Un ripasso della Costituzione per Salvini

di Alfonso Gianni

A ispirazione e supporto della circolare diramata dal suo capo di gabinetto che intima ai prefetti di procedere ad interventi sgombero di stabili ed aree occupate senza pensare a locazioni alternative, Salvini ha scritto su Twitter che «la proprietà privata è sacra».

Una bestemmia, o una fake news per usare un linguaggio più secolarizzato. Non la pensava così Stefano Rodotà (la cui mancanza si fa sentire ogni giorno di più) che agli inizi degli anni ’80 raccolse i suoi studi sulla proprietà (e più volte ci tornò) in un libro diventato famoso Il terribile diritto. Un titolo desunto da una frase contenuta nell’opera più celebre di Cesare Beccaria: «Il diritto di proprietà (terribile, e forse non necessario diritto)». Quando fu pubblicata correva l’anno 1764.

Evidentemente per alcuni un tempo passato invano. Ma sappiamo che il progresso intellettuale non procede in modo lineare. Né qui si pretende che Salvini abbia mai letto Beccaria o Rodotà. Tuttavia dobbiamo esigere che conosca la Costituzione, su cui ha giurato diventando ministro. Essa non solo all’articolo 41 affronta il tema dell’iniziativa economica privata, esigendo che questa sia indirizzata all’utilità sociale, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Ma stabilisce, nell’articolo 42, precisi limiti alla proprietà privata «allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti, prevedendo in caso contrario anche l’espropriazione per motivi di interesse generale».

A sua volta l’articolo 44 pone vincoli alla proprietà terriera privata. Conosciamo i vari tentativi di dare un’interpretazione restrittiva in senso favorevole al diritto proprietario del dettato costituzionale, fino a cercare di capovolgerlo. Ma di certo questo terribile diritto non può essere assolutizzato, meno che mai sacralizzato. Sarebbe anche opportuno che il massimo garante della nostra Costituzione facesse giungere la sua voce dal Quirinale a fronte di simili esternazioni ministeriali. Abbiamo un governo nel quale vi è chi parla di nazionalizzazioni e chi si fa paladino della sacralità proprietaria. In ogni caso un ministro che non conosce la Costituzione o che con i suoi atti la viola coscientemente non è degno di quel ruolo e se ne deve andare.

Meglio se non da solo. Jeremy Bentham sorpreso delle parole del Beccaria le definì «un dubbio sovversivo dell’ordine sociale». Ma qui siamo al classico sovversivismo delle classi dirigenti. Secondo la circolare gli sfollati, dopo schedatura, saranno parcheggiati in recinti («strutture provvisorie di accoglienza»). L’iniziativa ministeriale rafforza la spinta a chiudere centri di iniziativa culturale sociale come la Casa delle Donne a Roma, ed è stato giusto portare la questione all’attenzione della Commissione Ue. D’altro canto il tema abitativo si incrocia con quello dei migranti. E riguarda tutti. Ci ricordiamo la violenza poliziesca della scorsa estate in piazza Indipendenza a Roma. Una ragione in più per sostenere l’urgenza di una manifestazione popolare contro il razzismo e la barbarie, come proposto su queste pagine.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto il 4 settembre 2018

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