Bologna, Prati di Caprara? Non solo

di Silvia R. Lolli

Sembra che ci sia un nuovo sport a Bologna: cambiare continuamente ipotesi di programma o per meglio dire, far intendere di cambiare programma soprattutto per dimostrare che si ascoltano i cittadini. Cambio di casacca, anche se i colori rimangono sempre quelli. Almeno la lettura dei giornali ci fa dire ciò.

Da quando si è tenuta l’istruttoria pubblica, voluta da più di 2.500 cittadini e in attesa delle conclusioni del consiglio comunale del 10 dicembre, continuano ad apparire articoli per l’uso dei Prati di Caprara; viene data voce all’associazione dei costruttori, all’università, alla Fondazione Golinelli, oltre che alla società del Bologna FC; quest’ultima però sembra che debba ancora ufficializzare un progetto reale. L’unica operazione coadiuvata dal Comune di Bologna è stata la compravendita del Cierrebi che comporterà la possibilità di costruire l’ennesimo supermercato al posto di impianti sportivi e in vicinanza al complesso monumentale della Certosa.

Sullo sfondo appare un problema anche per i privati: avere soldi da investire in tutto ciò. l’Università non ne ha, la Fondazione Golinelli parla di ricerca di investimenti per le strutture per la cultura e la scienza, i costruttori sono abituati a spendere sul venduto, poi se l’azienda di costruzione fallisce, sarà un problema anche per chi sta comprando casa, a meno che non sia un investitore con molta liquidità. Comunque la maggior parte dell’informazione cittadina ci fa vedere che questo è un bel territorio da sacrificare per esigenze abitative e costruttive.

La vicenda seguita e studiata dal comitato Rigenerazione No Speculazione da più di un anno e mezzo, sta invece svelando tutte le contraddizioni, ben mostrate da molti interventi in istruttoria pubblica. La maggiore contraddizione attuale è quella mostrata da tutti i consiglieri del PD a sostegno dell’iniziale linea degli interventi dei tecnici: i Prati di Caprara sono un territorio che deve essere bonificato, quindi si andrà avanti, perché occorre mantenere il POC anche se qualche concessione agli indici edificatori minori sembra sia trapelata nelle risposte di alcuni consiglieri PD il 10 novembre. Nessun arretramento però rispetto alla richiesta del Comitato; “cambiare il POC si PUÒ”

In attesa dell’istruttoria i cittadini hanno inviato un documento che ricorda le loro richieste e ai singoli consiglieri una lettera con nuove conoscenze sull’utilità di mantenere un bosco urbano come quello dei Prati, alla luce delle nuove ricerche sulla capacità rigenerativa del bosco anche in termini di inquinamento del suolo, oltre che l’ennesima sottolineatura sull’inutilità della bonifica dell’area, cioè della distruzione. In istruttoria la consulente del Comitato, Roberta Bartoletti, infatti pose una domanda al genio militare, rispetto alla bonifica bellica; la risposta arrivò dopo la fine dell’istruttoria. Ricalca ciò che anche i consulenti del laboratorio ParteciPrati avevano spiegato in varie occasioni: prima di bonificare occorre avere una caratterizzazione dell’area, quindi indispensabile solo se si costruisce.

Ciò vuol dire che i 2 ettari già bonificati per costruire una scuola potevano rimanere “boscati”. Infatti, anche il comitato dei genitori, promotore fra l’altro di un’altra raccolta dati sull’inquinamento svolta all’interno di 80 scuole bolognesi – e sappiamo che la zona è già oggi molto inquinata-, una scuola non è poi così urgente. Ci confortano inoltre i dati presentati qualche giorno fa da Italia Nostra e dall’architetto Rocchi a Bologna che per Coalizione Civica ha fatto una ricerca: ad oggi ci sono ben 11 scuole dismesse, alcune anche in questa zona. Se pensiamo poi al calo demografico, non capiamo perché ci sia stata questa fretta di disboscare i due ettari con i 37 alberi già importanti a livello botanico. Da pochi giorni si è appreso che la Fondazione Urban Center ha messo a bando la ristrutturazione/ricostruzione delle scuole medie Carracci; ci fa piacere visto che questo avrebbe dovuto essere uno dei primi progetti da portare avanti da questa giunta, a causa dell’attesa decennale, almeno così era scritto sul programma di questa giunta.

A corollario della discussione sul bisogno di una scuola primaria sui Prati, al di là di una Via Saffi-Emilia Ponente con troppo traffico da far attraversare dei bambini per andare a scuola, abbiamo letto di altri cambiamenti. Sembrano tutte informazioni pronte solo per mettere sul tappeto confusione, incertezza, ma con mire volte a far digerire alla città la bontà delle scelte della maggioranza consigliare e non per accettare le richieste dei cittadini. Il Comitato intanto prosegue a fare proseliti fra cittadini, le firme FAI sono arrivate quasi a quota 18.000, molte associazioni e gruppi continuano ad aderire…

Il comitato Rigenerazione No Speculazione si è limitato a chiedere, per rispettare lo zero consumo di suolo, l’annullamento di questo POC, nei suoi contenuti contraddittori: espansione urbanistica e commerciale a fronte di una ristrutturazione dello Stadio Comunale che provocherà nei fatti un’ulteriore svendita dello patrimonio pubblico sportivo. Per esempio sono stati gli esperti del Comitato assieme a Italia Nostra ad individuare l’impossibilità legislativa di far costruire l’outlet di lusso sui Parti Ovest. Fin dal laboratorio partecipato era un punto giuridicamente in contraddizione. Poi anche il sindaco di Bologna ha avuto un ripensamento, quindi non si farà l’outlet; se la legge Galasso è un ripensamento…Legge che è in vigore dal 1989.

