De Magistris prepara la lista e lancia l’Opa sui delusi M5S

di Salvatore Cannavò

Il progetto politico che il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha lanciato ieri a Roma, non è una riedizione dell’unità a sinistra. Per lo meno non nelle forme che abbiamo visto finora. De Magistris punta al bersaglio grosso e lo dimostra l’obiettivo principale dei suoi attacchi lanciati in un Teatro Italia gremito ieri in tutte le sue parti: il Movimento 5 Stelle.

Attacchi diretti a Roberto Fico che non sta facendo nulla per rispettare gli impegni storici, come l’acqua pubblica, e attacchi violenti al ministro Danilo Toninelli che aveva dichiarato la scorsa estate di voler chiudere i porti contro i migranti: “Lancio un appello alle navi, venite a Napoli, abbiamo due gommoni e quando ci sarà da salvare dei migranti sulla prima barca ci salirò direttamente io. Vediamo se vorranno spararci: Toninelli vergogna”.

L’attacco è scagliato in nome di un bene superiore, costruire l’opposizione contro il “nemico numero uno”, l’onda nera che avanza in Europa e che in Italia ha il volto del ministro “più a destra della storia della Repubblica, il fascista e razzista Matteo Salvini: non sarà il ping pong Fico-Di Maio a risolvere i problemi”, scandisce. E quindi, fa capire, la vera alternativa alla Lega sono io perché il “M5S ha tradito i suoi valori: Fico quand’è che rendi l’acqua un bene comune?”.

De Magistris fa sfilare sul palco del Teatro Italia solo volti della società civile e nessun politico, tranne il video di Pablo Iglesias, segretario di Podemos, dalla Spagna. “Non dobbiamo fare un quarto polo, né il puzzle della sinistra sconfitta dagli elettori”. E così parlano Cecilia Strada, già presidente di Emergency, l’esponente della Terra dei fuochi, il giornalista Paolo Berizzi, minacciato dai gruppi fascisti, l’insegnante Marina Boscaino, Giuseppe De Marzo di Libera, l’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena, il giovane rappresentante del centro sociale o lo studente del sindacato studentesco. Le sole concessioni alla politica vengono da due coalizioni civiche, quella di Bologna e quella di Padova. I partiti, Sinistra italiana e Rifondazione comunista, molto presente, sono fatti accomodare in sala. Potere al popolo (che nel frattempo vive un contenzioso con il Prc per l’uso del simbolo) pubblica su Facebook una lettera molto violenta contro il sindaco accusandolo di far parlare militanti di partito travestiti da attivisti sociali, cosa i parte vera. Ma la direzione, al momento, è un’altra.

De Magistris sembra applicare più quel “populismo di sinistra” (il libro di Chantal Mouffle appena uscito in Italia) con un’enfasi speciale al “popolo” e al rapporto tra questo e il leader carismatico. “Sono uomo di sinistra e ho fatto cose di sinistra”, spiega De Magistris, “Ma la Costituzione non è di sinistra, ha unito il popolo. Non avrei vinto a Napoli se fossi solo di estrema sinistra”. Popolo e Costituzione, dunque, danno un senso al progetto che da oggi cercherà un nome (si parla di Demos o di Coalizione civica per De Magistris), un simbolo per costituire una lista già alle Europee. De Magistris sarà il front man, probabilmente non candidato direttamente ma con il suo nome nel simbolo.

Che la testa sia rivolta all’elettorato del M5S è chiaro anche dai temi che De Magistris presenta: onestà, diritti, questione morale. “Dobbiamo applicare l’articolo 3 della Costituzione, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona. Rimozione significa lotta e noi dobbiamo passare dalla difesa della Costituzione al contrattacco. Per fare questo, infine, serve credibilità”.

De Magistris la sua credibilità la fonda sull’esperienza di sindaco di Napoli. La credibilità del progetto dipenderà però dai compagni di strada e dal ruolo che avranno i soliti partiti. Ma nello staff del sindaco sono fiduciosi che lui, anche grazie al suo decisionismo, ce la farà.

Questo articolo è stato pubblicato dal Fatto Quotidiano il 2 dicembre 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *