni (meno purtroppo le strutture), tanti festival, tante rassegne in ogni ambito della cultura e dell’arte. È stato quindi utile per il progresso, nei primi decenni del dopoguerra quando si usciva dal torpore fascista e dalla povertà, svecchiare i consumi indipendentemente dalla creazione di strutture ad hoc. Col passare degli anni però, come accade spesso ed è forse fatale, non ci si accorge che i consumi diventano ripetitivi, le novità diventano vecchiezze; intanto le vecchie strutture culturali (biblioteche, centri di ricerca, centri studi, centri musicali, tanti musei, eccetera) languono e spesso muoiono per mancanza di fondi. In gran parte dell’Italia assistiamo oggi a una cosa simile.

Rimettere quindi al centro gli investimenti per le “fabbriche” della cultura e insieme per gli avvenimenti e i consumi che dette “fabbriche” ritengono opportuno organizzare è l’imperativo categorico che dovremmo seguire se non vogliamo che l’Italia culturale precipiti. Purtroppo nessuno pensa a un’iniziativa, anche in ambito legislativo, che stabilisca una volta per tutte che i finanziamenti pubblici vanno esclusivamente alle strutture culturali e alle loro attività.

Un esempio in una città che non sta male su questo versante come Bologna: cosa sarebbero oggi le manifestazioni attorno al cinema ritrovato e tutto il resto se non ci fosse alle spalla la “fabbrica”-Cineteca? Sarebbero semplicemente attività senza prospettive e senza futuro, diciamo pure nella migliore delle ipotesi dei “passatempi”.

A Matera, città debole dal punto di vista strutturale, purtroppo si è seguita la strada inversa: dalla baraonda di consumi (su cui interverremo in questa rubrica, settore per settore) si spera nascano strutture nuove in ogni ambito. Qualcosa si progetta sia chiaro, ma come “parentesi” tra la festa non come prospettiva forte, autonoma e fondante.

POST SCRIPTUM. Ma ecco l’articolo (alcune piccole cose programmatiche sono invecchiate ovviamente ma tant’è) sul quadrilatero lucano della cultura uscito su “Il manifesto/Alias” del 20 maggio 2017.

Il quadrilatero lucano

Quattro comuni hanno costruito un interessante polo culturale

Quattro comuni lucani (Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Montemurrro, Moliterno) hanno preso una decisione innovativa: fare rete sul terreno delle strutture culturali, rilanciarle a livello nazionale e internazionale attraverso l’arte e costruirne di nuove. In pratica, lasciare al passato i consumi fini a se stessi che stanno rovinando l’Italia culturale. I comuni, che hanno una storia di tutto rispetto e sono legati a personaggi come Leonardo Sinisgalli e Carlo Levi, hanno messo a punto un programma per tutto il 2017, in cui si susseguono appuntamenti con artisti e personaggi di rilievo storico e attuale: saranno i visitatori speciali di un’Italia piccola ma non minore, con l’intento di lasciarvi un segno che garantisca un futuro ai paesi e alle nuove generazioni.

Certo nel programma annuale, già definito e partito dal primo gennaio di quest’anno (un indice di serietà che capovolge il pressappochismo con cui si agisce spesso in Italia), non tutto è all’altezza delle mostre, degli incontri. Alcune cose, anche di valore, sanno di riempitivo. Ma tant’è. Quando si inizia un percorso nuovo di costruzione di casematte culturali nel territorio si possono perdonare anche i contorni più generici.

Val D’Agri e Pollino

Per definire tutto ciò si è scelto l’acronimo Acamm, cioè le iniziali dei quattro paesi. Attraversarli, dalla Val d’Agri al Pollino, è un piacere degli occhi, ma adesso diventa anche un dovere per gli amanti della cultura, che forse dovranno interrogarsi sulla lezione che proviene da questa Italia considerata a torto marginale. Una lezione di cui dovrà tener conto anche la vicina Matera, capitale della cultura per il 2019 ma del tutto indietro in quanto a progettualità strutturale nell’ambito della cultura. Ma qual è il segreto di questo impegno che fa già discutere tanti? È l’aver capito, magari senza sottolinearlo (è il limite degli organizzatori), che i consumi culturali privi di cornice, oltre ad essere ormai del tutto ripetitivi (anche quando si producono iniziative di qualità) bloccano orizzonti futuri e possibilità di sviluppo.

