Eliminazione dei super ticket: misura insufficiente e non prioritaria

di Gianluigi Trianni

Lo scorso 10 dicembre è stato presentato alla stampa il bilancio di previsione 2019-2021 della Regione Emilia-Romagna. Relativamente alla sanità vi si attesta che nel 2019 il fondo sanitario regionale sarà di 8 miliardi 377 milioni, cioè di soli 212 milioni superiore agli 8 miliardi 165 milioni del 2018, pari ad un 2,6%, insufficiente per completare la attuazione dei nuovi LEA, onorare gli obblighi contrattuali con i dipendenti ed incrementare gli organici. Anche a Modena e Provincia.

Nel Bilancio preventivo della regione sono inserite misure per eliminare i superticket per i redditi inferiori a € 100.000 l’anno. “Complessivamente, una manovra che fa risparmiare agli emiliano-romagnoli 34 milioni di euro – 23 dall’abolizione del superticket e 11 da quella del ticket sulle prime visite specialistiche per famiglie numerose – e coperta interamente da risorse regionali”. Stiamo parlando dell’0,4% del fondo sanitario regionale 2019, praticamente a scala regionale quasi nulla, e non sappiamo come saranno sostituite le mancate entrate dai superticket eliminati.

Sulla stampa locale, però, sono stati presentati gli impatti di tale misura sugli assisti nella provincia di Modena. In tale occasione Bonacini ha annunciato in maniera enfatica: “Niente più superticket in Emilia-Romagna, a partire dal primo gennaio 2019, per i nuclei familiari con redditi fino a 100mila euro”. In provincia di Modena 203.300 persone. “E addio anche al ticket base da 23 euro sulle prime visite specialistiche per le famiglie con almeno due figli a carico”.

In provincia di Modena 201.000 persone delle 203.000 predette. Ma sono ben 311.100 le persone in provincia di Modena per le quali questa misura non ha nessun valore perché già oggi sono ticket esenti per avere un reddito familiare inferiore a 36.152 euro. Già lo scorso 3 luglio nel presentare alla stampa i provvedimenti per ridurre i superticket il comunicato stampa dell’assessore Venturi chiariva, con intento comicamente rassicurante, questo aspetto fondamentale del provvedimento della giunta e della maggioranza di centro sinistra:

“E nulla cambierà per chi è già esente (cioè in provincia di Modena ben 311.100 persone dei ceti meno abbienti, ndr) che continuerà a non pagare la tassa aggiuntiva e neppure il ticket base per le specifiche esenzioni”.

Travolto dall’impeto demagogico delle sue roboanti dichiarazioni Bonaccini non riuscito però a non dire, in modo tanto volgare quanto superficiale, esattamente le cose come sono e come sono perseguite dalla sua giunta e dalla sua maggioranza di centro sinistra:

«È un’operazione verso i ceti medi e vista la contrazione dei consumi, magari porterà a spendere un po’ di più per una pizza o un paio di scarpe».

Favorire i ceti medi e lasciare al loro destino i ceti meno abbienti, tra i quali i lavoratori sottopagati. L’abolizione del superticket, per noi che difendiamo il servizio sanitario pubblico a difesa del diritto fondamentale alla salute e dei redditi dei lavoratori e dei ceti meno abbienti, è misura insufficiente e non prioritaria.

Insufficiente perché è il ticket in toto che deve essere rimosso, essendo ormai evidente che esso è una odiosa compartecipazione/tassa imposta alle persone quando sono più deboli perché malate, ed al contempo è inutile a contenere il consumismo sanitario, che è determinato, quando va bene, dal colposo ritrarsi da efficaci attività e tecniche di relazione sintonica con i pazienti da parte dei medici curanti. Altri sono i mezzi per combattere il consumismo sanitario, e la regione Emilia-Romagna non li pratica con il necessario vigore.

Non prioritaria perché la priorità oggi, anche in Emilia-Romagna, ed a Modena e provincia, sono gli investimenti in personale ed in innovazione delle tecniche assistenziali che darebbero risposte congrue ai lavoratori ed ai ceti meno abbienti, i quali con la riduzione dei salari, oggi, sono sostanzialmente ticket esenti, quindi in nulla agevolati dalla abolizione del super ticket, ma devono fare i conti con le progressivamente crescenti disfunzioni del servizio pubblico senza potersi permettere di rivolgersi al privato per insufficienza di reddito.

Lasciamo ai rappresentanti dei ceti medi, come Bonacini e Sensoli, la competizione sulla proposta del superticket ed ogni discussione sulla progressività di quella vera e propria tassa sulla salute che è il ticket. Queste sono tasse che noi non vogliamo. Per reperire risorse aggiuntive per il Fondo sanitario nazionale sosteniamo la proposta di “Forum per il Diritto alla Salute” e della campagna “Dico 32” dello scorso 28.11.2018 di eliminazione delle agevolazioni fiscali sul finanziamento privato dell’assistenza sanitaria, cioè sui fondi e sulle assicurazioni sanitarie private e sulla spesa sanitaria diretta (out of pocket) per prestazioni sostitutive di quelle previste nei LEA.

A livello regionale, invece, perché non pensare ad una tassa di scopo patrimoniale o ad un risoluto contributo alla lotta alla evasione fiscale con premio alla regione ed al Comune che lo attua?

Questo è il “regionalismo differenziato”, politico non istituzionale, che proponiamo, altro che privatizzazione dell’assistenza con un fondo sanitario regionale come anche nella proposta di “regionalismo differenziato” del centro sinistra e del suo presidente Bonaccini. Cosa ne pensano la maggioranza di centro sinistra e le opposizioni di centro destra e del M5S?

Andiamo avanti così o con ulteriori privatizzazioni anche a Modena e provincia?

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