L’attacco alle Ong, laboratorio contro la democrazia

di Raffaele K. Salinari

Alla spirale di delegittimazione delle Organizzazioni non governative impegnate quotidianamente nelle azioni di sostegno ai Paesi in via di sviluppo e, di conseguenza, in difesa dei diritti umani legati ai processi migratori, si aggiunge un’accusa, non nuova, ma esacerbata nella forma e nei toni: tratta degli schiavi.

Ci ha pensato l’Onorevole Giorgia Meloni a rilanciare, dopo le inconcludenti indagini di qualche tempo fa da parte di magistrati inclini alla costruzione di teoremi accusatori che volevano le Ong colluse con gli scafisti, la definizione di veri e propri schiavisti per quanti continuano coerentemente a ricordare, con il loro lavoro, alla comunità internazionale quali sono gli impegni verso le parti più vulnerabili della popolazione mondiale, a partire dai minori.

Nel Mein Kampf scritto da chi di propaganda e disinformazione, falsificazione della realtà e, oggi si direbbe, di fake news, se ne intendeva, si trova una espressione che ben epitomizza questo modo di fare: la merda nel ventilatore. Non è necessario cioè provare l’accusa, basta sollevarla e, appunto, qualche schizzo arriverà certo ad infangare i nuovi schiavisti non governativi.

L’obiettivo reale di queste affermazioni apodittiche, naturalmente, è molto più complesso, ed è quello di rimettere in discussione tutta la politica estera solidale dell’Italia e dell’Europa insinuando, maldestramente peraltro, un nesso tra cooperazione internazionale e nuove schiavitù. Al cosiddetto pull factor dunque, cioè alla tesi che aiutare i migranti a non morire in mare equivale a richiamarli in Italia, si aggiunge qui la “novità” che le Convenzioni internazionali in materia di aiuto sarebbero solo un’astuta copertura per la gestione di traffici criminali. Un salto di qualità non da poco dato che sulle questioni migratorie si gioca l’Idea stessa di unità europea.

Ora è chiaro che si cerca di colpire nel mucchio per sollevare dubbi sulla legittimità stessa dei trattati internazionali in materia di aiuto umanitario, ma l’obiettivo grosso è la delegittimazione delle fondamenta stesse sulle quali nacque l’idea di Unione europea dopo la Seconda guerra mondiale. In altre parole le destre sovraniste e xenofobe cercano di disarticolare il Diritto internazionale dei Diritti umani a partire dal suo anello più esposto, le Ong appunto, ma così facendo gettano accuse, più o meno dirette, anche sulle normative europee ed internazionali a cui le Ong si ispirano.

A questo punto sarà interessante vedere la reazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione, che per certi versi è il garante e non solo il referente politico delle organizzazioni «neoschiaviste». Che ci sia uno scontro a destra sulla leadership dei sovranisti, giocata a botta di dichiarazioni sempre più xenofobe e razziste è una dato di fatto politico, ma che tutto questo, come ha detto anche il papa, si giochi sulla pelle di esseri umani, dovrebbe scatenare reazioni di indignazione generali anche in seno ad una parte del governo.

In conclusione, in questo quadro perverso per la partecipazione democratica che si va componendo tra decreti sicurezza che smantellano i caposaldi della Legge eguale per tutti, arresti di un sindaco il cui unico “reato” è quello di solidarietà, è chiaro che le Ong non possono limitarsi ad un atteggiamento di passiva presa d’atto dell’imbarbarimento del clima generale intorno alle loro pratiche, ma saranno costrette a rispondere sia a livello pubblico sia a livello politico, e non solo, a queste provocazioni infamanti, in coerenza con la loro missione, a salvaguardia della loro professionalità ma anche, e soprattutto, in nome dei loro assistiti, delle persone con le quali e per le quali lavorano cercando di far valere la suprema legge della solidarietà tra esseri umani.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto il 6 ottobre 2018

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