Salvini, gli studenti e la gogna istituzionale

di Nadia Urbinati

I populisti al governo si dichiarano democratici, ma non liberali. Lo dice anche Viktor Orbán: non è necessario che le democrazie siano liberali, “possono anche essere conservatrici, sovraniste, senza alcun danno alla democrazia stessa”. Una grande stupidaggine, che mette insieme maggioranze (conservatrici o progressiste) e regimi (democratici o autoritari). Il fatto nuovo dei governi populisti è di appartenere al genere democratico ma con torsioni maggioritariste. Questo li rende totalizzanti nella sfera dell’opinione.

L’olio di ricino era una pratica arcaica, segno della poca sicurezza di sé del regime fascista, che preferiva ingessare il proprio governo annullando fisicamente l’opposizione. Il fatto nuovo è che si umilia l’opposizione senza eliminarla. È sufficiente considerare lo Stato e le sue norme come “nostre”, ovvero della “nostra” maggioranza. Il web fa il resto.

Questo fa Salvini, che usa il Viminale come la sede della “sua gente”, della opinione della maggioranza che egli misura e nutre ogni giorno. La “sua” forza è la maggioranza dell’audience. L’olio di ricino digitale sono le quotidiane offese, i dileggi, le aggressioni verbali agli ordinari cittadini che manifestano dissenso. Come fanno i cittadini delle democrazie.

Gli studenti sono scesi in piazza contro le politiche del governo sulla scuola. Hanno bruciato le bandiere degli alleati di governo, e dichiarato il “No Salvini day” contro la xenofobia e il razzismo. È circolata online l’immagine di una ragazza con un cartello contro Salvini, il quale l’ha postata sulla sua pagina Facebook, provocando (come voleva) una canea in difesa del “Capitano”. Nel giro di poche ore, il capo del Viminale ha scatenato la gogna contro quella ragazza: più di novemila messaggi, alcuni con l’augurio di “fare la fine di Desirée” e di “essere stuprata”. Tutti ben postati dal ministro a cui fa capo la polizia postale.

Non ci sono democrazie illiberali, fino a quando si possono mandare a casa le maggioranze con il voto. Ma per mandarle a casa, le opposizioni devono poter fare libera campagna di dissenso. Il fatto nuovo che qualifica la democrazia populista è che la maggioranza si comporta “come se” lo Stato, i ministeri, i diritti fossero del “suo popolo”, quello buono. L’uso proprietario dello spazio pubblico è l’aspetto più preoccupante. Dal patrimonialismo di Berlusconi a quello di Salvini. È questa pratica che scatena l’intolleranza, che mira a rendere la maggioranza nana, che usa il linguaggio come olio di ricino legittimato dall’opinione della maggioranza.

L’egemonia dell’opinione della maggioranza: questa è la democrazia populista. Se il ministro Salvini scatena la gogna digitale contro una ragazza che lo contesta, però, non è né un democratico né un liberale. È un fascista digitale che, se avesse l’agio di andare oltre i limiti imposti da una Costituzione amata e un’Europa non sepolta, potrebbe avere la tentazione di andare oltre il potere dell’opinione. Non fidiamoci: non ci possono essere democrazie illiberali. Come non ci possono essere asini che volano, anche se molti ci credono.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano La Repubblica il 21 novembre 2018

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