Soumahoro: “Il modello Riace funziona: per questo dà fastidio”

di Paolo Griseri

Una catena umana “che attraversi tutta l’Italia e che dica di no a questa propaganda contro l’integrazione e il meticciato. Che faccia capire che un altro Sud è possibile”. Aboubakhar Soumahoro, il sindacalista dei migranti sfruttati nelle campagne del Sud, reagice così alle notizie in arrivo da Riace: “Vogliono soffocare la rinascita di quel territorio. Ma reagiremo”.

Abou, perché è successo?

“Perché il modello Riace dà fastidio. Dimostra che si possono accogliere i migranti dando loro dignità e speranza, trattandoli come persone e non come macchine da parcheggiare. E facendo rinascere un territorio. Questo dà fastidio”.

Il ministero parla di irregolarità amministrative.

“Il ‘modello Riace’ ha dimostrato che con l’integrazione si spende anche meno di quanto lo Stato sborsa per manentere le persone nei centri tradizionali. Far vedere una città del Sud che riesce a creare integrazione, che tratta gli immigrati come persone attive e non esseri passivi da spostare come pacchi: ecco, questa è la vera colpa di Mimmo, il sindaco. Ha la colpa di aver dimostrato che un’altra Italia è possibile”.

Adesso è tutto finito? Quel modello verrà cancellato?

“Assolutamente no. In queste ore sono in Svizzera, a Lugano, e anche all’estero a quel modello guardano con interesse”.

Diciamo che anche in Svizzera non si sono comportati benissimo con gli immigrati…

“Anche in Svizzera c’è la propaganda contro gli immigrati, come in Italia. Ma anche in Svizzera c’è chi lavora per costruire un’altra strada, un’altra possibilità”.

Adesso che cosa farete?

“Dobbiamo discutere con le persone di Riace, perché è sempre dal territorio che bisogna partire. Dall’ascolto delle persone. Dobbiamo continuare a dare voce a quella comunità che è scesa per le strade di Riace il 6 ottobre. Penso a una catena umana che attraversi tutta l’Italia e che dica che l’integrazione è la soluzione, lontano dalla propaganda e dalla mala politica”.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano La Repubblica il 13 ottobre 2018

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