Poi se guardiamo lo sport, da troppi anni assistiamo ad una politica bolognese sempre più frammentaria perché decisa da associazioni sportive ed enti promozionali che riflettono solo l’esasperato agonismo tra loro e quindi la lotta per avere spazi propri e lasciare meno ad altri; in uno sport che si rivolge sempre di più solo verso interessi economici.

Non vediamo in altro modo l’idea di far ristrutturare lo Stadio (e con le notizie di qualche giorno fa si ipotizza addirittura di dare un contributo pubblico per la ristrutturazione) a Saputo patron del Bologna FC, lasciando distruggere gli altri spazi sportivi storici del Dall’Ara e poi assegnandone la gestione allo stesso al Bologna per 99 anni. Con i novantanove anni di gestione non si nasconde una privatizzazione strisciante?

Dal lato sportivo nella vicenda Stadio/Prati entra il Cierrebi, oggi già nominato CSB (Centro Sportivo Bologna) dai nuovi gestori: pubblici o privati? Come sia avvenuto il passaggio alla nuova gestione è infatti un’altra vicenda passata sotto silenzio; ne avevamo chiesto lumi all’assessore Lepore lo scorso anno durante l’ultimo incontro del programma Bologna e lo sport, svolto al quartiere Porto/Saragozza. Non ci fu data alcuna risposta dall’assessore. In questa vicenda si dovrebbe capire anche il ruolo del consiglio di quartiere e del suo presidente che subito dopo l’istruttoria ha parlato a favore della scuola e di un incremento urbanistico per un impianto sportivo su Via Piave, cioè all’interno del CSB. Ma la città di Bologna non aveva un tempo dei parametri di impossibilità a costruire se non c’erano spazi liberi attorno al manufatto da adibire a giardino o a parcheggio?

A queste interviste politiche sui giornali quale significato dobbiamo dare? Cipriani è intervistato dal Resto del Carlino lunedì 19 novembre, 20 giorni prima dei risultati dell’istruttoria; come abbiamo imparato in istruttoria è colui che ha dato l’imprimatur assieme a Lepore alla nuova gestione del centro (solo loro o anche il consiglio di quartiere interessato?). La nuova gestione e i nuovi proprietari sono intervenuti in istruttoria a favore del cambio d’uso di spazi sportivi verso il centro commerciale: Sermasi della Virtus scherma ha sottolineato che la piscina ha costi di gestione troppo alti.

Milani, per la società Bologna City Srl (società srl con capitale sociale di € 10.000, il cui amministratore delegato all’atto di compra-vendita fu l’ingegnere di Seci gruppo Maccaferri-Real Estate), cioè la nuova proprietà ha sottolineato che la compravendita è stata effettuata solo dopo che il Comune assicurò, come scritto anche sul rogito ed entro il 28 febbraio 2017 di non intervenire per bloccare il cambio di destinazione degli spazi e l’effettuazione delle varianti, con le deroghe alle distanze cimiteriali. Così oggi si potranno distruggere i campi da tennis e la piscina ristrutturata solo pochi anni fa dalla banca ex proprietaria per € 400.000,00 (e sapevamo che la vendita si fece perché era ingestibile l’impianto sportivo, si dice con perdite annuali di € 500.000,00?) per costruire l’ennesimo supermercato della zona.

Chissà se i soci dell’ex CRB e la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna che qualche mese fa aveva fatto un po’ la voce grossa, sapevano tutto ciò? Chissà che cosa dirà la Consulta Sportiva che, su richiesta del Comitato, si riunirà il 12 dicembre per parlare anche della questione Cierrebi?

Ma oggi, perché il presidente di quartiere e con lui i consiglieri di maggioranza e certamente gli assessori ed il sindaco dicono che “occorre venirsi incontro”, accettare la scuola e le nuove case ai Prati (perché poi si potrà pensare ad un indice edificatorio minore), accettare il supermercato al posto di campi sportivi, aumentare in Via Piave uno spazio sportivo che può diventare un ulteriore palazzetto e fare fare una ristrutturazione di un impianto storico (anche con soldi pubblici) alla fine della quale si darà la completa gestione ad una SpA di calcio per 99 anni?

La politica, soprattutto sportiva, non dovrebbe portare alla svendita in forma subdola ad un privato sociale, camuffato da privato, beni comuni pubblici che finora hanno costituito patrimonio pubblico. Magari poi è la stessa politica che dopo il rifiuto da parte di un ex sindaco di acquistare dal Coni lo Sterlino, come prima mossa della passata amministrazione lo ha acquistato e si ritrova un bene sportivo nel quale aveva in passato messo i terreni gratuitamente in condizioni pietose e quindi da ristrutturare; ma così le società sono contente e sono una fonte di voti. Era altra la politica sportiva di Bologna che conoscevamo (ma troppo tempo fa). Faceva parte di una politica più generale che speculava molto meno di quella odierna e che forse non aveva troppi interessati dentro ai suoi uffici, ma amministrativi che avevano a cuore soprattutto il bene comune, cioè il Comune.

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