È chiaro ormai che investire denaro pubblico per consumare senza porsi il problema delle «fabbriche» della cultura è distruttivo sia per le strutture esistenti che per quelle da costruire. Esempio: si finanzia un festival della poesia e nello stesso tempo la biblioteca chiude per mancanza di fondi. Questa è la metafora e il dramma dell’attuale situazione culturale italiana. A cui nessuno vuole porre rimedio perché si continua nel vecchio tran tran clientelare dei finanziamenti ad avvenimenti che prescindono totalmente dalla situazione dei musei, biblioteche, centri musicali, cinematografici, etc.

E questo non vale solo per le strutture pubbliche ma anche per quelle private, invischiate in enormi difficoltà proprio perché il pubblico è del tutto disinteressato. Si può gestire un grande museo personale di strumenti musicali messo su con passione e sacrifici (l’ha documentato Alias qualche tempo fa, in provincia di Taranto), ma si resta ai margini ad aspettare anni e anni che l’istituzione pubblica si accorga di quel luogo, e nel frattempo piovono finanziamenti per concerti di cantautori, senza che ce ne sia alcun bisogno.

A tutto questo i quattro comuni lucani cominciano a ribellarsi e partono proprio dalle «fabbriche» culturali che hanno per rilanciarle e per r traformarle in centri di produzione ed emanazione dei consumi che quindi non acquistano più il sapore del semplice «passatempo» ma sono inseriti pienamente dentro lo sviluppo nuovo dei territori.

Sono undici e vale la pena di elencarle: la Pinacoteca, il Parco Letterario «Carlo Levi» e il Museo «Paul Russotto» (ad Aliano), il Museo Internazionale della Grafica, la Biblioteca «Alessandro Appella», il Museo Atelier «Guido Strazza», il Museo Atelier «Kengiro Azuma», il Museo Internazionale del Presepio «Vanni Scheiwiller» (a Castronuovo Sant’Andrea), i MAM cioè Musei Aiello (a Moliterno), la Fondazione Leonardo Sinisgalli e la «Casa delle Muse» (a Montemurro).

Dunque il consumo parte dalla «fabbrica» culturale e con ciò crea progresso, nuovo sviluppo e occupazione. Biagio Russo, direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli, rimarca l’importanza dell’ingegnere poeta per tutto il cammino di Acamm: «Dobbiamo stare con i piedi in Basilicata e la mente in Europa, guardando sempre oltre, contaminando discipline ed esperienze».

Le tante iniziative

Giuseppe Appella, critico e storico dell’arte che opera a Roma ma originario di Castronuovo dove sta rivoluzionando da alcuni anni la vita culturale, inventore dell’intera operazione, racconta: «Occorre sviluppare una militanza etica e uno sguardo più profondo. Solo così si possono avvertire le trasformazioni del territorio. Abbiamo l’ambizione di risollevare queste due Valli tra i fiumi Sinni e Agri e far capire che in Basilicata la cultura è attiva e bisogna frequentarla.

In più mettiamo in atto una sinergia tra strutture culturali, con mostre e avvenimenti spalmati tra i vari paesi: un fatto raro non solo qui ma in Italia».

Intanto si sono già tenute le prime mostre: da quella di Pericle Fazzini ai libri di artista di Arnaldo Ciarrocchi, dall’omaggio a Guido Strazza – in contemporanea con l’antologica romana – all’opera grafica di Assadour e al tributo dedicato alla figura di Fernanda Pivano; mentre sono ancora in corso quelle incentrate su di Mario Cresci e Max Bill.

Ad aprile ad Aliano al Museo «Paul Russotto» si inaugurava la mostra su Peter Bellamy e gli artisti di New York nel decennio 1981-1990. E poi arriverà Mimmo Paladino, gli omaggi in arte a Leonardo Sinisgalli, gli scambi tra artisti e letture delle opere di Carlo levi, ancora esposizioni di Bram Van Velde, Carla Accardi, Francesco Parisi, la grafica del Gruppo Cobra, gli straordinari presepi d’autore, la maternità vista con gli occhi di Lucien Freud e le foto di Gertrude Kasebier, Jannis Kounellis, Jeff Koons, Franco Fortini, Alighiero Boetti.

E saranno inaugurate durante quest’anno altre due strutture: il Museo della ceramica e la Biblioteca lucana a Moliterno.

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