Cosa sta succedendo a Podemos?

Podemos

di Elias Deliolanes

In Spagna Podemos, il principale partito emerso dal movimento degli Indignados, versa in uno stato di difficoltà dovuto alla rottura tra le due principali correnti interne, quella di Pablo Iglesias e quella di Íñigo Errejón. Ne parliamo con Victor Valdesco militante della prima ora di Podemos.

Íñigo Errejón ha destato stupore quando, con l’aprirsi del nuovo anno, ha annunciato la sua candidatura per le elezioni della Comunidad de Madrid non in Podemos, ma nella nuova piattaforma Más Madrid, fondata dalla popolarissima sindaca uscente Manuela Carmena. Errejón infatti era considerato tra le figure più importanti di Podemos, secondo solo a Pablo Iglesias.

Per capire cosa abbia portato a questa decisione, abbiamo sentito Victor Valdesco, militante del partito. “Potremmo parlare di un primo fenomeno che ha a che vedere con la stessa struttura del partito che ha toccato il fondo – spiega Valdesco ai nostri microfoni – Dagli inizi nel 2014 ad oggi il partito si è costruito secondo presupposti di una macchina da guerra elettorale in modo da avere per unico obiettivo vincere le elezioni per poi trasformare istituzionalmente la realtà spagnola”.

Questo ha portato il partito ad avere una struttura fortemente verticale ed un conseguente dibattito politico fortemente incentrato su una lotta per assumerne il vertice, piuttosto che volto all’elaborazione di programmi politici.

Nonostante Podemos si paragoni a quel che significò l’esperienza della socialdemocrazia e l’esperienza comunista nel ventesimo secolo in Europa, in realtà nel partito manca ciò che quelle formazioni facevano, cioè integrare nella direzione del comitato nazionale diverse posizioni, in base alla rappresentatività, “Tutto ciò in Podemos non esiste”, sottolinea l’attivista.

Tanto è vero che oggi Podemos “è un partito che ha delle gerarchie molto chiare, molto orientato ad invocare elezioni e a vincerle, e che ha fatto sì che il dibattito politico scarseggi, non si promuovano spazi di discussione politica, spazi intermedi”. Questo ha portato ad una generale insofferenza anche nella base, dal momento che, secondo quel che riferisce il militante “la base considera necessario fermarsi e tornare alle relazioni di base – tipiche delle proteste del 2011 – e iniziare ad incontrarsi nuovamente in spazi comuni per ricostruire le relazioni con i movimenti sociali, promuovere un cambiamento radicale a partire dalla democrazia, dal femminismo e dalle altre reti sociali”.

Di qui il secondo problema, che si è manifestato a partire dal secondo congresso del partito in Vista Alegre, che ha visto sconfitta la frangia “socialdemocratica” di Errejón, in favore di quella di definita “eurocomunista” di Iglesias. “Le posizioni politiche sono andate distanziandosi ogni volta di più, con lo sconfitto che cercava di ampliare lo ‘spazio del cambiamento’ ad altre realtà”.

La sconfitta congressuale non ha infatti scoraggiato la seconda corrente del partito, che si considera minoritaria dentro Podemos, ma maggioritaria nella società civile.

Questo ragionamento ha dunque favorito la mossa dell’ormai ex amico di Iglesias, che ora deve sperare in un buon risultato elettorale per dare forza alla sua proposta. “La scommessa di Errejón è per ora solo per le regionali – spiega l’intervistato – Potrebbe però portare ad uno scenario con tre sinistre alternative al PSOE, magari rappresentando ancora meglio l’elettorato”.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano Radio Città Fujiko il 5 febbraio 2019

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